Montieri e i sentieri dell’argento

12.3 km, 06:29:21

Distanza percorsa:  12,4 km - Dislivello tot.: salita 800 m, discesa 800 m

Pendenza: med. 13,4%, max 49,1% - Tempo impiegato:  6,30 h - Difficolta: E

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Descrizione

Montieri e i sentieri dell’argento

 

Dopo le vette delle Cornate, i poggi di Ritrovoli e di Prata, nelle  escursioni dedicate ai rilievi più alti e conosciuti delle nostra zona, non poteva certo mancare la doverosa ascesa verso la vetta del Poggio di Montieri, che con i suoi 1050 metri, torreggia in mezzo alle Colline Metallifere.

Ricco di curiosità e di bellezze naturali, questo percorso ci racconta soprattutto la storia legata alle antiche  miniere di rame e d’argento, sparse su tutte le pendici del monte, che fin dai lontani Etruschi, resero fama  a tutta la zona.

Abbiamo deciso di descrivere il nostro viaggio, così come ci è apparso durante una recente escursione di fine inverno, quando una leggera spruzzata di neve, ha sicuramente impreziosito l’intero paesaggio, rendendo il cammino ancor più coinvolgente.

Una volta raggiunto il paese di Montieri, abbiamo lasciato le nostre auto,  all’inizio dell’antico borgo minerario. 

La principale ricchezza del piccolo comune,  è sempre stata legata ai suoi giacimenti di minerali e di solfuri misti di ferro, piombo, argento e rame e alla loro lavorazione, durata fino oltre la metà del 1900. Si dice che il castello fosse sorto  addirittura su antiche discariche di scorie della lavorazione dei preziosi ‘minerali monetabili’, come l’argento e il rame, che gli hanno pure conferito il nome di Montieri:  ‘Mons aeris- Monte del rame’!

Inizieremo la marcia in una ripidissima salita lastricata, contornata dalle immagini della Via Crucis, che sovrastando il panorama dei tetti del paese, ci conduce alla chiesetta dedicata a San Giacomo. Sulla nostra dx, appena  iniziato a salire, attratti da una zampillante cascatella, ci soffermeremo  nei pressi del cunicolo della miniera di ‘Santa Barbera’,  già anticamente sfruttata e riaperta nel 1834. Malgrado i 140 metri di lunghezza scavati nel diaspro, le ulteriori ricerche del prezioso argento, non furono  molto proficue.

Arrivati in cima alla salita, davanti alla piccola chiesa dedicata a San Giacomo, continueremo il cammino passandole a fianco, discendendo poi delle piccole scalette, per trovarci  da lì a poco, sul vero e proprio sentiero che  inerpicandosi lungo un castagneto ci condurrà verso la sommità del monte. (approf)

Con un po’ di attenzione, tra le pietre del ciottoloso viottolo, sarà piacevole scorgere, alcune interessanti formazioni cristalline particolarmente limpide e lucenti.

Si tratta di piccoli cristalli prismatici di quarzo che possono misurare da pochi mm fino a una decina di cm. Provenienti da una formazione quarzifera presente nel Macigno e nella Scaglia,  per la loro particolare lucentezza, vennero denominati, dai naturalisti del 1700, come ‘Diamanti di Montieri’.

Proseguiremo sul nostro viottolo, stando sempre accorti ai cartelloni esplicativi e poco più avanti, sulla nostra sx, si scorgerà una piccola deviazione in discesa che conduce verso una vecchia cava. Qui veniva estratto  il ‘Marmo rosso di Montieri’, una roccia sedimentaria di un bel colore rossastro, presente nella formazione della Scaglia Toscana.

Andando avanti nel bosco per poche centinaia di metri ancora,  lo stesso viottolo,  ci condurrà fino al cunicolo della ‘Buca delle Fate’. (Davanti  a noi si aprirà una stretta  galleria medievale  che si allunga per circa 14 metri nei diaspri rosati, fino a raggiungere un pozzo sfruttato probabilmente come discenderia verso antiche cave di argento e di rame).    

