Itinerari per il trekking in val di cecina.

 

                       di Paolo , Stefano e Anna

 

 

 

 

 

 

 

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partenza

Località di partenza:

Sbarra Mulino
di Berignone

arrivo Quota massima: 423
Guadagno elevazione 744
Perdita elevazione:
Pendenza media: 8,8%
Pendenza massima: 29%
Lunghezza percorso: 17Km
Tempo impiegato: 5h 45'
Difficoltà: E
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua: Non ci sono
Sequenza dei sentieri:

Descrizione itinerario

 Se un giorno volessimo conoscere meglio l’estesa e selvaggia Foresta di Berignone e andare oltre le frequentatissime mete del Masso delle Fanciulle e del Castello  dei Vescovi, sarebbe senza dubbio consigliabile una lunga passeggiata che dal fiume Cecina, ci possa portare verso il boscoso versante meridionale di Monte Soldano. grotta-rossa-disgno-di-marcella-2Da qui potremmo ridiscendere e seguire il ciottoloso Botro al Rio che con le sue interessanti  caratteristiche  geologiche ci riporterà fino a fondo valle. Un percorso di sicuro meno conosciuto, ma certamente molto interessante e coinvolgente.

Lasceremo l’auto alla sbarra d’ingresso della Riserva, in prossimità del Masso delle Fanciulle, ma se la portata d'acqua del fiume non consentirà il passaggio con la propria auto, potremmo parcheggiare vicino ai locali "pompe- acquedotto", qualche centinaio di metri prima del guado. Ci incammineremo  lungo il sentiero n°12 in direzione del fiume, lambendo l’esteso incolto del piano di Casinieri, per poi  entrare nel fitto bosco di lecci, facendo attenzione alla deviazione che prenderemo sulla sx. Dopo poche decine di metri il sentiero pianeggiante, che si snoda nell’ombroso bosco, inizierà a salire lungo l’antica carrareccia che serviva un tempo  il podere.

Il tratto di circa 1,5 km presenta un discreto dislivello, ma se percorso con la giusta andatura, in breve tempo ci porterà comodamente nei pressi delle rovine di Casinieri.  Ci addentreremo nelle sterpaglie odorose di elicriso e nepitella dell' adiacente campo ormai incolto, dove potremo ristorarci con estese vedute verso la Valle del Cecina e del Pavone. Questo luogo, in passato era molto conosciuto e rappresentava un riferimento strategico per il nutrito gruppo partigiano che stazionava e operava nella Foresta di Berignone.

Continueremo il cammino in direzione Nord lungo la stradina (percorrendo un piccolissimo tratto del sentiero n° 13), fino ad incontrarne una più grande e carrozzabile proveniente da Monte Guidi. Svolteremo a sx e discenderemo lungo la comoda strada bianca contraddistinta dal sent.5b, che porta verso il fondo valle dove scorre il torrente Sellate. Qui svolteremo di nuovo a sx (sent.4b) e oltrepassato il guado di cemento, dopo pochissimi metri, dovremo fare molta attenzione per poter individuare sulla dx, l'inizio del sentiero n. 7(coord.43°19’28,0”N 10°55’53,6”E) che ci porterà, sempre in costante dislivello, a risalire il versante centrale della Riserva, totalmente immersi in un ombroso bosco composto prevalentemente da lecci e essenze sempreverdi che si mescolano a querce, roverelle e cerri.
grotta-rossa-disgno-di-marcellaDopo aver percorsi poco più di 7 km , giungeremo nei pressi di un incrocio di sentieri , dove dovremo svoltare a dx in salita per qualche decina di metri, fino a un secondo crocevia più piccolo, ancora sulla dx in discesa verso ESE(sent. n 8). Qui il tracciato si va fa mano a mano più aperto e il fitto bosco lascia lentamente spazio ai tipici arbusti della macchia bassa, con gli immancabili cespugli di lentisco, fillirea, erica e ginepro che celano estesi insogli frequentati dai cinghiali della zona. Continuando a scendere, gli spazi di veduta si fanno sempre più  ampi, fino ad aprirsi all'improvviso e mostrare sulla nostra sx, strapiombanti pareti di conglomerato di origine lacustre, che testimoniano la potente azione erosiva del piccolo Botro al Rio.  Più avanti, scendendo praticamente sul letto del corso d'acqua,  si può osservare ancora l'impressionante spessore delle formazioni rocciose che col loro colore rossastro creano particolarissimi ambienti di prezioso valore naturalistico, che delimitano il torrente fino alla confluenza col Sellate.   (Appr. Conglomerati)

