INDICE A _ Z - FLORA SPONTANEA DELLA VAL DI CECINA -

   

Lampascione

Dettagli
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lampascione 1 Nome scientifico: 

MUSCARI COMOSUS (LEOPOLDIA COMOSA)

Nome comune: 

LAMPASCIONE - CIPOLLACCIO COL FIOCCO

       greca-fiori
       Famiglia: Liliaceae-Asparagaceae
       Fioritura: Aprile-Giugno
       Habitat:     campi e incolti erbosi, pascoli fino a 2000 metri. Presente in tutte le regioni d’Italia.
     
       

Descrizione:                    

Pianta erbacea perenne con bulbo ovoide a forma di trottola, di color rossastro grande fino a 4 cm di diametro, che cresce nel sottosuolo a una profondità di 15-20 cm. e termina con un'infiorescenza.

Le foglie di color verde grigiastro, sono tutte nascenti dal bulbo, hanno consistenza piuttosto carnosa, di forma lineare e scanalate, inguainanti il fusto. Sono più corte dell’infiorescenza e tendono ad afflosciarsi nella parte superiore.

L’infiorescenza è raggruppata in un racemo terminale a forma di piramide allungata, alto fino a una ventina di cm, che contiene i fiori inferiori fertili con piccola corolla cilindrica giallastra e quelli superiori sterili, che formano un “fiocco” di un bell’azzurro violaceo.

Gli insetti che sono attratti dal ciuffo blu dei fiori sterili, trovano il nettare in quelli fertili posti inferiormente e col loro spostarsi provvedono all’impollinazione.

Il frutto è una capsula triangolare che a maturità si divide in 3 valve  contenenti alcuni semi sferici. 

Sono attribuite a questa pianta proprietà diuretiche ed emollienti per curare la pelle irritata e foruncolosa, ma da recenti studi sono state scoperte virtù terapeutiche utili per abbassare i livelli di zuccheri e grassi nel sangue  e la pressione e per prevenire la formazione di coaguli.

Anticamente il Lampascione aveva fama di pianta afrodisiaca, non solo nell’opinione popolare, ma anche presso i medici greci e latini. Il suo bulbo gustoso già citato da Ovidio, Plinio e Discoride come afrodisiaco, veniva servito a tavola nei banchetti nuziali, come simbolo di buon augurio e di fertilità.

Oggi è molto ricercato in cucina per il suo gusto delicato e viene preparato crudo o cotto come le comuni cipolle, come componente di sughi, arrostito sulla griglia o conservato sottolio e sottaceto. Fa parte dei “Prodotti Agroalimentari Tradizionali” riconosciuti dal Ministero delle Politiche Alimentari e Forestali delle regioni Basilicata e di Puglia.

Si ritiene che il suo nome provenga dal sanscrito Mushka=testicolo, in riferimento alla forma dei suoi bulbi; oppure dalla parola Moschàri che significa grappolo, che ricorda la forma del fiore. La parola latina Comosum=chiomato, descrive il ciuffo di fiori sterili posti in alto. La parola “Lampascione” invece proviene dal tardo latino “Lampadione, riferito alla forma del bulbo.

Questa piantina viene ancora indicata dai botanici col sinonimo di “Leopoldia Comosa”, in onore di Leopoldo II°Granduca di Toscana, suo grande estimatore.

Dato che in molti habitat naturali, il Lampascione è messo a rischio dalla lavorazione intensiva e profonda dei terreni, è stato inserito nella lista delle piante protette.

 

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  lampascione 3
 
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