Lasciandoci coinvolgere dal bel castagneto che ci circonda e dalle tante curiosità minerarie e storiche che arricchiscono questa zona,  ci potrà  sembrare meno faticoso il cammino in salita, che ci porterà a riguadagnare il percorso principale, lasciato prima di questa deviazione.  Con poche centinaia di metri, ignorando il primo bivio a dx (che condurrebbe alle rovine della polveriera )  giungeremo ad un grande crocevia all’uscita dal castagneto.  (Fonte dei Saggi, quota 869 m). Trovandoci  in un ampia stradina di terra battuta, svolteremo a dx in salita, per incontrare di lì a poco un secondo incrocio (I Bottini). Qui svolteremo a sx , seguendo sempre la carrareccia che  si inoltra ora in un spettacolare bosco di abeti bianchi (Abies alba) e abeti rossi (Picea abies), che cambiano totalmente l’aspetto dell’ambiente che ci circonda.

Il fresco dell’abetaia, alleggerirà la fatica della salita e proseguendo il cammino ancora per circa km 1,500 risaliamo il versante del monte, fino a giungere dove gli abeti si diradano. Potremmo così scorgere la sagoma di una grande croce metallica bianca.

(La grande Croce in ferro è stata collocata sul Poggio di Montieri nel 1961, a ringraziamento e protezione di un territorio storicamente ricco di risorse minerarie e di grande pregio geologico e naturalistico. Nel 2012 è stata restaurata e fornita di illuminazione, grazie al contributo di Enel Green Power, su iniziativa della Parrocchia del paese e della Diocesi di Volterra. Fu inaugurata durante la festività della Madonna dei Castagni).

Ci fermeremo  per ristoraci proprio ai piedi della imponente  struttura, ammirando gli ampi panorami che si aprono  davanti a noi, mentre intorno luccica la neve punteggiata da stupendi Crocus che  sbocciano sotto il sole.  Continueremo la  marcia iniziando a scendere lungo la piccola strada asfaltata, a pochi metri dal punto della nostra sosta e scopriremo ancora una volta un ambiente nuovamente diverso.

Ci troveremo immersi in una stupenda faggeta, che riveste tutto il versante Nord, fino ad incontrare di nuovo dei castagneti che ci accompagneranno, dalla cima del poggio fino ad un grande spazio chiamato ‘Il Piano’.  Questo luogo incorniciato da grandi castagni secolari, è da sempre frequentato da turisti e dagli abitanti di Montieri, per feste e scampagnate.

Continueremo  ancora in discesa, lungo la stretta stradina asfaltata facendo attenzione dopo circa 400 metri, sulla sx all’incrocio di una piccola carrareccia dove  i cartelli ci indicheranno il sentiero n 14 (che porterebbe fino a Gerfalco). Il nuovo percorso,  costituito da una vecchia mulattiera ci condurrà in meno di 15 minuti ad uno dei luoghi più interessanti di questa escursione: la misteriosa Canonica di San Niccolò.

Il sito archeologico che apparirà davanti a noi, si apre a ridosso di una collinetta e occupa un pianoro recintato da una rete metallica a protezione dei recenti scavi. I resti di un’ eccezionale chiesa a sei petali, unica in Italia, risalente al secolo XI°, si mostrano  accanto alle mura perimetrali di altre strutture che servivano alla lavorazione dei minerali argentiferi. (approf)

Scattata ancora un’ ultima foto ai resti della singolare chiesa a sei petali, continuiamo il cammino aggirando la recinzione degli scavi per ritrovare il medesimo sentiero, fino al successivo crocevia.

Lungo il tratto di bosco di carpini e faggi che attraverseremo,  supereremo un paio di piccoli impluvi che catturano la nostra attenzione per la loro conformazione rocciosa e la ricchezza di interessanti specie di piante. Dalle rigogliose felci, ai bucaneve, alla dafne e negli angoli più scuri e umidi dei fossati, una elegante pianta saprofita, la ‘Lathraea squamata’, con le sue sfumature porporine.

Giunti al crocevia dovremmo svoltare decisamente a dx, lungo una stradina forestale di terra battuta che sempre in continua discesa, attraversando gli alti boschi d’abeti ci condurrà fino alla strada regionale.  A questo punto dovremmo attraversare per immetterci in una nuova carreggiabile di ghiaia bianca e abbandonare il sentiero 14 che si dirige verso Gerfalco.  Continuiamo  a scendere, fino all’ultima nostra meta di viaggio.

