Risalendo il Cecina

7.4 km, n/a

Distanza percorsa:  7,4 km - Dislivello tot.: salita 200 m, discesa 145m

Pendenza: med. 6%, max 41% - Tempo impiegato:  4:30 h - Difficolta: EE 

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Descrizione

Appassionante cammino estivo attraverso i luoghi più conosciuti e i meno noti del nostro fiume

Con le prime giornate di caldo estivo non potevamo che ricorrere alle invitanti risalite dei nostri fiumi, per unire al piacere del cammino, il beneficio delle acque fresche, dedicandoci all’interessante osservazione della vegetazione ripariale e a qualche curioso incontro di animali che frequentano questi ambienti.

Come inizio di stagione, in questa estate 2016 abbiamo deciso di dedicarci alla risalita della nostra amata Cecina e lo abbiamo fatto in un tratto molto conosciuto e discusso, ma sicuramente il più bello e suggestivo dei suoi 70 km. Il tratto in questione non è molto lungo, perciò anche se l’andatura in questo tipo di cammino è piuttosto ridotta, possiamo decidere una volta giunti alla meta, di ripercorrerlo a ritroso e gustarci nuovamente i passaggi più insoliti e caratteristici. Diversamente, avendo cura di disporre anticipatamente un mezzo di trasporto alla fine del tragitto, possiamo percorrerlo in un solo senso concedendosi maggior tempo per le soste, per le foto e magari per un bagno ristoratore. E’ bene ricordare che per le risalite in alveo dobbiamo considerare una certa difficoltà e un certo impegno fisico, sarà perciò necessario un minimo di attrezzatura e un po’ di spirito di adattamento. Si renderanno utili e indispensabili i bastoncini, come appoggi per rendere più sicuro il cammino tra le pietre scivolose e un paio di scarpe con suola robusta (da indossare con calzini), da sacrificare camminando immersi nell’acqua del fiume. Altri piccoli accorgimenti saranno presi per gli oggetti che non dovranno bagnarsi, ricorrendo a robusti sacchetti di plastica sigillati o alle apposite sacche stagne per costudire il cellulare, il portafoglio e il nostro spuntino.

 

Come luogo di partenza abbiamo scelto il Passo del Mulino, conosciutissimo per il vicino accesso verso il Masso delle Fanciulle. (coord. 43°18’36,1”N 10°55’23,5”E). Lasceremo la strada Comunale di Lanciaia, provenienti dal ‘Ponte di Ferro’, per imboccare sulla sinistra una piccola stradina sassosa, che con qualche centinaio di metri ci porta al guado del fiume.

Iniziamo il cammino inzuppando da subito i piedi nell’acqua e incamminandoci risalendo il vasto specchio formato dal fiume, incastonato come un piccolo laghetto tra la rigogliosa vegetazione di pioppi e ontani neri. Ben presto appena percorsi 600-700m di cammino scorgiamo sulla nostra sinistra la curiosa sagoma dello strumento che misura la portata del fiume e poco più avanti di fronte, in corrispondenza di una piccola ansa, il primo punto di interesse del nostro viaggio: il Masso delle Lastre. In questo tratto è presente uno dei ‘tonfi’ meno noto ai turisti, ma conosciutissimo e apprezzato da sempre dalla popolazione del luogo. I grandi massi di forma allungata, adagiati come enormi lastre di pietra ai bordi del profondo specchio d’acqua, avranno sicuramente dato il nome a questo luogo, che delimita sulla sinistra, il vasto ‘Piano di Casinieri’.

Proseguiamo sull’ampio alveo in direzione ovest ed in poche centinaia di metri cominceremo a intravedere davanti a noi la familiare sagoma del Masso delle Fanciulle, luogo magico conosciuto da sempre dagli abitanti della zona e negli ultimi anni apprezzatissimo anche da turisti e forestieri. Il grosso sperone di scura roccia ofiolitica è legato alla triste leggenda delle fanciulle affogate nelle acque sottostanti e sovrasta un piccolo e profondo specchio di acqua cristallina dove sarà irrinunciabile concedersi un bagno. E’ doveroso ricordare che spesso questo luogo è frainteso e confuso col Masso degli Specchi, che invece si trova più avanti, dopo aver oltrepassato anche le cascatelle formate dalla ripresa.

Continuiamo a risalire lungo il fiume che da qui riduce l’ampiezza del suo alveo e si fa più interessante e variegato, incastonato sulla nostra sx tra alte rocce ofiolitiche e scoscese pendici boscose. Divenuto più piatto e sassoso, in questo tratto del fiume si ripetono una serie di piccole anse che formano a loro volta rivoli e tonfi azzurri, tanto limpidi che possiamo intravedere con facilità numerosi pesci, di tutte le misure. Raggiungeremo un’ampia spiaggetta ghiaiosa, che in special modo alle prime luci del mattino, ci apparirà particolarmente affascinante.

