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partenza Località di partenza:

 La pompa

arrivo Località di arrivo:  ''
Dislivello salita 234 mt
Perdita elevazione:  ''
Pendenza media: 4.7%
Pendenza massima: 18.8%
Lunghezza percorso: 8,350 Km
Tempo impiegato: 3h 00'
difficolta Difficoltà: E
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua: Non ci sono
Sequenza dei sentieri: NMC3

Descrizione itinerario

La vecchia ferrovia sul Ritasso e il calcedonio del Poggio di Castiglione

Sicuramente questo percorso è uno dei più interessanti e affascinanti della nostra sentieristica, invitante per la sua semplicità e accessibilità e soprattutto per la ricchezza della sua storia mineraria.
Con i suoi 8 km di lunghezza e un leggero dislivello, può essere comodamente percorso in 3 ore, anche se sicuramente, ci concederemo volentieri un’ora in più per qualche bella fotografia.
Percorreremo la Strada Prov. 18 da Casino di Terra in direzione Canneto e una volta giunti all’incrocio della Gabella continueremo per 5-6 km finché troveremo sulla sinistra un’area attrezzata denominata “La Pompa”, dove lasceremo la nostra auto. Attraverseremo la strada e la percorreremo indietro, in direzione La Gabella per 40-50 metri, finché troveremo alla nostra destra, un percorso segnalato come “NMC3 Anello di Castiglione” e una carrareccia che ci porterà, passando ai margini di campi coltivati, verso il torrente Sterza.
Dopo circa 600 metri, arrivati al letto del torrente, risalendo la sponda verso destra per 20-30 metri, troveremo il punto in cui il torrente Ritasso affluisce nello Sterza e proprio qui guaderemo per immetterci poi in un sentiero abbastanza battuto e pianeggiante che sembra seguire il vecchio tracciato della ferrovia lignitifera sulla dx idrografica del Ritasso. App1ferrovia
Risaliamo il sentiero percorrendo il tratto che costeggia un vecchio pascolo ricco di piante spinose e orchidee selvatiche. Proseguendo per 1Km e mezzo circa incontreremo una grande trincea scavata esclusivamente a colpi di piccone nelle dure rocce ofiolitiche, primo evidente testimone del percorso della vecchia ferrovia. Proseguiremo per un centinaio di metri e imbocchiamo all’incrocio verso dx, una carrareccia che sembra un tracciato riadattato non molti anni fa, da via taglia fuoco. Così facendo risaliremo la dx idrografica del Fosso di Malentrata, concedendoci una variante per osservare, nella fitta vegetazione, diverse discariche di minerali di calcedonio e magnesite reduci di una importante attività mineraria. Appr.2 minerali
Ritorneremo all’incrocio lasciato prima, continuando per circa 150 mt , arriveremo sul corso d’acqua Malentrata in un punto molto suggestivo, dove il piccolo fosso, malgrado la sua modesta portata d’acqua, ha scavato e modellato nel tempo, un intreccio di solchi profondi e sinuosi molto belli.
Scorgeremo intanto il primo dei tre ponti dell’antica ferrovia della lignite, il meno pericolante e anche se in completo abbandono, non ha perso il suo fascino e la sua maestosità. Questo non scavalca il torrente Ritasso, come gli altri, ma lo lambisce parallelamente, per scavalcare invece il Fosso di Malentrata. Concedendoci il tempo necessario per le doverose foto, guaderemo il corso d’acqua e seguiremo i convenzionali segnali bianchi e rossi che ci condurranno di nuovo sul vecchio tragitto della ferrovia.
Ci troveremo a passare in un punto molto suggestivo, su un argine a strapiombo sul Ritasso, con uno sbalzo di diversi metri, che ci porterà a camminare sull’ antico pietrisco della ferrovia, dove spiccano caratteristici cuscini di euforbia spinosa e cisti bianchi e rosa, intorno a vecchi manufatti in ferro. Voltandoci indietro possiamo ammirare il corso del torrente e la sua vallata, che si apre tra le belle colline che la circondano.
Proseguiremo ancora il nostro percorso, fino a trovare una deviazione sulla dx che ci porterà al secondo ponte, il più alto. Scenderemo le scalette apposite per accedere al letto del torrente e subito si scorge sopra di noi la sagoma dell’ardito ponte che ci sovrasta. Guaderemo il Ritasso a fianco della struttura, riprendendo il sentiero e risalendo le scalette fino al percorso della ferrovia, tra residui di pietrisco dei binari e un’altra piccola trincea scavata nella roccia.
