PASSEGGIATA DEL 25 APRILE 
col 1 loc prova 4 san michele 25 aprile 003
col 2 san michele 25 aprile 002
col 3 san michele 25 aprile 004

 

 


 

marcella

Nelle nostre piccole attività di ricerca, spesso ci è capitato di frugare tra i ricordi di qualche anziano del paese, che ben volentieri ci ha raccontato storie e fatti di un tempo che sembra ormai distante. Ciò ci ha fatto tornare alla mente anche lontani racconti ascoltati da bambini.

Incuriositi e coinvolti dalle belle storie passate, raccontate in quel modo così particolare che solo gli anziani sanno fare, spesso ci siamo soffermati a chiederci il significato di questa o quella parola. In questo modo ci siamo resi conto che molti termini usati dai nostri vecchi, oggi sono ormai in disuso e nel gergo quotidiano di tutti noi, sono purtroppo soppiantati da invadenti neologismi esterofili!!

Fermati a riflettere con più attenzione, ci siamo accorti che l’etimologia di molte di queste antiche parole, malgrado la loro provenienza semplice ed umile, spesso trova origine da nobili espressioni latine.

Abbiamo voluto quindi, divertirci a riunirle tutte insieme, cercando di spiegarne il significato, elencandole poi sul nostro blog, nella speranza che un giorno, chissà che non possano tornare di moda!!


 

imm 001

0sostantivi

• Apparecchio(aereo)

• Brusotto-panciotto(giaccone, gilet)

• Cannella(rubinetto)

• Canterale(como)

• Carcina(calce)

• Castro(riparo per maiali) 

• Cencio(straccio, pezzo di stoffa)

• Concio(letame)

• Dugento(duecento)

• Focarile(grande camino)

• Frinzello(cosa sgualcita)

• Girata(passeggiata)

• Giumella(quantità misurata con la mano)

• Gocciola(goccia)

• Granata(scopa)

• Grembio(grembiule)

• Guazza(rugiada)

• Mattaione-mota(fango)

• Pannina(stoffa)

• Pettata-Greppa(salita ripida)

• Pezzola(foulard, grande fazzoletto)

• Piaggia(campo in discesa)

• Pollina(concime da escrementi dei polli)

• Postale(autobus di linea)

• Proda(argine di campi)

• Riscontro(corrente d’aria)

• Sdrucciolo(vicolo in discesa)

• Steccolo(pezzettino di legno)

• Striggine(freddo pungente) 

• Strombola(fionda)

• Sugaia(luogo dove si ammassa il letame)

• Traveggole(cose immaginarie) 

• Tremoto(terremoto) 

• Zeccolo(peduncolo di frutta o foglie)

• Zizzole(freddo meteorologico)

--

• Chicco(dolcetto)

• Ciccia(carne)

• Cingomma(gomma americana)

• Companatico (alimento)

• Cutenna(cotenna)

• Frufru(wafers)

• Melone(mortadella)

• Midolla(mollica del pane)

• Ovo(uovo)

• Pellancica(pellicina)

• Rigatino(pancetta di maiale)

• Trociolo(torsolo della mela)

--

• Bellico(ombelico)

• Brignoccolo(bitorsolo)

• Carcagno(calcagno)

• Chiocciolino(calletto del piede)

• Chiorba(testa)

• Gote(guance)

• Groppone(schiena)

• Paiotto( gemello)

---

• Bischerata(sciocchezza, cosa senza valore)

• Freddaia-Scalmanella(raffreddore)

• Ghiavolo(diavolo)

• Impiastro(persona noiosa, appiccicosa)

• Infingardia(non volenteroso)

• Labbrata-Mostaccione(schiaffo)

• Malestro(danno-sbadataggine)

• Moccoli(bestemmie)

• Salaccata(colpo, botta)

• Sanbastardo (ragazzaccio)

• Tonfo(colpo)

• Troiaio(cosa pessima,di cattivo gusto)

Piante:

• Albero(pioppo)

• Bilurchio(vilucchio)

• Borraccina(muschio)

• Cascia(acacia)

• Coccole(frutti legnosi dei cipressi o altre piante)

• Crognolo(corniolo)

• Guisciola(varietà di ciliegia)

• Lellera  (edera)

• Pementa(peperoncino piccante)

• Pisciacane(tarassaco)

• Popone(melone)

• Ramerino(rosmarino)

• Scepe(siepe)

• Strinatopo(pungitopo)

• Vinco(giunco)

Animali:

• Becco-Birro(montone della pecora)

• Bezzuca(tartaruga)

• Bottero-Boddo(rospo)

• Brucio(bruco)

• Cecca(gazza)

• Cignale(cinghiale)

• Ciuco(asino)

• Chiurlo(assiolo)

• Conigliolo(coniglio)

• Cucùle(cùculo)

• Cudera-Cuderizzo(formica)

• Granocchio(ranocchio)

• Lape-Same(ape-sciame)

• Lodola(allodola)

• Lucignola(orbettino)

• Lucio(tacchino)

• Moscino(moscerino)

• Nana(papera,oca)

• Nicchia(conchiglia)

• Nottolo (rapace notturno)

• Puce(pulce)

• Pucino(pulcino)

• Ragnolo(ragno)

• Rogio(ramarro)

• Tarpone(grosso topo)

• Zizo(cetonia, maggiolino)

imm 002

0aggettivi

• Andante(di poco pregio)

• Attrigato(impigliato-poco scorrevole)

• Auzzo(appuntito)

• Baiocco(bonaccione)

• Bigio(grigio)

• Birbante(furbetto)

• Bischero(persona sciocca)

• Briaco(ubriaco)

• Broccione(spreciso)

• Chiepito(tiepido)

• Chiorbone(testone)

• Ciabattone(persona che parla tanto)

• Ciaccione(impiccione)

• Esoso(antipatico)

• Ficoso(lezioso)

• Fiero(in buona salute)

• Gingillone-Pelandrone(poco volenteroso)

• Gnorante(ineducato,di modi bruschi)

• Gnudo(nudo)

• Grandiglione(cresciuto fisicamente, ma non di testa!)

• Grullo(abbattuto)

• Imbacuccato(esageratamente coperto per il freddo)

• Infingardo(ozioso, non volenteroso)

• Lezzo(nervoso)

• Locco(bonaccione)

• Marmato-Diaccio(freddo)

• Molle(bagnato)

• Nostrale(nostrano)

• Pacchiano(di cattivo gusto)

• Piolla(uggioso-appiccicoso)

• Poro(defunto)

• Ringalluzzito(baldanzoso come un galletto)

• Ringhiangolito(rinsecchito-rimpicciolito)

• Rovito(rovente,molto caldo)

• Ruspicio-Reddo(ruvido)

• Sbrindellato(vestito male)

• Scarognato(sfortunato)

• Sciocco-Sciapito(senza sale)

• Scricco(avaro)

• Secco-Allampanato

(esageratamente magro)

• Spepa(persona tutto pepe)

• Stuccoso (noioso-uggioso)

• Stragilito(molto abbattuto)

• Vieto(avariato)

• Zaccherone(sporcaccione)

imm 003

imm 004 
 imm 005

0avverbi 

• A Strasciconi(in modo disordinato)

• A Ufo(gratuitamente): modo di dire che ha avuto origine nel 1300, durante la costruzione del duomo di FI, quando tutte le materie prime che occorrevano per la realizzazione del grande progetto erano esenti da tasse. Su ogni materiale era riportata la scritta: ’Ad Usum Florentinae Operae’, da cui l’abbreviazione UFO!

• Ammodo(con attenzione)

• Anco(anche)

• Dommallaltro-Ierlaltro

 (dopodomani, l’altro ieri)

• In Ghingheri(molto elegante)

• In Tralice- A Scancio(per sbieco)

• Manco(neppure)

• Punto(niente,nulla)

• Quioltre - Lioltre(nei dintorni)

• Sennò(altrimenti)

• Senza Valezzo(senza forza o voglia)

• Solatìo- Bacìo(in luogo soleggiato- in luogo ombroso)

• Tocco(l’una, le tredici)

• Un fottìo(quantità enorme)

 imm 006  

0verbi

• Accucciarsi(chinarsi)

• Aggeggiare(fare qualcosa per passatempo)

• Andare al balzello(cacciare di frodo)

• Belare(piangere)

• Biasciare(masticare male)

• Chetarsi(smettere di parlare)

• Desinare(pranzare)

• Enno(loro sono)

• Garbare(piacere)

• Gingillare(perder tempo)

• Gnamo!(imperativo di andare-andiamo)

• Imbiffare(indovinare)

• Incignare(Cominciare a usare o a consumare)

• Infiascare(mettere nei fiaschi)

• Nafantare(darsi da fare)

• Pintare(spingere)

• Pinzare(pungere)

• Principiare(incominciare)

• Raganare(lamentarsi)

• Rampicare(arrampicarsi)

• Scambuiare(creare confusione)

• Sciabordare(agitare l'acqua)

• Scialare(esagerare)

• Sdrucciolare(scivolare)

• Sentire(dolere)

• S'era - Erimo(noi eravamo)

• Smoccolare(bestemmiare)

• Spicciarsi(sbrigarsi-far presto)

• Tonfare(picchiare)

• Tranare(trascinare con fatica)

• Turarsi(coprirsi per il freddo)

• Zaccherarsi(sporcarsi)

 imm 007

0modididire

• Allungare il collo(superare con difficoltà momenti difficili)

• Mettere tutto a un pari(portare tutto allo stesso livello)

• Mettere la cravatta al maiale(fare una cosa inutile)

• Fare le nozze coi fichi secchi  (Non essere all’altezza della situazione)

• Avere la bottega aperta(avere i pantaloni sbottonati)

• Aver fortuna come un cane in chiesa(essere scacciati)

• Levarsi la sete col presciutto(danneggiarsi da sé stessi)

• Esser secco come un uscio(essere magrissimo)

• Quel che 'un ammazza ingrassa(quello che non fa male, può fortificare)

• Aria rossa, piscia o soffia(cielo rosso al tramonto, indica vento o pioggia in arrivo)

• Terzo aprilante, 40 gg durante(le condizioni meteorologiche del 3 aprile,si ripetono per 40gg)

• Parlare quando piscian le galline(incitamento a stare zitti)

• Se rannuvola sulla brina la neve si avvicina(condizione favorevole alle nevicate)

• I biscotti ai maiali gli piangono in bocca(sprecare qualcosa)

• Dire uno sproposito(bestemmiare)

• Mettere il sale sulla coda(cercare di fare una cosa impossibile)

• Gnorante come le spinte al buio(fare qualcosa con cattiveria)

• Portare a caricalluzzo(modo di portare i bambini sulle spalle)

• Meglio palaia!(esclamazione per un’assurdità)

• Fare la burletta(scherzare)

• Bada bimbo!(Monito o minaccia)

• Un fottìo(una moltitudine)

• I mia-i tua-i sua(i miei, i tuoi, i suoi)

• Nini(vezzeggiativo  familiare)

• Fare la capannella(fare il presepe)

• Mi fai scomparire (mi metti in imbarazzo)

• Far canaio(fare confusione)

• M'importa assai(non mi importa nulla)

• E' la su' morte(cosa adeguata, ottima)

• Aver le ruzze(aver voglia di giocare)

• Partire il pane(affettare il pane)

• Casa micciola(confusione)

• Che zizzole(gran freddo)

• Ceppo(festività del Natale)

• Madosca(esclamazione di rabbia)

 

....del resto anche il nostro sito prende il nome da un vecchio modo di dire......'Andare con la Carrozza del Gambini' che significava'andare a piedi'!

