Risalita del Secolo   di Paolo Garfagnini e Stefano Fulceri

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partenza Località di partenza:

Pian di Creta

arrivo Località di arrivo:  ''
Dislivello salita  486
Perdita elevazione:  ''
Pendenza media:  7.9%
Pendenza massima: 35,9%
Lunghezza percorso: 12.4 Km
Tempo impiegato: 4h 
difficolta Difficoltà: E
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua: Non ci sono
Sequenza dei sentieri:  

Descrizione itinerario

(aggiornato Settembre 2013)

 Il luogo di partenza di questo percorso è in località “Pian di Creta”, che si raggiungerà imboccando la stradina di Sant'Ippolito, alle porte del paese di Montecerboli. La via alberata di cipressi, è chiamata localmente "Alberini" e sale verso la vasta campagna di Sant’Ippolito, un tempo ricca tenuta della storica famiglia Bicocchi. Non appena la strada si fa piana, si prosegue dritto in direzione del podere Capannone. Si dovranno percorrere ancora 3,5km per raggiungere il luogo di partenza costeggiando anche la recinzione di una azienda faunistica. Il punto da cui avrà inizio il nostro itinerario a piedi sarà facilmente riconoscibile perché vi è apposto un cartellone di legno relativo al sentiero n.11 di Farneta.(coord. 43° 14’ 55,4” N 10° 50’ 07” E)

Imboccato il sentiero, dovremmo mantenere sempre la sx, trascurando un paio di incroci e da lì a poco troveremo una piccola sorgente denominata "Fonte di Farneta". Continuiamo il cammino lungo il sentiero che a piccoli tratti si fa aperto e ci fa intravedere il sottostante tortuoso percorso del Torrente Secolo. Dopo poco più di 1 km. di cammino quasi tutto in discesa, ci troveremo nel cuore del "Bosco di Farneta", alle pendici dell’omonimo Puntone, davanti ad una bellissima macchia di cerro, dove è possibile ammirare qua e là, anche superbe e giganti piante di Tasso, qui conosciuto con il nome di “Libo”. Approfondimenti
Questo remoto angolo di bosco secolare, una volta era considerato meta ambita dai cercatori di funghi, che sfidavano la malfamata reputazione del luogo per riuscire a trovare splendidi esemplari di porcini e cocchi. Non era raro infatti, che proprio in questi luoghi i cercatori di funghi perdessero facilmente l'orientamento costretti a trascorrere la notte all’agghiaccio.
In fondo alla discesa troveremo davanti a noi l' incrocio del sentiero n.10 proveniente da "Monna"col sentiero n. 11 e svolteremo a sx per arrivare in meno di 700 m. al greto del torrente.
Questo luogo, conosciuto nella zona come "Bocca di Secolo", è l’esatto punto dove il Trossa, proveniente da sud ovest riceve come affluente il Secolo che proviene invece da sud est.
Da qui inizieremo la tranquilla risalita del torrente Secolo, che all'inizio scorre in un ampio letto quasi pianeggiante e che mano a mano che si risale, tende a curvare aggirando e scavando i soliti prominenti costoni di Gabbro. Approfondimenti
Risalito il corso d'acqua, per poco meno di 1 km, la gola del torrente inizia a restringersi tra alte e scoscese pareti grigie, che alcuni abitanti e cacciatori della zona usano chiamare “Tiro ai sassi”, forse perché percorrendo il sentiero fino in cima alla cresta dello strapiombante argine, può venire spontaneo lasciar cadere giocosamente dei sassi nell'acqua sottostante.
Andando avanti, il tranquillo percorso del Secolo, lascia il posto ad un tormentato tragitto che ci permette di ammirare incantevoli scorci di selvaggia e incontaminata bellezza, con enormi massi di roccia ofiolitica lambiti dallo scorrere dell’acqua e segnati con profondi solchi scavati nei millenni.
Poco più avanti incontreremo un altro piccolo corso d'acqua, il "Rio Sancherino", che confluisce da sud le proprie acque nel torrente Secolo. In questo punto, il tragitto del Secolo svolta bruscamente a sx in direzione E-NE, tornando di nuovo a solcare una stretta vallata di gabbro, serpeggiando in strette e anguste curve che regalano a chi risale, nuovi e avvincenti scenari resi straordinari dalla tipica e rigogliosa vegetazione d’alveo ricca di ontani neri e carpini, che ci regala il silenzio e la sensazione di essere tanto lontani dalla moderna quotidianità. In certi tratti della risalita, non é raro incontrare nella stagione estiva i granchi di fiume (Potamon Fluviatile)che negli ultimi tempi sembravano scomparsi del tutto e che simpaticamente si lasciano fotografare assumendo pose di sfida davanti all’obiettivo.
Continuiamo il nostro cammino finché il corso d’acqua diventa sempre più stretto e povero di portata, tanto che in alcuni punti, stenta addirittura a scorrere e a farsi spazio tra la straripante vegetazione tipica degli argini dei fiumi, particolarmente rigogliosa nelle annate di piogge abbondanti.
Poco più avanti, dopo aver percorso 6,5 km complessivi di risalita, giungiamo in prossimità del ponticello della vecchia strada che in passato, congiungeva Larderello a Serrazzano e in questo luogo, che è testimone di una curiosa storia, abbandoneremo il torrente per iniziare il largo anello che ci riporterà al punto di partenza. Aneddoto: "Argene e il re!"
Lasciando il torrente sulla sx, non si può fare a meno di notare e attraversare la gigantesca cava di gabbro, ormai quasi esaurita, che testimonia attraverso la sua spettacolare imponenza, quanto sia stato ricercato per molteplici e svariati utilizzi, il nostro gabbro, che così bene rappresenta e caratterizza noi e la storia geologica della nostra zona.
Risaliamo la strada di servizio della vecchia grande cava, soffermandoci a guardare il paesaggio appena attraversato, osservandolo da una dominante e alternativa prospettiva che ci fa intravedere dall'alto il percorso compiuto. Oltrepassata la sommità, ci troveremo nelle immediate vicinanze del podere "La Corte"con le sue piccole curiosità storiche e minerarie. Approfondimenti
Oltrepassiamo il cancello metallico, per imboccare la strada bianca verso sx, (quella percorsa con l’auto prima della partenza) e la percorreremo per circa 2 km in leggera discesa, attraversando il singolare e ricorrente mondo fatto di rocce ofiolitiche, con la loro asprezza, i loro colori, la loro tipica vegetazione e le loro garighe di piante inventate. Sulla sx, nella pendice che scende verso il Secolo, la zona è conosciuta come "Le Preselle". Nel secolo scorso infatti, la potente famiglia  Bicocchi, volendo estendere le proprietà terriere fino al confine col Possera, offrirono in permuta, ai proprietari dei rispettivi terreni coltivabili, molto fertili, ben esposti e vicini al paese di Montecerboli, degli appezzamenti boscati in prossimità della zona di Campo alla Corte. Con l'idea di assicurarsi il legname, ritenuta allora  una risorsa e una preziosa fonte energetica, i proprietari dei terreni adiacenti al paese, accettarono il cambio e tali spazi di macchia vennero denominati "Preselle".

 

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