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cdg-a-gelso   Nome scientifico: MORUS ALBA
  Nome comune: GELSO BIANCO
  Famiglia: Moraceae
  Fioritura: Aprile-Maggio
  Frutti: Luglio
  Habitat: predilige suoli umidi, ma si adatta a qualsiasi tipo di terreno. Non sopporta inverni troppo rigidi. Fino a 800m, non è presente in Val d’Aosta.


Descrizione

Pianta caducifoglia che può raggiungere un’altezza di 15-20 m e un’età di 70-100 anni, anche se esistono individui plurisecolari. Ha radici di colore giallastro, robuste espanse e piuttosto profonde e espanse,  in grado di contrastare i movimenti franosi del terreno. Il tronco è eretto, irregolarmente ramificato, corteccia grigio-brunastra con screpolature reticolate.

Le foglie sono alterne ampie fino a 6 cm e lunghe fino a 14, spesso lobate  con margine irregolarmente seghettato, talvolta diverse di forma sulla stessa pianta e sullo stesso ramo, su picciolo di pochi cm. La superficie superiore è di color verde lucido, più chiare nella parte sottostante.

I fiori sono rappresentati da un’infiorescenza unisessuale di colore biancastro. I maschili disposti in spighe cilindriche di 2-4 cm, mentre i femminili sono piccoli agglomerati ovoidali che si trovano all’ascella delle foglie.

L’infruttescenza (sorosio) popolarmente chiamata mora di gelso, appare come un insieme di piccole bacche carnose di colore bianco-giallastro, ognuna con un seme al centro, di sapore acidulo dolciastro.

Già in uso nell’antica medicina tradizionale cinese per curare vertigini, insonnia e disturbi  del fegato, i frutti del gelso hanno proprietà antiossidanti, astringenti, diuretiche, ipotensive. Una volta venivano utilizzati come lassativo e ridotti in farina utilizzati come edulcorante. La loro polpa è utili in cosmetica per maschere rinfrescanti e lenitive. Le foglie pestate possono alleviare afte e stomatiti, mentre il loro infuso ha proprietà antibiotiche. Corteccia, frutti e radici vengono utilizzati a scopo fitoteraputico anche per il controllo del diabete. Recenti studi hanno dimostrato anche proprietà antitumorali, individuate nella corteccia e nelle radici della pianta.

Il legname è un buon combustibile, adatto anche a piccoli attrezzi da lavoro, mentre i rametti giovani possono essere impiegati per fabbricare cestini.

Il Morus alba è una pianta originaria delle aree centrali della Cina, introdotta da Marco Polo, in Europa e in Italia, intorno al 1271. Ma secondo una leggenda si narra che nel VI° secolo, due monaci inviati in Cina dall’imperatore Giustiniano, fossero riusciti a carpire il segreto dell’utilizzo del baco per la produzione della sta, tenuto gelosamente in segreto dai mercanti cinesi. I monaci avrebbero nascosto dentro i loro bastoni alcuni bozzoli, portandoli fino a Roma. Da allora fino al sec XIX°, l’Italia infatti fu ai vertici per la produzione della seta insieme a Cina e Giappone. Diffuso fino a metà del 1900, è andato scomparendo con l’affermarsi delle fibre sintetiche.

Anche nelle nostre zone intorno a Pomarance, intorno al 1800 era fiorente l’attività di allevamento del baco da seta (sericultura) e numerosissimi gelsi vennero impiantati per il loro nutrimento, tanto che ancor oggi, nelle campagne adiacenti al paese, gelsi secolari  ancora ce lo testimoniano.

Riguardo l’etimologia del nome specifico del gelso, si suppone che possa provenire dal greco ‘meiro=divido’ per descrivere il suo frutto composto. I romani invece lo chiamavano ‘Morus celsa= moro alto’, in contrapposizione alle more di rovo e quindi la parola ‘celsa’ ha dato origine a ‘gelso’.

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Morus alba -- Gelso bianco