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Sambuco Lebbio, Sambuchella

Dettagli
cdg-b-sambuchella   Nome scientifico: SAMBUCUS EBULUS
  Nome comune: SAMBUCO LEBBIO, SAMBUCHELLA
  Famiglia: Adoxaceae
  Fioritura: Maggio-Luglio
  Frutti: Settembre-Ottobre
  Habitat: ambienti freschi, aree disboscate, radure, sentieri. Preferibilmente su terreni calcarei. Fino a 1300 m. Assente il Val d’Aosta, poco frequente sulle Alpi.


Descrizione

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Pianta erbacea perenne tossica, che emana se stropicciata un odore sgradevole. Ha un aspetto cespuglioso e robusto, alta fino a 1metro e mezzo e spesso si presenta in gruppi estesi.

Il suo rizoma è strisciante con stoloni laterali che si allungano nel terreno e permettono una rapida diffusione della pianta.

I fusti si presentano rigidi, privi di ramificazioni, di color verde con evidenti coste longitudinali più chiare, talvolta sfumate di rossastro. All’interno sono percorsi da un midollo bianco.

Le foglie sono opposte provviste di picciolo, formate da 5/11 segmenti obliqui lanceolati, con apice appuntito e margine seghettato; verde intenso di sopra, più chiaro sotto; larghe fino a 20 cm.

I fiori sono numerosi, anche fino a 200, riuniti in ampie infiorescenze piatte, ampie da 5 a 20 cm di diametro. Hanno odore di mandorle amare, con 5 petali bianchi sfumati esternamente di rosa, con antere e stami violetti.

Il frutto è una piccola drupa liscia e rotondeggiante di circa 5mm, prima verde, poi nera a maturazione che contiene 3/5 semini rugosi immersi in una poltiglia rossastra.

I frutti di questa pianta sono altamente tossici ed è fondamentale saperli distinguere da quelli del ‘Sambuco comune’, che sono edibili, ma molto simili. Contengono glucosidi amari e se ingeriti in discreta quantità possono provocare nausea, vomito, diarrea, vertigini e disturbi cardiaci. Sono anche molto tossici per alcuni animali, specialmente per gli equini.

La pianta, nonostante la sua tossicità veniva usata molto negli antichi rimedi popolari. Con la radice venivano preparati infusi lassativi e diuretici; la corteccia e le foglie essiccate servivano come antireumatico e i fiori per le affezioni bronchiali. Oggi viene usata nei rimedi omeopatici. Le bacche servivano per la preparazione di inchiostri e sostanze coloranti.

Il suo nome sembra provenire dal greco ‘Sambuke’ piccolo strumento musicale coi rami teneri di questa specie. La parola ‘ebulum’ era invece il nome latino dato anticamente alla pianta e significava ‘selvatico’.

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Sambucus Ebulus -- Sambuco Lebbio, Sambuchella

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