 

 

(Scusa se so' arrivato dopo la banda, ma so' venuto co' la 'arrozza der gambini!)(Scusa il ritardo, sono venuto a piedi)

 

 

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Parole antiche

Dettagli

marcella

Nelle nostre piccole attività di ricerca, spesso ci è capitato di frugare tra i ricordi di qualche anziano del paese, che ben volentieri ci ha raccontato storie e fatti di un tempo che sembra ormai distante. Ciò ci ha fatto tornare alla mente anche lontani racconti ascoltati da bambini.

Incuriositi e coinvolti dalle belle storie passate, raccontate in quel modo così particolare che solo gli anziani sanno fare, spesso ci siamo soffermati a chiederci il significato di questa o quella parola. In questo modo ci siamo resi conto che molti termini usati dai nostri vecchi, oggi sono ormai in disuso e nel gergo quotidiano di tutti noi, sono purtroppo soppiantati da invadenti neologismi esterofili!!

Fermati a riflettere con più attenzione, ci siamo accorti che l’etimologia di molte di queste antiche parole, malgrado la loro provenienza semplice ed umile, spesso trova origine da nobili espressioni latine.

Abbiamo voluto quindi, divertirci a riunirle tutte insieme, cercando di spiegarne il significato, elencandole poi sul nostro blog, nella speranza che un giorno, chissà che non possano tornare di moda!!


 

imm 001

0sostantivi

• Apparecchio(aereo)

• Brusotto-panciotto(giaccone, gilet)

• Cannella(rubinetto)

• Canterale(como)

• Carcina(calce)

• Castro(riparo per maiali) 

• Cencio(straccio, pezzo di stoffa)

• Concio(letame)

• Dugento(duecento)

• Focarile(grande camino)

• Frinzello(cosa sgualcita)

• Girata(passeggiata)

• Giumella(quantità misurata con la mano)

• Gocciola(goccia)

• Granata(scopa)

• Grembio(grembiule)

• Guazza(rugiada)

• Mattaione-mota(fango)

• Pannina(stoffa)

• Pettata-Greppa(salita ripida)

• Pezzola(foulard, grande fazzoletto)

• Piaggia(campo in discesa)

• Pollina(concime da escrementi dei polli)

• Postale(autobus di linea)

• Proda(argine di campi)

• Riscontro(corrente d’aria)

• Sdrucciolo(vicolo in discesa)

• Steccolo(pezzettino di legno)

• Striggine(freddo pungente) 

• Strombola(fionda)

• Sugaia(luogo dove si ammassa il letame)

• Traveggole(cose immaginarie) 

• Tremoto(terremoto) 

• Zeccolo(peduncolo di frutta o foglie)

• Zizzole(freddo meteorologico)

--

• Chicco(dolcetto)

• Ciccia(carne)

• Cingomma(gomma americana)

• Companatico (alimento)

• Cutenna(cotenna)

• Frufru(wafers)

• Melone(mortadella)

• Midolla(mollica del pane)

• Ovo(uovo)

• Pellancica(pellicina)

• Rigatino(pancetta di maiale)

• Trociolo(torsolo della mela)

--

• Bellico(ombelico)

• Brignoccolo(bitorsolo)

• Carcagno(calcagno)

• Chiocciolino(calletto del piede)

• Chiorba(testa)

• Gote(guance)

• Groppone(schiena)

• Paiotto( gemello)

---

• Bischerata(sciocchezza, cosa senza valore)

• Freddaia-Scalmanella(raffreddore)

• Ghiavolo(diavolo)

• Impiastro(persona noiosa, appiccicosa)

• Infingardia(non volenteroso)

• Labbrata-Mostaccione(schiaffo)

• Malestro(danno-sbadataggine)

• Moccoli(bestemmie)

• Salaccata(colpo, botta)

• Sanbastardo (ragazzaccio)

• Tonfo(colpo)

• Troiaio(cosa pessima,di cattivo gusto)

Piante:

• Albero(pioppo)

• Bilurchio(vilucchio)

• Borraccina(muschio)

• Cascia(acacia)

• Coccole(frutti legnosi dei cipressi o altre piante)

• Crognolo(corniolo)

• Guisciola(varietà di ciliegia)

• Lellera  (edera)

• Pementa(peperoncino piccante)

• Pisciacane(tarassaco)

• Popone(melone)

• Ramerino(rosmarino)

• Scepe(siepe)

• Strinatopo(pungitopo)

• Vinco(giunco)

Animali:

• Becco-Birro(montone della pecora)

• Bezzuca(tartaruga)

• Bottero-Boddo(rospo)

• Brucio(bruco)

• Cecca(gazza)

• Cignale(cinghiale)

• Ciuco(asino)

• Chiurlo(assiolo)

• Conigliolo(coniglio)

• Cucùle(cùculo)

• Cudera-Cuderizzo(formica)

• Granocchio(ranocchio)

• Lape-Same(ape-sciame)

• Lodola(allodola)

• Lucignola(orbettino)

• Lucio(tacchino)

• Moscino(moscerino)

• Nana(papera,oca)

• Nicchia(conchiglia)

• Nottolo (rapace notturno)

• Puce(pulce)

• Pucino(pulcino)

• Ragnolo(ragno)

• Rogio(ramarro)

• Tarpone(grosso topo)

• Zizo(cetonia, maggiolino)

imm 002

0aggettivi

• Andante(di poco pregio)

• Attrigato(impigliato-poco scorrevole)

• Auzzo(appuntito)

• Baiocco(bonaccione)

• Bigio(grigio)

• Birbante(furbetto)

• Bischero(persona sciocca)

• Briaco(ubriaco)

• Broccione(spreciso)

• Chiepito(tiepido)

• Chiorbone(testone)

• Ciabattone(persona che parla tanto)

• Ciaccione(impiccione)

• Esoso(antipatico)

• Ficoso(lezioso)

• Fiero(in buona salute)

• Gingillone-Pelandrone(poco volenteroso)

• Gnorante(ineducato,di modi bruschi)

• Gnudo(nudo)

• Grandiglione(cresciuto fisicamente, ma non di testa!)

• Grullo(abbattuto)

• Imbacuccato(esageratamente coperto per il freddo)

• Infingardo(ozioso, non volenteroso)

• Lezzo(nervoso)

• Locco(bonaccione)

• Marmato-Diaccio(freddo)

• Molle(bagnato)

• Nostrale(nostrano)

• Pacchiano(di cattivo gusto)

• Piolla(uggioso-appiccicoso)

• Poro(defunto)

• Ringalluzzito(baldanzoso come un galletto)

• Ringhiangolito(rinsecchito-rimpicciolito)

• Rovito(rovente,molto caldo)

• Ruspicio-Reddo(ruvido)

• Sbrindellato(vestito male)

• Scarognato(sfortunato)

• Sciocco-Sciapito(senza sale)

• Scricco(avaro)

• Secco-Allampanato

(esageratamente magro)

• Spepa(persona tutto pepe)

• Stuccoso (noioso-uggioso)

• Stragilito(molto abbattuto)

• Vieto(avariato)

• Zaccherone(sporcaccione)

imm 003

imm 004 
 imm 005

0avverbi 

• A Strasciconi(in modo disordinato)

• A Ufo(gratuitamente): modo di dire che ha avuto origine nel 1300, durante la costruzione del duomo di FI, quando tutte le materie prime che occorrevano per la realizzazione del grande progetto erano esenti da tasse. Su ogni materiale era riportata la scritta: ’Ad Usum Florentinae Operae’, da cui l’abbreviazione UFO!

• Ammodo(con attenzione)

• Anco(anche)

• Dommallaltro-Ierlaltro

 (dopodomani, l’altro ieri)

• In Ghingheri(molto elegante)

• In Tralice- A Scancio(per sbieco)

• Manco(neppure)

• Punto(niente,nulla)

• Quioltre - Lioltre(nei dintorni)

• Sennò(altrimenti)

• Senza Valezzo(senza forza o voglia)

• Solatìo- Bacìo(in luogo soleggiato- in luogo ombroso)

• Tocco(l’una, le tredici)

• Un fottìo(quantità enorme)

 imm 006  

0verbi

• Accucciarsi(chinarsi)

• Aggeggiare(fare qualcosa per passatempo)

• Andare al balzello(cacciare di frodo)

• Belare(piangere)

• Biasciare(masticare male)

• Chetarsi(smettere di parlare)

• Desinare(pranzare)

• Enno(loro sono)

• Garbare(piacere)

• Gingillare(perder tempo)

• Gnamo!(imperativo di andare-andiamo)

• Imbiffare(indovinare)

• Incignare(Cominciare a usare o a consumare)

• Infiascare(mettere nei fiaschi)

• Nafantare(darsi da fare)

• Pintare(spingere)

• Pinzare(pungere)

• Principiare(incominciare)

• Raganare(lamentarsi)

• Rampicare(arrampicarsi)

• Scambuiare(creare confusione)

• Sciabordare(agitare l'acqua)

• Scialare(esagerare)

• Sdrucciolare(scivolare)

• Sentire(dolere)

• S'era - Erimo(noi eravamo)

• Smoccolare(bestemmiare)

• Spicciarsi(sbrigarsi-far presto)

• Tonfare(picchiare)

• Tranare(trascinare con fatica)

• Turarsi(coprirsi per il freddo)

• Zaccherarsi(sporcarsi)

 imm 007

0modididire

• Allungare il collo(superare con difficoltà momenti difficili)

• Mettere tutto a un pari(portare tutto allo stesso livello)

• Mettere la cravatta al maiale(fare una cosa inutile)

• Fare le nozze coi fichi secchi  (Non essere all’altezza della situazione)

• Avere la bottega aperta(avere i pantaloni sbottonati)