Percorrendo la via in discesa rilassati per il comodo cammino, apparirà davanti a noi, la bella prospettiva del borgo di Gerfalco, incorniciata tra le  fronde di profumate piante di Douglasia (Pseudotsuga menziesii), un abete di origine nord americana, che in questo tratto di bosco sta ricrescendo anche in maniera spontanea. Quasi in fondo alla discesa, dopo aver percorso poco meno di un km dalla strada regionale,  troveremo sulla sinistra un piccolo castagneto oltre il quale intravediamo il laghetto, che da questa distanza si presenta come uno stagno e solo via via che ci avviciniamo ci rendiamo conto della sua unicità. La breve nevicata della notte ha leggermente  imbiancato le sue sponde e di fronte, dietro la barriera di un canneto, la bella fioritura dei Saliconi, riflette su tutto l’ambiente il suo colore argentato.  Davanti a noi alcuni grandi pioppi, emergono col loro fusto  direttamente dall’acqua, mentre a pochi passi dalla riva, meli e ciliegi secolari selvatici, fanno compagnia ad un vicino boschetto di conifere. (approf)

Un po’ scoraggiati dalla lunga salita che dovremmo ripercorrere, lasciamo a malincuore questo posto speciale e ci incamminiamo lungo lo stesso tragitto che ci ha condotto fin qui.  Ripercorriamo a ritroso il tragitto di poco prima e, una volta oltrepassati  i ruderi della Canonica, ci troveremo di nuovo  sulla piccola strada asfaltata che in prossimità della località ‘Prategiano’, ci porterebbe alla cima del Poggio di Montieri. Qui svolteremo invece a sx, scendendo rapidamente per un paio di centinaia di metri, per immetterci sulla dx verso la strada asfaltata che conduce al paese, dove abbiamo lasciato parcheggiata la nostra auto.

Con un po’ di tempo disponibile e un po’ di energia rimasta, sarebbe interessante una visita tra le antiche viuzze di Montieri,  che conservano ancora  l’atmosfera di un vissuto borgo medievale,  vero centro industriale di altri tempi.    

 

 

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<tbody>
<tr>
<td colspan="3">
<h1 style="text-align: center;"><span style="font-size: 24pt;">Anello alto Pavone</span>
</h1>
</td>
</tr>
<tr>
<td style="padding: 10px;" colspan="3"><span style="color: #333333; font-family: 'Helvetica Neue', Helvetica, Arial, sans-serif; font-size: 13px; line-height: 18px;">

