di Paolo Garfagnini,Stefano Fulceri e Anna Moratti

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Località di partenza:

Pian di Creta

Quota massima: 464
Guadagno elevazione 430
Perdita elevazione:
Pendenza media: 9,7%
Pendenza massima: 27.9%
Lunghezza percorso: 8 Km
Tempo impiegato: 3h 45'
Difficoltà: E
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua: fonte di Monna
Sequenza dei sentieri:

(Ripercorso il 29 ottobre 2016)

Descrizione itinerario


Questo itinerario anche se piuttosto modesto in termini di lunghezza, è molto ricco di aspetti naturalistici e paesaggistici che ci portano alla scoperta di un mosaico di luoghi talvolta aspri e selvaggi, talvolta dolci e rilassanti, da millenni frequentati e temuti dall’uomo.

Il punto da cui partiremo si chiama “Pian di Creta”, a quota 371m. slm  (43° 14’ 55,5”N 10° 50’ 07,3”E), un piccolo valico alle pendici del Puntone della Farneta. Sarà raggiungibile comodamente in auto percorrendo la strada bianca nei pressi di  Montecerboli, che sale verso Sant’Ippolito. Seguendo questa via, costeggiata di cipressi, un tempo chiamata “Gli Alberini”,  ci indirizziamo in prossimità del Podere Capannone, prima verso la Corte e poi verso Monna, due antiche strutture rurali, ricche di storie e curiosità.

Il sentiero da cui inizieremo e il n 11 della Riserva Naturale di Monterufoli e Caselli e si inoltra, fin da subito, nel mezzo della tipica vegetazione mediterranea, tra splendidi e rigogliosi cespugli di Corbezzolo, Erica e Viburno. Più avanti, ignorando il primo incrocio sulla dx, dove corre il confine della Riserva, proseguiamo per qualche decina di metri, (dopo aver percorso circa 500 m dall’inizio), fino a un altro incrocio, che ci dovrebbe far decidere quale variante imboccare, tra  il sentiero di sx che percorre a mezza costa il fianco meridionale del Puntone di Farneta, e il secondo invece, che sale in discreto dislivello verso la sommità, attraversando le aspre e caratteristiche garighe di rocce serpentine. Noi abbiamo deciso per il secondo e salendo lungo il fianco scosceso, ci fermiamo ad osservare e a fotografare la tipica vegetazione di queste zone. Le piccole piante di Fillirea e di Ginepro, che sembrano veri e propri bonsai naturali e i caratteristici Iris, che faticosamente spuntano, dalle fessure delle grigie e inospitali rocce.

Vicino alla sommità, rientriamo di nuovo nella bassa Macchia Mediterranea, in una sorta di tunnel ricavato per far scorrere il sentiero. E’ obbligo soffermarci, anche pochi minuti,  nei pressi di alcune aperture ricavate appositamente tra la vegetazione, che ci permettono di affacciarsi su due splendide vedute, che si aprono sulla Valle del Trossa.  Davanti a noi maestose frane, scendono dai fianchi delle colline su cui in lontananza, si può scorgere il piccolo borgo di Libbiano, arroccato e incastonato, in un oceano infinito di verde.

Seguendo il sentiero, che da questo punto inizia a scendere, dopo aver raggiunto quota 482 m.  e percorso circa 1 km, incontriamo splendidi esemplari di Ginepro Rosso, che con la loro approssimata età ultra centenaria, testimoniano l’autenticità  selvaggia di questo luogo e di questo bosco così ricco, diversificato e modellato da un equilibrio ambientale, che merita di essere conosciuto e salvaguardato. Perfino un’esuberante  quercia sughera, torreggia nel bel mezzo del sentiero, dove continuiamo a scendere, osservando preziosi cuscini di “Carice Cariofillacea”, una specie piuttosto rara per questi ambienti. Durante la discesa, incontreremo sulla nostra sx, l’innesto della variante del sentiero, che abbiamo scelto di non percorrere, fin dall’inizio.

Quando il sentiero finisce la sua discesa, 500 m più avanti dopo l’incrocio,  si immette in un pianoro, (quota 290 m. circa),  fitto di alti cerri e querce. Da qui dobbiamo proseguire verso sx , immettendoci sul sentiero n.10, per concederci la  doverosa visita a “Bocca di Secolo”, dove questo pittoresco corso d’acqua proveniente da Sud-Est, confluisce nel torrente Trossa, che proviene da Ovest. Camminiamo ancora per circa 700m, attraversiamo luoghi palustri e rigagnoli, testimoni della  ricchezza di acqua e di sorgenti di  questo Poggio.

Il frastuono dell’acqua che scorre,  ci rassicura di essere vicini al torrente Secolo. L’abbondanza delle piogge degli ultimi tempi, sembra che abbia rinvigorito tutti i nostri fiumi, che oltre ad averne aumentato la portata, ha reso loro un aspetto più cristallino.  

