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creca

La stagione delle Erbe

 

          Spesso durante le nostre escursioni, specialmente quando l’aria della primavera è alle porte, notiamo con sorpresa la rigogliosa crescita di erbe spontanee commestibili.

sempre erbe misteL’irrefrenabile desiderio di raccoglierle ci fa percepire la sensazione di riappropriarci dei valori della natura, un po’ come in altri tempi, che per necessità si ricercavano le piante edibili spontanee, che insieme ai funghi e ai  frutti di bosco, rappresentavano una fondamentale risorsa alimentare, quando ancora le stagioni regolavano l’alimentazione dell’uomo.

Questo patrimonio di conoscenza, tramandato da generazioni, è proveniente da una cultura-folclore contadina povera, ricca solo del diretto contatto con la natura. Tutto ciò tramandato fino a noi, non solo con la memoria degli anziani, ma fin dall’antichità anche attraverso opere e scritti di medici e botanici.

Tra tanti nel 1767 il medico e naturalista fiorentino Giovanni Targioni Tozzetti, pubblicando il suo lavoro “De Alimenti Urgentia” (dal greco à limòs urgia=alleviare la fame), coniò il termine “Alimurgia” oggi tanto usato, intendendo indicare alle persone, il modo per sopperire alla carenza di cibo e alle carestie, insegnando ad alimentarsi correttamente con la raccolta di erbe, radici e bacche commestibili.

Le piante spontanee erano apprezzate, fin dai tempi più remoti anche per i loro notevoli pregi medicinali e proprio i frati nel Medio Evo si specializzarono nella preparazione di tinture, unguenti, macerati e sciroppi medicamentosi. Nei loro orti all’interno dei  conventi, definiti “Giardini dei Semplici” venivano meticolosamente coltivate le piante officinali di ogni genere e non mancava una sezione dedicata alla coltivazione di piante tossiche utilizzate come sedativi e allucinogeni.

Fortunatamente lontani dalla necessità di sopravvivenza e di far fronte alle carestie, in cui la raccolta delle erbe rappresentava una risorsa di vitale importanza, le ragioni che oggi ci spingono alla ricerca di erbe sono molteplici. Oltre a rappresentare un salutare esercizio fisico all’aria aperta, siamo consapevoli pure che, nutrirsi con un maggior numero di piante spontanee può comportare un sostanziale miglioramento alimentare, nella prevenzione di svariate patologie, dal momento che queste piccole piante ci aiutano a combattere malanni con il loro apporto di sali minerali e vitamine, spesso limitati nelle piante coltivate.

Il medico Ciro Vestita, dietologo e fitoterapeuta, già docente della Scuola Superiore S. Anna di Pisa, nei suoi testi sull’alimentazione ecologica e nelle varie apparizioni televisive, ci illustra come le erbe possano essere di supporto nella prevenzione e nella terapia di molte malattie così dette “moderne”, quali l’obesità infantile, l’infarto, il diabete e il morbo di Alzheimer.

A questo punto consapevoli dell’importanza e del piacere di raccogliere erbe, prima di uscire col nostro cesto da riempire, sarà opportuno adottare qualche accorgimento, magari documentandoci su qualche testo divulgativo dedicato alle erbe, corredato di figure. Anche il web potrebbe darci una mano, o un buon corso di erbe spontanee, ma l’esperienza migliore sarà sempre sul campo, accompagnati da un buon conoscitore che ci aiuterà a determinare con sicurezza e in ogni stagione, le varie fasi di crescita delle piante.  Sarà nostra cura evitare la raccolta in luoghi inquinati o contaminati da diserbanti, pesticidi o sostanze tossiche, vicino alle fabbriche, industrie o semplicemente ai bordi delle strade. Limiteremo la nostra raccolta a ciò che si conosce, rispettando nel possibile il ciclo vegetativo e i vari stadi di sviluppo della pianta, cercando di non danneggiarla, evitando l’asporto di radici e bulbi, naturalmente senza raccogliere mai le specie protette.

Quali estimatori del nostro territorio in tutti i suoi molteplici aspetti, da tempo  abbiamo dedicato una sezione del nostro blog alla flora spontanea della Val di Cecina e da semplici osservatori, abbiamo cercato di descrivere con qualche curiosità e qualche aneddoto le piante che ammiriamo nelle nostre passeggiate, meravigliandoci delle sorprese che ci possono regalare e naturalmente apprezzandone i molteplici usi.