Giunti nel greto del Botro, saremmo tentati di percorrerlo tutto, ma per non perderci la visita al sovrastante Castello dei Vescovi proseguiremo sul sentiero n8.   Dovremo prestare particolare attenzione nella ricerca del percorso, di non facile individuazione sull’argine opposto del corso d’acqua!!!  Una volta trovato, inizieremo un tratto in ripida salita particolarmente impegnativo, che però risulterà piuttosto breve. Lungo il cammino, sulla dx, scorreranno ancora arditi panorami affacciati sul torrente, finché non  ci avvicineremo in direzione SE all’incrocio del sentiero n10 proveniente da Dispensa. Qui svolteremo a dx sull’ampio e comodo tracciato, osservando un gran numero di sorbi e altri piccoli frutti selvatici. Percorsi 500 metri circa arriveremo sulla carrozzabile proveniente dal Pian degli Zoccoli che attraversa tutta la  parte bassa della Riserva fino al Capannone. La seguiremo svoltando ovviamente a dx  e godendo delle ampie vedute in direzione Pomarance e Volterra e in breve tempo davanti a noi si scorgerà vicinissima l’inconfondibile sagoma del Castello dei Vescovi, che fino ad ora vedevamo in lontananza apparire e scomparire nascosta in mezzo alla vegetazione.

Immancabile e interessante la visita alle rovine dell’antico castello, che stoicamente cerca di resistere all’implacabile distruzione del passare del tempo e l'incuria dell'uomo. (Appr. Castello dei Vescovi)

Scenderemo ora lungo gli ampi tornanti verso il fondo valle, dove il Botro al Rio confluisce con il Sellate, regalandoci la curiosità di un grosso conoide pietroso proprio nel punto di immissione dei due torrenti. Percorreremo pressoché  in piano la  comoda e ombrosa strada, dove si susseguono boschi di carpino nero e bianco, con le immancabili felci che abbelliscono i costoni di conglomerato. Dopo un paio di chilometri raggiungeremo l’ampio spazio verde in prossimità del Capannone, una volta centro di ritrovo e riferimento della febbrile e dura attività di boscaioli e carbonai. I boschi di Berignone infatti, erano sfruttati come riserva di legname utilizzato per le caldaie di evaporazione delle vicine saline di Volterra. Oggi questa area è stata dotata di numerosi tavoli e barbecue  per accogliere i visitatori. E’ riconoscibile dalla presenza di alcuni centenari cipressi ed è circondata da freschi boschi a prevalenza di cerro, pioppo, olmo e frassino, in compagnia di un gigantesco melo selvatico che primeggia nel piazzale.

Proseguiamo ancora in direzione della sbarra d’ingresso, fino a che sulla sx un cartello indicatore ci farà deviare lungo il sentiero n2 attraversando il maestoso bosco adiacente al fiume, che in autunno ci regala numerose varietà di funghi. Qui abbandoneremo il tracciato ufficiale per seguire una piccola carrareccia che risale il versante opposto (coord.43°19’45,8”N 10°54’59,0”E). In questo punto dobbiamo fare un po' di attenzione e cercare di individuare con pazienza questa piccola strada che ci porterà a risalire il poggio. Passeremo così attraverso il bosco, poi lungo coltivi abbandonati per arrivare alla sommità fino alle rovine del grande podere Gesseri, abitato in passato da famiglie patriarcali con 30-40 componenti, che vivevano di agricoltura e pastorizia. Ciò conferma quanto la cultura del poggio abitato abbia segnato la tipicità della nostra storia agricola e dell’insediamento umano, addirittura fin dal lontano tempo degli etruschi, come testimoniano alcuni ritrovamenti di tombe e gioielli fatti nella seconda metà del 1800. (Appr. "L'Oro di Gesseri")

Dai paraggi del grosso podere, sarà possibile spaziare  in ampie vedute a 360 gradi, gustandoci la vastità  dei rilievi collinari ricchi di selvaggia bellezza, che ci circondano con le loro forme ondulate.

Scattate le ultime foto verso l’infinito paesaggio e recuperate un po'di energie, scenderemo lungo la ripida discesa argillosa in direzione del fiume Cecina. Ai bordi della strada e nei campi adiacenti, si notano affioramenti di alabastro e si possono rinvenire belle cristallizzazioni di Selenite, detta popolarmente Specchio d'Asino. (Appr. Selenite)

Arrivati in fondo, lambendo i vasti coltivi che si spingono fin sulle rive del corso d’acqua, passeremo in prossimità dell'antico "Mulino di Berignone", che per lungo tempo in passato, ha lavorato sfruttando l’energia dell’acqua  proveniente dal Masso degli Specchi e che oggi invece, completamente ristrutturato, è adibito a signorile residenza. Alcune centinaia di metri ancora e saremo di nuovo alla sbarra della Riserva da dove siamo partiti per questo lungo viaggio nella natura selvaggia del bosco di Berignone.

Ripercorso il 17/10/2017

 

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