Dai giganti del vento al Castello medioevale

Queste sono le foto scattate durante il trekking. Scorrendo la pagina verso il basso puoi trovare tutti i principali dati del percorso: lunghezza, dislivello, difficoltà, ecc… Avrai anche la possibilità di scaricare la traccia GPS, scaricare una mappa stampabile, poter leggere una dettagliata descrizione del percorso.
   
anna stefano paolo

16.5 km, 07:02:35

  

Percorso il 12/08/2017 - Distanza percorsa:  16,5 km - Dislivello tot.: salita 551 m

Pendenza: med. 6,5%, max 32% - Tempo impiegato: 7:00 h - Tempo in movimento:  5:21 h - Difficolta: E

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Descrizione

Dai giganti del vento al Castello medioevale

 

Da Montecatini a Pietra Cassia

 

Con l’arrivo dell’atteso  autunno,  riprenderemo le nostre  abituali escursioni  cercando di realizzare una lunga passeggiata, ideata e progettata da tempo, che ci permetta di collegare Montecatini alla maestosa Rocca di Pietra Cassia. Attraverseremo  tutto il panoramico crinale, in compagnia delle grandi torri eoliche, per chiudere poi  il lungo anello, percorrendo in parte la strada bianca proveniente da Orciatico che si inerpica sul versante settentrionale del Poggio di Montecatini. 

montecatini pietracassia 001Per praticità abbiamo scelto come luogo di partenza l’incrocio con la piccola strada per Orciatico (coord 43°23’41,2”N-10°42’49,8”E) posteggiando nel largo spazio in prossimità di una delle strutture eoliche. 

 

Inizieremo a percorrere in senso orario il nostro itinerario e, grazie alla splendida giornata di sole e di ottima visibilità, fin da subito il nostro cammino si farà interessante per le sconfinate vedute, che sulla sx volgono verso il mare, lasciandoci  intravedere  la costa e le isole dell’Arcipelago.  Attraverseremo con lo sguardo il declinare  delle dolci colline e dei poggi punteggiati di borghi nascosti, di antiche fattorie  e di stradine ornate di cipressi.       

montecatini pietracassia 002Continuando a camminare lungo la comoda strada bianca, non possiamo che soffermarci per qualche istante ad osservare l’imponente mole degli impianti eolici, che con lievi e sinistri rumori  dispongono le gigantesche eliche a favore del vento più propizio.   Camminando avanti in direzione NO cerchiamo di affacciarci sul  versante opposto, dove in lontananza si nota il biancheggiare delle cime dell’Appennino e poco più a ovest la mole delle  Apuane.

montecatini pietracassia 003Percorsi circa 2km dalla partenza, i larghi spazi incolti e gli ampi pascoli, pian piano lasciano luogo ad una crescente vegetazione di giovani  cerri e arbusti dai colori autunnali, per  passare gradatamente, superando le solite  pinete impiantate, ad un bosco più adulto ricco e maestoso, dove spadroneggiano  piante di cerro e roverelle, insieme a coloratissimi aceri, sorbi e carpini.  Nel punto in cui la strada inizia a scendere ci troviamo immersi in un ambiente a dir poco spettacolare e coinvolgente, col maestoso scenario di un bosco ancora più alto, che sembra dipinto di sfumature autunnali.  Da qui iniziamo anche a vedere le rigogliose piante di castagno che ci accompagneranno per  buona parte del tragitto.

 

Ben presto  ci compare davanti, una grande cancellata che interdice il transito sulla vecchia via che, da questo punto,  raggiungerebbe Miemo.  (Coord 43°24’52,8”N-10°41’17,8”E). Abbiamo interpretato questo sbarramento, che limita solo pochi metri davanti alla strada, come divieto di accesso relativo ai veicoli, in quanto tutto il resto della zona è privo di qualsiasi tipo di recinzione e appare libero per chi proviene dal bosco circostante.  Consapevoli comunque di introdurci in una proprietà privata, cercheremo più che mai che il nostro passaggio non arrechi minimamente danno alla natura che ci circonda e sarà  nostra cura individuare e seguire da subito, la traccia di una vecchia strada forestale sulla nostra dx, che si inoltra in direzione Nord.

montecatini pietracassia 004Il bosco intorno si presenta ora, ricco e suntuoso impreziosito dalla presenza di castagni, ornielli, aceri e addirittura qualche faggio, che nel periodo autunnale creano un’atmosfera di rara bellezza. Dopo alcune centinaia di metri terremo la sx in prossimità di un  incrocio appena accennato, dove poco più avanti scorgiamo tra gli alberi maestosi,  i ruderi di una vecchia costruzione.  Continuiamo a seguire la nostra carrareccia in leggera discesa, costatando in prossimità dei numerosi insogli, la cospicua presenza di ungulati.