21.4 km, 00:00:00

</span>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="center" style="text-align: center;" colspan="3">
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-size: 12pt;"><strong>Distanza percorsa: <span style="color: #ff0000;">&nbsp;21,4 km</span> - Dislivello tot.:<span style="color: #ff0000;"> salita 1100 m, discesa 1100 m</span> </strong> </span> </span>
</p>
<p><span style="font-size: 12pt;"><span style="font-size: 12pt;"><strong>Pendenza: <span style="color: #ff0000;">med. 9,7%, max 35,7%</span> - Tempo impiegato: <span style="color: #ff0000;">&nbsp;7,33 h</span> - Difficolta:<span style="color: #ff0000;"> E</span> </strong> </span> </span><span style="font-size: 12pt;"><span style="color: #ff0000;"><br /></span></span>
</p>
</td>
</tr>
<tr>
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</td>
<td align="center" valign="top" style="text-align: center;"><a href="/images/file%20allegati/anollo-alto-pavone.pdf" target="_blank"><span style="color: #666666; font-family: Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; text-align: center; background-color: #e8f6fe;"><img style="color: #000000; font-family: Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif; font-size: 11px; line-height: normal; text-align: center; margin: 1px; background-color: #f5f5f5;" alt="bot mappa" src="/images/itinerari/bot-mappa.png" /></span></a>
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</td>
</tr>
<tr>
<td align="center" valign="top" style="text-align: center;" colspan="3">
<dl>
<dt><span style="font-size: 14pt;">Descrizione</span>
</dt>
</dl>
</td>
</tr>
<tr>
<td align="left" valign="top" style="text-align: left; padding: 10px;" colspan="3">
<h2 style="text-align: center;"><strong>Anello alto Pavone</strong>
</h2>
<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Un tragitto che con i suoi quasi 22km ci porterà a scoprire l’alta Valle del torrente Pavone fino a lambirne le sorgenti. Il bel percorso sarà caratterizzato dall’alternanza di vasti verdeggianti panorami, che lasciano luogo ad ambienti selvaggi e pietrosi o a fitti boschi, che attraverseremo durante il cammino.&nbsp;&nbsp;</span>
</p>
<p style="line-height: 115%;"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Come punto di partenza abbiamo scelto l’ormai conosciuto e familiare “Campo alle Rose” &nbsp;(43°09’25,0” N 10°56’50,3”E),alla base del massiccio della Cornata, nelle vicinanze di “Cava Romano”. Qui si apre un’ ampia &nbsp;area circondata da pareti di friabili rocce giallastre e &nbsp;alcuni vecchi ruderi ci ricordano la fervida attività delle antiche escavazioni di detrito di Calcare compatto. Ora negli anfratti nascosti dei pendii della cava, trova rifugio il Picchio muraiolo e numerosi rapaci.</span>
</p>
<p style="line-height: 115%;"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Da questo punto inizieremo a discendere lungo la comoda e ampia strada bianca che si dirige da Gerfalco al Castello di Fosini. (Sentiero 10 Colline Metallifere). Dopo aver percorso circa 1 km, &nbsp;in prossimità delle indicazioni per il Castello, noteremo degli avvallamenti rotondeggianti nel terreno, ormai ricoperti dalla vegetazione. Un cartello esplicativo ci informerà che si tratta di antiche miniere medievali a cielo aperto per la ricerca di minerali di argento.</span>
</p>
<p style="line-height: 115%;"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Qui volteremo a sx, iniziando a salire in maniera abbastanza decisa, intorno al lato settentrionale di Poggio Mutti, fino ad arrivare dopo appena 500 m, in un vasto pianoro alberato recentemente disboscato.</span>
</p>
<p style="line-height: 115%;"><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;"><i>Il Poggio di Mutti è un rilievo di forma rotondeggiante nel versante meridionale delle Cornate. E’ noto soprattutto per lo sfruttamento minerario delle sue grotte carsiche, ricche di minerali da cui veniva estratto principalmente argento e piombo. Le miniere già conosciute in epoca etrusca, furono coltivate soprattutto durante i secoli XI° e XII°, valorizzate oggi da un elaborato studio a cura dell’Università di Siena.</i></span>
</p>
<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Da qui ci concederemo una piccola deviazione dall’anello per raggiungere un punto particolarmente panoramico, che si affaccia di fronte alla rupe del Castello di Fosini a picco sul botro Riponti.</span>
</p>
<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;"><a href="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_001.jpg" target="_blank" class="jcepopup noicon" data-mediabox="group[alto-pavone_021]"><img width="200" height="150" style="margin: 5px; border: 1px solid #000000; float: left;" alt="alto pavone 001" src="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_001.jpg" /></a>Per raggiungere il luogo sarà sufficiente camminare lungo la stradina immersa nel rigoglioso bosco di carpini neri, che si dirama sulla dx rispetto al nostro percorso. La seguiremo per circa 400m, sino ad incontrare un ampio spazio adibito al recupero del legname tagliato e da qui ci inoltreremo sulla dx nel mezzo al bosco, ancora per poche decine di metri fino ad affacciarsi sulle bianche rocce che strapiombano di fronte al castello nell’ampia vallata dove scorre il torrente Pavone.</span>
