Cosa c'è da visitare  

   

Seguici su Facebook  

   

Accedi - Registrati  

   

Contatore  

Oggi:54
In questo mese:289
In questo anno:19438
   
Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\ Image1\

creca

 

 

Il Masso delle Fanciulle e le sue Leggende

 

masso fanciulle h Con l’arrivo della stagione estiva, abbiamo avuto l’occasione di notare anche quest’anno, quanto il nostro fiume Cecina e soprattutto il Masso delle Fanciulle, siano meta di turisti che scelgono questi luoghi per le loro escursioni o le loro vacanze.  Oltre al piacere di condividere le bellezze delle nostre risorse naturali speriamo anche nella consapevolezza  dei nostri ospiti, affinché possano avere massima tutela e cura di questi preziosi ambienti, legati alla nostra cultura e alla nostra storia, per garantirne la conservazione e la loro valorizzazione. A tutti dedichiamo 2 belle e antiche leggende che parlano del Masso delle Fanciulle, raccontate e trascritte da due nostri concittadini: Don Mario Bocci e Franco Porretti.

 

Le due fanciulle

 ““Nei pressi del masso imponente andavano spesso due cugine, entrambi molto belle e molto dolci. Guardavano il gregge da mattina a sera e i loro canti soavi si aggiungevano a quelli degli altri pastori, che ingannavano il tempo intonando gioiosi stornelli d’amore. Gli animali del bosco accorrevano come incantati nei pressi del grande masso e perfino gli uccelli si fermavano ad ascoltare le voci armoniose che risuonavano nella valle. Purtroppo si fermava ogni giorno anche un lupo mannaro che si era invaghito delle due fanciulle. E un giorno, non contentandosi più di udirle e di guardarle di nascosto, si lasciò guidare dai suoi turpi desideri e cercò di azzannarle. Spaventate a morte le due cugine tentarono di sfuggirgli, arrampicandosi in cima alla grande roccia, ma in un balzo il lupo le raggiunse. Allora le fanciulle non potendo più scappare si presero per mano e si gettarono nelle acque del fiume che si aprirono in un abbraccio pietoso e le sommersero sottraendole per sempre alla bramosia della belva immane.

Anche oggi la tranquillità del luogo è pervasa da un continuo e sommerso mormorio; ma nessuno sa dire se sono le acque del Cecina che scivolano lente verso il mare o se invece è la perenne preghiera delle due caste fanciulle”” 

 

La leggenda di Ildebrando il Mancino e il Palio dell’Arcangelo

  ““Nel 1120 quando la Valdicecina era ancora incontrastato feudo Aldobrandesco, viveva un ricco signore, nel distretto che abbraccia l’orizzonte, da Montegemoli, a Montecerboli e Berignone, Ildebrando giudice, detto il Mancino, dall’alto della Rocca di Silano.

Aveva per eredi soltanto delle figlie e queste erano gelose fra loro. La maggiore Brunilda, per incompatibilità di carattere anche con gli uomini, da tempo con molte suore, si era scelta la sorte di Badessa, ed ora si chiamava Abigailla nel Monastero di San Dalmazio.  Le rimanenti tre si erano innamorate d’un conte Gherardo, che era fatuo e ambiva al principato: lusingava le loro vanità, esasperava i loro dispetti, rideva della loro gelosia, le eccitava l’una contro l’altra, disposto a sposare l’ultima che rimanesse erede di tutto il territorio.

Ma un giorno al “Masso delle Fanciulle”, dove il giudice ogni anno radunava i popoli per il campo di maggio e per il tradizionale torneo di primavera, avvenne un fatto luttuoso: Gherardo, scavalcato tre volte nel torneo, beffeggiato dai ragazzi dei dintorni, si tolse la vita gettandosi nel fondo della Cecina, dove si inabissò con tutto il peso delle sue cattiverie nel luogo nominato “Il Tonfo Grande”.  Le tre sorelle si incolpavano allora scambievolmente di avere intentato fattura maligna al cavaliere: le ancelle delle tre principesse si accapigliarono in loro nome e di capelli impigliarono i giunchi della riva; gli scudieri si divisero in tre gruppi; i popoli si divisero in tre fazioni e ci fu tumulto nella “Selva della Contradizione”. Finché il giudice Ildebrando non riuscì a imporre la sua volontà, a separare i contendenti, a fermare la lotta col prestigio della sua canizie.

  <<Per l’Arcangelo Michele che trionfa degli angeli apostàtici nel cielo; che trionfa dell’uomo nemico sulla terra >>  gridò, roteando la spada dardeggiante ai raggi del sole meridiano,  <<dividerò il mio principato, metterò al confine le mie tre donzelle, disperderò la loro superbia; Matilde a Berignone, Crimilda a Montegemoli, Gottwalda a Silano: tre terre, tre prigioni, tre castelli, l’uno dall’altro ascosi; tre valli, tre fiumi, tre dirupi. Ed io starò nel mezzo, sulla mancina riva della Cecina, sulla ripa mancia, gialla della nostra vergogna, gialla del mio disonore>>.