• Aver fortuna come un cane in chiesa(essere scacciati)

• Levarsi la sete col presciutto(danneggiarsi da sé stessi)

• Esser secco come un uscio(essere magrissimo)

• Quel che 'un ammazza ingrassa(quello che non fa male, può fortificare)

• Aria rossa, piscia o soffia(cielo rosso al tramonto, indica vento o pioggia in arrivo)

• Terzo aprilante, 40 gg durante(le condizioni meteorologiche del 3 aprile,si ripetono per 40gg)

• Parlare quando piscian le galline(incitamento a stare zitti)

• Se rannuvola sulla brina la neve si avvicina(condizione favorevole alle nevicate)

• I biscotti ai maiali gli piangono in bocca(sprecare qualcosa)

• Dire uno sproposito(bestemmiare)

• Mettere il sale sulla coda(cercare di fare una cosa impossibile)

• Gnorante come le spinte al buio(fare qualcosa con cattiveria)

• Portare a caricalluzzo(modo di portare i bambini sulle spalle)

• Meglio palaia!(esclamazione per un’assurdità)

• Fare la burletta(scherzare)

• Bada bimbo!(Monito o minaccia)

• Un fottìo(una moltitudine)

• I mia-i tua-i sua(i miei, i tuoi, i suoi)

• Nini(vezzeggiativo  familiare)

• Fare la capannella(fare il presepe)

• Mi fai scomparire (mi metti in imbarazzo)

• Far canaio(fare confusione)

• M'importa assai(non mi importa nulla)

• E' la su' morte(cosa adeguata, ottima)

• Aver le ruzze(aver voglia di giocare)

• Partire il pane(affettare il pane)

• Casa micciola(confusione)

• Che zizzole(gran freddo)

• Ceppo(festività del Natale)

• Madosca(esclamazione di rabbia)

 

....del resto anche il nostro sito prende il nome da un vecchio modo di dire......'Andare con la Carrozza del Gambini' che significava'andare a piedi'!

 

 

(Scusa se so' arrivato dopo la banda, ma so' venuto co' la 'arrozza der gambini!)(Scusa il ritardo, sono venuto a piedi)

 

 

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Parole antiche2

Dettagli

 


  Sostantivi:

 contadini 001


• AZZANELLA(scolo della strada)
• BRUSOTTO-PANCIOTTO(Giaccone, gilet)
• CANNELLA(rubinetto)
• CARCINA(calce)
• CENCIO(straccio, pezzo di stoffa)
• CONCIO(letame)
• FOCARILE(grande camino)
• FRINZELLO(cosa sgualcita)
• GIRATA(passeggiata)
• GOCCIOLA(goccia)
• GRANATA(scopa)
• GREMBIO(grembiule)
• GUAZZA(rugiada)
• MATTAIONE-MOTA(fango)
• PANNINA(stoffa)
• PEZZOLA(foulard, grande fazzoletto)
• PIAGGIA(campo in discesa)
• RISCONTRO(corrente d’aria)
• SDRUCCIOLO(vicolo in discesa)
• STROMBOLA(fionda)
• ZIZZOLE(freddo meteorologico)

• CHICCO(dolcetto)
• CICCIA(carne)
• CINGOMMA(gomma americana)
• COMPANATICO(alimento)
• CUTENNA(cotenna)
• FRUFRU(wafers)
• MIDOLLA(mollica del pane)
• OVO(uovo)
• PELLANCICA(pellicina)
• TROCIOLO(torsolo della mela)

• BELLICO(ombelico)
• BRIGNOCCOLO(bitorsolo)
• CARCAGNO(calcagno)
• CHIORBA(testa)
• GOTE(guance)
• GROPPONE(schiena)
• PAIOTTO( gemello)
• BISCHERATA(sciocchezza, cosa senza valore)
• FREDDAIA-SCALMANELLA(raffreddore)
• GHIAVOLO(diavolo)
• IMPIASTRO(persona noiosa, appiccicosa)
• INFINGARDIA(non volenteroso)
• LABBRATA-MOSTACCIONE(schiaffo)
• MALESTRO(danno-sbadataggine)
• MOCCOLI(bestemmie)
• SALACCATA(colpo, botta)
• SANBASTARDO(ragazzaccio)
• TONFO(colpo)
• TROIAIO(cosa pessima,di cattivo gusto)


Piante:
• ALBERO(pioppo)
• BILURCHIO(vilucchio)
• BORRACCINA(muschio)
• CASCIA(acacia)
• CROGNOLO(corniolo)
• LELLERA (edera)
• PEMENTA(peperoncino piccante)
• PISCIACANE(tarassaco)
• POPONE(melone)
• RAMERINO(rosmarino)
• SCEPE(siepe)
• STRINATOPO(pungitopo)
• VINCO(giunco)


Animali:
• BECCO-BIRRO(montone della pecora)
• BEZZUCA(tartaruga)
• BOTTERO-BODDO(rospo)
• BRUCIO(bruco)
• CIGNALE(cinghiale)
• CIUCO(asino)
• CONIGLIOLO(coniglio)
• CUDERA-CUDERIZZO(formica)
• GRANOCCHIO(ranocchio)
• LAPE-SAME(ape-sciame)
• LUCIGNOLA(orbettino)
• LUCIO(tacchino)
• MOSCINO(moscerino)
• NANA(papera,oca)
• NICCHIA(conchiglia)
• NOTTOLO(rapace notturno)
• PUCE(pulce)
• PUCINO(pulcino)
• RAGNOLO(ragno)
• ROGIO(ramarro)
• TARPONE(grosso topo)
• ZIZO(cetonia, maggiolino)

bambini pulcini 001
caminetto 001

 

 Aggettivi:
• ANDANTE(di poco pregio)
• BISCHERO (persona sciocca)
• BRIACO(ubriaco)
• CHIEPITO(tiepido)
• CHIORBONE(testone)
• CIABATTONE (persona che parla tanto)
• CIACCIONE (impiccione)
• ESOSO(antipatico)
• FICOSO(lezioso)
• FIERO(in salute)
• GINGILLONE-PELANDRONE(poco volenteroso)
• GNORANTE(ineducato,di modi bruschi)
• GNUDO(nudo)
• GRANDIGLIONE(cresciuto fisicamente, ma non di testa!)
• GRULLO(abbattuto)
• IMBACUCCATO(esageratamente coperto per il freddo)
• INFINGARDO(ozioso, non volenteroso)
• LEZZO(nervoso)
• LOCCO(bonaccione)
• MARMATO-DIACCIO(freddo)
• MOLLE (bagnato)
• NOSTRALE (nostrano)
• PACCHIANO(di cattivo gusto)
• PORO (defunto)
• ROVITO(rovente,molto caldo)
• RUSPICIO-REDDO (ruvido)
• SCIOCCO-SCIAPITO(senza sale)
• SCRICCO(avaro)
• SECCO-ALLAMPAMATO (esageratamente magro)
• SPEPA(persona tutto pepe).
• STRAGILITO (molto abbattuto)
• VIETO(avariato)
• ZACCHERONE(sporcaccione)
  nonna bimbi 001 Avverbi:

• DOMMALLALTRO-IERLALTRO(dopodomani, l’altro ieri)
• SOLATìO-A BACìO(in luogo soleggiato- in luogo ombroso)
• TOCCO(l’una, le tredici)

• ANCO(anche)
• MANCO(neppure)
• PUNTO(niente,nulla)

• A STRASCICONI(in modo disordinato)
• A UFO(gratuitamente): (modo di dire che ha avuto origine nel 1300, durante la costruzione del duomo di FI, quando tutte le materie prime che occorrevano per la realizzazione del grande progetto erano esenti da tasse. Su ogni materiale era riportata la scritta: ’Ad Usum Florentinae Operae’, da cui l’abbreviazione UFO!)
• IN GHINGHERI(molto elegante)
• IN TRALICE- A SCANCIO(per sbieco)
• SENZA VALEZZO(senza forza o voglia)

 
bambini pulcini 001

 

Verbi:
• AGGEGGIARE(fare qualcosa per passatempo)
• ANDARE AL BALZELLO(cacciare di frodo)
• BIASCIARE (masticare male)
• CHETARSI(smettere di parlare)
• DESINARE (pranzare)
• GARBARE(piacere)
• GINGILLARE(perder tempo)
• IMBIFFARE(indovinare)
• INFIASCARE(mettere nei fiaschi)
• NAFANTARE (darsi da fare)
• PINTARE(spingere)
• PRINCIPIARE(incominciare)
• RAGANARE(lamentarsi)
• RAMPICARE(arrampicarsi)
• SCIALARE (esagerare)
• SENTIRE(dolere)
• SMOCCOLARE(bestemmiare)
• TONFARE(picchiare)
• TRANARE(trascinare con fatica)
• TURARSI(coprirsi per il freddo)
• ZACCHERARSI(sporcarsi)
   
   
  
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Parole antiche2 (2)

Dettagli

 

  Sostantivi:

 contadini 001

• AZZANELLA(scolo della strada)
• BRUSOTTO-PANCIOTTO(Giaccone, gilet)
• CANNELLA(rubinetto)
• CARCINA(calce)
• CENCIO(straccio, pezzo di stoffa)
• CONCIO(letame)
• FOCARILE(grande camino)
• FRINZELLO(cosa sgualcita)
• GIRATA(passeggiata)
• GOCCIOLA(goccia)
• GRANATA(scopa)
• GREMBIO(grembiule)
• GUAZZA(rugiada)
• MATTAIONE-MOTA(fango)
• PANNINA(stoffa)
• PEZZOLA(foulard, grande fazzoletto)
• PIAGGIA(campo in discesa)
• RISCONTRO(corrente d’aria)
• SDRUCCIOLO(vicolo in discesa)
• STROMBOLA(fionda)
• ZIZZOLE(freddo meteorologico)

• CHICCO(dolcetto)
• CICCIA(carne)
• CINGOMMA(gomma americana)
• COMPANATICO(alimento)
• CUTENNA(cotenna)
• FRUFRU(wafers)
• MIDOLLA(mollica del pane)
• OVO(uovo)
• PELLANCICA(pellicina)
• TROCIOLO(torsolo della mela)

• BELLICO(ombelico)
• BRIGNOCCOLO(bitorsolo)
• CARCAGNO(calcagno)
• CHIORBA(testa)
• GOTE(guance)
• GROPPONE(schiena)
• PAIOTTO( gemello)
• BISCHERATA(sciocchezza, cosa senza valore)
• FREDDAIA-SCALMANELLA(raffreddore)
• GHIAVOLO(diavolo)
• IMPIASTRO(persona noiosa, appiccicosa)
• INFINGARDIA(non volenteroso)
• LABBRATA-MOSTACCIONE(schiaffo)
• MALESTRO(danno-sbadataggine)
• MOCCOLI(bestemmie)
• SALACCATA(colpo, botta)
• SANBASTARDO(ragazzaccio)
• TONFO(colpo)
• TROIAIO(cosa pessima,di cattivo gusto)