</p>
<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;"><a href="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_002.jpg" target="_blank" class="jcepopup noicon" data-mediabox="group[alto-pavone_021]"><img width="200" height="133" style="margin: 5px; border: 1px solid #000000; float: right;" alt="alto pavone 002" src="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_002.jpg" /></a>Questo luogo ci da l’esatta sensazione e la consapevolezza della vastità e dell’estensione di questi &nbsp;boschi che con il loro verdeggiare ricoprono ogni versante.&nbsp; Sarà piacevole notare &nbsp;come&nbsp; anche la campagna circostante, &nbsp;sia stata ultimamente valorizzata, con ingenti opere che hanno portato ad intensificare le culture, con nuovi impianti di vigneti e oliveti, con il rifacimento di strade e di strutture abitative, nonché con la preziosa &nbsp;raccolta dell’acqua in decorativi laghetti.&nbsp; Rimangono sparsi qua e là, celati dal fitto della vegetazione, parti di mura e di tetti di antiche abitazioni coloniche&nbsp; dominate dal castello, purtroppo non ancora ristrutturato. <a href="/carlina-e-cornata/fosini.html"><i><span style="color: red;">(Approf.) </span> </i> </a>
</span>
</p>
<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Torneremo indietro ripercorrendo lo stesso cammino, fino al punto che abbiamo lasciato in precedenza da dove riprenderemo il nostro sentiero n.10.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;"><a href="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_006.jpg" target="_blank" class="jcepopup noicon" data-mediabox="group[alto-pavone_021]"><img width="200" height="134" style="margin: 5px; border: 1px solid #000000; float: left;" alt="alto pavone 006" src="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_006.jpg" /></a>In fondo alla breve discesa, inizierà un tratto di percorso tra i più caratteristici e interessanti della giornata. La vecchia carrareccia lascia ora il posto a un ciottoloso viottolo di pietre bianche che taglia lo scosceso versante occidentale del Poggio. Ci meravigliamo dalla sua atipicità, dato che il sentiero ricorda nel suo aspetto un caratteristico percorso di montagna e notiamo delle analogie geologiche con quello detto “Dei Selciaini”, che da Cava Romano conduce a Campo al Turco attraversando le Cornate.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Ci lasciamo affascinare da questo percorso che aprendosi tra i boschi a picco sul fianco del monte, alterna agli aguzzi ciottoli calcarei, enormi massi candidi avvolti da distese di muschio verde, che li ricopre come una morbida pelliccia.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;"><i>(Più avanti nel nostro cammino, alcuni contadini della zona, ci diranno che questo&nbsp; camminamento &nbsp;veniva chiamato “Strada del Prete”, anche se non se ne conosce il motivo!)</i></span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Proseguiremo in una piccola discesa fino ad arrivare in prossimità di una vasta radura, dove dovremmo fare attenzione alla direzione da seguire, dovendo in questo punto abbandonare il sentiero 10 verso “Frasseta” e seguire invece il n. 9 sulla nostra sx, in direzione sud.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Qui l’angusto sentiero lascia spazio ad una carrareccia che scende decisa verso i margini di ampi coltivi. In questa fase dobbiamo fare la massima attenzione, perché a causa di recenti attività di taglio, non sarà facile individuare e seguire il percorso.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">In fondo alla discesa, cercheremo di seguire le pendici del poggio svoltando leggermente a sx. &nbsp;Cammineremo accanto alle bianche strapiombanti pareti che si susseguono in anfratti, buche e curiose cavità che mostrano radici contorte aggrappate alle pietre a sostenere miracolosamente &nbsp;vigorosi alberi.&nbsp;&nbsp;</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;"><a href="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_012a.jpg" target="_blank" class="jcepopup noicon" data-mediabox="group[alto-pavone_021]"><img width="200" height="133" style="margin: 5px; border: 1px solid #000000; float: left;" alt="alto pavone 012a" src="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_012a.jpg" /></a>Da lì a poche decine di metri percorsi in salita, dobbiamo esser bravi ad individuare, oltre il tratto di bosco tagliato la continuazione del sentiero n. 9 che inizierà a scendere &nbsp;verso piccoli impluvi invasi dai rovi. Finalmente usciti dal fitto roveto ci troveremo sul ciglio di un vecchio pascolo che ci condurrà a lambire le strutture di un podere ancora&nbsp; ben conservato.