   Sostò, riprese ansando, come in poesia, all’uso degli antichi profeti: <<Ma giuro a Dio, ogni anno verrete, ogni anno sei giorni avrete, per la pace due volte pregherete, in questa terra voi sosterete. S. Michele di maggio, S. Michele di settembre, tre strade, tre cortei fino alla ripa della mia sofferenza; tre case, tre contrade, tre borghi, una sola cantilena. Fino al poggio di San Michele una processione, una scena sotto l’angelo del giudizio, sulla ripa del precipizio, fino a che il bacio di pace, non ti volga l’ira pugnace. Sbollirà la vostra malizia, portata al limite della nequizia, un lavaggio nel bagno infernale vi toglierà dal peccato mortale>>.

Disse e comandò ai suoi tre generali, che da quel giorno cambiò in carcerieri, la custodia severa delle tre fanciulle: Ranieri, Cavalcante e Berengario.

   Passarono dieci anni. E ci furono venti cavalcate, venti preghiere e venti riprensioni, venti bagni bollenti e venti raduni di genti.

A S. Michele la gente si incontrava; il buon popolo nell’acqua si lavava, quell’acqua molti mali curava, un’operosa vita vi nasceva  a poco a poco qualcosa si frangeva. I carcerieri non eran disumani ed i cuori non erano balzani e le donzelle apriro un giorno il cuore e germogliàro i fiori dell’amore.

Era il settembre 1130. Non più cortei accigliati, non più visi imbronciati. Tre figlie, tre spose, accolse di nuovo Ildebrando, tre bei cavalieri non più carcerieri.

Queste storie sono state pubblicate rispettivamente nel volume “Volterra Magica e Misteriosa” di Franco Porretti e sulla rivista “ La Comunità di Pomarance” (anno 1967).

  

 


 

CAMMINARE

è la più semplice delle attività fisiche ma regala benefici straordinari contro ipertensione, sovrappeso, diabete, stress. 

1. Aiuta a ridurre la pressione sanguigna e il colesterolo.
2. Rispetto alla corsa brucia molto più grasso e quindi fa perdere maggiormente peso.
3. Non ha controindicazioni.
4. Rinforza le ossa e le articolazioni .
5. E’ un antidepressivo naturale.
6. Migliora le attività cognitive.

CLICCA SUI LINK QUI SOTTO PER LEGGERE GLI ARTICOLI

 
 

 


 

 

Alcune frasi tratte dal libro "Il mondo a piedi. Elogio della marcia"

di David Le Breton   professore di sociologia all’Università Marc Bloch di Strasburgo.

“Camminare significa aprirsi al mondo. L’atto del camminare riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi (…) Spesso camminare è un espediente per riprendere contatto con noi stessi! [...]Camminare è un modo tranquillo per reinventare il tempo e lo spazio. Prevede uno stato d’animo, una lieta umiltà davanti al mondo, un’indifferenza alla tecnica e ai moderni mezzi di trasporto o, quantomeno, un senso di relatività delle cose; Fa nascere l’amore per la semplicità, per la lenta fruizione del tempo. Camminare riduce l’immensità del mondo alle dimensioni del corpo. [...]Camminare è un metodo per calarsi nel mondo, per compenetrarsi della natura, per mettersi in contatto con un universo che rimane inaccessibile alle normali modalità di conoscenza e di percezione. Con il proseguire del cammino, il viaggiatore allarga lo sguardo sul mondo, immerge il suo corpo in una nuova condizione. [...]Sicché un cammino non è necessariamente prigioniero di una vasta geografia, può anche compiersi in uno spazio ristretto, perché ciò che conta è soprattutto la qualità dello sguardo. [...]Camminare è un modo per decondizionare lo sguardo, incide un percorso non solo nello spazio ma anche nell’intimo, conduce a percorrere le sinuosità del mondo e del proprio essere in uno stato di ricettività, di alleanza. Geografia dell’esterno che si congiunge a quella dell’interno svincolandola dalle normali costrizioni sociali; “la bella strada color lavanda impallidisce a ogni secondo. Nessuno l’ha mai percorsa, anch’essa é nata con il giorno. E il villaggio là in fondo non attende che Voi per risvegliarsi all’esistenza”.

 

 

Joomla Templates and Joomla Extensions by ZooTemplate.Com
   

Attualità  

rivistaUn bell'articolo su Pomarance e dintorni di Enrico Caracciolo

Le prime 2 pagine dell'articolorivista2


alyssoides attualita

Leggi l' articolo

lupo-titolo

Leggi l'articolo


 

LE BACCHE E ALTRI FRUTTI DEL BOSCO

Durante le nostre escursioni autunnali abbiamo notato la grande quantità di frutti presenti in autunno. Abbiamo così deciso di fotografarli e preparare delle semplici schede descrittive.

Clicca QUI 

biancospino-1
   

Calendario Eventi  

Settembre 2015
LunMarMerGioVenSabDom
123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
282930