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acanto   Nome scientifico: ACANTHUS MOLLIS
  Nome comune: ACANTO COMUNE
  Famiglia: Plantaginaceae
  Fioritura: Aprile-Maggio
  Habitat: luoghi ombrosi, freschi, piutosto umidi, fino a 800m. Presente in maniera spontanea o naturalizzata in tutta la Penisola. No V.d.A.


Descrizione

Bella e vistosa pianta erbacea perenne di notevoli dimensioni, che può superare anche un metro di altezza, ancorata al terreno da robuste radici ramificate, lungamente fittonanti.

 

Si suppone che l'Acanto sia una pianta originaria delle coste del Bacino Mediterraneo, compresa l'Italia peninsulare e la Sicilia, in seguito spontaneizzata ovunque per la sua facilità di propagazione. In alcune regioni d'Italia, come Piemonte, Liguria, Toscana, Umbria, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, è ritenuta una pianta spontanea, mentre nelle altre, coltivata fin da tempi remoti, si sarebbe in seguito diffusa e naturalizzata, considerata perciò 'subspontanea'.

 

Si presenta con una grande rosetta di foglie da cui si ergono i robusti fusti fioriferi.

Le foglie più grandi, sinuose e frastagliate, possono raggiungere anche 80 cm di lunghezza. Sono di color verde lucido, leggermente pubescenti nelle nervature, con lobi profondamente incisi. Le superiori, senza peduncolo, hanno dimensioni più ridotte e meno lobate, con leggera spinosità all'apice.

I fiori sono riuniti in lunghe e dense spighe cilindriche. Ognuno lungo circa 5 cm, è contornato da brattee spinescenti, di circa 4 cm. Il labbro superiore appare come un grande cappuccio di colore violaceo che ricopre la corolla formata da un solo labbro inferiore trilobato, biancastro con nervature porporine. Dalla corolla sporgono 4 stami arcuati.

I frutti sono capsule contenenti grossi semi scuri.

 

L'Acanto da sempre viene coltivato come abbellimento giardini più ombrosi, tanto che nel 50 d.C., Plinio nei suoi trattati di botanica, la suggeriva come ornamento dei giardini romani.

Da sempre simbolo di prestigio e benessere, l'eleganza e al grande effetto decorativo delle sue foglie, ispirò l'architetto ateniese Callimaco, nel 500 a.C., a riportarne i tratti nella scultura dei capitelli delle colonne, diventati l'emblema dello 'stile corinzio'

In epoca medievale la pianta era considerata simbolo di resurrezione per la contemporanea presenza di fiori e di spine; e in epoche più recenti Giovanni Pascoli ha dedicato all'Acanto, una poesia facente parte della raccolta 'Myricae'.

Conosciuta fin dall'antichità anche per le sue proprietà curative, l'Acanto veniva usato come astringente, emolliente e detergente; curava le infiammazioni intestinali, gli eritemi e le punture degli insetti. Utilizzata fino al secolo scorso per curare la TBC.

Nella moderna erboristeria troviamo prodotti a base di Acanto, contro la tosse e il catarro.

L'etimologia del suo nome proviene dal greco 'àcantha' che significa spina, (riferito alle caratteristiche delle foglie di alcune specie) e dal latino 'mollis= molle' che descrive questa specie quasi priva di spinescenze.

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Acanthus mollis -- Acanthaceae