di Paolo, Stefano e Anna 

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Località di partenza:

Pian di Creta

Quota massima: 421
Guadagno elevazione 400
Perdita elevazione:
Pendenza media: 8,4%  -9,6%
Pendenza massima: 30%  -41%
Lunghezza percorso: 8 Km
Tempo impiegato: 3h 45'
Difficoltà: EE
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua: fonte di Monna
Sequenza dei sentieri:

Descrizione itinerario

(Ripercorso il 30 settembre 2017)

 

Una magnifica escursione che va completare la serie dedicata alla stretta Valle del Trossa  e dei suoi interessanti scoscesi versanti ofiolitici, all’interno della Riserva Naturale di Monterufoli.

Il luogo di partenza sarà all’ormai ben noto “Pian di Creta”, raggiungibile dalla strada regionale per Larderello, imboccando di seguito in prossimità di Montecerboli, la stradina comunale per Sant’Ippolito. (vedi il percorso “Piccolo anello della Farneta”).

Ci teniamo a ricordare che il luogo,  dove posteggeremo la nostra auto, merita una certa attenzione, poiché soprattutto nel periodo primaverile diviene un vero proprio giardino botanico naturale, per il gran numero di piante e di fioriture di specie non comuni e protette, tipiche delle rocce serpentine. Si concentrano infatti in questo ambiente particolare, in cui si vengono a creare particolari microclimi che determinano la comparsa una vegetazione diversa ed esclusiva.    

Da questo punto ci incammineremo per la piccola strada bianca carrabile, che in discesa ci conduce in meno di 1 km e mezzo al podere di Monna. Proprio nelle immediate vicinanze della casa imboccheremo il sentiero n° 10 della Sentieristica Unione Montana, che da subito si snoda in leggero dislivello verso il cuore interno del bosco della Farneta, lambendo nel primo tratto l’annerita zona devastata dall’incendio del luglio 2012. Noteremo come le giovani piante di corbezzolo, di scopa e di altre essenze della Macchia Mediterranea, caparbiamente hanno riconquistato il loro habitat.

Percorsi circa 350 m. dal podere, incontriamo il primo bivio, dove dobbiamo svoltare a dx verso nord e percorrere pressoché in piano, ancora qualche centinaio di metri fino a una seconda deviazione. Proseguiremo a dritto e in breve si comincerà a scendere in maniera decisa, per un largo sentiero ben segnalato, che in forte pendenza ci indirizza verso ovest, tenendoci impegnati in sforzi d’equilibrio causa lo scivoloso e ciottoloso tracciato. Ci addentreremo sempre più nel folto di un magnifico  bosco di caducifoglie che ogni tanto ci svela l’esistenza di antiche carbonaie, alcune addirittura costruite con terrazzamenti di pietre recuperate nelle zone circostanti. Piano piano scendendo con attenzione, cominceremo a sentire  il rumore dell’acqua, che ci rassicurerà di trovarci non lontani dal letto del Trossa, che in questo tratto iniziale scorre nella profonda gola scavata tra alti costoni di gabbro.

Non appena arriviamo sul letto del torrente, osserveremo con interesse le curiose pieghe geologiche, con i loro caratteristici intagli e curvature formatesi milioni di anni fa. Queste ci accompagneranno per un tratto di alcune centinaia di metri, mentre proseguiamo la nostra risalita, meravigliandoci delle loro forme, talvolta bizzarre e appuntite da sembrare simili a immaginari mostri preistorici.  Appr.Pieghe Geologiche

Ignorando l’imbocco del sentiero n.12 sul versante opposto (che ci ricondurrebbe verso Libbiano), iniziamo la risalita dell’alveo del torrente (da mt 190 coor:43°15' 42,3"N 10° 49' 14,7"E), che da questo punto richiederà sempre maggior sforzo e abilità, soprattutto per individuare i vari passaggi e gli attraversamenti da fare. Superate due  ampie curve del Trossa, ci troveremo a ridosso di alcuni imponenti costoni di gabbro che con i loro colori brillanti, scendono a picco sul torrente, creando un contrasto di luci e colori veramente singolare.

