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di Paolo , Stefano e Anna

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partenza

Località di partenza:

Gerfalco

arrivo Quota massima: 826
Guadagno elevazione 904
Perdita elevazione: 1141
Pendenza media: 9,7%
Pendenza massima: 37,5%
Lunghezza percorso: 18,6Km
Tempo impiegato: 7h 45'
Difficoltà: E
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua: Non ci sono
Sequenza dei sentieri:

Descrizione itinerario

Gerfalco -Sasso Pisano

Una lunga traversata tra natura e paesaggi

Un itinerario fisicamente un po’ più impegnativo degli altri, ma straordinario per interesse e ricchezza dei paesaggi, che unisce idealmente i due piccoli borghi di Gerfalco e Sasso Pisano, separati dalla bella Valle del Pavone.

Il tracciato, che sfiora quasi 20 km di lunghezza  e 900 m di dislivello, si snoda nella prima parte lambendo le pendici delle Cornate per poi attraversare il Poggio di Mutti, fino a scendere nella parte alta della Valle del Pavone,  risalire l’esteso crinale delle Cerrete, fino a raggiungere la strada regionale. Da qui proseguirà la seconda parte del nostro tragitto, completamente immersi nei vasti castagneti che ci accompagneranno fino all’affascinante Parco delle Biancane.

Purtroppo questa volta, per motivi logistici legati al tipo di percorso, non sarà possibile compiere l’immancabile anello,  impegnandoci in un piccolo sforzo organizzativo, in quanto il luogo di partenza risulta distante circa 20 km da quello di arrivo.

La partenza sarà in prossimità dell’antico borgo minerario di Gerfalco, già descritto in alcuni dei nostri itinerari, posto ad un altitudine di 740 m. Il primo tratto da percorrere lungo una comodissima strada bianca, costeggerà le pendici occidentali delle Cornate, in direzione del Castello di Fosini che ci mostra il crinale spoglio e sassoso di un insolito paesaggio tipicamente montano.

Poco dopo aver superato la piccola Cappella dell’Avveduta, ignorando l’unico incrocio che troviamo, terremo la dx fino a superare i vasti piazzali della vecchia Cava Romano (coord. 43° 09’ 26,9’’N; 10° 56’ 49,5’’ E). Da qui si comincia a scendere seguendo l’ampio sentiero n.10 delle Colline Metallifere e percorsi complessivamente poco più di 3,5 km dall’inizio, troveremo sulla sx la deviazione per il Poggio di Mutti, indicata anche da una cartellonistica dedicata al Parco Minerario. Durante la ripida salita, un pannello esplicativo ci porterà a visitare una grotta-miniera  dove anticamente veniva estratta calcite nera. Potremmo scendere all’interno della cavità carsica piuttosto agevolmente, muniti di torcia per renderci conto dell’attività estrattiva legata soprattutto all’argento. ( approf.)

Qualche decina di metri più avanti un’altra curiosità mineraria ci mostra una delle cave di rosso ammonitico presenti della zona, con le tipiche stratificazioni della pietra con la quale è abbellito anche il Duomo di Siena e dove non è raro osservare interessanti fossilizzazioni di ammoniti.

Risaliamo ancora l’ultimo tratto di crinale per poi scollinare e ridiscendere nel versante nord-est, costeggiando fitti ostrieti che caratterizzano un po’ tutta l’area delle Cornate. Giunti al crocevia, in fondo alla ciottolosa discesa, proseguiremo verso sx seguendo il sentiero n10, contrassegnato con i soliti segni bianchi e rossi. (Fare particolare attenzione poco più avanti, a un ulteriore sentiero a sx del percorso minerario, da non prendere). Arrivati in fondo, in prossimità di un rinnovato ponticello di legno, la carrareccia lascia posto ad un sentiero sassoso che solca il costone di roccia bianca e lo percorreremo fino a scendere poco più avanti in una pianeggiante radura in mezzo agli alberi. Continueremo tenendo la dx, iniziando a scendere, passando accanto al grande podere di Frasseta, una grande e bella costruzione in pietra parzialmente ristrutturata, come i numerosi annessi agricoli nelle sue vicinanze. Da qui  inizieremo a seguire il sentiero n. 8 diretto in poco meno di 1km e mezzo al torrente Pavone e  percorreremo in discesa una piccola carrareccia a margine di un bosco appena tagliato, facendosi strada tra i residui e le ramaglie dovute al taglio.