Lungo la risalita, ancora dei profondi e ampi tonfi d’acqua color smeraldo, costeggiano e rispecchiano le alte pareti rocciose, alla cui base è ricavato il camminamento che conduce al Masso agli Specchi. Il piccolo viottolo, scavato nella pietra e contornato da tracce di vecchi muretti, sfrutta il tracciato dell’antico ‘gorile’, un canale che convogliava l’acqua del fiume, proveniente dallo sbarramento artificiale. Sulla sinistra, al margine della ripresa si può osservare ancora la struttura di una chiusa medievale in muratura, supportata da travi in legno, restaurata alcuni anni fa. Seguendo l’andamento del fiume e delle rocce, attraversando i campi nel tratto finale, il gorile raggiungeva infine l’antico Mulino di Berignone.

Continuiamo a camminare in questo tratto di fiume che si interpone tra il Masso delle Fanciulle e il Masso degli Specchi. Molto suggestivo, sia percorrendolo lungo il camminamento che dentro l’acqua, questo punto è da sempre chiamato i ‘Cantinacci’, forse per le sue anse angolose, scavate come piccoli antri nascosti a contrasto con la roccia. Voltando leggermente verso dx, il rumore dell’acqua scrosciante ci anticipa la vista della cascatella formata dallo sbarramento artificiale che sin da tempi lontani imbrigliava le acque del fiume.

Sovrastante la ripresa ci appare il vasto pozzo del Masso degli Specchi, con i suoi imponenti costoni rocciosi che si riflettono nelle verdi acque sottostanti. I due massi di roccia ofiolitica, posti uno di fronte all’altro, sembrano rispecchiarsi a vicenda e ciò a dato il nome a questo luogo particolare. Lo specchio d’acqua, uno dei più profondi di tutto il fiume Cecina viene spesso confuso col Masso delle Fanciulle. Ci sembra perciò opportuno, durante la descrizione del nostro percorso, far chiarezza su questi due luoghi, dando a ogni posto il proprio nome, come da sempre è stato fatto dagli anziani, nel rispetto della storia e delle tradizioni della nostra zona.

Continuiamo ora la nostra marcia ostacolata dal superamento del profondo specchio d’acqua. A meno che non si decida di superarlo a nuoto, mettendo a rischio il nostro equipaggiamento, dobbiamo compiere un piccolo aggiramento risalendo l’irto sentiero nel bosco sulla ns dx, confortati dal fatto che al culmine potremmo avere l’interessante possibilità di arrampicarci fin sopra l’estrema sommità del masso. Da qui si potrà godere di una superba veduta su un ampio panorama che mostra la vallata solcata dalle sinuose curve del fiume. Proseguiamo nel discendere l’aspro pendio, in fondo al quale ci aspetta un arduo passaggio su grovigli di tronchi ammassati durante le piene. Dopo, riguadagnando in breve il letto del fiume, avrà inizio il tratto più bello e selvaggio, uno dei meno conosciuti del grande fiume della nostra valle.

Possiamo intraprendere il cammino immersi per lo più nell’acqua, che darà piacevolissime sensazioni durante il periodo estivo, limitandoci ad aggirare soltanto alcuni dei punti più insidiosi. Dopo circa 300-400 metri dal Masso degli Specchi, troveremo un tratto in cui l’acqua ha scavato nel tempo, profondi solchi nella nera roccia di gabbro, creando un alternarsi di rivoli e cascatelle spumeggianti. Continueremo la marcia fino a oltrepassare un ulteriore specchio d’acqua ed una spiaggetta ombreggiata. Da questo punto in poi la risalita del fiume lascerà anche spazi più aperti ed assolati, delimitati da spiaggette ghiaiose.

Arriveremo così ad un ulteriore specchio d’acqua profonda, sovrastato da un grosso masso scuro, che per la sua particolare forma, viene chiamato dai turisti: ‘la Piramide’. Andando ancora avanti per alcune centinaia di metri, in prossimità di una piana, ci troveremo di fronte alla confluenza con il torrente Pavone, luogo simbolo e crocevia di molti percorsi storici della zona. Intorno al margine della riva dei due fiumi, la vegetazione ripariale si fa superba, mostrando cornioli rosseggianti di bacche quasi mature, rigogliosi ontani che sfiorano l’acqua con le fronde, con la presenza dei noccioli carichi di frutti. Da qui spostandoci per poche decine di metri verso il bosco, avremo la possibilità di visitare i ruderi del vecchio Mulino di Bruciano che conserva ancora, sommersi dalle piante, i resti delle mura e di alcune macine. Sul retro, sono ancora visibili, lo spazio della gora e delle condotte che convogliavano le acque verso il meccanismo di macina.

