La Macchia della Magona


Dopo il periodo medievale, che vide la Macchia della Magona al centro di lotte e aspre contese, con l’Unità d’Italia, passando sotto l’Amministrazione della Regia Intendenza di Finanza di Pisa, diventò fornitrice di legname e carbone per soddisfare la richiesta energetica da parte delle saline e delle fonderie della zona fino a quando, agli inizi del 1900, il Demanio Forestale si impegnò a renderla inalienabile ed a incrementarne la silvicoltura.
Anche Bibbona, che nel 1873 aveva assunto la denominazione di “Fitto di Cecina”, nel 1906 si riappropriò del titolo di “Comune”e fu delegato dalla Regione Toscana, fino dal 1976, alla gestione dell’intero complesso boschivo della “Macchia della Magona”.
La Macchia della Magona è un’area naturale protetta del Complesso Demaniale Regionale, istituto nel 1995.
Il suo patrimonio boschivo che si estende per 1635 ettari, si trova al confine con la Foresta di Monterufoli e il Comune di Bibbona ed è costituto da un susseguirsi di splendidi boschi cedui puri e cedui misti, ricchi di lecci e cerri o mescolati con splendidi esemplari di caducifoglie come querce, carpini e aceri. Anche la Macchia Mediterranea è presente in gran parte della zona, con la sua particolare vegetazione del “Forteto”, che ricopre i dolci versanti e le vallate scavate dai numerosi fossi a carattere torrentizio che la attraversano.
Al suo interno, La Macchia, ospita anche un arboreto sperimentale (Riserva Naturale Biogenetica) dove sono presenti diverse varietà di pino, cipresso e cedro.
Il sottobosco è ricco di numerose varietà floreali, funghi e felci. Ottimo habitat anche per specie animali: cinghiali, caprioli, daini, mufloni, volpi, lepri, istrici, tassi, scoiattoli, martore ecc. Anche diversi uccelli migratori, hanno scelto la Macchia della Magona per le loro soste, quali beccacce, colombacci, poiane e altre specie di passeracei.
Nei numerosi percorsi escursionistici che si intrecciano nella Macchia, si possono incontrare i resti di carbonaie, testimonianza di antichi mestieri legati al bosco stesso. In passato infatti, lo stesso bosco è stato fonte e riserva di legname per la ferriera “Real Magona di Cecina”, da cui ha preso il nome, che fin dai primi del 1600 riduceva in ghisa il minerale di ferro proveniente dall’Elba.
Il fantasioso nome di “Magona” è dato da una parola che deriva dall’arabo e significa “Azienda del Ferro”.

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I fiori del fiume

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LE BACCHE E ALTRI FRUTTI DEL BOSCO

Durante le nostre escursioni autunnali abbiamo notato la grande quantità di frutti presenti in autunno. Abbiamo così deciso di fotografarli e preparare delle semplici schede descrittive.

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