Passando vicino a un altro piccolo ponte, ci addentreremo con una deviazione, in un bosco abbastanza fitto per poter osservare un caratteristico tipo di vegetazione piuttosto isolita, relitta della flora del terziario, come il tasso, l’alloro nobile, l’agrifoglio e una rara liana chiamata “periploca graeca”
Riprenderemo quindi il vecchio tracciato , osserveremo i ruderi di una antica casa cantoniera e proseguiremo fino a un incrocio che ci permetterà di decidere 2 opzioni per variare il nostro percorso.
1)-Per continuare semplicemente a percorrere l’anello, si dovrà proseguire dritto.
2)-Se invece vorremmo,doverosamente, visitare i ruderi del terzo ponte ferroviario, dovremmo deviare e continuare per 200 mt. e attraversando il Ritasso, ci troveremmo davanti ai resti del ponte stesso. A questo punto,dato che ci siamo, è consigliabile proseguire ancora per qualche centinaio di metri fino alla “Steccaia”, uno sbarramento per la ripresa dell’acqua del torrente che serviva al funzionamento di vecchi mulini, che ci permetterà anche di ammirare le sottostanti cascatelle che creano un ambiente caratteristico con i loro salti e giochi d’acqua.
Ritorneremo poi verso l’incrocio e svolteremo a sx, percorrendo prima un tratto in piano, finchè il sentiero gira verso dx e comincia a salire entrando nel bosco, nella parte di maggior dislivello di tutto il percorso. Fin qui avremmo percorso circa 4 km e mezzo e all’incrocio che troveremo, tenendoci a dx imboccheremo il sentiero NMC3 (Anello di P.Castiglione). Lasceremo il sentiero per immetterci in una vecchia carrareccia, che probabilmente veniva usata al tempo dell’estrazione del calcedonio. Percorrendola infatti per circa 200 mt. ci porterà davanti a piccole discariche di questo minerale.
Proseguiamo ancora in un leggero dislivello che ci porta oltre una collinetta, a una piantumazione di Pini d’Aleppo, scendiamo ancora sempre dritto tralasciando un primo incrocio che troviamo alla nostra sinistra, ma facendo attenzione al secondo, ben segnalato (dopo circa 1 km e mezzo di carrareccia).
Voltiamo a dx ed entriamo in un bosco fittissimo di macchia medio-bassa mediterranea chiamato “Forteto”. Scendendo ancora verso il torrente Sterza in direzione Ovest, Nord –Ovest saremo sorpresi piacevolmente da un senso di sollievo e di spazio dato dall’improvvisa diversità di paesaggio per il repentino passaggio da una macchia bassa e impenetrabile, a un bosco di cerri, alto e maestoso completamente privo di sottobosco, eccettuati i cespugli di pungitopo. Proseguendo ancora arriveremo fino a ritrovare il torrente Sterza e una pineta alta, dal sottobosco impenetrabile. La percorreremo per un centinaio di metri, tenendoci paralleli alla sponda destra del torrente e qui ci troveremo a scegliere tra 3 diverse varianti per il rientro.
1)-Se decideremo di rientrare comodamente e più velocemente, attraverseremo lo Sterza e in poche decine di metri raggiungiamo la SP18, la risaliremo per circa 600 metri , per ritrovare la nostra auto all’area “La Pompa”.
2)-La seconda variante, invece prevede di continuare il nostro percorso, al di fuori del sentiero segnalato per 150 metri circa, seguendo il corso dello Sterza, fino a ritrovare il punto di confluenza col Ritasso, che abbiamo attraversato 3 ore prima, all’inizio del nostro percorso. Riprenderemo la stradina che costeggia i campi fino a ritrovare l’area di sosta.
3)-Tempo a disposizione permettendo, potremmo allungare la nostra giornata di escursione di circa 3 – 4 ore. Raggiungeremo quindi lo Sterza e dopo averlo guadato, ci porteremo fino alla via asfaltata, la attraverseremo per immetterci nella stradina sterrata che si presenta di fronte a noi. La percorreremo per circa 500mt. fino alla sbarra che ci farà entrare nella Foresta di Caselli, dove proseguiremo l’escursione.

 

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