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Montieri e i sentieri dell’argento

anna stefano paolo

12.3 km, 06:29:21

coordinate43°07'48.6"N 11°00'54.53"E  google maps
Percorso il 02/03/2016 verificato il....... noteNiente da segnalare cane guinzaglio estate no
distanza11,7 km 857 mdislivello pendenzamed. 12%, max 46%
tempo6:29 h tempo m4:25 h difficoltaE
  bot mappa      bot traccia

Descrizione

 Montieri e i sentieri dell’argento

 

Dopo le vette delle Cornate, i poggi di Ritrovoli e di Prata, nelle  escursioni dedicate ai rilievi più alti e conosciuti delle nostra zona, non poteva certo mancare la doverosa ascesa verso la vetta del Poggio di Montieri, che con i suoi 1050 metri, torreggia in mezzo alle Colline Metallifere.

Ricco di curiosità e di bellezze naturali, questo percorso ci racconta soprattutto la storia legata alle antiche  miniere di rame e d’argento, sparse su tutte le pendici del monte, che fin dai lontani Etruschi, resero fama  a tutta la zona.

Abbiamo deciso di descrivere il nostro viaggio, così come ci è apparso durante una recente escursione di fine inverno, quando una leggera spruzzata di neve, ha sicuramente impreziosito l’intero paesaggio, rendendo il cammino ancor più coinvolgente.

Una volta raggiunto il paese di Montieri, abbiamo lasciato le nostre auto,  all’inizio dell’antico borgo minerario. 

La principale ricchezza del piccolo comune,  è sempre stata legata ai suoi giacimenti di minerali e di solfuri misti di ferro, piombo, argento e rame e alla loro lavorazione, durata fino oltre la metà del 1900. Si dice che il castello fosse sorto  addirittura su antiche discariche di scorie della lavorazione dei preziosi ‘minerali monetabili’, come l’argento e il rame, che gli hanno pure conferito il nome di Montieri:  ‘Mons aeris- Monte del rame’!

Inizieremo la marcia in una ripidissima salita lastricata, contornata dalle immagini della Via Crucis, che sovrastando il panorama dei tetti del paese, ci conduce alla chiesetta dedicata a San Giacomo. Sulla nostra dx, appena  iniziato a salire, attratti da una zampillante cascatella, ci soffermeremo  nei pressi del cunicolo della miniera di ‘Santa Barbera’,  già anticamente sfruttata e riaperta nel 1834. Malgrado i 140 metri di lunghezza scavati nel diaspro, le ulteriori ricerche del prezioso argento, non furono  molto proficue.

Arrivati in cima alla salita, davanti alla piccola chiesa dedicata a San Giacomo, continueremo il cammino passandole a fianco, discendendo poi delle piccole scalette, per trovarci  da lì a poco, sul vero e proprio sentiero che  inerpicandosi lungo un castagneto ci condurrà verso la sommità del monte. (approf)

Con un po’ di attenzione, tra le pietre del ciottoloso viottolo, sarà piacevole scorgere, alcune interessanti formazioni cristalline particolarmente limpide e lucenti.

Si tratta di piccoli cristalli prismatici di quarzo che possono misurare da pochi mm fino a una decina di cm. Provenienti da una formazione quarzifera presente nel Macigno e nella Scaglia,  per la loro particolare lucentezza, vennero denominati, dai naturalisti del 1700, come ‘Diamanti di Montieri’.

Proseguiremo sul nostro viottolo, stando sempre accorti ai cartelloni esplicativi e poco più avanti, sulla nostra sx, si scorgerà una piccola deviazione in discesa che conduce verso una vecchia cava. Qui veniva estratto  il ‘Marmo rosso di Montieri’, una roccia sedimentaria di un bel colore rossastro, presente nella formazione della Scaglia Toscana.

Andando avanti nel bosco per poche centinaia di metri ancora,  lo stesso viottolo,  ci condurrà fino al cunicolo della ‘Buca delle Fate’. (Davanti  a noi si aprirà una stretta  galleria medievale  che si allunga per circa 14 metri nei diaspri rosati, fino a raggiungere un pozzo sfruttato probabilmente come discenderia verso antiche cave di argento e di rame).    

Lasciandoci coinvolgere dal bel castagneto che ci circonda e dalle tante curiosità minerarie e storiche che arricchiscono questa zona,  ci potrà  sembrare meno faticoso il cammino in salita, che ci porterà a riguadagnare il percorso principale, lasciato prima di questa deviazione.  Con poche centinaia di metri, ignorando il primo bivio a dx (che condurrebbe alle rovine della polveriera )  giungeremo ad un grande crocevia all’uscita dal castagneto.  (Fonte dei Saggi, quota 869 m). Trovandoci  in un ampia stradina di terra battuta, svolteremo a dx in salita, per incontrare di lì a poco un secondo incrocio (I Bottini). Qui svolteremo a sx , seguendo sempre la carrareccia che  si inoltra ora in un spettacolare bosco di abeti bianchi (Abies alba) e abeti rossi (Picea abies), che cambiano totalmente l’aspetto dell’ambiente che ci circonda.

Il fresco dell’abetaia, alleggerirà la fatica della salita e proseguendo il cammino ancora per circa km 1,500 risaliamo il versante del monte, fino a giungere dove gli abeti si diradano. Potremmo così scorgere la sagoma di una grande croce metallica bianca.

