INDICE A _ Z - FAUNA DELLA VAL DI CECINA

   

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Sistematica.

 

  • Ordine: Artiodattili
  • Sottordine: Suiformi
  • Famiglia: Suidi
  • Sottofamiglia: Suini
  • Genere: Sus
  • Specie: Sus scrofa Linneus, 1758

 


Secondo la revisione sistematica più recente il genere comprende 7 specie, di cui Sus scrofa è quella a più ampia distribuzione. Incerto invece resta il discorso per le sottospecie, generalmente ne sono riconosciute 16, ma la questione è stata complicata dall’ibridazione con le forme domestiche e dall’incrocio con forme appartenenti ad aree geografiche differenti ed introdotte dall’uomo in zone estranee al loro originario areale. A loro volta queste sottospecie vengono per semplicità suddivise in maniera “ufficiosa” in 4 gruppi, razze orientali, occidentali, indiane e indonesiane.

Distribuzione.

Grazie alla grande capacità di adattamento della specie alle diverse condizioni ambientali, alle manipolazioni ed introduzioni per finalità venatorie operate dall’uomo, il cinghiale attualmente è l’ungulato che possiede il più ampio areale in Italia occupando circa un 60% dell’intero territorio nazionale, presente anche sulle isole, Sardegna e Sicilia, in quest’ultima la sua presenza è connessa a recenti immissioni.

Storia.

Abbiamo carenti informazioni circa le origini del Sus scrofa meridionalis presente in Sardegna e anche in Corsica e Sus scrofa majori presente in Maremma, mentre non è stato possibile a causa della sua scomparsa, caratterizzare dal punto di vista sistemico la forma autoctona di cinghiale che viveva nelle regioni settentrionali dell’Italia. Da recenti studi si è visto che la sottospecie sarda si differenzia dalla popolazione che vive sulla penisola sia geneticamente che morfologicamente facendo ipotizzare una sua origine  dai suini allevati anticamente e poi inseguito inselvatichiti. Il cinghiale maremmano invece è ritenuto un ecotipo (animale che è strettamente collegato nelle sue caratteristiche all’ambiente ecologico in cui vive) adattato all’ambiente mediterraneo, ma sostanzialmente non presenta differenze con le altre popolazioni italiane.

In tempi storici il cinghiale era presente su tutto il territorio della penisola, a partire dal 1500 la sua distribuzione andò a rarefarsi a causa della caccia intensiva da parte dell’uomo. Tra il 1600 e il 1800 si registrarono estinzioni locali in diverse regioni settentrionali, ma il picco massimo si raggiunse nel secondo dopo guerra. Il cinghiale ricomparve in modo autonomo nella parte nord-occidentale grazie ad animali provenienti dalla Francia. Dagli anni ’70 è iniziata una nuova crescita della popolazione con un enorme incremento dell’areale, questo incredibile boom probabilmente è stato favorito dall’abbandono di zone rurali e montane da parte dell’uomo, dalla grande prolificità della specie, dalla reintroduzione in alcune zone per finalità venatorie (cinghiali dell’Est Europa), dall’istituzione di diverse Aree protette e dalla mancanza, almeno inizialmente, di predatori naturale (p.e. il Lupo).

Al momento in Toscana sono stimati circa 150mila cinghiali, 800 mila in tutta la penisola.

Aspetto.

Il cinghiale è un ungulato dall’aspetto robusto, con arti brevi e corpo allungato, con massa corporea spostata sull’avantreno. La testa è piuttosto grande a cuneo, gli occhi piccoli e infossati, questa conformazione, assieme alla pelle ispessita soprattutto su collo e spalle, consente a questo animale di spostarsi facilmente anche dove la vegetazione è particolarmente fitta e/o spinosa, mentre il naso mobile a grifo e gli incisivi inferiori a scalpello agevolano l’attività di scavo (rooting). I maschi adulti presentano ben evidenti i canini superiori (coti) e inferiori (difese).  La coda è pelosa e lunga, termina con un ciuffo di peli più ampio. La colorazione del mantello varia dalla muta e dalle classi di età.  In inverno la colorazione è di solito più scura, quasi nera, la muta avviene intorno al mese di maggio. Nei giovani la colorazione è tendenzialmente rosso-giallastra e tende a scurirsi con l’aumentare dell’età. Nei giovani il mantello è tipicamente striato fino intorno al 5°mese quando le strisce lasciano il posto ad un mantello uniformemente rossastro che da circa 1anno di età verrà rimpiazzato con gradualità dal mantello grigio-nero dell’adulto.

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Giovane cinghiale ancora con la tipica colorazione rossiccia. Ringrazio l’amico  © Diego Colivicchi  per la foto.

