iconbikeLE DISCESE DEL POGGIONE DI PRATA 
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41.8 km, 03:02:24

 Coordinate punto di partenza: 43°17'55.33"N 10°52'15.85"E google maps   download
Data 06/08/2021  
Distanza percorsa 43.25 km Difficoltà S3
Salita accumulata 1492 m Discesa accumulata 1492 m Note
Altitudine Massima 920 m Altitudine Minima 538 m  
Altitudine partenza: 555 m Altitudine arrivo 555 m
Dislivello partenza-arrivo 0 m Dislivello Massimo 381 m
Pendenza massima 20,5% Pendenza media 5.6%
Durata 03:12:00 Tempo in movimento 02:52:04
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DESCRIZIONE

Ancora un' ulteriore escursione in bici nella natura incontaminata della zona delle Carline, che anche in questo giro, ci ha permesso di scoprire un grande numero di punti di interesse da apprezzare e far conoscere a chi come noi, ama questo territorio, particolarmente fresco e rilassante anche in estate.

 Facciamo presente che alcuni brevi tratti del percorso che stiamo per iniziare, saranno ovviamente già conosciuti, in comune con altri già fatti in precedenza, ma ci teniamo a precisare soprattutto che per mantenere la continuità dei tracciati prescelti, spesso siamo costretti a ricorrere a percorsi non segnalati o non perfettamente mantenuti, che ci sentiamo di sconsigliare a chi non accetta qualche 'sgraffio', data la probabile e incontrollabile ricrescita di rovi.

 Abbiamo trasportato le nostre e-bike lungo la strada vicinale di Fosini, parcheggiando le auto in prossimità di un piccolo slargo, proprio di fronte ad una postazione di perforazione denominata 'Palazzaccio 2' (coord. 43°12'22,8''N 10°56'59,1''E), da dove siamo partiti direttamente pedalando in direzione del castello di Fosini, meta irrinunciabile per chi transita da queste parti.

fosini poggione 001Il fondo asfaltato e il leggero falso piano ombreggiato da maestosi boschi, è la condizione ideale per iniziare il nostro giro e dopo aver pedalato in maniera disinvolta per circa 6 km, giungeremo in vista del grande castagno che ci anticipa l'arrivo al castello.

 Le prime tracce scritte sul castello si trovano all'inizio del 1135, quando la proprietà dei vescovi di Volterra passò al conte Raniero Pannocchieschi, per passare ancora nel corso dei secoli al Comune di Siena e alla Contea di Elci. Anche se nel passare dei secoli, le sue strutture hanno subito immancabili rimaneggiamenti, il castello conserva ancora annessi al suo interno i ruderi del mastio quadrato, della torre principale e del belvedere.

 Superato il filare dei grandi tigli secolari e del bel fontanile, dopo aver scattato qualche foto ai ruderi del castello, ci siamo precipitati lungo la scoscesa discesa che porta verso il Rio Riponti, un piccolo torrente affluente del Pavone, superato il quale dovremo fare i conti con un'irta salita!

A complicarci la vita sarà anche il fondo ciottoloso, che ultimamente risulta un po' più sconnesso e dopo aver pedalato per oltre 2 km, dopo il castello, giungiamo ad un incrocio, in cui svolteremo bruscamente a dx continuando a salire verso il poggio di Mutti.

 Dopo appena 400 m. quando il terreno sembra un po' spianare ci troveremo di fronte ad un incrocio di tre stradine, dove dovremo proseguire in salita per il ramo più a sx. (coord 43°09'48,6''N 10°56'08,8E)

Pedaliamo con un certo sforzo attraversando un ostrieto (bosco di carpino nero), dove nei mesi primaverili, si possono apprezzare le fantastiche fioriture di narcisi, asfodeli, violette etrusche e tante altre specie caratteristiche di questa zona.

fosini poggione 001In cima all'altura, dove la carrareccia si fa più aperta inizieremo a scendere, voltando verso sx, finché dopo breve tempo giungeremo nel vecchio piazzale antistante una delle cave di rosso ammonitico. (coord 43°09'29,7''N 10°56'13''E)

 Questa roccia stratificata risalente a circa 200 milioni di anni fa, è detta anche 'Marmo rosso di Gerfalco'. Prende il suo nome dal suo principale fossile: l'Ammonite' il cui nome deriva dal Dio Ammone, spesso raffigurato con corna spiralate che ricordano la forma di questi antichi molluschi cefalopodi.

