i poggi di prata 000

 

di Paolo, Stefano e Anna

i poggi di prata 0001 i poggi di prata 001 i poggi di prata 002 i poggi di prata 003 i poggi di prata 004 i poggi di prata 005 i poggi di prata 006 i poggi di prata 007 i poggi di prata 008 i poggi di prata 009 i poggi di prata 010 i poggi di prata 011 i poggi di prata 013 i-poggi-di-prata-014 i-poggi-di-prata-015 i-poggi-di-prata-016 i poggi di prata 017 i poggi di prata 018 i-poggi-di-prata-019

    download Scarica traccia GPS   icon google partenza clicca qui   PDF - Mappa IGM con traccia percorso
partenza

Località di partenza:

Fantalcinaldo

arrivo Quota massima: 914
Guadagno elevazione 720
Perdita elevazione:
Pendenza media: 8,9%
Pendenza massima: 41,3%
Lunghezza percorso: 14 Km
Tempo impiegato: 6h 45'
Difficoltà: E
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua: Non ci sono
Sequenza dei sentieri:

Descrizione itinerario

Tra boschi e vecchie miniere

Un trek appassionante nel cuore delle Colline Metallifere  

 

Un’ escursione veramente interessante e coinvolgente, che ci farà guadagnare le vette dei nostri poggi più alti, alla scoperta di vecchi siti minerari che hanno caratterizzato da sempre questa zona, attraverso boschi non solo belli e sontuosi, ma ricchi di tante specie inaspettate.

 

Abbiamo scelto come luogo di partenza del nostro immancabile anello, Fontalcinaldo, una località posta nei pressi della strada provinciale che dalla sr 439 porta al paese di Montieri. (coord:43°58’56,9” N  10°58’04” E  alt.627 m).

Parcheggiata l’auto e compiuti gli ultimi rituali preparativi, imboccheremo una vecchia pista sassosa che si inoltra nel bosco in direzione  Sud Est. Da subito avremmo la piacevole impressione di addentrarci in un ambiente accogliente e speciale, dove il silenzio e dalla maestosità del bosco, creano intorno un'atmosfera avvolgente che ci mette a nostro agio.

Fin dai primi passi, osserveremo dei grandi carpini che per lo più costituiscono questo primo tratto di bosco; faremo attenzione al primo bivio dove dovremmo svoltare a sx  (sent n°30), abbandonando la carrareccia.  Ci troveremo in un irto sentiero che costeggia la parte alta del fosso Rio Torto, un profondo impluvio che ci accompagnerà  nella prima parte del cammino e che ci sorprenderà per la sua selvaggia bellezza, profondamente infossato nel maestoso bosco, da sembrare in certi momenti, una vera e propria forra.

Continuando a salire, dopo circa km1,8 dalla partenza, sbucheremo sulla larga strada bianca nelle vicinanze del casale “Il Troscione”, riadattato come sezione Cai della vicina Massa Marittima. Da qui svoltando a dx, proseguiremo nella salita lungo  la carrozzabile e dopo aver percorso ancora 400 metri presteremo attenzione all’intersezione sulla nostra sx del sentiero n°30 che ci farà addentrare di nuovo nel bosco. Questa volta ad accoglierci saranno i soliti immancabili pini alieni, che per fortuna di lì a poco lasceranno di nuovo luogo a stupendi carpini neri e portentosi altissimi cerri. Quello però che più ci sorprenderà  in questa tratta di cammino,  sono le numerose quanto inconsuete presenze di piante di agrifoglio che impreziosiscono non poco, il nostro già nobile cammino. Finché alla fine del viottolo, scopriremo con piacere che qualcuno aveva già pensato ad intitolare questo passaggio come  “Sentiero degli Agrifogli”!

Ed eccoci di nuovo sulla stradina bianca fresca di recenti lavori di manutenzione, che percorreremo svoltando sulla dx e iniziando di lì a poco a salire in maniera decisa.

Lungo questo tratto, saremo incuriositi dalla straordinaria presenza di un gran numero di piante di piccoli frutti spontanei, che sembrano allietare il cammino.  Lungo i bordi della carreggiabile potremo osservare infatti alberi di ciliegio che si fanno largo tra lo stretto intrigo di rovi; pianticelle di nespoli selvatici che spuntano  tra gli stupende sponde di prugnoli stracarichi di bacche, accompagnati qua e là da arditi alberelli di peri e di meli selvatici.