(La grande Croce in ferro è stata collocata sul Poggio di Montieri nel 1961, a ringraziamento e protezione di un territorio storicamente ricco di risorse minerarie e di grande pregio geologico e naturalistico. Nel 2012 è stata restaurata e fornita di illuminazione, grazie al contributo di Enel Green Power, su iniziativa della Parrocchia del paese e della Diocesi di Volterra. Fu inaugurata durante la festività della Madonna dei Castagni).

Ci fermeremo  per ristoraci proprio ai piedi della imponente  struttura, ammirando gli ampi panorami che si aprono  davanti a noi, mentre intorno luccica la neve punteggiata da stupendi Crocus che  sbocciano sotto il sole.  Continueremo la  marcia iniziando a scendere lungo la piccola strada asfaltata, a pochi metri dal punto della nostra sosta e scopriremo ancora una volta un ambiente nuovamente diverso.

Ci troveremo immersi in una stupenda faggeta, che riveste tutto il versante Nord, fino ad incontrare di nuovo dei castagneti che ci accompagneranno, dalla cima del poggio fino ad un grande spazio chiamato ‘Il Piano’.  Questo luogo incorniciato da grandi castagni secolari, è da sempre frequentato da turisti e dagli abitanti di Montieri, per feste e scampagnate.

Continueremo  ancora in discesa, lungo la stretta stradina asfaltata facendo attenzione dopo circa 400 metri, sulla sx all’incrocio di una piccola carrareccia dove  i cartelli ci indicheranno il sentiero n 14 (che porterebbe fino a Gerfalco). Il nuovo percorso,  costituito da una vecchia mulattiera ci condurrà in meno di 15 minuti ad uno dei luoghi più interessanti di questa escursione: la misteriosa Canonica di San Niccolò.

Il sito archeologico che apparirà davanti a noi, si apre a ridosso di una collinetta e occupa un pianoro recintato da una rete metallica a protezione dei recenti scavi. I resti di un’ eccezionale chiesa a sei petali, unica in Italia, risalente al secolo XI°, si mostrano  accanto alle mura perimetrali di altre strutture che servivano alla lavorazione dei minerali argentiferi. (approf)

Scattata ancora un’ ultima foto ai resti della singolare chiesa a sei petali, continuiamo il cammino aggirando la recinzione degli scavi per ritrovare il medesimo sentiero, fino al successivo crocevia.

Lungo il tratto di bosco di carpini e faggi che attraverseremo,  supereremo un paio di piccoli impluvi che catturano la nostra attenzione per la loro conformazione rocciosa e la ricchezza di interessanti specie di piante. Dalle rigogliose felci, ai bucaneve, alla dafne e negli angoli più scuri e umidi dei fossati, una elegante pianta saprofita, la ‘Lathraea squamata’, con le sue sfumature porporine.

Giunti al crocevia dovremmo svoltare decisamente a dx, lungo una stradina forestale di terra battuta che sempre in continua discesa, attraversando gli alti boschi d’abeti ci condurrà fino alla strada regionale.  A questo punto dovremmo attraversare per immetterci in una nuova carreggiabile di ghiaia bianca e abbandonare il sentiero 14 che si dirige verso Gerfalco.  Continuiamo  a scendere, fino all’ultima nostra meta di viaggio.

Percorrendo la via in discesa rilassati per il comodo cammino, apparirà davanti a noi, la bella prospettiva del borgo di Gerfalco, incorniciata tra le  fronde di profumate piante di Douglasia (Pseudotsuga menziesii), un abete di origine nord americana, che in questo tratto di bosco sta ricrescendo anche in maniera spontanea. Quasi in fondo alla discesa, dopo aver percorso poco meno di un km dalla strada regionale,  troveremo sulla sinistra un piccolo castagneto oltre il quale intravediamo il laghetto, che da questa distanza si presenta come uno stagno e solo via via che ci avviciniamo ci rendiamo conto della sua unicità. La breve nevicata della notte ha leggermente  imbiancato le sue sponde e di fronte, dietro la barriera di un canneto, la bella fioritura dei Saliconi, riflette su tutto l’ambiente il suo colore argentato.  Davanti a noi alcuni grandi pioppi, emergono col loro fusto  direttamente dall’acqua, mentre a pochi passi dalla riva, meli e ciliegi secolari selvatici, fanno compagnia ad un vicino boschetto di conifere. (approf)

Un po’ scoraggiati dalla lunga salita che dovremmo ripercorrere, lasciamo a malincuore questo posto speciale e ci incamminiamo lungo lo stesso tragitto che ci ha condotto fin qui.  Ripercorriamo a ritroso il tragitto di poco prima e, una volta oltrepassati  i ruderi della Canonica, ci troveremo di nuovo  sulla piccola strada asfaltata che in prossimità della località ‘Prategiano’, ci porterebbe alla cima del Poggio di Montieri. Qui svolteremo invece a sx, scendendo rapidamente per un paio di centinaia di metri, per immetterci sulla dx verso la strada asfaltata che conduce al paese, dove abbiamo lasciato parcheggiata la nostra auto.

Con un po’ di tempo disponibile e un po’ di energia rimasta, sarebbe interessante una visita tra le antiche viuzze di Montieri,  che conservano ancora  l’atmosfera di un vissuto borgo medievale,  vero centro industriale di altri tempi.