La Via dei Cavalleggeri

 

cavalliereQuesta antica strada, lunga circa 200 km, era un percorso che univa gran parte della Costa Toscana, avendo inizio nei pressi della città di Livorno per finire nel punto estremo del Golfo di Piombino.  Nacque come sistema di difesa e pattugliamento costiero, nel corso del XV° secolo per volere del Granduca di Toscana Cosimo I° de’ Medici, dopo un periodo di ripetute incursioni da parte dei pirati barbareschi, al servizio dell’Impero Turco, che attaccavano imbarcazioni, facendo prigionieri, schiavi e depredando tutte le località delle coste.

baratti 025Sulla via che si snodava esclusivamente lungo il litorale sabbioso o roccioso, erano state dislocate strategicamente circa 60 costruzioni. Alcune erano nuove, altre riadattate come punti di scambio tra le diverse guarnigioni, postazioni ed alloggi per i militari, torri, fortini e posti armati a controllo e difesa di tutto il territorio. Fu istituito un corpo militare speciale armato di “Cavalleggeri”, addetti alla vigilanza costiera, non solo per frenare gli attacchi dei corsari e dei pirati, ma anche per reprimere il contrabbando o evitare sbarchi di merci non autorizzate. Si voleva così anche impedire l’espatrio di sudditi del Granducato e evitare l’immigrazione di persone indesiderate o di clandestini, impedendo l’avvicinarsi alla costa a chi poteva infettare  la ricorrente e tanto temuta peste.

Ancora oggi la Via dei Cavalleggeri è un percorso che unisce idealmente tutta la nostra Costa, che forse ricalca in alcuni punti, strade più antiche di origine romana e con le sue fortezze, il suo tracciato, le sue torri strappate al tempo e all’incuria costituisce un patrimonio di immenso valore storico.

  

EREMO DI SANTA CROCE

A pochi km da Monterotondo M.mo in località Filetto, un viottolo che si snoda tra la fitta vegetazione di querce e lecci, ci porta alla sommità del Poggio di Santa Croce a 732 m, dove si erge una piccola chiesetta. La sua struttura in stile tardo-romanico, risale al secolo XIII° (1250 circa), fatta eccezione per l’archivolto in pietra formato da dentelli a raggiera che sovrasta l’ingresso, che risale ad un’epoca successiva. La chiesa, piccola ma graziosa, a pianta rettangolare, è realizzata con conci squadrati di pietra calcarea locale, disposti a filari. L’interno è caratterizzato dalla singolare volta a botte, inconsueta per gli edifici del nostro territorio. Sulla parete orientale, dove è collocato l’altare è posto un Cristo ligneo di pregevole fattura, racchiuso in una teca di legno lavorato. Adiacente al lato destro esterno della chiesa, alcuni ruderi pietrosi, testimoniano il luogo dove sorgeva il romitorio, secondo le rigide regole dei monaci medievali. Sulla parete invece, vicino a una stretta monofora che illumina l’interno dell’eremo, è riconoscibile la sagoma di un angusta apertura chiamata “la porta del morto” che serviva per il passaggio delle bare e veniva aperta e successivamente rimurata solo in tale occasione.

La chiesetta venne costruita dai monaci eremiti agostiniani sulla sommità dell’altura di Santa Croce, che allora, forse perché già luogo di preghiera, era chiamata Monte Beni. Ritenuta una delle sedi più importanti dell’ordine agostiniano della Maremma, durante le guerre tra Massa, Volterra e Siena subì diverse distruzioni, costringendo i frati a spostarsi a Gerfalco per costruire una nuova chiesa più sicura.Il vecchio eremo e i terreni circostanti furono alienati in cambio della costruzione del nuovo edificio religioso, dal Comune di Massa, interessato al rilievo di Monte Beni come punto strategico di difesa e di avvistamento.

Alla fine del 1700, quando una legge del Granduca Pietro Leopoldo soppresse i romitori, la chiesetta di Santa Croce diventò proprietà privata, pur rimanendo per gli abitanti di Monterotondo e di Gerfalco, luogo di preghiera, di ritrovo,  di celebrazioni di feste con processioni che raggiungevano la meta di un vecchio crocefisso posto nel bosco  poco più avanti della piccola chiesa.
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