 

Tra mitologia, storia e tradizioni popolari

 

Fin dai tempi più lontani lo stretto rapporto tra l’uomo e l’ambiente vegetale, in tutte le civiltà è sempre stato di primaria importanza e si è andato evolvendo dalla preistoria fino ad oggi. L’uso delle piante, oltre che per il proprio fabbisogno nutrizionale e medicinale, viene legato inevitabilmente anche a concetti di superstizione e di magia. Gli sciamani e gli stregoni, profondi, antichi conoscitori degli effetti delle piante, svolgevano funzioni di medico nelle società primitive e non era una coincidenza se le pozioni più nauseabonde, fossero anche le più efficaci per scacciare il male e il diavolo, usando involontariamente anche droghe allucinogene.

Fino al medioevo, quando venne formulata la “dottrina dei segni”, pensando che il Creatore avesse messo un segno sulle piante da utilizzare come cibo o come medicina. La forma di cuore di una foglia era indice di proprietà cardiotoniche, la forma di fegato di epatoprotettori e così via. Solo nel secolo XVI°, con la composizione dei primi erbari si stabilì un concetto più moderno di “fitoterapia”. Nel 1753 Linneo, padre della botanica sistematica, classificò quello che riteneva tutto il regno vegetale, calcolando le piante esistenti nel mondo in appena 10.000, quando recenti rivalutazioni presumono circa 500.000 specie.
……E da sempre la vita delle piante è legata a storie, leggende e aneddoti curiosi che si tramandano e si riscontrano anche nelle civiltà più lontane.

borrL’apprezzata Borragine, che ritroviamo come ingrediente delle nostre zuppe e paste ripiene, anticamente si pensava che infondesse coraggio, tanto da venire offerta insieme al vino ai soldati celti prima di ogni battaglia (Borragine da Borrach=coraggio). I suoi graziosi fiori a forma di stella, pare che in passato fossero stati candidi, fino a quando la Vergine Maria li raccolse e si colorarono di blu in suo onore.

Celidonia, dal greco Chelidon=erba delle rondini. Nei racconti e le descrizioni dello scrittore Tertulliano, primo teologo cristiano del II° secolo d.C., sembra che questa pianta venisse utilizzata dalle rondini, che accecavano volutamente i piccoli troppo frettolosi nell’uscire dal nido e restituissero loro la vista, grazie alla Celidonia.

Con la rilassante Valeriana, nel medioevo si confezionavano filtri d’amore, considerata un afrodisiaco poiché si credeva che la pianta suscitasse l’amore in tutte le sue forme.

“Chi porterà l’artemisia nel suo cammino, non si sentirà mai stanco”, antico detto recitato ai tempi di Plinio per sottolineare le virtù ricostituenti di questa piantina.

E così per tanti altri aneddoti ancora…

 

 

I racconti dei nostri anziani

 

Con l’attuale riscoperta  delle erbe spontanee ci troviamo sommersi di coloratissime pubblicazioni, di trasmissioni televisive e siti web che si occupano dell’argomento, anche se i maggiori estimatori e conoscitori di piante spontanee, restano sicuramente i nostri anziani. Si devono alla loro esperienza, ricette  succulente, rimedi medicinali, utilizzi più disparati e tanti curiosi aneddoti.  Tramite la loro esperienza avremmo modo di riscoprire squisite minestre di ortica,  risotti agli asparagi, variopinte insalate di cicoria, lattughini, terracrepoli e porcellana, magari con un tocco di salvastrella, tutto reperito nei nostri campi.

“Occhio, malocchio, prezzemolo, finocchio”, recitava un vecchio detto…..perché si sa che il finocchio selvatico, oltre che a profumare le zuppe e la carne di maiale, è da sempre ritenuto un efficace scaccia-streghe e in passato se ne teneva un mazzetto nascosto, appeso in casa.

E l’ortica? Semplicemente macerata nell’acqua per poco più di una settimana, si è rivelata l’antiparassitario più ecologico e conveniente per le piante infestate dai pidocchi.

Per ogni pianta e ogni fiore ci può essere una preparazione che risponde alle nostre esigenze nutrizionali e curative, come le proprietà della Malva, della Camomilla, dell’Iperico o del Tarassaco e di molte altre piante, ritenute vere panacee per ogni malanno.

Perfino i fiori e le foglie benedette dal passaggio della processione del Corpus Domini, venivano essiccati e conservati e sparsi simbolicamente intorno alla casa e ai campi, contro la furia di temporali, grandine, fulmini e ogni altra calamità metereologica al fine di proteggere le persone e i raccolti. 

 

La leggenda per ringraziare la Dea dell’Abbondanza….

 

Un’antica leggenda tramandata da molti autori della letteratura latina, racconta della bella Proserpina, figlia di Demetra sorella di Giove, dea dell’Abbondanza sulla Terra.