 

In fondo alla discesa oltrepassato un piccolo botro cominciamo a risalire, accompagnati da una vegetazione diversa  che cambia continuamente, mostrando ora  un bosco più basso e giovane, con spazi e ampie radure,  colonizzate da  ginepri e tante altre specie di arbusti.   montecatini pietracassia 005 Lambendo la radura,  camminiamo ancora fino a sfociare in un ampio slargo dove è collocato un appostamento attrezzato per  la caccia, finché dopo qualche centinaio di metri, comparirà magicamente davanti a noi la sagoma bianca dell’imponente fortilizio di Pietra Cassia, che spicca sulla cresta di un’altura come da una tavolozza di surreali colori d’autunno.      Continuiamo lentamente per  poterci concedere  ad ogni occasione la possibilità di fotografare questo spettacolo e discendendo leggermente , in prossimità di una curva ad angolo stretto, abbandoneremo il tracciato della vecchia strada, per inoltrarci lungo un  sentiero che si fa largo nei fitti cespuglieti. (43°25’46”N-10°41’04,4”E).

Ben presto ci troviamo  davanti  la cancellata che impedisce l’accesso a tutti i veicoli,  ma compiuta una piccola manovra per aggirarla, superiamo facilmente il passaggio, per guadagnare la strada di accesso all’antica rocca. Risaliamo lungo un boschetto di lecci caratterizzato da imponenti massi di calcare, fino a quando saremo davanti all’ingresso del fortilizio, recentemente restaurato. (Approf:Rocca di Pietra Cassia)

montecatini pietracassia 011Entriamo all’interno per l’appassionante visita a questo straordinario luogo che deve il suo nome alla lunga fenditura che percorre l’agglomerato roccioso su cui poggia la struttura del fortilizio. Dopo aver attraversato la grande volta in pietra,  ci troveremo all’ interno circondati solo da ruderi:  mucchi di pietre e muretti, i resti di un forno, parte delle mura fatte di massicce pietre squadrate, due torrioni poliedrici, ma tutto ciò conferisce  all’ambiente una particolare atmosfera austera e imponente.

La rocca, malgrado i soli 534metri di altitudine domina su viste incomparabili che spaziano tutto intorno su stupendi panorami, dovunque si volga lo sguardo. Davanti a noi luccica sotto il sole, uno specchio di mare, che sembra insinuarsi di prepotenza tra le vicine colline,  illuminate dai colori autunnali; ed ancora la grande città etrusca e San Giusto,  sulle maestose frane giallastre delle balze. Le cime bianche degli Appennini fanno da corona alle dolci colline della Piana Pisana, nel paesaggio sconfinato punteggiato di paesi,  che si ricongiunge alle Apuane e di nuovo al mare.  Rimaniamo davvero incantati da questo luogo, tanto mistico e severo, quanto generoso ed  emozionante per le sue spettacolari vedute.

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Uscendo dall’antica rocca inizieremo il viaggio di ritorno che ci siamo proposti di compiere scendendo verso il vicino paese di Orciatico, per poi risalire lungo una piacevole stradina sul poggio di Montecatini. Il fatto che non esista una vera e propria sentieristica recente,  da poter seguire con facilità, non ci fa perdere di coraggio e decidiamo con determinazione di approfittare di un vecchio tracciato  che si fa largo agevolmente nel bosco, sfruttando  il confine della riserva di caccia, che  in maniera diretta, declina verso il torrente Fosce.  Non sarà semplice trovare con precisione il punto iniziale di questo tragitto,  in cui abbandonare l’ampia strada di Pietra Cassia che porterebbe verso il podere ‘Il Casino’. Ma proseguendo per una distanza di circa 800-900 metri dopo aver lasciato la rocca, lo potremmo individuare in prossimità di un fossetto sul ciglio dx della strada (coord 43°26’07,5”N-10°41’18,9”E), dove fanno angolo i cartelli della ‘riserva di caccia’ che  saranno di  valido aiuto per orientarsi durante tutto il tragitto.  Basterà infatti seguirli unitamente ai  flebili segni rossi di un probabile vecchio tracciato,  per raggiungere in poche decine di minuti, il greto del torrente attraverso alti  e coloratissimi boschi , che rendono l’ambiente molto piacevole.   Superato il torrente dove con piacere notiamo evidenti tracce del passaggio di bike, ci inoltriamo sul versante opposto lungo la giovane tagliata che lascia bene intravedere il tracciato di diverse stradine forestali. Confidando nelle nostre capacità di orientamento, avendo ben chiara la direzione da seguire, ne  imbocchiamo una che risale decisamente  e la percorriamo fino all’incrocio successivo, dove volteremo a sx (coord 43°25’50,8”N-10°41’57,6”E).