Piante:
• ALBERO(pioppo)
• BILURCHIO(vilucchio)
• BORRACCINA(muschio)
• CASCIA(acacia)
• CROGNOLO(corniolo)
• LELLERA (edera)
• PEMENTA(peperoncino piccante)
• PISCIACANE(tarassaco)
• POPONE(melone)
• RAMERINO(rosmarino)
• SCEPE(siepe)
• STRINATOPO(pungitopo)
• VINCO(giunco)


Animali:
• BECCO-BIRRO(montone della pecora)
• BEZZUCA(tartaruga)
• BOTTERO-BODDO(rospo)
• BRUCIO(bruco)
• CIGNALE(cinghiale)
• CIUCO(asino)
• CONIGLIOLO(coniglio)
• CUDERA-CUDERIZZO(formica)
• GRANOCCHIO(ranocchio)
• LAPE-SAME(ape-sciame)
• LUCIGNOLA(orbettino)
• LUCIO(tacchino)
• MOSCINO(moscerino)
• NANA(papera,oca)
• NICCHIA(conchiglia)
• NOTTOLO(rapace notturno)
• PUCE(pulce)
• PUCINO(pulcino)
• RAGNOLO(ragno)
• ROGIO(ramarro)
• TARPONE(grosso topo)
• ZIZO(cetonia, maggiolino)

Aggettivi:
• ANDANTE(di poco pregio)
• BISCHERO (persona sciocca)
• BRIACO(ubriaco)
• CHIEPITO(tiepido)
• CHIORBONE(testone)
• CIABATTONE (persona che parla tanto)
• CIACCIONE (impiccione)
• ESOSO(antipatico)
• FICOSO(lezioso)
• FIERO(in salute)
• GINGILLONE-PELANDRONE(poco volenteroso)
• GNORANTE(ineducato,di modi bruschi)
• GNUDO(nudo)
• GRANDIGLIONE(cresciuto fisicamente, ma non di testa!)
• GRULLO(abbattuto)
• IMBACUCCATO(esageratamente coperto per il freddo)
• INFINGARDO(ozioso, non volenteroso)
• LEZZO(nervoso)
• LOCCO(bonaccione)
• MARMATO-DIACCIO(freddo)
• MOLLE (bagnato)
• NOSTRALE (nostrano)
• PACCHIANO(di cattivo gusto)
• PORO (defunto)
• ROVITO(rovente,molto caldo)
• RUSPICIO-REDDO (ruvido)
• SCIOCCO-SCIAPITO(senza sale)
• SCRICCO(avaro)
• SECCO-ALLAMPAMATO (esageratamente magro)
• SPEPA(persona tutto pepe).
• STRAGILITO (molto abbattuto)
• VIETO(avariato)
• ZACCHERONE(sporcaccione)
caminetto 001

 

Avverbi: 

• DOMMALLALTRO-IERLALTRO(dopodomani, l’altro ieri)
• SOLATìO-A BACìO(in luogo soleggiato- in luogo ombroso)
• TOCCO(l’una, le tredici)

• ANCO(anche)
• MANCO(neppure)
• PUNTO(niente,nulla)

• A STRASCICONI(in modo disordinato)
• A UFO(gratuitamente): (modo di dire che ha avuto origine nel 1300, durante la costruzione del duomo di FI, quando tutte le materie prime che occorrevano per la realizzazione del grande progetto erano esenti da tasse. Su ogni materiale era riportata la scritta: ’Ad Usum Florentinae Operae’, da cui l’abbreviazione UFO!)
• IN GHINGHERI(molto elegante)
• IN TRALICE- A SCANCIO(per sbieco)
• SENZA VALEZZO(senza forza o voglia)

nonna bimbi 001
  Verbi:
• AGGEGGIARE(fare qualcosa per passatempo)
• ANDARE AL BALZELLO(cacciare di frodo)
• BIASCIARE (masticare male)
• CHETARSI(smettere di parlare)
• DESINARE (pranzare)
• GARBARE(piacere)
• GINGILLARE(perder tempo)
• IMBIFFARE(indovinare)
• INFIASCARE(mettere nei fiaschi)
• NAFANTARE (darsi da fare)
• PINTARE(spingere)
• PRINCIPIARE(incominciare)
• RAGANARE(lamentarsi)
• RAMPICARE(arrampicarsi)
• SCIALARE (esagerare)
• SENTIRE(dolere)
• SMOCCOLARE(bestemmiare)
• TONFARE(picchiare)
• TRANARE(trascinare con fatica)
• TURARSI(coprirsi per il freddo)
• ZACCHERARSI(sporcarsi)
bambini pulcini 001
 

 

 

 

 
   
   
  
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Cala Martina, Cala Violina e Cala delle Civette

Dettagli

Cala Martina, Cala Violina  e Cala delle Civette

le baie più belle della Maremma Toscana

11.8 km, 05:41:22

Distanza percorsa:  11,8 km  -  Dislivello tot.: salita 500 m, discesa 500 m  - Quota massima 215 m -  Pendenza: max 38%,  - Pendenza: med. 8%,  -  Tempo impiegato:  5:40 h  -  Difficolta: E
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Descrizione itinerario

Non appena l’inverno ci regalerà una giornata serena con buona visibilità, non ci lasceremo sfuggire l’ occasione per cimentarsi in bel percorso costiero, spingendosi sulle ripide coste della Maremma alla scoperta di piccole e famose cale. 

Il nostro itinerario si svolgerà nella fascia costiera della ‘Bandita di Scarlino’, una grande Riserva Naturale della Maremma Toscana di ben 8700 ettari, che deve il suo curioso nome proprio ai ‘bandi’ indetti per la compravendita dei lotti del suo bosco.

Abbiamo deciso di iniziare il nostro cammino dalla località Puntone di Follonica e più precisamente alla sua estremità sud, nei pressi del ristorante “Cantuccio”, dopo aver  parcheggiato l’auto nell’ampio spazio adiacente. (coord. 45°52’48,7”N 10°46’45,8”E)

Partiremo in direzione sud, passando proprio in mezzo alle piccole costruzioni del ristorante, imboccando l’ampia strada sterrata che si trova subito dopo la sbarra (Sent.1). Camminiamo agevolmente e in solitudine, grazie al periodo invernale che tiene lontano il gran numero di turisti, ciclisti e bagnanti, che durante la bella stagione affollano non poco questo tragitto.

Da subito saremo circondati dalla tipica vegetazione mediterranea, che ricopre rigogliosa le morbide colline fino a lambire le spiagge. Oltre alle piante di Leccio e ai soliti arbusti che compongono la Macchia, saremo attratti dalla presenza della Barba di Giove, (scheda) degli Olivastri e dei Cisti(scheda) che delimitano la stradina, colonizzando le pendici più rocciose che scendono fino al mare.

Dopo circa km2,4 di comodo cammino, ci troveremo in prossimità del piccolo promontorio di Punta Francese, oltre il quale a poche decine di metri scorgiamo sul margine sx della strada l’epigrafe dedicata all’eroe dei due mondi, che nel settembre 1849, dopo una rocambolesca fuga attraverso la Toscana, si imbarcò da qui per raggiungere la salvezza verso la Liguria.

le 3 cale 019Proprio di fronte, un ampio e battuto camminamento in mezzo ai lecci e a un basso cespuglieto, ci condurrà  alla piccola baia di Cala Martina. L’assoluto silenzio e il mormorio del mare ci fanno respirare un’aria surreale. Gli scoscesi costoni che delimitano la spiaggia ciottolosa, contrastano con il loro colore ocra, l’azzurro di un mare limpidissimo, sfoggiando la loro particolare conformazione alveolata. L’azione erosiva dell’acqua, del vento e del sole hanno scavato nel tempo, piccoli fori e striature nella roccia calcarea, da farla sembrare punteggiata da elaborati ricami. Pare che davanti a questo straordinario specchio d’acqua blu, sia collocato un ulteriore cippo in memoria di Garibaldi, che proprio da questa piccola insenatura, ricoperta da una spessa coltre di alghe, partì per la sua fuga.

Ripresi i nostri zaini e le nostre cose, dopo aver guadagnato di nuovo la strada, continueremo il nostro viaggio verso sud, accompagnati da suggestive vedute che si aprono sporadicamente sul litorale. Poco più avanti, dopo poco più di 1 km e mezzo di cammino in prossimità di una piccola discesa, contornati dalla rigogliosa presenza del Ginepro Fenicio,(Scheda) ci appare la grande distesa sabbiosa di Cala Violina.

le 3 cale 020Questa è sicuramente la più famosa e conosciuta delle spiagge della Maremma, che per l’unicità del suo fascino naturalistico è stata addirittura considerata da ‘Legambiente’ tra le 11 spiagge più belle d’Italia. Acceleriamo il cammino impazienti di calpestare  quella bianca sabbia davanti a noi, e dopo pochi metri ancora imboccheremo il camminamento che ci porta direttamente sulla spiaggia. A differenza di Cala Martina, questa baia è molto più grande, contornata dalla rigogliosa vegetazione della Macchia che arriva fino a lambirne la spiaggia. La sabbia è sottile, bianchissima ed invoglia a camminarci sopra. E’ composta da minuscoli granelli di quarzo, che quando vengono calpestati nel silenzio, sembra che riproducano il suono di un violino, da cui la fantasia popolare avrebbe attribuito il nome a questa affascinante cala.                                                     

Spingendoci fin quasi al bagno-asciuga, scorgiamo con stupore numerose orme di animali selvatici che prima di noi durante la notte, hanno voluto anticipare la nostra passeggiata.

Qui ci concederemo un breve riposo, seduti sui grandi tronchi che le mareggiate invernali hanno trasportato fino a riva, dopo di che riprenderemo il cammino verso Cala delle Civette, l’ultimo promontorio prima di Punt’Ala.

le 3 cale 018Proseguiamo per un ulteriore chilometro, sino ad arrivare in prossimità di un’area recintata che costeggia  un sentiero scosceso che, in poche decine di metri, ci condurrà fin sulla spiaggia. Questa si presenta un po’ più nascosta e selvaggia, con una bella striscia di sabbia  chiara larga circa 20metri, dominata dall’alto da un massiccio edificio che la sovrasta e da cui prende il nome di Cala delle Civette. Purtroppo la zona è in parte delimitata dalla recinzione di una proprietà, ma curiosando qua e là e spingendosi fino al margine della caletta, ci fermiamo ad osservare il susseguirsi di pieghe geologiche che ne delimitano il versante nord. Nella scogliera scoscesa che degrada fino al mare, particolarmente limpido, scorgiamo la presenza di numerose piante di fichi d’india, che danno all’ambiente un aspetto ancor più esotico ed esclusivo.  