&nbsp; Non possiamo fare altro che notare nelle vicinanze, una serie di grandi castagni secolari e un grosso ciliegio il cui tronco &nbsp;si biforca in due dal terreno.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; &nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Continuando il cammino, ora più comodo e rilassante, saremo affiancati da altre costruzioni e passeremo davanti ad un vecchio fontanile, che anche se in disuso, testimonia la grande ricchezza d’acqua di tutta la &nbsp;zona.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Proseguiamo ancora &nbsp;lungo la stradina di terra battuta che costeggia vecchie recinzioni e piccoli orticelli, fino a quando iniziando a scendere si scorgono ampi pascoli, al margine dei quali, lungo il nostro tracciato, notiamo rigogliosi alberelli di nespoli selvatici alternati da querce secolari.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; Passeremo davanti alle vecchie strutture completamente recuperate dei poderi di&nbsp; Pianali e di Mistenne, antico fabbricato con origini etrusche (Mestles)&nbsp;&nbsp;e, continuando il cammino sulla nostra dx, scenderemo in maniera decisa verso il guado del fiume Pavone.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;"><a href="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_016a.jpg" target="_blank" class="jcepopup noicon" data-mediabox="group[alto-pavone_021]"><img width="200" height="134" style="margin: 5px; border: 1px solid #000000; float: right;" alt="alto pavone 016a" src="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_016a.jpg" /></a>Arrivati in prossimità del torrente, sorpresi dalla vista di un piccolo rudimentale ponticello pedonale in lamiera, anche se la portata dell’acqua ci consentirebbe di attraversare tranquillamente, non ci faremo sfuggire l’emozione di passare su questa particolare struttura traballante.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Oltrepassato il Pavone continuiamo il cammino in salita sulla larga carreggiabile di ghiaia bianca, costeggiando grandi pascoli recintati e alcune vecchie cave, in cui recentemente è stato applicato un ripristino ambientale, con l’impianto di numerose varietà di alberi che dovrebbero contribuire a ricostituirne la vegetazione.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Da qui possiamo spaziare davanti a noi su un paesaggio aperto, dove domina il verde tranquillo dei campi, in contrasto ai gruppi montuosi che incorniciano la vallata.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Ancora poche centinaia di metri più avanti, dopo aver svoltato a sx all’unico incrocio incontrato, passeremo sotto alla struttura di una robusta cancellata che probabilmente avrà delimitato l’area di attività delle vecchie cave di pietrisco.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Camminiamo ancora lungo la strada che si inoltra in un bosco di cerri, lambiremo la struttura di una sorgente conosciuta come “Fonte all’Agrifoglio”, dove è presente anche una piccola fontanella.&nbsp;</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Di lì a poche decine di metri sull’argine dx, potremo individuare attraverso i consueti segni bianchi e rossi, la deviazione per il sentiero che ci condurrà, non con poca fatica, alla sommità del monte Santa Croce.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;"><i>Intorno all’anno 1250 una comunità di monaci della Congregazione di San Guglielmo sotto regola agostiniana, giunse in ritiro e in preghiera, sulla sommità di questa altura, dove venne eretto un cenobio e una cappella dedicata alla Santa Croce. Il poggio sembra che allora fosse chiamato “Mons Maris”, forse per la sua vicinanza con il mare, ma alcuni studiosi ritengono che il nome del monte fosse “Monte di Bene” o “Monte Beni” non solo per la presenza della piccola chiesa, ma molto probabilmente per le ricchezze derivanti da antiche miniere di argento e dall’intensa attività estrattiva che si svolgeva sul monte stesso.</i></span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;"><i>&nbsp;</i></span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Il sentiero, anche se ampio e privo di vegetazione, si presenta sassoso e a tratti scosceso, reso insidioso dalle pietre scivolose. Saliremo per circa 600m, dall’inizio del viottolo fino ad incontrare un tratto pianeggiante con un’evidente deviazione sulla dx che ci indicherà la nostra meta. (Se proseguissimo a dritto, ci ritroveremmo sulla strada provinciale 439 per Massa Marittima).&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Il bosco ora, diventa una fitta e ombrosa lecceta, fino ad assumere il caratteristico aspetto della Macchia Mediterranea.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Lo sforzo per la pendenza del terreno e per il fatto che la meta sembra non giungere mai, si inizia a far sentire, fino a quando improvvisamente davanti a noi, in una leggera depressione, si intravedono le mura dell’antica chiesetta e di una piccola area attrezzata dove ci fermeremo per una pausa ristoratrice.