Di Francesco & Irene

 

 

La grande presenza delle mineralizzazioni presente nella Riserva di Monterufoli è essenzialmente legata alla morfologia del suo territorio e soprattutto dagli affioramenti ofiolitici che lo caratterizzano. Fin dall’epoca etrusca, si ipotizza che venissero già estratti minerali in questa zona, ma le testimonianze sicuramente più attendibili, risalgono alle ricerche minerarie fatte eseguire dai Medici, per quanto riguarda l’Allume, il Rame e principalmente il Calcedonio, utilizzato in grande quantità dall’Opificio delle Pietre Dure, per abbellire soprattutto la splendida Firenze Medicea e addirittura per essere esportato.

calcedonio-1Si intende per Calcedonio, tutto quel gruppo di quarzi microcristallini a struttura fibrosa, semitrasparenti, traslucidi, opalini e nelle numerose cave della zona di Monterufoli ce n’erano sicuramente esemplari superbi, in una varietà di colori e di trasparenze, tra i più ricercati per pregevoli opere di mosaico. Le numerose aree note per l’estrazione, si trovavano tra la Fattoria di Monterufoli e quella di Caselli, presso i poderi Monterufolino, Sorbi e Gabbra. Lungo il Ritasso, sul Poggio di Castiglioni e nel Fosso degli Scopai. Innumerevoli cave nei dintorni di Caselli, fino a Nord-Ovest di Serrazzano e ognuna di queste cave, dalle più piccole, alle più storiche, forniva il minerale in apprezzabili colorazioni, diverse in ogni località.

11Fosso-Malentrata-CristallizzazioniSempre in queste zone inoltre, i sedimenti lacustri risalenti al Miocene Superiore, hanno originato vasti depositi di Lignite, che fin dai primi del 1900, è stata estratta e utilizzata come combustibile fossile, fino al dopoguerra; tanto da giustificare la costruzione di un’arditissima ferrovia per agevolarne il trasporto. Nelle stesse aree, così fortemente mineralizzate, anche l’ottima Magnesite, reperita in filoni, lungo le sponde del Fosso di Malentrata, arricchisce l’elenco dei minerali di Monterufoli, insieme al Vetriolo, all’Antimonio e al prezioso Zolfo, estratto in “crostoni” nei pressi di Libbiano. Importantissimo l’utilizzo terapeutico che ne veniva fatto: contro le malattie della pelle, dei polmoni, della tisi e addirittura contro i tumori.

miniera-di-rame-1Infine, anche la diffusa presenza del Rame, ha reso famosa la Riserva di Monterufoli. Nell’area compresa tra il borgo di Libbiano e i torrenti Trossa e Linari, circa a metà dell’anno 1800, venivano condotte alcune ricerche per valutare la reale potenzialità dei depositi cupriferi della zona, già noti in passato. Furono eseguiti lavori nelle località di “Aia al Cerro” (Pozzo Samuele) e “Poggio Frantosini” (dove fu realizzata parte di una galleria). Vennero segnalate anche le aree di Gabbrucci, Biancanelle, Poggio Alto e Colle alle Monache, con ricerche che vennero spinte fino a Poggio Montorsi, Fonte al Fico e Poggio Campora. Ma le esplorazioni che ebbero maggior successo, furono quelle localizzate intorno al Caggio e Fosso Linari, dove furono scavati tre pozzi e una serie di gallerie per poterli congiungere. Ancora oggi, i numerosi ruderi degli edifici minerari, testimoniano l’intensa attività estrattiva , supportata da macchinari idraulici, alimentati con la stessa lignite estratta della zona.

P1010447Altro importante sito minerario, ubicato all’impluvio del Botro Santa Barbara, è la grande Miniera del Castagno, già attiva nel 1850, per conto della “Società Mineraria Anglo-Toscana”. Ancor oggi si può intravedere parte dell’ingresso di una lunga galleria in muratura, di circa 900 m, che si apre alla confluenza del Trossa e da cui si dipartivano varie traverse e discenderie, che portavano a un secondo piano e ad un pozzo, di forma rettangolare profondo circa 150 metri, di cui oggi se ne sono perse le tracce tra la folta vegetazione che gelosamente, ne custodisce i suoi resti.

 

 

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