Davanti a noi, il Promontorio di Punta Ala si allunga nel mare verde e sembra voler raggiungere il piccolo ‘Isolotto dello Sparviero’.

Questo caratterizzato dalle alte falesie di roccia arenacea, ospita l’antica torre degli Appiani che ha costituito fin dal medioevo, non solo uno strategico punto di avvistamento, ma anche uno degli avamposti più importanti per la sicurezza della costa meridionale della Toscana.    

le 3 cale 022le 3 cale 021Da qui, inizieremo a pensare alla via del ritorno, decidendo di comune accordo, di ripercorrere a ritroso il breve tratto che da questa bella insenatura ci porta in prossimità di Cala Violina, punto dal quale ci indirizzeremo decisamente verso l’entro terra per compiere, attraverso le verdi colline, la seconda parte del nostro viaggio.

 

Lasciamo ora l’ampia strada (sent 1) che costeggia il litorale per addentrarci in leggera salita sulla ns dx, camminando ancora su una via ampia. Dopo poco il cammino ci fa svoltare leggermente verso sx e continuando a salire manterremo questo tracciato (2 A) ignorando i vari incroci a sx che troveremo.

Dopo circa 1 km, al termine di questo tratto in salita, troveremo un grande crocevia,  dove una ripida cessa tagliafuoco incrocia la nostra strada. Da qui svolteremo nettamente verso sx incamminandoci lungo la scoscesa via che si inerpica sul fianco della collina di Poggio Sentinella(sent.8). Ci troveremo immersi tra alti cespugli di Cisto di Montpellier, di Mirto che mostra ancora le sue bacche scure e in un susseguirsi di fioriture di Lavanda selvatica (scheda), che rendono piacevole e meno faticoso il forte dislivello che raggiunge quasi il 70%. Dietro di noi ci accompagnano le panoramiche vedute su tutto il golfo, mentre il nostro scosceso viottolo ricoperto di ciottoli di arenaria quarzosa, luccica sotto il sole.  Dato il grande sforzo per la salita, in prossimità di un piccolo tratto appena un poco più pianeggiante, ci  concediamo la panoramica deviazione sulla nostra sx che ci eviterà l’ulteriore ascesa al punto massimo del poggio (216 m. slm). Una volta raggiunto di nuovo il largo tracciato della linea tagliafuoco, iniziamo a scendere alla volta del Poggio La guardia, da dove continueremo a deliziarci con le magnifiche vedute sulle isole dell’Arcipelago e sulle belle insenature del Golfo di Follonica. Ci dirigeremo poi, sempre lungo la via tagliafuoco, in direzione ovest (sent.7). Dovremmo ignorare i prossimi due incroci a sx che troveremo,  per continuare verso nord fino al successivo incrocio, dove volteremo decisamente a sx (sent 5, Coord. 42°52’29,8”N  10°46’54”E). Da qui scenderemo agevolmente fino a scorgere tra la vegetazione le strutture del ristorante, dietro il quale passa il nostro sentiero, che ci porta a sbucare proprio di fronte al piccolo piazzale dove abbiamo le nostre auto.

Questo bel percorso ad anello con una dozzina di km e un discreto dislivello, ci ha portato a conoscere un meraviglioso tratto di costa toscana, che insieme alla sua storia ci ha mostrato anche le sue bellezze naturali, concentrate in splendidi angoli disegnati dal mare.

NB: il numero riportato per l’ identificazione dei sentieri, è stato rilevato dalla cartellonistica cartografica presente sul percorso.

 

 

 

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Come usare la mappa

p u i g m Indica fino a dove GOOGLE MAPS può fornire indicazioni stradali, può coincidere con il punto di inizio del trekking ma in molti casi questa applicazione non ha i dati delle strade secondarie di campagna che noi percorriamo per  raggiunere la nostra meta.
p p trek Punto di inizio del trekking. Questa icona non è presente quando questo punto coincide con qullo dell'indicatore rosso sopra descritto 
t p p La traccia rossa indica il tratto che unisce i due punti sopra descritti da percorrere in auto
t p La traccia blu è il nostro percorso trekking. Se cliccata si apre una finestra con i principali dati riguardanti il percorso
p i g m Punti di interesse lungo il percorso. Se cliccati si aprirà una finestra con una piccola descrizione del punto, è possibile che sia presente anche una foto del luogo 
Per ottenere le indicazioni stradali per raggiunere il punto di partenza del trekking, cliccare sull' indicatore rosso presente sulla mappa, "p u i g m"  nella finestra che si aprirà individuare quasta icona "i strdl" e cliccarla, inserite la localita dove vi trovate e lascite la destinazione cosi come è. Invio ed è fatto.
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resistenza

Dettagli
disegno partigiani titol

In occasione delle nostre passeggiate e delle nostre escursioni, che si svolgono prevalentemente nelle riserve naturali della Val di Cecina, spesso abbiamo modo di toccare diversi luoghi, che un tempo furono teatro di importanti episodi della resistenza.
Immancabilmente, quando ci troviamo in questi posti, non possiamo fare a meno di parlarne tra di noi cercando di ricordare qualche episodio particolare, che magari ci è stato raccontato dai nostri nonni o da qualche anziano del paese. Scopriamo con piacere che trovarci fisicamente in quei luoghi, immaginando i bui momenti che li hanno visti protagonisti di tante vicissitudini, ci da un’ emozione profonda ed inaspettata.
I numerosi punti del territorio, che per qualche motivo sono legati alla lotta partigiana, ci hanno fatto venire l’idea di elencarli tutti insieme, affiancando ad ognuno storie e aneddoti che li riguardano, affinché queste testimonianze non vadano disperse e dimenticate nell’oblio del tempo.
Perciò ci siamo messi a lavoro per cercare notizie dei fatti, non solo sulle molte pubblicazioni già esistenti, ma anche scavando nei ricordi dei nostri vecchi e persino chiedendole, con non poca difficoltà, direttamente ad alcuni dei pochissimi ancora in vita, che furono protagonisti di quei giorni del lontano 1944.
Il nostro modesto impegno, libero da inflessioni politiche, vuole solo conservare il ricordo degli episodi e dei luoghi che meritano una rilevanza storica per il nostro territorio, in sintonia con un modo consapevole e cosciente di camminare e di vivere la natura sotto ogni aspetto.

La Macchia di Berignone

 

……Elvezio Cerboni, conosciuto in formazione con il nome di Mario, si spostò, per sfuggire alla cattura, nella zona di Berignone, con alcuni uomini e cominciò ad operare e prendere contatti con i locali CLN di Pomarance e Volterra, che in seguito provvidero a inviare uomini e giovani renitenti(….) 1


……Il Cerboni era ospitato nella casa di Pasquino Martignoni al podere Poggiamonti ed era fatto passare come un parente, venditore di bestiame(….) 1

 torraccia
cerboni…..In quel periodo anche alcuni giovani pomarancini di idee antifasciste, si erano buttati alla macchia; tra questi Aroldo Salvadori, Libero Filippi, Dante Fabiani ed altri. Dopo la chiamata alle armi, incitati alla renitenza da Fernando Cavicchioli, componente del CNL locale, furono scortati dal maresciallo Castagnoli e fatti salire sulla corriera per il distretto militare di Pisa. Guidava la Sita il pomarancino Aldo Bardini, collaboratore CNL locale, che fece scendere i giovani, passato il ponte sul Cecina. Si avviarono verso le macchie di Berignone ed in seguito chiesero ospitalità presso un carbonaio che aveva il taglio del bosco in quei luoghi(….)

…..Il luogo ideale per nascondersi era in località Bruciano, vicino a Lanciaia, presso una pineta sopra il Masso delle Fanciulle(….) 1

 

 

Aroldo Salvadori, detto ‘Guerra’, racconta:

 


<<quello fu il luogo di incontro con colui che sapemmo dopo essere Elvezio Cerboni. Un giorno, vedemmo presso la carbonaia quest’uomo, più vecchio di noi, cominciammo a parlare enotai che aveva una rivoltella. Ci disse che stava organizzando con altri un gruppo per combattere i fascisti e di stare tranquilli>>

 …..ancora ‘Guerra’ racconta:

 

<< Elvezio Cerboni, dopo del tempo, forse nei primi di gennaio ’44 ci disse che avremmo dovuto fabbricare alcuni capanni nella zona di Berignone, domandando chi di noi fosse pratico della zona(….)Io c’ero nato e conoscevo molto bene quel bosco. Con lui e gli altri amici, armati di zappe e palette lasciammo la carbonaia di Bruciano e ci dirigemmo in cima al Poggio di Casinieri. Scelto il luogo egli cominciò a studiare dove mettere le sentinelle, che dovevano controllare le varie vie di accesso. Si vedeva la strada di Gesseri, la Polveriera lungo il Cecina e la via per Monteguidi. Facemmo anche dei viottoli ciechi per potersi salvaguardare da rastrellamenti. Cominciammo a costruire i capanni di scope con l’aiuto di un carbonaio pistoiese. La sera tornavamo alla carbonaia e ai capanni di Bruciano, la mattina dopo di nuovo a lavoro. Con le frasche costruimmo rapazzole alla boscaiola, con al centro il focarile. Il primo capanno poteva ospitare una ventina di persone, dopo qualche mese ne furono nuovamente costruiti altri che servirono per nuovi renitenti soprattutto provenienti da Volterra e Pisa>> (….) 1

mappa1

Nacquero così i due principali accampamenti della foresta di Berignone,  uno ubicato a valle del podere Casinieri, in prossimità del mulino di Bruciano. L’altro invece a monte dello stesso podere, in località Bacii.

 

Al Bar del Ciocci

 

Il gruppo di uomini nella Macchia di Berignone viene aiutato e sostenuto da molte persone. Fondamentale fu, come già detto, la collaborazione con i carbonai e i boscaioli della zona, l’appoggio dei vicini poderi e dei mulini per i rifornimenti di viveri e di pane. Ma in quegli anni tristi di miseria e paura, anche altre persone cercarono con ogni mezzo, di essere d’aiuto a quei ragazzi, visti come simbolo di ribellione e libertà.

