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Il Calcedonio di Monterufolino e le Miniere del Caggio

Itin. GM1

anna stefano paolo

9.8 km, 06:03:54

  
coordinate43°14'52.94"N 10°46'33.83"E  google maps
Percorso il 29/01/2018 verificato il....... noteNiente da segnalare cane guinzaglio estate no
distanza9,9 km 560 mdislivello pendenzamed. 9,5%, max 32,6%
tempo6:04 h 4:13 htempo m difficoltaEE
  bot mappa    bot traccia
Galleria foto (44 immagini)

itinerari GEOMINERARI

Durante i nostri consueti viaggi che ci hanno portato in lungo e in largo in tutta la Val di Cecina, abbiamo avuto modo di scoprire o  riscoprire molti luoghi che testimoniano quanto un tempo, la nostra zona fosse interessata da molteplici attività minerarie. 

A testimoniarcelo  le innumerevoli quantità  di vecchi pozzi, gallerie, discariche e ruderi di edifici minerari riscontrati, che mostrano l’importanza e la meticolosa capillarità nella ricerca dei minerali più disparati, che fin dai tempi più remoti,  è proseguita caparbiamente fino ai primi decenni del secolo scorso.

Incuriositi, ci siamo messi alla ricerca di dati,  vecchie carte,  storie e di tutto quanto  potesse riguardare  l’argomento con l’irrefrenabile voglia di conoscere gli aspetti di questo nostro passato così importante.

Poiché la nostra passione, rimane sempre e comunque il camminare, è nata spontanea l’idea di creare una serie di itinerari, da suddividere in varie tappe, che possano congiungere dei punti d’interesse,  talvolta  remoti e sconosciuti, coinvolti in passato dall’attività mineraria.

Questa idea, non avrà certo la pretesa di sembrare un lavoro di interesse scientifico o particolarmente tecnico, ma si limiterà solo alla riscoperta e alla visita di  luoghi, che in un tempo non molto lontano hanno avuto così tanta importanza  per  la Val di Cecina  e la sua gente.

 

 

PS: nelle indicazioni di alcuni particolari luoghi da noi ritrovati, abbiamo volutamente omesso  riferimenti cartografici  precisi, in quanto  presentando punti  insidiosi e privi di una vera e propria messa in sicurezza,  potrebbero rappresentare rischi per chi vi si avvicinasse incautamente.

Descrizione del percorso

Il Calcedonio di Monterufolino e le Miniere del Caggio

Itin. GM1

 

Come punto di partenza della prima tappa di questo lungo viaggio minerario abbiamo scelto la Riserva di Monterufoli e più precisamente la fonte sottostante la conosciuta ‘Villa delle cento stanze’ (43°14’52.8”N 10°46’33.9”E).

Parcheggiata l’auto iniziamo a salire il ripido camminamento che ci conduce in breve tempo alla grande dimora, meta di tanti nostri precedenti viaggi. Da qui proseguiamo il cammino iniziando a discendere la piccola strada bianca, a metà della quale imboccheremo a sx un’altra stradina che superato un  boschetto di lecci, ci conduce al podere di Monterufolino, primo punto d’interesse di questo nostro itinerario.

id 68mc gm1 001Nei pressi del podere  si trovava una delle principali cave di calcedonio, dove nel periodo compreso tra la fine del 1500 e il 1800 venivano estratti i preziosi ‘Calcedonj di Volterra’ che rifornivano principalmente l’Opificio Granducale delle Pietre dure di Firenze. Il Calcedonio estratto a Monterufoli è un quarzo microcristallino, che si presenta in svariatissime colorazioni e forme, particolarmente apprezzato per soddisfare necessità estetiche o  di lavorazioni  come cammei, gemme e soprattutto intarsi e mosaici ornamentali.   (Approf:il Calcedonio)

Continuiamo il cammino approfittando della segnaletica bianco-rossa e oltrepassiamo il grande campo passando in mezzo alla lecceta sottostante. Una volta risaliti cercheremo di individuare di fronte a noi,  nei pressi di una recinzione arrugginita, il camminamento da seguire  che in circa 200m ci porterà all’affaccio su una grande cava del minerale (43°14’37”N 10°46’47.3”E)

Proseguiamo percorrendo alcune decine di metri a ritroso per poi prendere questa volta sulla dx, il piccolo sentiero che si inerpica sui grandi massi di serpentino (sent. n°8  NMC1), dove poco più avanti, con una deviazione sulla sommità della collinetta, avremo modo di spaziare con lo sguardo e ammirare i panorami circostanti. Continuiamo in direzione SE  lungo il piacevole sentiero che ora si fa largo nell’ampia gariga di rocce serpentine, mostrandoci esemplari di cespugli mediterranei che qui, in particolar modo hanno assunto una graziosa forma di nanismo. Proseguendo per 800 metri complessivi dopo la cava, troviamo a sx una diramazione che dovremmo imboccare cambiando decisamente senso di marcia per salire sul crinale del Corno a Bufalo a una quota di circa 530 metri. Da qui possiamo ammirare ancora gli esuberanti panorami intorno a noi e con un po’ di attenzione, individuare tra l’immenso verde, i vari punti che visiteremo in questo viaggio.