Un giorno Plutone dio degli Inferi, vide la giovane Proserpina mentre era intenta a raccogliere col suo bel cesto, erbe e fiori e altri frutti selvatici dei campi. Subito se ne invaghì e decise di rapirla, portandola con sé nell’oscurità delle viscere della Terra. Demetra, allarmata dalle grida della figlia subito accorse, ma non riuscendo a trovarla la cercò per 9 giorni e 9 notti, correndo sul suo carro trainato da draghi, senza prendere né riposo, né cibo. Finché Elios, dio del Sole le rivelò la verità sul rapimento avvenuto col consenso di Giove.  Demetra per la rabbia del tradimento del fratello e col tormento nell’animo, decise allora di lasciare il mondo terreno rifugiandosi nell’Olimpo.

Sulla terra così furono tempi di siccità, carestia, pestilenze. I fiori non sbocciavano più, le erbe e i frutti non crescevano per sfamare gli uomini e gli animali che pian piano stavano morendo, mentre il ciclo della natura si fermava inesorabilmente.  Gli uomini disperati si rivolsero allora a Giove pregandolo di far tornare Proserpina dalla madre, ma Plutone che aveva donato chicchi di melograno simbolo dell’amore alla ragazza, ne aveva fatto la sua sposa proprio per impedirne il ritorno sulla Terra.    

Giove, allora commosso dal dolore implacabile della sorella Demetra, spedì Mercurio suo messaggero da Plutone decidendo che la bella Proserpina sarebbe dovuta rimanere solo per 4 mesi al buoi degli Inferi col marito e per i restanti 8 mesi, avrebbe fatto ritorno dalla madre sulla Terra.  Per questa decisione, d’incanto ritornarono le stagioni e Demetra per la felicità di riavere sua figlia con sé, cosparse di nuovo sulla Terra i semi dei fiori, di tutte le erbe e di ogni frutto, riportando così l’abbondanza e la vita.

tarassaco 2 aspraggine Lattughini valerianelle radicchi selv piantaggine orecchi di lepre
salvastrella pimpinella boccione maggiore 1 mosciolo finocchio selvatico porcellana

  

 


 

CAMMINARE

è la più semplice delle attività fisiche ma regala benefici straordinari contro ipertensione, sovrappeso, diabete, stress. 

1. Aiuta a ridurre la pressione sanguigna e il colesterolo.
2. Rispetto alla corsa brucia molto più grasso e quindi fa perdere maggiormente peso.
3. Non ha controindicazioni.
4. Rinforza le ossa e le articolazioni .
5. E’ un antidepressivo naturale.
6. Migliora le attività cognitive.

CLICCA SUI LINK QUI SOTTO PER LEGGERE GLI ARTICOLI

 
 

 


 

 

Alcune frasi tratte dal libro "Il mondo a piedi. Elogio della marcia"

di David Le Breton   professore di sociologia all’Università Marc Bloch di Strasburgo.

“Camminare significa aprirsi al mondo. L’atto del camminare riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi (…) Spesso camminare è un espediente per riprendere contatto con noi stessi! [...]Camminare è un modo tranquillo per reinventare il tempo e lo spazio. Prevede uno stato d’animo, una lieta umiltà davanti al mondo, un’indifferenza alla tecnica e ai moderni mezzi di trasporto o, quantomeno, un senso di relatività delle cose; Fa nascere l’amore per la semplicità, per la lenta fruizione del tempo. Camminare riduce l’immensità del mondo alle dimensioni del corpo. [...]Camminare è un metodo per calarsi nel mondo, per compenetrarsi della natura, per mettersi in contatto con un universo che rimane inaccessibile alle normali modalità di conoscenza e di percezione. Con il proseguire del cammino, il viaggiatore allarga lo sguardo sul mondo, immerge il suo corpo in una nuova condizione. [...]Sicché un cammino non è necessariamente prigioniero di una vasta geografia, può anche compiersi in uno spazio ristretto, perché ciò che conta è soprattutto la qualità dello sguardo. [...]Camminare è un modo per decondizionare lo sguardo, incide un percorso non solo nello spazio ma anche nell’intimo, conduce a percorrere le sinuosità del mondo e del proprio essere in uno stato di ricettività, di alleanza. Geografia dell’esterno che si congiunge a quella dell’interno svincolandola dalle normali costrizioni sociali; “la bella strada color lavanda impallidisce a ogni secondo. Nessuno l’ha mai percorsa, anch’essa é nata con il giorno. E il villaggio là in fondo non attende che Voi per risvegliarsi all’esistenza”.

 

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Attualità  

rivistaUn bell'articolo su Pomarance e dintorni di Enrico Caracciolo

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LE BACCHE E ALTRI FRUTTI DEL BOSCO

Durante le nostre escursioni autunnali abbiamo notato la grande quantità di frutti presenti in autunno. Abbiamo così deciso di fotografarli e preparare delle semplici schede descrittive.

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