Percorsi circa 1,5 km di alveo (4,2 in totale dalla partenza), dobbiamo fare attenzione sulla nostra dx (sx idrografica), per poter individuare in corrispondenza del piccolo fosso che affluisce nel Trossa,  l’ingresso della  galleria di scolo della Miniera del Castagno,  che si apre a qualche centinaio di metri più a monte. La galleria, si presenta ancora ben conservata, anche se in lontananza si scorge una frana che probabilmente ostruisce il passaggio del  suo lungo tragitto di  ben 900 metri. Appr. Storia MinerariaMonterufoli

Abbandoniamo il fresco e ombreggiato  ambiente del botro di Santa Barbara (in alcune carte, segnalato come Botro delle Sugherine)  e torniamo sull’alveo del torrente per riprendere il cammino risalendo il 'rattaio' del Trossa, che da questo punto in poi, ci riserverà uno scenario veramente unico. Le ampie curve scavate nelle rocce ofiolitiche, lasciano ora il posto ad incredibili massi, che sembrano diventare sempre più grandi mano a mano che ci si avvicina. Questi giganti di pietra, ci costringeranno ovviamente ad una sorta di gincana tra angusti passaggi e arditi balzi, nell’emozionante tentativo di avanzare nel nostro cammino. Suggestivi, anche i numerosi rivoli d’acqua  che insinuandosi intorno e sotto le grandi rocce, creano cascatelle fragorose e spumeggianti.

Impegnati nella  sfida della risalita, non possiamo certo fare a meno di soffermarci a osservare e fotografare questo inconsueto e selvaggio tratto di fiume, domandandoci quale immane forza della natura possa aver spostato questi giganti di pietra.

Dopo qualche sforzo ancora, il cammino si fa più agevole, i massi meno imponenti ed il terreno, sempre più pianeggiante e con un po' di rammarico, ci accorgiamo che il mitico tratto di “Grotta Magna” sta per finire. A confermarcelo, si apre davanti a noi  l’ampio spazio sabbioso di “Bocca di Secolo”: spartiacque da sempre di molti itinerari e sentieri nostrani. (coord 43°14'57,7"N 10°48'46,4"E )

Seduti sulla sabbia riprenderemo fiato, ripassando nella mente le belle immagini della risalita appena vissuta e godendoci ancora un po’ del benevolo effetto dell’emozione.

Riprenderemo il  cammino sul sentiero n.10, che troveremo sulla nostra sx, (dx idrografica), che inizia subito a salire addentrandosi di nuovo nel folto bosco della Farneta. Camminiamo lungo questo sentiero in direzione nord-est per circa 500-600 metri e svolteremo bruscamente a dx in salita lungo il sentiero n°11 (proseguendo a dritto ritorneremo al podere di Monna).

Qui il tracciato prosegue da subito in discreta salita e da quota 290mt circa e ci riporterà fino a quota di 364m, toccando anche una massima punta di 420m.slm. Il percorso si snoda per intero all’interno del bosco, dove sarà frequente osservare esemplari di ginepri plurisecolari i cui tronchi contorti hanno circonferenze davvero rilevanti. Sarà anche possibile incontrare piante di Alloro selvatico ''Laurus nobilis” e Taxus baccata e con un po' di fortuna qualche raro  Dittamo “Dictamus alba”

Più in alto, a circa metà della salita, a un’ulteriore deviazione del sentiero sceglieremo di andare verso dx,  per il tracciato meno ripido. Proseguendo su quello di sx, potremmo raggiungere lo stesso punto di arrivo, passando però per la sommità del Puntone di Farneta, con un maggior dislivello. Appr. Curiosità Farneta

Quasi al termine della nostra escursione, a circa 400 metri dal punto di arrivo, nel bel mezzo del fitto bosco di lecci, incontriamo ancora una sorgente, ormai ridotta ad un minimo filo d’acqua, causa la sua dispersione, ma una volta conosciuta ed apprezzata dai frequentatori di questi posti come la “Fonte di Farneta”.

Questo interessante ed impegnativo itinerario, che nonostante i soli 8 km di lunghezza e i suoi 400 metri di dislivello, è da considerare piuttosto arduo e impegnativo, adatto a persone ben allenate e disposte ad un buon grado di adattamento, soprattutto nella risalita dell’alveo dove non deve mancare senso d’equilibrio e piede fermo.

Sicuramente un’interessante  escursione alla riscoperta dei luoghi più remoti del nostro territorio, immersi nel cuore di un ambiente dalla natura selvaggia e quasi sconosciuta, che ad ogni passo saprà riservarci sorprendenti  emozioni, facendoci apprezzare  tutti i  tesori che essa gelosamente custodisce.

 

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