Ridiscenderemo per un irto sentiero servito da fatiscenti gradini, lungo il versante opposto a quello che abbiamo risalito, fino ad incontrare un’ampia carrareccia che taglia il fianco settentrionale del massiccio del Corno al Bufalo. Cammineremo lungo la piccola strada voltando a dx e dopo circa 350 ulteriori metri l’abbandoneremo per immettersi a sx  lungo il sentiero N°7 NMC2 (WP2  43°14’38.5”N 10°47’20.8”E ) che ci porterà scendendo, fino alla piacevole vallata del Linari. Il viottolo agevole e ben pulito all’inizio, si presenterà in seguito più ostico e difficoltoso, causa la forte pendenza e l’usura degli ormai vetusti gradini.  Una piccola curiosità che incontreremo nella prima parte del nostro sentiero, è un contorto ginepro rosso, che da secoli si aggrappa alle rocce proprio al centro del  passaggio, portando ingiustamente sulla sua vecchia e logora corteccia i colori del segnavia ufficiale. 

id 68mc gm1 005id 68mc gm1 002Giungiamo sul greto del torrente proprio in prossimità di una grande Farnia  (Quercus robur) dove  voltiamo a dx per osservare una delle gallerie minerarie più antiche. Essa si presenta scavata nell’ammasso serpentinoso che la sovrasta e appare priva di armatura, perciò senza addentrarci, scuriosiamo per qualche metro al suo interno dove si scorgono evidenti venature azzurre di carbonati e minerali cupriferi ossidati.  

Le serpentiniti rappresentano gli affioramenti più estesi della Riserva di Monterufoli e sono considerate rocce  che hanno avuto origine da magmi in risalita attraverso  antichi fondali oceanici  circa 150milioni di anni fa. La loro particolare genesi metamorfica ha favorito la concentrazione di varie mineralizzazioni cuprifere presenti al loro interno, rappresentate da calcopirite, calcocite, bornite e rame nativo. (Approf. minerali di rame)

 

id 68mc gm1 006Tornando indietro poco più a monte della galleria,  troviamo un sentiero in forte salita che ci conduce ai ruderi di un grande edificio minerario (WP  43°15’00,4”N 10°47’28,1”E ),  presumibilmente strettamente legato alla galleria sottostante. Scendendo di nuovo sul versante dietro, troveremo un’altra apertura nella roccia ostruita dalle frane e dalla vegetazione e da qui continuiamo fino al torrente. Aiutati dalla sbiadita segnaletica convenzionale, seguiremo uno dei suoi tanti rami, fino a individuare dopo un breve tratto, un camminamento che salendo per una ventina  di metri in forte dislivello, porta ad altri ruderi  che testimoniano quanto fosse fervida in questi luoghi la ricerca di minerali di rame (WP3 43°15’02,1”N 10°47’30,1”E ). Oltre ai numerosi resti di muri, si intravede l’apertura di un pozzo profondo a sezione rettangolare e nelle vicinanze,  l’immancabile struttura a pianta circolare.

 Il locale rotondeggiante, sempre presente in questa tipologia di miniere, aveva un raggio di poco più di 4 metri ed era attrezzato per ospitare un argano di servizio per il recupero del minerale estratto. In tempi più antichi il meccanismo era azionato dai cavalli, successivamente sostituiti in tempi più recenti, da una macchina a vapore alimentata dalla lignite estratta a Villetta. (Approf. Le miniere di rame nella Riserva di Monterufoli)

 

linariCi portiamo di nuovo verso il torrente iniziando a discenderlo lentamente, un po’ perché il terreno si presenta  scivoloso, ma soprattutto perché questo straordinario ambiente di forra merita di essere osservato in ogni suo particolare.

id 68mc gm1 010Accompagnati dallo scrosciare delle acque cristalline, che ben contrastano con il colore intenso del serpentino, proseguiamo sul greto del piccolo corso d’acqua, osservando straordinari esemplari di piante relitte come il Tasso (Taxus baccata) e l’ Agrifoglio (Ilex aquifolium), mentre delle baldanzose viti selvatiche si arrampicano sull’alta vegetazione presente sulle rive.