 

Alimentazione.

 

La sua dieta è essenzialmente onnivora (la dentatura  e lo stomaco poco specializzati sono  tipici di una alimentazione piuttosto varia), è un animale generalista che si adatta bene alle disponibilità di cibo offerte dai vari ambienti. L’alimentazione del cinghiale è composta da una elevata percentuale di frutti ed essenze forestali (p.e. ghiande), bulbi, rizomi, radici, funghi ecc. gli alimenti di origine animale generalmente non superano il 10% del volume totale delle feci e del contenuto stomacale. Le colture agrarie con il loro elevato valore energetico possono senz’altro costituire una importante risorsa alimentare per la specie. Il loro impatto sugli agro- ecosistemi può causare danni di notevole peso finanziario.

Per la sua dieta onnivora e la sua spiccata prolificità (tasso di riproduzione annuo del 120-200%), il cinghiale può avere un impatto rilevante anche sull’ambiente, sia a livello della vegetazione forestale sia per quanto riguarda i micro mammiferi (ricordiamo che è in grado di predare attivamente anche cerbiatti e pecore), erpetofauna (rettili e anfibi) e uccelli (p.e. predazione su nido di fagiano).

Ciclo biologico.

 

In anni con disponibilità alimentari nella norma o scarsa ed inverni rigidi e con diversi giorni di innevamento, si dovrebbe assistere ad una unica riproduzione con accoppiamento  tra novembre e dicembre seguito da una gestazione di circa 4 mesi e nascite a fine aprile; in anni caratterizzati da eccezionale fruttificazione di querce, faggi ecc. e comunque disponibilità alimentari elevate in concomitanza con clima favorevole, si possono registrare due stagioni riproduttive con accoppiamenti in aprile-maggio e settembre. Il cinghiale è un animale sociale, il branco ha una struttura di tipo matriarcale ed è regolato al suo interno da una precisa gerarchia. Di solito una delle femmine più anziane ha il ruolo di capobranco e la prole viene accudita in comune con le altre femmine. I maschi adulti (3anni) conducono vita solitaria e si uniscono al gruppo delle femmine solamente nel periodo riproduttivo. I giovani maschi di oltre un anno si allontano dal gruppo famigliare e possono formare dei gruppi maschili che si spostano continuamente non avendo un territorio stabile, questi sono quelli che vengono reputati i maggiori responsabili dei danni alle colture.

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Piccolo striato con femmine.

 

Ibridazione.

 

Come ho già scritto, la classificazione a livello di sottospecie è piuttosto difficoltosa e risulta fortemente influenzata da due fattori:

  • Dall’ incrocio con forme di cinghiale evolutesi in aree geografiche e ambienti diversi (Europa dell’est), come conseguenza di introduzioni effettuate dall’uomo soprattutto per finalità venatorie;
  •            Dall’incrocio di cinghiali selvatici con maiali domestici con conseguente perdita del patrimonio  genetico originale del cinghiale e con caratteristiche morfologiche le più disparate.

Il fenomeno dell’ibridazione tra cinghiale e maiale risale a tempi storici, addirittura già i romani nel I° secolo d.C., mandavano le scrofe di maiale nel bosco per farle ingravidare dai cinghiali.

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Un simpatico caso di incrocio cinghiale x Cinta senese. I piccoli  presentono la tipica striatura del cinghiale ma mantengono contemporaneamente la fascia classica della Cinta senese. Copyright Lorenzo Lazzeri.

 

 

Segni di presenza.

 

Impronte. Si distinguono da quelle degli altri ungulati per la presenza (almeno in una buona parte dei casi) dai segni lasciati dai due speroni posteriori (2°e 5° dito) ai lati degli zoccoli.

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Orma di cinghiale.

Immagine presa da www.cacciaconlarco.it

 

Escrementi. Masse rotondeggianti di 3-5cm di diametro o allungate.

Siti di scavo. Buche di profondità variabile scavate dai cinghiali in cerca di cibo radici ed invertebrati, tipica “aratura”.

Boli alimentari. Materiale non ingerito che viene sputato dall’animale in masse compatte.

Insogli. Si tratta di pozze d’acqua in cui i cinghiali si immergono per fare il bagno e tenersi puliti dai parassiti tramite l’azione del fango (contrariamente a quanto si crede i cinghiali sono animali piuttosto “puliti”).

Grattatoi. Nelle vicinanze delle pozze di norma sono presenti dei grattatoi in cui i cinghiali una volta seccato il fango si strofinano per grattarlo via, possono essere rocce o alberi.

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Pino utilizzato come grattatoio.

 

Gestione venatoria della specie.

