Risalita Botro ai Buchi  di Paolo Garfagnini , Stefano Fulceri e Anna Moratti

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partenza Località di partenza:

Guado torrente
Riguardi


arrivo Località di arrivo:  ''
Dislivello salita  "
Perdita elevazione:  ''
Pendenza media:  ''
Pendenza massima:  ''
Lunghezza percorso: 6 Km
Tempo impiegato: 3h 
difficolta Difficoltà: EE
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua: Non ci sono
Sequenza dei sentieri:

Descrizione itinerario
 
 

 Quando l'estate si fa calda e arroventata, per gli appassionati del trekking, non potrà certo mancare un' escursione alla “Forra del Diavolo”. Si tratta di una entusiasmante passeggiata che prevede la risalita del piccolo corso d’acqua chiamato Botro ai Buchi, limitrofo alle zone dei nostri tradizionali itinerari.
Il curioso e affascinante sito, si trova a circa metà strada tra Volterra e San Gimignano. Percorreremo perciò la SS68 che da Volterra porta verso Colle Val D’Elsa; supereremo di poco il piccolo abitato di Castel San Gimignano e volteremo subito verso sx in direzione del più famoso e conosciuto paese della Vernaccia.

Scenderemo per circa 3 km, fino ad arrivare al ponte sul torrente Riguardi, dove dovremmo fare attenzione ed imboccare la stradina bianca che si trova subito dopo sulla sx, con l’indicazione di Pugiano. La percorreremo per circa 1,3 km, finché non giungeremo ad un piccolo guado di cemento, nei pressi del quale si dovrà lasciare l’auto.(43° 25’ 06,8” N 11° 00’ 57,3” E).
Il breve “Botro ai Buchi” affluisce proprio in questo punto nel torrente Riguardi e da qui inizieremo la nostra avvincente risalita.
All’inizio il corso d’acqua, si presenta chiuso da una vegetazione molto fitta, che permette di proseguire  con difficoltà, facendoci largo mano a mano che camminiamo lungo il suo alveo sassoso. Ma da subito possiamo apprezzare la straordinaria unicità dei suoi ciottoli e delle pietre che incontriamo, che ad occhi attenti possono rivelare curiosità geologiche e preziosi fossili.


Dopo aver percorso qualche centinaio di metri, noteremo un improvviso mutamento dell’ambiente che ci circonda. Lo stretto torrente semi asciutto, che si snoda tranquillo tra la folta e bassa vegetazione dove spiccano rosseggianti cornioli, lascia il posto ad una profonda fessura rocciosa sovrastata da imponenti pareti di scuro Calcare cavernoso, che si elevano verso l’alto per oltre venti metri. A volte la distanza delle pareti è talmente minima, che si viene a creare dentro la forra, un ambiente fresco e buio, che lascia filtrare qualche raggio di luce solo per poche ore al giorno.
In questo magnifico scenario misterioso e surreale, continueremo a camminare lungo il tortuoso e variegato percorso come in un canyon, che ci stupisce per la varietà della vegetazione. Ci lasciamo sorprendere da cuscini di soffice muschio che ricoprono completamente le rocce più basse e dalle numerose varietà di felci, (Dryopteris Filix-Mas; Polypodim Vulgare; Scolopendrium Officinale) che sporgono dalle pareti di roccia grigia, mentre dall’apice delle rocce più alte, pendono come liane, lunghi rami di edera.
Il cammino non è difficile, se specialmente il periodo in cui si compie è siccitoso, ma richiede comunque spirito di avventura e adattamento a questo particolare ambiente aspro, cupo e scivoloso. In particolar modo, dopo la prima metà della risalita, incontreremo alcune caratteristiche cavità della roccia molto profonde, che la forza dell’acqua ha scavato nel tempo. Per superare più facilmente questi punti, sono stati infissi nella parete rocciosa, dei piccoli pioli, nonché alcune catene e corde che fungono da corrimano, dando vita a una piccola arrampicata rocciosa, che ci permetterà di superare le pozze di acqua stagnante e di poter proseguire in un cambio di quota di poco più di due metri.
Inutile dire, che lo sforzo, l’impegno e la titubanza nel superare i passaggi più impegnativi, saranno poi ampiamente ripagati dalla straordinarietà dello scenario che ci accompagnerà e ci circonderà ancora per diverse centinaia di metri. Lo spettacolo diventerà veramente unico, quasi irreale tra strapiombanti costoni, qualche angusta cengia e massi rotondeggianti che nascondono piccole pozze d’acqua dove trovano rifugio rane perfettamente mimetizzate con questo ambiente dal sapore primordiale. Pian piano, dopo l’ultimo passaggio un po' ardito, il torrente torna a diventare di nuovo un normale corso d’acqua costeggiato dalla vegetazione tipica delle sponde, ricca di ontani, carpini, querce, cerri, ornielli e sorbi. Anche  i massi di calcare cavernoso, lasciano spazio a concrezioni affioranti di tufo calcareo dove, nella sua composizione si possono  intravedere i residui fossili di organismi marini.


Di solito nei nostri percorsi,  evitiamo sempre di tornare indietro passando per lo stesso tragitto dell’andata e facciamo l’impossibile per compiere sempre l’immancabile anello. Ma questa volta di sicuro, il desiderio sarà quello di ripercorrere proprio la stessa strada, per tuffarci di nuovo in quello straordinario scenario, che per la sua unicità, ci permetterà di rivivere un’altra volta ancora un'emozione rinnovata di ammirazione, stupore e timore, per questo posto misterioso e incantato.

(Ripercorso il 25 marzo 2017)

 

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