Continuiamo la marcia proseguendo lungo il fiume maestro, lasciandoci sulla dx l’invitante percorso del torrente Pavone. Poco più avanti, oltrepassato un nuovo misuratore di portata, avanzeremo nell’ampio letto del fiume costeggiato ancora dalla vegetazione costituita in questo punto soprattutto da salici da vimini, che arrivano fino al bordo dell’acqua. Interessante sarà la vista di particolari pieghe geologiche presenti sulla nostra dx, ma che ci accompagneranno costantemente mentre avanzeremo nel nostro tragitto. Dopo un leggero ristringimento dell’alveo, il fiume ora sembra serpeggiare tra le rocce.

polanisiaIl susseguirsi di continue anse e cascatelle, lascia spazio a dune sabbiose colonizzate dalle fioriture della ‘Polanisia’, una curiosa pianta avventizia, giunta dall’America negli anni ’60. Percorso così circa un chilometro dalla confluenza col Pavone, giungiamo al grande pozzo della ‘Tormentaia’, dove in prossimità di un’ampia curva, si presenta davanti a noi un vasto e profondo specchio d’acqua, con grandi scogli neri che emergono solitari. Intorno si apre una spiaggetta ghiaiosa che ci invita a una sosta.

Sulla nostra sinistra, una ripida collina, mostra una serie di stratificazioni geologiche che arrivano fino a lambire il letto del fiume, con fantasiose forme che ricordano animali preistorici. Questo luogo, conosciuto per le cave di pietra, anticamente utilizzate per macine dei mulini, è da sempre chiamato ‘Cava della Tormentaia’. In questa parte del cammino, abbiamo notato anche evidenti tracce della presenza di bestiame brado, che data la calura estiva, si spinge fino al fiume per abbeverarsi e rinfrescarsi. Da qui il tratto che dovremmo percorrere fino al ponte in prossimità della vecchia draga, sarà nuovamente un susseguirsi di passaggi tra piccole spiaggette e grossi massi, dove si fa più frequente la salcerella con le sue belle spighe violacee fiorite, richiamo per numerose ‘damigelle’ che svolazzano intorno a noi mentre passiamo. Ancora un profondo specchio d’acqua circondato dal verde, che aggireremo passando da un piccolo viottolo fatto dai cinghiali, per riguadagnare dopo pochi metri di nuovo il fiume, che ci potrà rinfrescare. Proseguiremo così, fino ad oltrepassare il ponte e lasciando lo scorrere del fiume, proseguiremo verso il piazzale antistante la cava di ghiaia, imboccando sulla sx la strada asfaltata che in poche centinaia di metri ci porterà alla nostra auto.

 

Durante il periodo estivo, la risalita di fiumi e torrenti della zona, rappresenta per tutti noi una ghiotta opportunità per la nostra passione del cammino. Oltre a permetterci di continuare gli itinerari, nonostante le temperature torride, ci dà modo di conoscere e vedere questi ambienti in maniera insolita e interessante. Poter camminare liberamente nelle acque fresche dei torrenti, che per tutto l’anno hanno rappresentato ostacoli da superare, durante i nostri percorsi, ci dà un’inebriante sensazione di libertà e leggerezza. Ascoltare le assordanti cicale e lo scrosciare dell’acqua; seguire il volo dei rapaci nelle strette gole pietrose; immergersi nell’intenso verde della vegetazione e le belle fioriture che punteggiano le spiaggette ghiaiose, ci saprà dare un benessere inaspettato che ci ripagherà dello sforzo di un cammino talvolta più complicato, ma mai monotono e uguale. Tutto ciò però, rappresenta un impegno non indifferente e a chi si apprestasse a fare questo genere di escursioni e vorremmo consigliare vivamente di prepararsi con cura.

 

Occorrerà studiare bene il percorso, prevedendo i tempi e i luoghi di sosta, poiché trattandosi di ambienti remoti e spesso molto lontani da vie di comunicazione non dovranno mai essere trascurati gli aspetti della sicurezza. Sebbene il cammino non rappresenti particolari difficoltà, avanzare lungo l’alveo del fiume immersi nell’acqua, comporta sempre molta attenzione e cautela. Un'altra importante e accorata raccomandazione, è quella di rispettare il più possibile i luoghi che attraversiamo, invitando ognuno di noi non solo a non abbandonare niente durante il cammino, ma quando possibile a raccogliere ciò che i nostri sciagurati predecessori hanno lasciato!!! Il rispetto e la conservazione di questi ambienti e della natura in generale, deve passare necessariamente anche dai piccoli gesti personali, meno rumorosi ed eclatanti di certi slogan della pubblicità, ma sicuramente più efficaci.

 

Noi da sempre siamo convinti che, anche i luoghi più belli vadano fatti conoscere e condivisi, senza aver timori o gelosie. Ma siamo consapevoli che ciò potrebbe comportare un impegno maggiore perché ognuno di questi posti possa essere tutelato e conservato al meglio, nel totale rispetto dell’ambiente nella sua naturalità. Però siamo certi, che sarebbe sufficiente un pizzico di buona volontà da parte di tutti e un mirato insegnamento verso le nuove generazioni, educandole a conoscere e a dialogare con l’ambiente che ci circonda, per imparare ad amarlo, apprezzarlo e rispettarlo e soprattutto a valorizzarlo come una grande risorsa per il futuro.

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