Giunti al guado del Pavone (altit. circa 400m), il fiume ci offrirà un sorprendente scenario, con le sue acque limpide e la tipica vegetazione ripariale arricchita da preziose fioriture primaverili di bucaneve, primule, violette e farfari. Oltrepassato il guado con qualche piccola difficoltà, ci addentriamo quindi nella straordinaria Macchia delle Cerrete, un bellissimo bosco costituito essenzialmente da cerri insolitamente alti, che rendono il sottobosco pulito, privo di rovi o fastidiose piante lianose. Forse l’unica nota stonata, è l’intervallo di una piccola  pineta messa da chi sa chi. Scorriamo lungo il sentiero costeggiando il torrente Riardo affluente sx del Pavone e dopo 800/900 m. percorsi dal guado, iniziamo a salire lungo uno stretto sentiero fino alla carrareccia che ci porterà attraverso un vasto pendio incolto, fino alle rovine del podere Macchia al Fango (quota 538m). Da qui seguendo sempre il sentiero n.8, volteremo verso dx, traversando in leggera discesa dei vasti pascoli contornati da boschi di cerro, da dove possiamo godere di ampie vedute verso nord sul poggio di Castelnuovo e verso est su Cornate e Carline.

In fondo all’ultimo grande incolto dobbiamo fare attenzione sulla sx, al tracciato del nostro sentiero che si addentra nuovamente nel bosco (coord. 43° 09’ 19,5’’N; 10° 53’ 32,2’’E). Passeremo il Botro Ruggero per poi iniziare una ripida salita in uno stupendo bosco di alto fusto, dove non si può fare a meno di notare i numerosi alberi caduti vittime della recente furia del vento.  Dopo aver percorso quasi 1 km dal guado del piccolo fosso, sempre in costante ed impegnativa salita, giungiamo in prossimità della statale SR 439 e se lo vogliamo, possiamo ristorarci nell’adiacente area picnic.

Ripartendo da qui attraverseremo la strada asfaltata per riprendere di fronte il sentiero n.7 che ci condurrà verso la seconda parte del percorso. Qui il bosco lascia spazio ai vasti castagneti, che al loro interno celano numerose costruzioni adibite oggi a residenze turistiche. In prossimità del podere Acqua Pazza di Sotto prima di proseguire la salita, noteremo dei castagni centenari ancora rigogliosi che costeggiano la costruzione.  Poco più avanti passeremo a fianco di un curato frutteto con tanto di laghetto per le oche, prima di arrivare al podere di Acqua Pazza Superiore (676m), da dove proseguiremo verso dx sul ns viottolo n. 7 per  raggiungere la Buca di Paladino. Qui una grande costruzione ristrutturata è adibita, come possiamo apprendere dalla grande targa lapidea, a luogo di incontro e di preghiera da una comunità di religiosi. Accanto si possono notare i curiosi resti di una fornace probabilmente servita per la cottura di calce e mattoni.

Proseguiamo, facendo attenzione a svoltare dopo poco a sx, per un breve tratto in discesa, fino a giungere all’ennesimo crocevia denominato Fosso della Fonte, dove continueremo verso dx per seguire il sent.7 che in costante salita ci condurrà fino al Parco delle Biancane.(approf)

L’ambiente a questo punto cambia radicalmente, il viottolo si fa più ciottoloso e i grandi castagni lasciano il posto ad una vegetazione inconsueta, dove i cespugli di rigogliose scope lasciano spazio a querce sughere secolari, che ci accompagnano proprio di fronte al grande anfiteatro delle Biancane. Immersi nel bagliore accecante delle rocce modificate dall’acido solfidrico, seguiamo i percorsi che attraversano il parco. L’ambiente è reso unico e straordinario dai molteplici colori del terreno fumante e dalle specie arboree che trovano il loro  habitat per crescere, come gli straordinari cespugli di brugo violaceo e bianco tra gli esuberanti bonsai di querce sughere pluricentenarie. Salendo ancora verso la parte alta del versante, dominiamo vasti panorami che ci fanno intravedere il mare, attraverso la distesa verde delle Colline Metallifere oltre la sagoma imponente della torre refrigerante della vecchia centrale di Monterotondo.

Superato il crinale del poggio, sempre seguendo il sentiero, troveremo una chiara indicazione per le fumarole e svoltando in quella direzione inizieremo a percorrere l’ultimo tratto del nostro viaggio. Scenderemo lungo i piccoli e tortuosi sentieri nel bel mezzo del Parco Geotermico, nel versante che si affaccia sulla Valle del Cornia. Anche qui l’ambiente, tra l’odore acre dello zolfo, tra le trincee di rocce fumanti e gli sbuffi di acqua, fango e vapore, crea un’atmosfera veramente surreale.

Mano a mano che scendiamo verso valle si incomincia a intravedere il paese di Sasso Pisano, che da questa prospettiva mette in evidenza la sua raccolta sagoma di borgo medievale. Ancora pochi passi ci porteranno alla nostra meta finale, ma con un po’ di tempo in più potremo raggiungere il paese per una breve visita.(Approf.)

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