Ben presto ci ritroveremo davanti ad un’ insolita struttura in muratura, con antistante fontanella ed abbeveratoio e un cartello ci illustrerà che siamo giunti alla sorgente di “Fonte Canali” alt.788m.

 Ancora poche decine di metri fino a un crocevia, che passeremo proseguendo ancora a dx continuando nell’implacabile salita, fino a dove la strada sembra scollinare. Qui dei puntuali cartelli segnaletici, ci indicheranno di trovarci  ad un naturale spartivia, da cui verso sx  andremmo al Poggio della Croce e verso dx sul Poggione. (Approf.)

Deciso di prendere verso dx, continueremo a salire su un sentiero piuttosto roccioso, da prima al fresco di giovani cerri e  ornielli, per sbucare di lì a poco in un insolito ambiente montano costituito da praterie steppose. Il camminamento è ben marcato dal passaggio di frequenti visitatori, così come è marcata anche la costante salita che ci impone un passo lento e cadenzato, ma ci permette di apprezzare, mano a mano che saliamo,  scorci panoramici di grande suggestione. 

Con poche, ma dure centinaia di metri guadagneremo la cima del “Poggione”, attraversando un pianoro intermedio che ci permetterà di riprendere fiato. Poco oltre passeremo a fianco di estesi cespugleti di prugnoli carichi di frutti azzurri che insieme agli alberelli di nespolo selvatico, sembrano impreziosire l’ambiente che ci circonda.       

Dalla sommità del Poggione, ancora ansimanti per il notevole dislivello superato, spazieremo con lo sguardo in ogni direzione, facendo a gara nell’individuare e riconoscere i luoghi lontani che si riescono  a scorgere  da questa posizione che primeggiando sulle Colline Metallifere, si allunga fino al profilo della Costa Toscana e di tutto l’Arcipelago fino alla lontana Corsica.

Ad emozionarci di più ancora, sarà sicuramente il silenzio e quiete che qui dominano insieme al frusciare del vento che pulisce l’aria liberando la vista all’orizzonte!

Dopo la sosta e l’immancabile riposo sdraiati  sull’erba della prateria, a malincuore  inizieremo a discendere lentamente per tornare verso la strada. Da qui se il tempo a disposizione lo permetterà, varrà sicuramente la pena fare una puntatina al roccioso Poggio della Croce, (raggiungibile dalla strada in meno di un chilometro, da cui si gode di una superba veduta sul grazioso borgo medievale di Prata.

Tornati al crocevia principale, inizieremo di nuovo a scendere decisamente in direzione ovest continuando a seguire il sentiero 30 lungo la comoda carreggiabile e dopo 400 metri ci troveremo davanti un incrocio di strade. Noi terremo la sx in direzione  sudovest passando al margine di un insolito boschetto di abeti che poco più avanti lascerà il posto ad una più consona presenza di carpini neri e cerri. Lambiremo sulla dx una stazione per il rilevamento sismico sulla quale svetta una curiosa e diabolica antenna metallica.

Senza particolari emozioni, giungeremo ben presto ad un incrocio, al quale dovremmo fare attenzione.  Qui lasceremo la strada bianca per incamminarci lungo la vecchia carrareccia che si inoltra nel bosco (sent.n°28) e che in costante e leggera discesa ci condurrà a quota 610 metri circa, dove incontreremo un vasto pianoro di pascoli e coltivi. In prossimità di una vecchia baracca metallica seguiremo il nostro sentiero cambiando in maniera decisa la direzione. Spostandoci ora verso dx, costeggeremo i vasti pascoli incastonati nel verde del bosco dove non è raro incontrare daini e caprioli. Seguendo il nostro cammino confortati dagli sbiaditi segnali bianchi e rossi, ci inoltriamo di nuovo su una carrareccia in un basso e giovane bosco e proseguiamo fino ad intravedere tra le fronde degli alberi la ferrosa e massiccia struttura della vecchia miniera di “Calamina” in località Pietriccio.

La Calamina è un silicato basico di zinco, o meglio un miscuglio di silicati e carbonati, che venivano utilizzati soprattutto dall’industria farmaceutica e cosmetica. Servivano per la preparazione di creme antisettiche e  per irritazioni cutanee. Si ritrova ancora come componente all’interno di pomate, polveri di talco, ciprie, dentifrici e creme-sapone.