Giungiamo così alla confluenza dei due torrenti, piacevolmente sorpresi dalla bellezza di questo posto, circondato da alti massi ofiolitici e piccole dune di sabbia lucente. (43° 14’ 57,8”N 10° 48’ 46”E).

Da questo punto, ha inizio uno dei più spettacolari punti che il Trossa ci possa regalare: il tratto di “Grottamagna”,   fatto di angusti passaggi, salti di livello,  massi enormi che lasciano scorrere il nostro torrente, creando infiniti giochi d’acqua, tra i più selvaggi e spettacolari di tutto il corso del fiume.

Torniamo ora indietro  per raggiungere di nuovo l’incrocio del sentiero da cui siamo arrivati. Proseguiremo quindi in direzione Nord-Est, percorrendo la piana delle pendici della Farneta. Questo antico bosco, conosciutissimo e temuto dagli abitanti dei dintorni, che ne parlano quasi con paura, tante sono state le persone che in passato vi si sono perse e costrette a passarvi la notte.

Ancora accompagnati dallo scrosciare delle acque del Trossa, camminando in un leggero sali-scendi, nel bel sentiero che passa nella parte bassa di Farneta, ci troveremo in un insolito ambiente boschivo, dove crescono preziosi e rari esemplari di Tassi (Taxus Baccata), chiamati popolarmente “Libi”, di cui questo bosco è particolarmente ricco.

Mentre proseguiremo, con un po’ di attenzione, sarà possibile scorgere tra la fitta vegetazione, alberelli di Alloro spontaneo (Laurus Nobilis), presente anche nel versante settentrionale del Corno al Bufalo.

Dopo un discreto tratto in salita e dopo aver superato ancora un’altra, delle tante zone acquitrinose, con una apposita   variante al percorso, giungeremo ad un bivio, (a circa 5 km complessivi), che ha al centro,  un grosso ceppo di legno, contrassegnato di bianco e rosso, che funge da indicatore. (43° 15’ 30,2”N 10° 49’ 40,3”E). Se decidessimo di continuare a dritto per il sentiero n. 10, giungeremmo in 400/500 metri al podere Monna, se invece svolteremo a sx, ci incammineremo verso nord, sul raccordo per il sentiero n. 12 per alcune centinaia di metri, quindi svoltando a dx, verso est, fino a scoprire davanti a noi,  lo spettrale spettacolo di un bosco devastato da un incendio di qualche anno fa.  Dovremmo prestare maggiore attenzione nel proseguire, perché la segnaletica è bruciata con gli alberi stessi e il tracciato  non è ancora stato ripristinato. Comunque con un pò di attenzione e senso d'orientamento, riusciremo ugualmente a seguire le tracce del vecchio sentiero, che ci permetterà, attraversando questo desolante paesaggio,  di osservare come la forza della natura sia pronta a ripartire con la vita, anche dopo eventi devastanti. Il verdeggiare delle nuove piante pioniere, vigorosamente riscoppiate alla base dei  tronchi anneriti, dà luogo ad uno spettacolo veramente unico di colori contrastanti, tra il nero dei tronchi sbruciacchiati e  il verde speranzoso della rinascita della vita.

Finita la discesa, sbucheremo con il sentiero, ai bordi di uno sterminato campo adibito a pascolo a quota 225 m slm. Risaliamo il margine del campo  verso sud e dopo 400/500 metri arriveremo ad una piccola strada, servita una volta per raggiungere la preziosa sorgente che si trova proprio a pochi metri dal campo.

 “Fonte di Monna”,  una delle tante sorgenti, che si trovano nei dintorni e sicuramente la più conosciuta tra le fonti che caratterizzano la ricchezza d’acqua di questa zona.

Dissetati e rinfrescati dalla cristallina acqua sorgiva, ci incammineremo lungo una ripida salitella che in meno di 400 metri ci conduce al Podere Monna, dove ci accoglieranno, due mansueti cagnoloni legati nell’aia. Da molti anni questo podere non è più abitato. I proprietari se ne servono solo come base logistica per lavorare e curare il grande appezzamento di terreno.

In passato questo casale era conosciuto e considerato per la sua posizione, il più remoto e sperduto tra le case coloniche che facevano parte della ricca fattoria Bicocchi. Ed è proprio per la sua lontananza che durante il passaggio dell’ultima guerra, accolse molte famiglie sfollate dal paese e dalle campagne più prossime alle strade principali.

Dal podere ci incamminiamo per compiere gli ultimi 1300 metri, tutti in salita, lungo una comoda stradina bianca, che costeggia a sx la recinzione metallica della vicina azienda faunistica ricavata nella vasta tenuta Bicocchi.  Appena raggiunto il piccolo slargo adiacente al 'Pian di Creta', riprenderemo la nostra auto per il ritorno.

 

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