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partenza Località di partenza:

Sp18 a 4 Km a sud
della Gabella

arrivo Località di arrivo:  ''
Dislivello salita 534
Perdita elevazione:  ''
Pendenza media: 7,6%
Pendenza massima: 26.3%
Lunghezza percorso: 15,3 Km
Tempo impiegato: 3h 45'
difficolta Difficoltà: E
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua: Non ci sono
Sequenza dei sentieri:  

Descrizione itinerario

Avvincente itinerario naturalistico e paesaggistico, che con i suoi 15 km di lunghezza e 500 metri di dislivello, ci richiederà un certo impegno fisico, ripagandoci però con dei suggestivi panorami e tante curiosità che ci offrirà il percorso.
Lasceremo la nostra auto all’ingresso della Riserva Naturale di Caselli (145metri slm), come per l’escursione di Acquaferrata (vedi l’altro itinerario per le indicazioni precise), con la quale questo tragitto, nella parte iniziale, condivide lo stesso tracciato. Imboccheremo quindi il sentiero 15 di Acquaferrata e lo percorreremo completamente fino al Laghetto di Caselli regalandoci l’emozione di attraversare un bosco così ricco e variegato, molto curato in particolar modo nell’”anello didattico”.
Dopo la visita al grazioso laghetto artificiale, invece di proseguire verso la fattoria, prenderemo a dx lungo la comoda strada bianca, che dovremo percorrere per ulteriori 4.8 km sempre in discreto dislivello, per raggiungere poi la catena che delimita il confine tra la Riserva Naturale di Caselli e quella della Macchia della Magona.
Raggiungeremo il luogo a quota 480 metri slm, con un certo sollievo, dato che gran parte del dislivello da compiere, lo abbiamo già affrontato. Subito sulla sinistra troveremo un sentiero ben battuto indicato come il n. 16 della sentieristica della Magona, lo percorreremo per qualche centinaio di metri in mezzo al bosco, per poi arrivare, uscendo in un tratto aperto dove si trova un punto panoramico, sicuramente tra i più spettacolari della zona, che subito ci lascerà piacevolmente sorpresi per la straordinaria vista mozzafiato che ci regalerà. Ci troviamo praticamente sopra la verde vallata che sovrasta i paesi di Bolgheri e di Castagneto Carducci che dolcemente scivola fino al mare di Marina di Bibbona attraverso la famosissima via alberata di cipressi, cari al Carducci.
Con un po’ di fortuna e una buona visibilità, possiamo scorgere un bel tratto di Costa Tirrenica, fino ad intravedere addirittura le isole dell’Arcipelago Toscano e i rilievi della Corsica. Singolare è l’estensione della vegetazione, per lo più di macchia mediterranea, che ricopre tutta la vallata fino alla pianura. Soffermandoci ad ammirare l’orizzonte davanti a noi, non sarà difficile scorgere piccoli gruppi di colombacci, che da tempo hanno scelto queste zone per nidificare.
Riprendiamo il cammino continuando a seguire la linea di cresta in direzione sud, transitando nel fitto e basso bosco di lecci e scope, per ulteriori 1200m, fino a giungere ad un singolare incrocio di sentieri conosciuto come “i Tre Confini” o “Terminone”, così chiamato perché nel bel mezzo del crocevia torreggia, chissà da quanti anni, un gigantesco termine costruito in pietra e mattoni. Questo punto, spartisce le tre grandi Macchie che lì si incontrano: la Macchia di Caselli, della Magona e di Bolgheri. Appr: Macchia della Magona
Immortaliamo con le immancabili foto, lo strano manufatto e continuiamo a dritto abbandonando il sentiero 16 che ci porterebbe nel cuore della Macchia della Magona. Continueremo invece, sempre in leggera discesa in una macchia di lecci bassi, col percorso n.13 della sentieristica di Caselli, che ci condurrà verso valle fino ad intercettare l’anello NMC4 di Poggio Donato.
Percorsi poco più di 2km dopo il Terminone, lasceremo il bosco fitto, che ci porta ad affacciarsi su spazi aperti dove il tracciato passa per le caratteristiche garighe delle rocce ofiolitiche, vere e proprie aree pietrose, colonizzate da una singolare vegetazione di varie specie di arbusti caratteristici di questo tipo di terreno arido e privo di nutrimento, in cui le piante trovandosi a lottare per la propria sopravvivenza, assumono forme forzatamente insolite, fino a diventare veri e propri endemismi. Non è raro osservare anche il tulipano montano e qualche bella orchidea, giacché nella Riserva se ne contano circa una ventina di specie diverse. Poco più avanti, dopo aver percorso 2,3km dal Terminone, a una quota di 405 slm, si incontrano dei cartelli indicanti il percorso NMC4. Faremo attenzione ed immetterci nell’anello verso dx, (a sx si tornerebbe verso la strada bianca percorsa prima e scendendo ancora di quota andremmo verso la vallata dove scorre il piccolo torrente Rivivo). Si apriranno davanti a noi delle ampie e suggestive vedute che spaziano sui paesaggi dell’Alta Val di Cecina, fino al Poggio di Montieri e alle Cornate di Gerfalco.
Ci farà sicuramente curiosità e stupore, la vista di alcuni esemplari secolari di ginepro, che con il tempo hanno assunto una forma vissuta e contorta, in compagnia di piacevoli cespugli di “Iberide”, una Brassicacea che a fine primavera mostra la sua caratteristica fioritura dalle belle tonalità lilacine; insolito endemismo che ha trovato il suo ambiente tra le inospitali rocce di serpentino.
Continuando a scendere, entriamo di nuovo nel bosco, che andando avanti, si fa sempre più bello e maestoso. Attraversiamo una grande carbonaia, dove chissà quanti anni fa fu costruita anche una grande porcareccia, oggi ridotta solo a rudere.
Più avanti di pochi centinaia di metri, prima dell’incrocio che a sx ci porterebbe al Rivivo, possiamo osservare una singolare e curiosa pianta di “cerro sughera”(Quercus pseudosuber), una singolare varietà di quercia assai rara negli ambienti delle nostre zone.
Decidendo di fare anche un salto fino al torrente, torneremo poi indietro al bivio, per poter concludere l’anello, dopo aver attraversano una vasta pineta e giungere di nuovo al laghetto di Caselli.
L’ultimo tratto del rientro, lo possiamo percorrere lungo la strada bianca, che senza difficoltà ci porterà di nuovo al punto della partenza dell’escursione.

 

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