 

Ci piace ricordare un curioso e significativo aneddoto, che lega Carlo Gabellieri ai luoghi di Berignone, che ci ha raccontato personalmente, suo nipote. Il Gabellieri, contadino e boscaiolo di Volterra, nel 1918 ritorna ammalato dalla I^ guerra mondiale, dopo una lunga prigionia in Pomerania, dove aveva avuto modo di imparare a parlare e a capire il tedesco.
Da sempre uomo di convinte idee socialiste, assiste con preoccupazione all’evolversi del secondo conflitto bellico. Il suo istinto e la voglia di fare lo avrebbero portato di sicuro insieme ai ragazzi di Berignone, ma la sua avanzata età e le sue condizioni di salute glielo impediscono. Nonostante ciò il ‘Ciocci’, così veniva chiamato Carlo Gabellieri dagli amici, decide ugualmente di volersi rendere utile in qualche modo a quei giovani uomini della resistenza.


Non avendo grandi problemi economici, malgrado i tempi duri della guerra e, sapendo quanto potesse essere importante per quei ragazzi, che vivevano di mille privazioni, concedersi il piacere di un buon bicchiere di vino, Carlo si prende il compito e l’onere di fornire loro, quattro fiaschi di vino ogni settimana.
Facilitato dalla sua attività di boscaiolo e profondo conoscitore di quei luoghi, ogni settimana partiva dalla sua casa di Volterra caricandosi sulle spalle i quattro recipienti in un rudimentale trespolo, per dirigersi di buon passo nel cuore della macchia, dove d’accordo con i partigiani depositava il prezioso carico. Per evitare che il traffico fosse scoperto, i contenitori pieni di vino venivano nascosti immergendoli dentro le pozze melmose dove si insogliavano i cinghiali. Il collo dei recipienti veniva fissato ad una cordicella celata a sua volta nel fango del sentiero, che sarebbe servita poi ai partigiani per recuperare il vino. Questo ingegnoso sistema, durò finché gli accampamenti partigiani non vennero spostati sulle Carline. Ogni settimana il Ciocci, trasportava i quattro fiaschi pieni per riprenderne i quattro vuoti riempiti d’acqua e affondati nel fango, da utilizzare nel viaggio successivo. La cosa fu tanto gradita e apprezzata dai ragazzi del bosco che erano soliti chiamare quelle fangose pozze come: ‘Bar del Ciocci! ‘

 

Ancora oggi a distanza di molti anni, qualche cercatore di funghi che frequenta la zona, magari ignaro del perché, continua a chiamare quei luoghi: Bar del Ciocci!!
Questa simpatica storia, apparentemente un po’ bizzarra, ci dimostra quanto a quei tempi e in quelle situazioni, così tante persone fossero disposte a qualsiasi sacrificio, pur di manifestare e sostenere in qualche modo, il proprio ideale di ribellione e di libertà.

 

 

Altro luogo della macchia di Berignone, testimone di episodi legati alla resistenza, fu il ben noto castello dei Vescovi. Verso la fine del mese di marzo infatti, dopo le azioni di Montieri, il Cerboni si ricongiunge con un piccolo gruppo di 12 uomini presso gli accampamenti di Berignone, che erano stati fatti oggetto di rastrellamento da parte dei militi repubblichini e delle SS

 

mappa2.…..Questi infatti, vistisi in pericolo, trovarono scampo verso la Torraccia, mentre i repubblichini cominciarono a sparare con le mitragliatrici. In quel periodo un fortuito incendio di un capanno pieno di munizioni, determinò la scelta  di costruirne altri nella zona al di là della Torraccia per sviare le ricerche.(….)1

L’attacco alla caserma di Montieri

 

montieriDurante una dimostrazione di protesta della popolazione per l’arresto di due giovani montierini renitenti alla leva, il segretario del locale fascio Lombardi, aveva sparato sulla folla con l’intenzione di disperdere la manifestazione, uccidendo due persone inermi. Al sanguinoso episodio, seguì un’azione partigiana con lo scopo di ristabilire l’ordine, dando un sostegno morale e di vicinanza alla popolazione e cercando di diminuire in qualche modo la potenzialità oppressiva del nemico.
Per questa operazione, il ritrovo dei partigiani avvenne alcuni giorni prima nei pressi del conosciuto Castello di Fosini. Furono impiegate tre formazioni partigiane quella del dottor Stoppa, del comandante ‘Mario ’ e parte del distaccamento ‘Velio’; i nuclei originari che alla fine di aprile costituiranno poi la 23^Brigata.

 

 

 

Spada ci dice:

 


<<<A Montieri c’era una caserma che dava noia alle famiglie, arrestavano, sparavano e allora andarono a dargli una lezione. Io non andai, c’era quattro ragazzi con l’influenza e il comandante mi disse: -Te stai con loro alla Torraccia. Noi si va a Montieri, se vi succede qualcosa noi si ripassa da Prativigna, Faule e Falisei ........ Siccome noi si fu attaccati, si scappò e s’andò alla ricerca della formazione, allora io a questi poderi ci lasciai un biglietto. ‘SIAMO STATI ATTACCATI, CERCASI FORMAZIONE. SPADA’ e poi dissi: -Datilo a quelli che passeranno. Di fatti glielo dettero e ci ritrovarono subito!-

 

……L’azione venne effettuata nella notte tra il 21 e il 22 di marzo……. Una squadra della formazione ‘Giudo Boscaglia’ cercò il Lombardi, responsabile delle uccisioni del gennaio. Questi mentre stava fuggendo, rimase ferito ma riuscì a dileguarsi nell’oscurità(….)  Alla squadra di ‘Velio’ toccò il compito di bloccare la caserma dei carabinieri. La sorpresa mancò; la guarnigione si difese con le armi e con il lancio di bombe a mano. La sparatoria durò a lungo: varie squadre vi parteciparono. Alla fine fu dato l’ordine di ritirarsi (….)2

La Valle del Possera e San Dalmazio

 

 

fornaceUn provvidenziale taglio del bosco nei pressi del ponte di Possera, in direzione San Dalmazio, ci ha dato modo di notare i resti di un’antica fornace per la calce, che ci ha incuriosito, durante un’escursione. Abbiamo chiesto informazioni ad un anziano vicino di casa, pratico dei luoghi . Oltre a informarci sull’attività della vecchia fornace, ci ha raccontato anche alcuni episodi, che hanno avuto luogo proprio in quello spiazzo, da lui personalmente vissuti, durante la sua esperienza di partigiano.

 


Ancora Spada, così era il suo nome di battaglia ci ha raccontato:

 

<<<Verso i primi del mese di marzo del ’44, dal Comando di Pisa ci mandarono delle armi, delle munizioni, casse di bombe a mano, mitra, moschetti e scarponi robusti, tutto nascosto in un carretto sotto a un carico di cavoli. Ci vollero 3 giorni per arrivare. Verso Ponteginori gli andò in contro Grinza, lo Spinelli, ma il poro cavallo era talmente stanco con tutto quel carico, che si dovettero fermare tutti a dormire a Saline. Ma anche il giorno dopo, quando ripartirono quella povera bestia, non ce la faceva a salire su per le curve del Ponte Torto e fecero venire un altro cavallo, dal Materino. Il buffo fu che arrivati a Pomarance sotto le case Nove, le donne, a vede’ tutto quel ben di Dio, in quei periodi di fame e di miseria, volevano compra’ a tutti i costi qualche cavolo. Per non sentire lo schiamazzo che facevano, gli dettero a ognuna qualcuno di quei cavoli, per poter arrivare in tranquillità fino al ponte di Possera, prima di San Dalmazio, dove s’aveva l’appuntamento. Appena buio si scarico’ tutte le casse che vennero portate nell’accampamento di Casinieri.>>>

Ma lo stesso posto, appena circa 15 giorni dopo, fu anche teatro di un sanguinoso scontro armato tra partigiani e carabinieri alla ricerca di ‘ribelli’, come venivano chiamati i partigiani dai repubblichini.
La notizia dello scontro, inviata per espresso dal commissario prefettizio B. Bacci, al capo della Provincia, recitava così:

 

<<<….ieri 17 marzo, alle ore 7,30 circa, in località Ponte sul Possera, una pattuglia, costituita da 5 carabinieri, è caduta in un’imboscata tesale da un gruppo di ribelli appartenenti ad una banda operante in questa zona. Sono rimasti uccisi 3 carabinieri; un quarto riportava varie ferite. Il locale Comando di presidio della Guardia nazionale repubblicana ha immediatamente disposto per la ricerca dei colpevoli; fino ad ora l’esito di tali operazioni risultava negativo>>>.1

 

Purtroppo, il 2 aprile, circa di una decina di giorni dopo, anche il paese di San Dalmazio, poco distante dal ponte del Possera, registra un altro triste episodio: l’arresto di Elvezio Cerboni, come ci dice ‘Spada’:

 


<<…. Cerboni lo presero il 2 di aprile a San Dalmazio, in casa della signora Paolina. Aveva un appuntamento con Maiorelli, una staffetta di Massa. C’era il buono e il cattivo anche lì. Qualcuno gli fece la spia e lo arrestarono.>>

 


Riguardo al suo arresto, le versioni della vicenda sono diverse e si confondono come in una tragica commedia:

 

<<….E’ in una fattoria vicino Pomarance, sembra si sia buscato una polmonite…..>> 4 Così scrive Cassola, nel suo romanzo ‘Fausto e Anna’.

 

Con poche lapidarie righe dattiloscritte, la relazione della 23’ Brigata, datata 2 aprile 1944 riporta questo:

 


<< Cerboni, caduto ammalato e ricoverato presso una casa colonica di San Dalmazio, viene catturato per la delazione di una spia. Tradotto in carcere a Pisa>>.2

 

Nei racconti dei nostri anziani invece, la casa da cui Cerboni, cercò invano di sfuggire attraverso i tetti, per evitare la cattura, non sarebbe stata in campagna, ma all’interno del borgo stesso, da identificare con quella della signora Paolina Serafini. Proprio la stessa abitazione, in cui nel 1849, il dottor Camillo Serafini, nascose e aiutò Garibaldi, durante la sua fuga verso la libertà.

San Michele alle Formiche

 

san micheleCon l’arresto di Cerboni la formazione ‘Mario’, subì un grave colpo e, data anche la poca sicurezza che offrivano i boschi di Berignone, continuamente oggetto di rastrellamenti nemici, la formazione si divise in due gruppi. Uno costituito in prevalenza da volterrani, l’altro da pomarancini che si spostò verso la Farneta di Monterufoli, con lo scopo di riunirsi con la banda di Stoppa, sulle Carline. Durante il trasferimento, il piccolo gruppo di uomini, capeggiato da Casanovi, fa sosta sul Poggio di Spartacciano, vicino al conosciuto rudere di San Michele alle Formiche. Proprio da qui nascerà la disavventura che porterà all’arresto a alla disfatta del gruppo. Non molto distante da quel luogo, presso il podere Cerale, si trovavano due militi repubblichini e i partigiani senza indugiare, decisero di agire.