Camminando ancora avanti, usciremo dal bosco e costeggeremo un ripido argine servito una volta come discarica della miniera. Qui attratti dal luccichio delle pietre bianche e argentate che ricoprono la collinetta, non possiamo fare a meno di fermarci per scegliere qualche piccolo pezzetto di minerale da portare a casa.  

Seguiamo ancora il percorso n.28 che ci porterà proprio all’interno dell’ area mineraria dove sarà possibile, sbirciando dai traballanti finestroni, osservare ancora il vecchio argano ed altri macchinari che servivano per l’estrazione del minerale di calamina. Passeremo poi sotto la rugginosa torre metallica, per continuare  il cammino in direzione ovest, che ci farà sbucare dopo poche centinaia di metri, in un vasto piazzale a ridosso del monte Gai (m650), dal quale sembrerà di toccare il profilo della vicina Cornata.  Da qui guidati ancora dalla puntuale segnaletica verticale volteremo a dx lungo la comoda pista di terra battuta seguendo la direzione di Aia Vecchia. Marciando pressoché in piano lungo la piccola strada, attraverseremo il cortile di un vecchio fabbricato rurale in pietra, recentemente recuperato, che torreggia nel mezzo al verde del prato, supportato da una possente base scarpata, con curiose porte-finestre  che si aprono nel vuoto a metà della struttura dell’edificio.  Qualche centinaio di metri più avanti, il nitrito di un cavallo ci anticipa la presenza di una grande casa colonica contornata da pollai e recinti con animali di ogni specie.  Ci incuriosiscono le molteplici varietà di pollame, oche, pavoni e i piccoli maialini di Cinta Senese, fino a un  curato allevamento di cani da caccia, dotato di botti adattate come cuccia. Superato il grande podere e il  fragore dell’abbaiare dei cani, guadagneremo di nuovo la pace del bosco lungo un sentiero che da lì a poco scenderà scosceso e pietroso lungo il crinale di un profondo impluvio.

I ciottoli pietrosi che renderanno più difficoltoso il nostro cammino, fanno parte di diverse formazioni della Serie Toscana e sarà un alternarsi di Calcare Cavernoso, di Calcari Neri a Aetavicula Contorta, fino a formazioni arenacee di Macigno.

Ci troveremo dopo una salita, davanti ad una bella sorgente   conosciuta come Fonte di Montalto 630m., con le sue vasche piene d’acqua che si riversano nel profondo impluvio, fino a scavare un botro. Da qui il bosco si fa di nuovo alto e possente e l’ambiente che ci circonda torna ad essere ricco di rigogliosa vegetazione. Durante questo cammino in leggera e costante ascesa, faranno bella mostra di sé numerose piante di Corniolo, che in questo periodo ci invitano con le rosse bacche succose.

Ancora più in alto ci troveremo a passare a fianco del rudere di un grande fabbricato, intorno al quale tra i numerosi alberelli di olmo campestre, spuntano gli immancabili frutti spontanei, come sorbo, fico, piccoli peri, nespoli selvatici e innumerevoli essenze della macchia Mediterranea, cariche di coloratissime bacche autunnali.  Saliremo ancora lungo la vecchia strada delimitata da muriccioli di pietra che da lì a poco ci condurrà  ad un ennesimo crocevia di sentieri dove proseguendo a dritto. Abbandoneremo la vecchia strada selciata seguendo ora il sentiero n.30 che da lì a poche centinaia di metri ci ricondurrà al nostro punto di partenza chiudendo questo straordinario circuito, sicuramente da consigliare, ricco di un insolito  interesse naturalistico e paesaggistico, che ci ha piacevolmente sorpreso e che abbiamo apprezzato per l’intero tragitto.

Joomla Templates and Joomla Extensions by ZooTemplate.Com
   

Categorie Itinerari  

trek notturni
risalite easy
ciaspole altri-luoghi
   

fio fiu

I fiori del fiume

lupo-titolo

Leggi l'articolo


 

LE BACCHE E ALTRI FRUTTI DEL BOSCO

Durante le nostre escursioni autunnali abbiamo notato la grande quantità di frutti presenti in autunno. Abbiamo così deciso di fotografarli e preparare delle semplici schede descrittive.

Clicca QUI 

biancospino-1
   

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.

Utilizzando il sito, dichiari di accettare l'uso dei cookie.