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michele marulloMichele Marullo detto Tarcaniota, dall’appellativo del cognome della madre Eufrosine di Tarcanio, nacque a Costantinopoli da una nobile famiglia greca intorno al 1450. Giunse in Italia da bambino, esule con i familiari, prima che la sua città fosse invasa dai Turchi e visse in diversi luoghi della nostra Penisola, fino ad arruolarsi molto giovane, come soldato di ventura.


Fu dapprima a Venezia, dove probabilmente studiò lettere, poi a Ferrara, a Padova e a Napoli. Infine verso il 1490 si stabilì a Firenze, accolto da quella eletta schiera di umanisti che ruotavano intorno a Lorenzo il Magnifico. Nel 1497 sposò la bella poetessa Alessandra Scala ed ebbe modo di conoscere l’insigne Raffaello Maffei, della nobile casata volterrana, legato da interessi e da amicizia agli Scala.


Malgrado il suo spirito irrequieto e avventuroso, Marullo riuscì a raggiungere un’ottima formazione culturale, fu valente poeta e grande studioso dei classici latini. Scrisse numerose opere in lingua latina, tra cui gli “Hymni Naturales” e ben quattro libri di “Epigrammi”. Fu ritenuto un delicato poeta e un sensibile letterato, tanto che le sue opere sono degne di essere considerate tra i più nobili documenti dell’Umanesimo italiano.

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La sera del 14 aprile del 1500, Michele Marullo era ospite, come tante altre volte, nella casa dell’amico Maffei a Volterra, dove si stava organizzando un soggiorno presso le terme di Bagno a Morbo per suo suocero Bartolomeo Scala, sofferente di gotta.

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Quei giorni, malgrado fosse già primavera inoltrata, erano stati eccessivamente piovosi. Il tempo fuori non prometteva nulla di buono e si stava facendo sempre più minaccioso. Tutti se ne stavano comodamente a conversare, quando il Marullo all’improvviso si alzò dalla sua poltrona e, tra la meraviglia di tutti, annunciò la sua decisione di voler partire. Il vero motivo di quella partenza frettolosa non fu mai chiarito, ma si pensa che l’impellenza del viaggio fosse stata dettata dal fatto di raggiungere Pomarance per salutare la famiglia Saracini e soprattutto per il piacere di poter incontrare la loro bella figlia, di cui probabilmente il Marullo si era segretamente invaghito.


Prontamente il Maffei e i suoi ospiti lo sconsigliarono in tutti i modi perché non intraprendesse quel viaggio, dato che il tempo continuava a peggiorare. Ma lui, animato dall’ eterno temperamento avventuroso e dallo spirito di soldato irrequieto volle partire ugualmente, aggiungendo anche di non avere nessuna paura e di essere in grado di sfidare pure il diavolo.


Così dicendo, si diresse alle stalle per preparare il suo cavallo e senza alcun ripensamento, partì. Arrivò sull’ora del tramonto nella pianura del Cecina, poco distante da San Giovanni, dove allora si trovava il mulino di San Lorenzo azionato dalle acque del fiume. Lì vi era anche un traghetto che serviva al trasporto delle persone, degli animali e delle merci, ma quella sera la fitta pioggia e il bagliore dei fulmini non permettevano di scorgere nulla, nemmeno la torre del Cerreto che si ergeva sul poggio di fronte.


Sembra che addirittura anche alcuni contadini della zona avessero tentato di dissuadere il Marullo dalla decisione di attraversare il fiume, già rigonfio dalle acque di molti giorni di pioggia, ma lui non volle ascoltarli e spronò il suo cavallo verso l’acqua scura. Arrivati in prossimità del greto, ormai intriso di pioggia, malauguratamente l’animale scivolò e travolse il poeta, trascinandolo fino nel fiume. Il povero Marullo, tentò invano di liberarsi e di raggiungere la riva, ma un’ondata di piena impetuosa, lo portò ancora più lontano insieme al suo destriero, imprigionati tra i gorghi delle acque torbide di fango.


Solo qualche giorno dopo quando il fiume placò la sua furia, il corpo di Marullo venne ripescato in una pozza profonda. Per ordine dell’amico Maffei, fu seppellito a Pomarance nella Chiesa di San Giovanni Battista, dove una lapide in marmo ricorda ancora la tragica fine dello sfortunato poeta.


Le piene del Cecina, nel lontano passato erano tristemente famose per le sciagure che colpivano i coraggiosi, ma imprudenti viaggiatori che si accingevano ad attraversarlo. Solo dopo 335 anni dalla morte del poeta fu costruito il primo ponte sul Cecina: il “Ponte di Ferro”.


Ma per molti anni ancora, nelle vicinanze del fiume dove avvenne il triste episodio, sopravvisse il ricordo e la leggenda dello sfortunato Marullo. Chi di notte si accingeva ad attraversare le acque del Cecina, giurava di scorgere, lungo le rive scoscese, l’ombra di un misterioso cavaliere, al galoppo sul suo destriero nell’eterna ricerca di un passaggio per poter raggiungere la sua misteriosa innamorata.

Michele Marullo 

 

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