Spada ci racconta:


mappa3<<<Noi si salvarono due militi al Cerale, non si toccarono! Si vestirono coi nostri panni e si prese i sua e uno di loro disse: -C’ho un monte d’armi a casa, bombe a mano, mitra, di tutto, se le volete, venite a pigliarle. Partì e andò a pigliarle il Casanovi, con un cavallo e quando arrivò laggiù lo arrestarono perché la casa era piantonata!! E gli dissero che avrebbero ammazzato lui, la moglie e la figliola…..e lui fece chiappà noi!!

farnetaFarneta di Monterufoli e Pian di Creta

 

Nel frattempo il gruppo dei partigiani decise di spostarsi ancora e lo fece portandosi verso il vicino bosco della Farneta di Monterufoli, lasciando come di consueto un biglietto scritto in un luogo convenuto perché Casanovi al suo ritorno li avesse potuti raggiungere, ma invece…

Spada racconta ancora:


<<Vestiti in borghese, col fazzoletto rosso arrivarono, là dove s’era noi: -Giorgio, Giorgio, ‘ndo sei? - Urlava il Casanovi al su’ fratello. -Ci sono questi ragazzi, son partigiani!- Poi dice a me che ero al magazzino: -Te dagli da mangiare che è un giorno che non mangiano e queste armi mettetele da parte, come ve lo devo di’che son pericolose!- Noi si mise l’armi tutte insieme e loro ci circondarono. -Alzate le mani questa è polizia!-
mappa4 Ci portarono da Aristeo, ci si lavò un po’, vedrai s’era sudici! C’è chi si fece la barba e chi no…..e poi ci portarono in piazza a Volterra. Ci interrogò il maggiore Marchetti Marino e il capitano Delle Mura Renzo. Ci portarono in galera e ci si stette 72 giorni e poi ci portarono a Pisa. Era il 14 aprile quando ci chiapparono noi, proprio il giorno che bombardavano la polveriera giù in Cecina>>

 


Il racconto della cattura del gruppo partigiano è riportato su varie pubblicazioni. Il giorno 14 aprile, per non compromettere la sicurezza delle famiglie del podere di Monna che li appoggiava, i partigiani, decisero di spostarsi sul ‘Pian di Creta’, ignari che il gruppo di persone proveniente dalla vallata del Trossa, fossero proprio militi fascisti travestiti.

 


……..Il gruppo guidato dallo stesso Casanovi fu addirittura invitato a far colazione con loro, nei pressi di una carbonaia e dopo un poco con un accerchiamento rapido e i fucili spianati, i nuovi arrivati si dichiararono fascisti e immobilizzarono i partigiani. Gli unici che riuscirono a fuggire, furono un giovane di Livorno e Libero Filippi, detto ‘del Ministro’, che con grande coraggio si precipitò giù di corsa per un campo verso la macchia(….)1

 


Racconta Libero:

 


<<Erano circa le otto e facevo la guardia, distante 50 metri dai compagni. Quando mi accorsi dell’inganno presi un viottolo e arrivato presso uno spiazzo, trovai dei militi fascisti con dei tedeschi che mi puntarono le armi contro; era con me anche un Livornese. Ci fu una violenta sparatoria e un lancio di bombe a mano. Fui ferito da alcune pallottole mentre rotolavo giù per una scarpata piena di rovi(….) Tutti credevano che fossi morto, infatti quando passavano i fascisti repubblichini sotto casa dicevano: ‘Un figliolo del Ministro è in galera, l’altro è tutto mangiato dalle volpi in Farneta’.>>1

Verso i poggi delle Carline

 


capanno pCausa la scarsità d’acqua da bere , l’inadeguato spazio per ricevere i preziosi lanci degli alleati, gli uomini degli accampamenti del Berignone vengono fatti trasferire verso i più sicuri poggi delle Carline, dove da tempo si era già stabilito un gruppo al comando di Stoppa.
La zona scelta era quella di Belcaro, alla sommità del monte accanto alla vicina Cornata, da dove i partigiani potevano avere un agevole controllo su tutta la zona e dove gli alleati potevano con relativa tranquillità, effettuare lanci notturni di rifornimenti.

cornataI boschi delle Carline ben si presentavano a dare sicuro rifugio al numeroso gruppo di uomini.

L’abbondanza di sorgenti garantiva acqua a sufficienza per tutti e il grande poggio della vicina Cornata, offriva un ottimo punto di avvistamento e di guardia.

 

 

 

 

 


Anche il famoso scrittore Carlo Cassola, apparteneva a quel gruppo di giovani ribelli e seguendo il trasferimento dei suoi compagni, si trovò in questi luoghi, proveniente da Berignone.

 

L’esperienza della guerra, passando giorni nascosto tra boschi sconfinati, la vita fatta di ansia, paura e di generosa solidarietà, segnò talmente l’animo dello scrittore, che negli anni a venire, volle ambientare proprio in quei luoghi, una delle opere, ritenuta tra le più significative della narrativa neorealista.

 


Nel racconto ‘Fausto e Anna’, sono infatti descritte le vicissitudini autobiografiche del partigiano Fausto a contrasto con la tormentata storia d’amore con Anna. I fatti che si svolgono negli anni della resistenza, raccontano quei luoghi, dove lo scrittore partecipò come ‘Giacomo’, suo nome di battaglia. Luoghi, che vengono ricordati nel romanzo con dei curiosi pseudonimi di fantasia: Il Monte Capanne per le Carline, SanGinesio che sta per Gerfalco e perfino la foresta di Berignone, viene chiamata Monte Voltrajo.

 


Cassola, talvolta politicamente in contrasto con le ideologie a cui si ispiravano la maggior parte dei partigiani, ha voluto mettere in luce, col suo racconto, uno spaccato della dura vita di quei ragazzi che avevano scelto la resistenza per combattere la loro guerra contro il fascismo. Volutamente ha cercato di dare risalto alla bellezza e alla natura di quei posti, che l’hanno ospitato, protetto e nascosto. Li ha voluti descrivere in maniera minuziosa e appassionata, al punto di farci immedesimare e rivivere quelle tristi vicende.

mappa5Un luogo simbolo delle Carline, da ricordare e che abbiamo raggiunto più volte nei nostri percorsi, è il conosciuto ‘Capanno dei Partigiani’, nascosto nel superbo bosco del versante nord-est delle Carline, vicino al podere Cetinelle.
Questo posto, teatro ogni anno di importanti manifestazioni commemorative, racchiude in sé un’atmosfera particolare suggestiva, che riesce a coinvolgere magicamente ogni visitatore che per la prima volta giunge fino qua.

Il pianoro boscato che si apre davanti al piccolo capanno in muratura, oggi è un’area attrezzata per il ristoro, con una graziosa fontanella di acqua sorgente. Il capanno è intitolato alla 23^ Brigata Garibaldi e sulla facciata laterale della struttura vi è apposta una targa lapidea, che raffigura volti femminili di donne partigiane, scolpiti in basso rilievo.


norma

 

Una su tutte, la giovane e coraggiosa Norma Parenti, vera eroina partigiana, animata da un forte carattere e amore per la libertà. Nella sua breve esistenza, mise a rischio la propria vita e si prodigò ad aiutare fuggiaschi, ebrei e prigionieri; a raccogliere aiuti, denari, armi per i partigiani, talvolta partecipando di persona ad azioni di guerra. Venne arrestata la sera del 22 luglio e barbaramente uccisa dai nazisti, a poche ore dall’arrivo degli alleati. E’ stata decorata medaglia d’oro al valor militare.
Durante la sosta in questo luogo suggestivo, spostandoci nel bosco antistante tra i maestosi alberi di cerro, si avrà modo di scorgere, dei rudimentali cippi di pietra. Portano inciso il nome di battaglia di alcuni partigiani, i quali per non tradire il legame indissolubile con questo posto, hanno scelto di far disperdere le proprie ceneri in questi boschi che ne costudiranno la memoria nel riposo eterno.

Il rilascio dei detenuti e il triste epilogo del Comandante Cerboni

 

cerboni2Il giorno 20 giugno sotto la furia dei bombardamenti alleati, il gruppo dei partigiani di Berignone, già detenuti a Volterra, vengono trasferiti al carcere di Pisa.

Durante la notte ha inizio una sofferta contrattazione tra il direttore del carcere e le autorità prefettizie, che giunge alla decisione di liberare tutti prigionieri, per motivazioni di sicurezza e di ordine pubblico, dato che il carcere era in rivolta a causa degli incessanti attacchi aerei.

La mattina del giorno 21, vengono fatti uscire in gran fretta tutti i detenuti, ma arrivati in prossimità della porta del carcere, solo uno di loro verrà trattenuto da un drappello di sette tedeschi. Solo uno, uno su tutti, interessava alla milizia e alle SS: Elvezio Cerboni, intrappolato nella trama di una vigliacca decisione rimasta nel mistero.

 

 

Il famoso ‘Comandante Mario’, scomodo a molti, colui che col suo carisma e coi suoi modi garbati era riuscito a trascinare e a farsi apprezzare da tutto il suo gruppo, ora viene separato da loro e fatto allontanare fino alla vicina caserma della Milizia per essere barbaramente fucilato.