Dopo aver camminato per circa 700-800 metri dall’ultimo pozzo minerario, dobbiamo prestare molta attenzione al momento dell’uscita dal torrente perché questo tratto non fa parte della sentieristica tradizionale. Individuato il punto di cui riportiamo le coordinate (43°14’50,6”N 10°47’49,8”E), usciamo a sx e camminando per tracce, oltrepassiamo dei pungitopi e poi degli scopeti, fino a  risalire ed incontrare dopo un breve tratto, di nuovo la sentieristica ufficiale (sentiero n°9). Faremo attenzione a seguire a dritto e in costante salita il tracciato, trascurando quello che si apre verso dx che ci porterebbe invece ad allungare notevolmente il nostro rientro. Saliamo seguendo i segni bianchi e rossi,  lungo il camminamento ricavato tra le garighe  di serpentino, che ci mostrano immancabilmente la loro particolare vegetazione e i piccoli arbusti-bonsai di macchia mediterranea.  Dopo un breve tratto sulla sx (coord. 43°14’54”N 10°47’48,6”E),  scorgeremo seminascosti dalla vegetazione, i ruderi di un altro sito minerario. Curiosando meglio scopriamo quel che rimane dell’immancabile locale a sezione rotondeggiante, proprio accanto a una profonda depressione, ormai semicoperta dai detriti franati dalle pareti perimetrali, che ci fa intuire con sufficiente sicurezza, che anche in questo luogo fosse presente un pozzo verticale di estrazione.

id 68mc gm1 009Catturati dalla curiosità e dall’immaginazione osserviamo ogni particolare dei vecchi muri, immaginando quanto un tempo questi luoghi fossero teatro di frenetiche e speranzose ricerche minerarie.

Lasciamo questo sito continuando a seguire il sentiero in forte ascesa, fin quando dopo un breve tratto, troveremo ancora sulla dx, i resti di una costruzione che con probabilità doveva ospitare uno di uno degli edifici principali di servizio alle miniere di Botticella e del Caggio, con numerosi locali come magazzini, alloggi ed uffici.

E’ impossibile non rimanere sorpresi e compiaciuti, nell’osservare anche il più piccolo di questi ruderi, che testimonia la laboriosità e la volontà dell’uomo, nel tentativo di strappare a questa selvaggia natura le ricchezze nascoste nel sottosuolo. Immaginiamo quanto ardua e dura sia stata la vita di chi si dedicava con ostinazione a questa attività; una sfida resa ancor più complicata e difficile, da un  territorio tanto aspro e tanto ricco, ma solo di ‘giacimenti poveri’.

Continuando il cammino ci ritroviamo ora in un’ampia carrareccia servita un tempo per ricerche geofisiche e sfruttata in seguito come cessa antincendio. La seguiamo risalendo il crinale del massiccio ‘Poggio di Grufoleto’, che ci offre l’immensità de suoi panorami.

Risaliamo ancora fino a trovare dopo un breve tratto pianeggiante, una evidente diramazione dove volteremo a sx in leggera salita, oltrepassando un tratto di bosco misto a pini. Dopo aver camminato per circa 500 m. dall’ultimo incrocio, in prossimità di uno spazio più aperto noteremo ancora sulla dx, i resti di altri insediamenti minerari nei pressi dei quali dipartirebbe in direzione SE un’ulteriore traccia verso ‘Casa Santa Barbara’ con un nuovo percorso minerario, che per il momento ignoreremo.

Continuiamo la marcia fino al punto di massima altitudine dove inizia una leggera discesa e, oltrepassata la catena di interdizione al traffico, ci immettiamo ovviamente a sx, sull’ampia carreggiabile che da Libbiano si dirige verso il cuore di Monterufoli.

id 68mc gm1 004Potremo ora camminare molto comodamente per circa Km 2,7 lungo la strada bianca, che ci porta a raggiungere di nuovo il luogo di partenza.  La piacevolezza della lunga passeggiata ci permetterà di rilassarci e di osservare lungo tutto il cammino le numerose varietà di essenze mediterranee che costeggiano il tracciato, alternate ad alcune piante ‘relitte’ come il Tasso e l’Agrifoglio, in netto contrasto con i pini impiantati nei discutibili progetti di rimboschimento del dopoguerra. Proseguiamo incuriositi, alla scoperta delle tracce lasciate dal passaggio degli ungulati e dalle fatte dei lupi, in bella mostra al centro della strada e, circondati dal rigoglioso bosco, arriviamo a scorgere la nostra auto sotto i grandi noci secolari presso la fonte della Villa Monte Rufoli.   (Approf: Villa di Monterufoli)