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;"><i><a href="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_020a.jpg" target="_blank" class="jcepopup noicon" data-mediabox="group[alto-pavone_021]"><img width="200" height="134" style="border: 1px solid #000000; color: #000000; font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 13.3333px; line-height: normal; margin: 5px; float: left; background-color: #f5f5f5;" alt="alto pavone 020a" src="/images/itinerari/anello-alto-pavone/alto-pavone_020a.jpg" /></a>La piccola chiesetta di Santa Croce è stata edificata probabilmente nel secolo XIII°. Perfettamente conservata nel suo stile tardo romanico, si trova immersa in un ambiente silenzioso e mistico nella fitta lecceta che la circonda. Vicino alle sue mura perimetrali è possibile notare ammassi di pietra provenienti dai ruderi dell’antico cenobio, ormai completamente distrutto.&nbsp; Era tradizione popolare effettuare pellegrinaggi nei giorni del 15 di maggio e del 14 settembre di ogni anno, in cui si svolgevano&nbsp; funzioni religiose e processioni fino alla sommità del poggio dove si trovava una croce lignea. I convenuti dei vicini paesi di Gerfalco e Monterotondo, usavano scambiarsi e offrirsi le vivande portate da casa, con lo scopo di trascorrere una giornata di preghiera e di pace. Anche oggi, talvolta vengono organizzate escursioni, che raggiungono la piccola chiesa, allo scopo di passare qualche ora in compagnia immersi in un ambiente un po’ mistico e surreale, di assoluta naturalità e pace. </i><a href="/varir/eremo-di-santa-croce.html"><i><span style="color: red;">(Approf.)</span> </i> </a>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Riprendiamo la via del ritorno discendendo di nuovo l’irto sentiero fino a raggiungere la strada bianca precedentemente lasciata in prossimità della fonte. &nbsp;Ci incammineremo lungo un tratto pianeggiante in direzione Sud-Ovest, fino a sbucare dopo circa 2,3km in prossimità del conosciuto “Bivio del Martinozzi” &nbsp;dopo poche centinaia di metri, nella Strada Regionale che porta verso Montieri. &nbsp;Da qui purtroppo, dovremmo costeggiare la via asfaltata per circa 1km fino a raggiungere sul ciglio sx l’indicazione del “Podere Mocai”, che ci permetterà di abbandonare l’asfalto per riprendere il consueto cammino lungo la strada forestale. Proseguiremo lungo la carreggiabile fino a lambire il bel casale ristrutturato, oltrepassato il quale inizieremo a scendere in direzione del torrente Pavone.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">L’ultimo tratto prima di attraversare il corso d’acqua ci vedrà costretti a seguire i segni convenzionali in maniera complicata e confusa, fino a raggiungere un punto di guado.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Superato il torrente abbandoniamo l’intricata vegetazione arbustiva intorno al greto e ci incamminiamo lungo un tratto di bosco di cerro, in costante salita, dove l’alta vegetazione non ci permetterà di apprezzare i bei panorami dei dintorni. &nbsp;A circa un chilometro dopo il guado, passeremo accanto ad un’abitazione rurale recentemente ristrutturata, dove le targhe delle macchine parcheggiate ci indicano la proprietà di stranieri. Saliamo ancora lungo la strada che ora si è fatta ampia e ben curata, lambendo da lì a poco ancora abitazioni rurali più o meno abitate e proseguiremo in leggero dislivello, fino ad incontrare di nuovo la strada asfaltata che conduce a Gerfalco.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Dopo aver voltato a sx in direzione del paese saremmo costretti a camminare lungo il ciglio della strada consolati però dal fatto che il traffico è pressoché inesistente. Le nostre vedute si fanno ora, di nuovo ampie e panoramiche; spazieranno fino al Poggio di Montieri e sulla pietrosa Cornata, con&nbsp; una bella prospettiva sul vecchio borgo minerario di Gerfalco.</span>
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<p><span style="font-family: 'book antiqua', palatino; font-size: 10pt;">Quasi alle porte del paese, vicino a un locale ristorante, prenderemo la strada a sinistra in direzione del Castello di Fosini, costeggiando le basse pendici occidentali delle Cornate. Il cammino anche se più monotono, sarà allietato dalle belle vedute su tutta l’alta Valle del Pavone, colorata dalle magiche luci del tramonto. Lungo l’ormai noto percorso passeremo a fianco della vecchia Cappella dell’Avveduta e di lì a poco raggiungeremo con soddisfazione e anche con un po’ di stanchezza, il punto finale del nostro tour, che ci ha visti impegnati per oltre 20 km in un continuo saliscendi, alla scoperta di una varietà di ambienti tanto interessanti e diversi tra di loro.</span>
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