 

I principalmente i sistemi di caccia a cui è sottoposto il cinghiale sono di due tipi:

forme di caccia collettiva;

forme di caccia individuale (o di selezione).

Nella caccia collettiva possiamo distinguere, la battuta, nella quale i battitori senza l’ausilio dei cani spingono alle “poste” i cinghiali; la braccata, simile alla precedente ma con l’utilizzo dei cani; la girata, come la precedente ma con un numero molto ridotto di cacciatori e cani.

La caccia individuale, il singolo cacciatore attende i cinghiali senza l’uso di cani.

Considerazioni personali sostenute da studi scientifici.

 

Spesso mi capita di sentire le lamentele degli agricoltori circa i danni arrecati dai cinghiali alle loro colture e richiedere massicci interventi di contenimento della specie o sperare che con l’apertura della stagione venatoria si riesca a tamponare il problema. Questo è un ritornello che sento ogni anno, perciò ho deciso di riportare alcune mie considerazioni personali sull’argomento.

Ritengo che per il cinghiale, come per gli altri mammiferi sociali, la caccia così come viene fatta,  troppo spesso in maniera scriteriatasenza una conoscenza e una analisi delle dinamiche di popolazione, senza alcun tipo di pianificazione, possa portare in una buona parte dei causi ad una destrutturazione del branco che può poi comportare un incremento dei danni al settore agricolo. A conferma di questa problematica che ho sollevato riporto un articolo che ho letto recentemente che spiega bene il fenomeno:

Uno studio scientifico di ricercatori francesi ha seguito per un periodo di 22 anni la moltiplicazione dei cinghiali in un territorio del dipartimento Haute Marne, in cui sono sottoposti ad una caccia molto intensa, confrontandola con quella di un territorio con un numero inferiore di cacciatori nei Pirenei.

E' risultato che la fertilità dei cinghiali è notevolmente più alta quando sono sottoposti a pressione venatoria elevata.Inoltre quando la caccia è intensa la maturità sessuale viene raggiunta prima del tempo, prima della fine del primo anno di vita, quando i cinghiali hanno un peso medio inferiore. Invece, nei territori in cui sono presenti pochi cacciatori la moltiplicazione dei cinghiali è minore, e la maturità sessuale viene raggiunta, con un peso medio più elevato (S.Servanty er al., Journal of Animal Ecology, 2009). Anche il Prof. Josef H.Reichholf, che dirige la sezione dei Vertebrati del Museo Statale Zoologico di Monaco di Baviera, ritiene che la caccia causi una più intensa moltiplicazione degli animali selvatici rispetto alle condizioni naturali. Infatti, poiché la caccia ha luogo soprattutto in autunno ed in inverno, se in un territorio vengono uccisi molti animali, i sopravvissuti avranno una maggior disponibilità di cibo. Gli animali meglio nutriti si riproducono più presto in primavera e danno una discendenza più numerosa (Süddeutsche Zeitung, 28 gennaio 2009). I cinghiali hanno una struttura sociale molto sensibile. Una scrofa dominante, che va in estro una volta all'anno, guida il gruppo. Il cosiddetto sincronismo di estro fa si che le altre femmine del gruppo siano feconde contemporaneamente. Inoltre essa trattiene i giovani ed impedisce in tal modo maggiori danni alle coltivazioni. Se la femmina dominante viene uccisa, il gruppo si disperde, gli animali senza guida irrompono nei campi, tutte le femmine diventano feconde più volte nell'anno e si riproducono in modo incontrollato.Norbert Happ, il più noto conoscitore tedesco dei cinghiali, cacciatore egli stesso, avverte: "L'aumentata riproduzione è causata dall'uomo". Della moltiplicazione esplosiva dei cinghiali sarebbero responsabili gli stessi cacciatori: "Relazioni sociali disordinate con estri non coordinati e moltiplicazione incontrollata sono da imputare esclusivamente all'esercizio della caccia", scrive Happ nella rivista venatoria Wild und Hund (23/2002).Naturalmente la moltiplicazione degli animali selvatici dipende anche dalla disponibilità di cibo.Ma quanto a lungo i cinghiali hanno a disposizione campi di mais?Sicuramente non più di un mese all'anno. Invece i cacciatori mediante foraggiamento legale o illegale forniscono un cibo innaturale e contribuiscono così alla loro moltiplicazione. Solo nel Bade-Württemberg vengono sparsi ogni anno 4000 tonnellate di mais, che corrispondono a circa 100 chili per cinghiale abbattuto.La conclusione è sempre la stessa: gli animali selvatici hanno meccanismi di autoregolazione, almeno in condizioni naturali; gli interventi umani, come quelli legati alla caccia, sono causa di squilibri.

 

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