 

fosini poggione 001Continuiamo ora in una ripida e ciottolosa discesa per fermarci circa 50-60m più avanti, dove sulla sx, immediatamente a ridosso dell'argine della strada, avremo l'opportunità di curiosare nella miniera di 'Calcite Nera', una delle tante grotte-miniere di questo sito minerario. (Naturalmente, nell'eventualità che qualcuno volesse introdursi all'interno, dovrà prestare la massima attenzione!!!)

 Le miniere di Poggio Mutti sono una rete di cunicoli di origine carsica, in parte scavati dall'uomo, già conosciuti dagli Etruschi e utilizzati fin dal medioevo, dai Sassoni arrivati con le invasioni barbariche. La ricerca dei minerali d'argento, utile a quel tempo principalmente per la monetizzazione, si basava soprattutto sulla Galena argentifera (solfuro di piombo contenente argento) e sulla Tetraedrite.

 

Risaliti sulle nostre bici ci avventuriamo ora nell'ardua discesa resa insidiosa dai ciottoli smossi e dalla forte pendenza, al termine della quale ci immetteremo di nuovo sulla strada bianca, che verso dx, si dirige alla volta del piccolo borgo di Gerfalco.

Pedaliamo ora tranquilli e rilassati ammirando la bella campagna, costituita per lo più da pascoli sovrastati dal massiccio della Cornata, fino a raggiungere la Cappella dell'Avveduta.

 Si potrebbe ipotizzare che il piccolo edificio religioso, fosse servito come punto di incontro e di preghiera per i minatori, ma potrebbe trattarsi anche di un antico luogo di sepoltura di ricche famiglie dei dintorni, visto che la sua esposizione appare contraria alle regole ecclesiastiche del tempo.

 

fosini poggione 001Dopo aver pedalato per circa 3 km e superato la curiosa chiesetta, imboccheremo a dx una sterrata che dopo qualche centinaio di metri ci farà raggiungere un vasto spiazzo da cui si gode un'ottima vista sull'arroccato borgo di minatori.

Proseguiamo passando vicino al cimitero del paese, voltando verso dx in direzione Sud. In breve tempo giungeremo al grande incrocio con la strada che porta a Montieri, che attraverseremo proseguendo verso Montieri, solo per pochi metri, e voltando subito dopo bruscamente a dx, per immetterci di nuovo su una strada bianca.

Scorriamo agevolmente superando di volta in volta i vari poderi ristrutturati, fino a raggiungere in prossimità di un tornante a sx, un piccolo incrocio non facile da individuare (coord 43°06'56,4''N 10°59'09,3''E).

La comoda strada bianca lascia ora luogo ad una più stretta dal fondo poco regolare, che ci farà salire verso la meta principale di questa escursione: la 'conquista' della vetta del Poggione di Prata (Alt. 914m).

fosini poggione 001Andiamo avanti per il medesimo tracciato alternando nei punti più ripidi, brevi tratti cementati, dove è possibile notare in uno slargo dopo il primo tratto, un cartello di legno, che testimonia uno dei tanti orrori della guerra e precisamente il punto in cui, un bimbo che abitava nella vicina zona, trovò la morte per l'esplosione di un ordigno bellico.

 

Quasi ultimata la salita all'unico grande incrocio (che a dritto ci avrebbe portato verso il borgo di Prata), volteremo a dx fino a raggiungere dopo un brevissimo tratto, il punto in cui abbandoneremo di nuovo la strada carrabile per immetterci in un piacevole 'single trek' in direzione della massima quota.

fosini poggione 024Il luogo sarà facilmente individuabile per i grandi cartelli esplicativi, che riportano i nomi dei sentieri ciclabili. Quello che prenderemo sarà il 'Maccherone' e due curiosi ometti di pietra, uno di fronte all'altro, ci indicano su un lato, la direzione per il Poggione e sull'altro, quello verso il Poggio della Croce.

fosini poggione 001Iniziamo a salire lungo il piacevole e divertente sentiero 'Maccherone', che con singolari curve e contro curve, all'interno del bosco ci conduce quasi a quota 900m, in un vasto pianoro da cui le belle vedute spaziano sui borghi delle Colline Metallifere fino al mare, mostrando davanti a noi, l'ardito viadotto che conduce a Prata.

Impazienti di raggiungere la vetta risaliamo in sella e percorriamo l'ultimo tratto che ci condurrà alla sommità del Poggione, uno straordinario luogo, che da molti anni costituisce la meta di tante nostre escursioni estive, per assistere a pittoreschi tramonti.