….La vita di Elvezio terminò a Pisa, nello squallido cortile di una caserma in via San Francesco. Non sarebbe più riuscito a rivedere la sua famiglia, a vedere una nuova patria più democratica o ad avere la speranza di poter vivere in un’Italia migliore, più solidale, più moderna, come gli aveva insegnato la lezione di Garibaldi e di Mazzini(….)3

 

Spada, con i suoi compagni di Berignone fu liberato la stessa mattina e ancora oggi ci ricorda con evidente emozione quei drammatici momenti:


<<<…Noi da Volterra ci avevano portato a Pisa. Per la strada ci toccò scendere due o tre volte perché ci mitragliavano. A Pisa c’era un’incursione. C’eran l’apparecchi americani che bombardavano. Sui ponti era un via vai, la gente andava verso l’Alt’ Italia,. C’erano anche i fascisti di Pomarance che andavano e venivano. C’era una confusione per ride. E’ per quello che la mattina dopo ci liberarono, non ci musarono nemmeno: -via, via, via- ci facevano, -via, via- ………era il 21 di giugno…..
…..Presero solo il Cerboni, lo fucilarono quel giorno lì, ci s’era anche noi. Io ero più addietro, si sentì il colpo. Gli cascò di mano la fotografia della moglie……ma non l’ho mai detto! Si sentì il colpo! C’era il recinto e al di là si sentì la fucilata!
……..Poi noi si tornò in Berignone.>>

Un cippo nel Bosco

 


lapideNelle nostre molteplici escursioni in terra di Berignone, recentemente, uscendo dal sentiero che dal bosco ci riporta sulla strada bianca, diretta a Dispensa, abbiamo notato sul bordo del crocevia, un cippo commemorativo. Apposto nel luglio 2015 dalla sezione ANPI di Volterra, vuole testimoniare, proprio in quel luogo, la nascita della 23^ Brigata Garibaldi.

mappa6……..Dopo La cattura in Farneta della formazione di Cerboni, si prospettarono da parte dei comandi dei gruppi dislocati in Berignone, accordi per la costituzione di una nuova brigata, che nel frattempo si stava riorganizzando e rafforzando tramite il CNL di Pisa e di Volterra. Il 25 aprile Stoppa si reca in Berignone, dando inizio a una nuova fase di rapporti con altre formazioni, che condurrà alla costituzione della 23^ Brigata Garibaldi(….)1

Foto di quel tempo

 

partigiani1

partigiani2

macerie
partigiani3
macerie2
rifugio

 

Si ringrazia

 

Si ringrazia Jader Spinelli per la gentile disponibilità e le preziose notizie riportate nella sua pubblicazione: “LA LIBERAZIONE A POMARANCE”(Comune Pomarance, ANPI Pomarance, Comunità di Pomarance) da cui abbiamo preso riferimenti ed alcune foto. (1)

 

Altre pubblicazioni dalle quali abbiamo attinto notizie e passi integrali, di cui ringraziamo gli autori sono:


“LA TAVOLA DEL PANE” ( Pier Giuseppe Martufi – ed. ANPI Siena) (2)


“LA PICCOLA PATRIA” Storia di Elvezio Cerboni – (Tiziano Arrigoni – Bancarella Editrice) (3)


“FAUSTO E ANNA” (Carlo Cassola -Rizzoli editore) (4)

Un ringraziamento speciale a Spada

 

spadaUn ringraziamento particolare lo rivolgiamo ad un anziano amico, che con i suoi racconti e i suoi ricordi, strappati faticosamente ad una memoria ormai non più lucidissima, ci ha fatto dono di rare testimonianze, preziose e autentiche. Nessuna parola o aggettivo potrà mai descriverne il tono della voce e la commozione dei suoi occhi mentre racconta quegli episodi da cui ancora oggi traspare un’ evidente emozione e sobria fierezza.
Grazie per quello che ci hai detto e per come ce lo hai detto, ne faremo prezioso tesoro e ogni volta che ci troveremo a passare in uno dei quei luoghi ricorderemo i tuoi fieri racconti di uomo e di partigiano, che fanno parte della nostra storia.

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Classificazione dei sentieri

Dettagli

Classificazione del CAI (Tratto da Wikipedia)

 

  • Sentiero turistico (T - itinerario escursionistico - turistico)

Itinerario di ambito locale su carrarecce, mulattiere o evidenti sentieri. Si sviluppa nelle immediate vicinanze di paesi, località turistiche, vie di comunicazione e riveste particolare interesse per passeggiate facili di tipo culturale, turistico o ricreativo.

 

  • Sentiero escursionistico (E - itinerario escursionistico privo di difficoltà tecniche)

Sentiero privo di difficoltà tecniche che corrisponde in gran parte a mulattiere realizzate per scopi agro-silvo-pastorali, militari o a sentieri di accesso a rifugi o di collegamento fra valli vicine.

 

  • Sentiero attrezzato (EE - itinerario per escursionisti esperti).

Sentiero con infissi (funi corrimano e brevi scale) che però non snaturano la continuità del percorso.

 

  • Sentiero alpinistico

Sentiero che si sviluppa in zone impervie e con passaggi che richiedono all'escursionista una buona conoscenza della montagna, tecnica di base e un equipaggiamento adeguato. Corrisponde generalmente a un itinerario di traversata nella montagna medio alta e può presentare dei tratti attrezzati.

 

  • Via ferrata o attrezzata (EEA - itinerario per escursionisti esperti con attrezzatura)

Itinerario che conduce l'alpinista su pareti rocciose o su creste e cenge, preventivamente attrezzate con funi e/o scale senza le quali il procedere costituirebbe una vera e propria arrampicata. Richiede adeguata preparazione ed attrezzatura quale casco, imbragatura e dissipatore.

 

  • Sentiero storico (generalmente non presenta difficoltà tecniche, T oppure E)

Itinerario escursionistico che ripercorre "antiche vie" con finalità di stimolo alla conoscenza e valorizzazione storica dei luoghi visitati.

 

  • Sentiero tematico (generalmente è breve e privo di difficoltà tecniche, T oppure E)

È un itinerario a tema specifico prevalente (naturalistico, glaciologico, geologico, storico, religioso) di chiaro scopo didattico formativo. Usualmente attrezzato con apposita tabellatura e punti predisposti per l'osservazione è comunemente adatto anche all'escursionista inesperto e si sviluppa in aree limitate e ben funzionali, molti all'interno di parchi o riserve.


Classificazione in base alla lunghezza

 

  • Sentieri di lunga percorrenza (Sentiero Italia, sentieri europei, dorsali appenniniche, ecc.)

della durata di molti giorni di marcia e della lunghezza di centinaia di chilometri, in generale agevoli e segnalati, dotati della necessaria ricettività lungo il percorso.

 

  • Sentieri di media percorrenza (trekking, alte vie, ecc.)

della durata di più giorni di cammino (di solito dai 3 ai 7) e della lunghezza da 40 a 100 km, adatti ad escursionisti in genere esperti. Sono generalmente ben segnalati ed attrezzati e supportati da ricettività.

 

  • Sentieri di breve percorrenza

sentieri escursionistici, brevi itinerari ad anello, della durata massima di 1 o 2 giorni di cammino, largamente diffusi, generalmente adatti anche all'escursionista inesperto e conseguentemente attrezzati.

 

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Regolamento del concorso

Dettagli

La partecipazione al Concorso è gratuita e si svolge esclusivamente on line.
• I partecipanti sono chiamati ad inviare le opere fotografiche nel periodo compreso tra il 01 giugno 2013 ed il 01 settembre 2013 previa iscrizione presso il sito http://carrozzadergambini.it/
• Ad ogni iscritto è consentita la partecipazione al concorso, mediante la trasmissione di un massimo di tre immagini per sezione nell'apposita pagina del succitato sito internet.
• Le fotografie, a cui obbligatoriamente occorre dare un titolo, dovranno essere inviate in formato elettronico "jpg" con una dimensione massima - per il lato lungo - di 1500 px.
• L’organizzazione declina ogni responsabilità per i problemi tecnici, gli errori, le cancellazioni, il mancato funzionamento delle linee di comunicazione che dovessero presentarsi nella trasmissione delle fotografie.
• La Giuria Tecnica, si riserva il diritto, a sua discrezione, di escludere ogni immagine pervenuta che non sia in linea con i requisiti indicati nel regolamento, anche se già inserita nel sito Web.
• La Giuria Tecnica, valuterà altresì la capacità di interpretazione del tema, la creatività e il contenuto tecnico delle immagini presentate.
• La Giuria Popolare: potrà esprimere il suo voto fino allo 01 settembre 2013.
• Le fotografie che ritraggono persone riconoscibili, dovranno essere necessariamente corredate da una liberatoria alla ripresa ed alla pubblicazione, firmata dai soggetti fotografati, pena l'esclusione dal concorso.
• Inviando le fotografie il partecipante accetta il presente Regolamento.
• Ogni informazione di carattere personale sarà utilizzata nel rispetto delle norme a tutela della privacy.

Immagini digitali
Non sono ammesse manipolazioni (fotomontaggi, doppia esposizione e quant'altro tenda ad alterare la realtà ripresa). Sono ammesse correzioni digitali in post produzione (quali tagli, aggiustamento colori, contrasto, rimozione macchie, ecc.). Agli autori dei migliori 12 scatti sarà richiesta copia della fotografia originale, la quale dovrà avere una dimensione minima idonea alla stampa (da 30x40 a 40x60 cm, a 200 dpi).
Gli autori selezionati, che verranno contattati via e-mail e/o telefonicamente, dovranno fornire le fotografie nelle modalità e nei tempi esplicati nella comunicazione stessa.

Condizioni di esclusione
Saranno escluse le opere:
• Lesive della comune decenza
• Contenente riferimenti pubblicitari, politici o riconducibili all'ambito religioso


Pubblicazione
Inviando le proprie foto, il partecipante concede al sito http://carrozzadergambini.it/ i diritti di pubblicazione delle stesse nell’ambito di ogni utilizzazione non commerciale connessa all’iniziativa.
• Il partecipante, caricando le immagini, dichiara implicitamente di esserne autore e di detenerne tutti i diritti.
• Inoltre, inviando le fotografie, il partecipante solleva gli organizzatori da qualsiasi richiesta avanzata da terzi in relazione alla titolarità dei diritti d’autore delle fotografie e alla violazione dei diritti delle persone rappresentate e di ogni altro diritto connesso alle fotografie inviate.

L'autore cede al sito http://carrozzadergambini.it/, a titolo gratuito ed a tempo indeterminato, il diritto di riprodurre l'opera all’interno del sito
Gli autori avranno diritto alla citazione del proprio nome quali autori dell'immagine, in occasione di tutte le forme di utilizzo. Resta inteso che il sito http://carrozzadergambini.it/ non assume alcun obbligo di pubblicare e/o esporre le opere che hanno partecipato al concorso.

Disposizioni generali
L'organizzazione si riserva il diritto di modificare e/o abolire in ogni momento le condizioni e le procedure aventi oggetto il presente concorso prima della data di sua conclusione. In tal caso l'organizzazione stessa provvederà a dare adeguata comunicazione. Il materiale inviato non è soggetto a restituzione.
Ai sensi del D.P.R. n.430 del 26.10.2001, art.6, il presente concorso non è soggetto ad autorizzazione ministeriale.

 

Tema


L’iniziativa ha lo scopo di raccogliere e mettere in luce, attraverso le immagini dei partecipanti appassionati di fotografia, la bellezza e l’unicità del territorio della Val di Cecina e dei suoi dintorni.
La creatività e l’estrosità delle immagini dovrà rappresentare il mosaico storico-culturale nei confronti del nostro passato, nonché le bellezze delle risorse naturali e paesaggistiche della zona, mettendo così in risalto i colori passati e presenti dei nostri luoghi, per far conoscere al meglio il loro prezioso significato.

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