Camminiamo ancora rallentati dal fondo fangoso  ed aggirando di volta in volta le profonde pozzanghere, alla prima occasione svoltiamo a dx in salita lungo un tracciato che ci appare più agibile. Superiamo un tratto di bosco fino a trovarci davanti  ad un capanno di caccia e subito dopo di nuovo la strada, ancora  fangosa e ripida. Al successivo crocevia svoltiamo a sx lungo un tratto pianeggiante superando una sbarra metallica ed incontrando poco dopo un ennesimo crocevia, dove prenderemo a dx in una via contornata da file di cipressi (Coord43°25’54,4”N-10°42’51”E), che prosegue fino  alla sommità, dove un  cartello ci indica i  ruderi dei mulini. Ci concediamo una breve deviazione per andare a vedere i resti dell’antico mulino a vento, seminascosto da un bosco di pini.

 

montecatini pietracassia 012I due mulini a vento di Orciatico, furono l’ alternativa ai mulini ad acqua già esistenti lungo il torrente Fosce, per poter sfruttare la macinatura in ogni periodo dell’anno, soprattutto quando il piccolo corso d’acqua era in secca. Avevano un’altezza di circa 7 metri e un diametro di 5, ripartiti in due piani, di cui l’inferiore serviva da magazzino, mentre nel superiore si trovavano le macine ed  esternamente le pale girevoli, azionate dal vento. Vennero costruiti sulla vetta di due poggi in modo da poter sfruttare qualsiasi vento, ma del Mulino di Fonte Rossa, probabilmente risalente alla fine del 1600, non ci sono altre testimonianze storiche. Il mulino che si trova in località ‘I Fornelli’ venne fatto edificare da Tommaso Tani, ricco possidente e mugnaio di Orciatico, ma essendo costruito su terreno pubblico, il Tani fu obbligato al pagamento di una tassa al Comune di Lajatico, dovuta in seguito anche dagli eredi, fino al 1825.

 

Data l’ora tarda ora e l’esiguità di luce delle giornate invernali, rinunciamo a vedere il secondo mulino e riprendiamo la via del ritorno, lasciata precedentemente. Inizia ora la lenta risalita del crinale del Poggio, lungo la strada che a tratti, mostra i segni di un antico lastricato. Passando di fronte a un vecchio podere disabitato, continuiamo in costante e leggera salita, mentre dietro  a noi si aprono ampie vedute verso le campagne volterrane e davanti in lontananza,  ci guidano le sagome delle grandi torri eoliche.  In questo tratto la tipologia di vegetazione che affianca la strada, varia continuamente. Una serie di cespuglieti incolti  colonizzano terreni sassosi e si alternano a pinete malandate, fino ad arrivare in prossimità di un podere dove pascolano pecore e maiali, per veder  trionfare i colori di una giovane e alta cerreta, dal sottobosco pulito ed invitante, che ci accompagnerà fin quasi  al piazzaletto dove ci aspetta la nostra auto.

 

Un percorso ad anello estremamente ricco di interesse storico,  paesaggistico e naturalistico che ci appaga di emozioni ad ogni momento, ma che oltre ad essere fisicamente abbastanza impegnativo,  può presentare anche alcune difficoltà di orientamento nell’individuazione del giusto tracciato. Da considerare inoltre,  che nel tragitto che va dal primo grande cancello fino alla Rocca di Pietra Cassia, abbiamo attraversato un tratto di bosco di proprietà privata e, anche se consapevoli che il nostro passaggio,  fatto col massimo del rispetto, non avrà  causato alcun danno, decliniamo ogni responsabilità, poiché non siamo in grado di stabilire con esattezza, se il nostro transito sia stato del tutto lecito.

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