 

Scattate le immancabili foto alla vicina Cornata, al Poggio Montieri e ai lontani fumacchi delle Biancane di Monterotondo, ristorati dalle straordinarie vedute, a malincuore decidiamo di ripartire, tuffandoci in una avventurosa discesa che con 3 diversi 'single trek' ci porterà fino alla località di Fontalcinaldo.

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La località di Fontalcinaldo si caratterizza per alcuni filoni di minerali tra cui manganese, piombo, argento e rame, che furono oggetto di ricerca fin dal medioevo. Anche nel 1927, per circa 30 anni, dalle miniere della zona vennero estratti solfuri di ferro impiegati nella produzione dell'acido solforico.

L'inaspettata discesa detta 'Tendone', vero 'pezzo forte' di questo tragitto, rigorosamente da percorrere come 'single trek', da quota 620 metri, con un dislivello di circa 300 metri ci porterà fino a Fontalcinaldo, facendo però attenzione ad imboccare il giusto sentiero poiché sbagliare, significherebbe immetterci in uno di difficoltà molto più elevate.

Il nostro percorso del 'Tendone', dopo una prima parte piuttosto ciottolosa e sconnessa si immette nel bosco su di un fondo piacevole di terra battuta, insidioso solo per i cambi di luce e per alcuni brevissimi tratti scoscesi ed incassati.

Dopo questa primo fantastico percorso in discesa di quasi 1 km, ne incontreremo un secondo di cui ne percorreremo un brevissimo tratto, voltando a sx fino alla strada bianca, oltre la quale possiamo individuare il cartello del sentiero 'Lo scuro', che prenderemo continuando in una discesa con minor dislivello.

Dopo poche centinaia di metri, lambiremo di nuovo la strada bianca per immetterci nel terzo sentiero detto 'Rio Storto', che continua in una entusiasmante discesa tra profondi canaloni ombreggiati da carpini, faggi e castagni secolari, per condurci alla località di Fontalcinando.

Dopo una breve pausa per commentare ed apprezzare la divertente avventura in discesa, ci immettiamo ora sull'asfaltata, indirizzandoci verso dx. Da qui raggiungeremo di nuovo, dopo appena 2 km e 400, il grande incrocio per Gerfalco, verso il quale ci dirigeremo per fare un giro completo del piccolo borgo e per gustarci un meritato buon caffè.

fosini poggione 024Gerfalco sorse intorno all'anno 1000, noto per le sue miniere d'argento, già conosciute dagli Etruschi e coltivate dai Sassoni arrivati con le invasioni barbariche. Infatti prese il nome di Ger-Falken (Portatore di Falco), proprio da queste popolazioni. In seguito conteso, fino alla fine del XIII° sec. tra vescovi di Volterra e le potenti famiglie dei Pannocchieschi e degli Aldobrandeschi, passò sotto il controllo di Siena fino a metà del 16° sec, quando fu inglobato nel Granducato di Toscana.

Da questo punto la strada per il ritorno sarà per gran parte quella già percorsa nella prima parte dell'escursione. Torneremo quindi verso la Cappella dell'Avveduta sull'ampia strada bianca che in leggero falso piano ci accompagnerà lungo le pendici della Cornata, fino alle cave di Campo alle Rose, dove i vecchi edifici abbandonati mostrano i vistosi e colorati murales.

Continuiamo scendendo in maniera decisa lungo la strada bianca raggiungendo ben presto l'incrocio di Poggio Mutti che ignoreremo, proseguendo a dritto fino a giungere a un secondo incrocio, dove su dei grossi massi di calcare è riportata la scritta metallica che indica il Castello di Fosini.

Da qui il percorso si farà più impegnativo, causa la pendenza della discesa e il fondo ciottoloso molto irregolare. Giungiamo quindi nei profondi impluvi del torrente Riponti per poi cominciare di nuovo a salire in maniera decisa, compiendo quello che sarà il nostro ultimo sforzo significativo, per arrivare in cima all'agognata meta, in vista del castello e del suo fontanile.

Ripreso fiato dopo la grande ascesa, inizieremo ora un rilassante tratto di escursione, che dopo un breve sterrato, ci porterà comodamente a percorrere gli ultimi km sulla ombreggiata stradina asfaltata. Raggiungeremo così le auto posteggiate nei pressi del 'Palazzaccio', dove concluderemo questo interessante viaggio, che ci ha fatto attraversare le nostre piccole, grandi montagne.