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cdg f aquilegia 001   Nome scientifico: AQUILEGIA VULGARIS
  Nome comune: AQUILEGIA COMUNE
  Famiglia: Ranuncolaceae
  Fioritura: Giugno-Luglio
  Habitat: Radure e margini di boschi di latifoglie, cespuglieti, terreni calcarei. Dalla pianura fino a 2000 m. Non è presente in Sardegna.


Descrizione

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L’Aquilegia è una pianta piuttosto rara che cresce nei cespugli del sottobosco, tanto che viene anche chiamata: "Amor nascosto”.

E’ una specie perenne erbacea alta fino a 80/100 cm e può sopportare anche basse temperature.

Ha rizomi verticali e obliqui da cui si dipartono fusti robusti e eretti che posso essere sia glabri che leggermente pubescenti, ramificati nella parte superiore.

Le foglie basali sono portate su lunghi steli e sono generalmente divise in tre lobi che ricordano la forma di un ventaglio. Le superiori sono simili, ma di dimensioni più ridotte e meno lobate, di consistenza delicata e di colore verde chiaro.

Lunghi steli portano una ricca fioritura formata da fiori penduli di un bel colore blu-violetto, rivolti verso il basso. Larghi da 2 a 4 cm presentano forma a calice, formato da 5 sepali disposti a stella che circondano 5 petali prolungati all’indietro in un lungo sperone uncinato dove è racchiuso il nettare.

Questo può essere raggiunto solo dagli insetti a proboscide lunga, mentre quelli dotati di proboscide più corta, sono costretti a mordere e a incidere lo sperone dall’esterno. Al centro spunta un ciuffetto di antere di colore giallo vivace, portate da lunghi filamenti che fuoriescono dalla corolla.

Il frutto è eretto, diviso in 5 sezioni contenenti piccoli semi lisci e lucidi, lunghi un paio di millimetri di colore scuro.

L’Aquilegia, come tutte le Ranuncolacee è una pianta tossica per la presenza di glicosidi concentrati soprattutto nei semi, che se ingeriti possono danneggiare il muscolo cardiaco.

Lo stesso Linneo, nei suoi studi riporta di aver visto perire bambini che imprudentemente avevano mangiato il seme della pianta.

Comunque una volta essiccata, perde la sua tossicità, tanto che il fieno di Aquilegia non provoca avvelenamenti.

Anticamente considerata sacra a Venere, si pensava che regalarne un mazzetto, avrebbe suscitato l’amore nelle persone. Veniva utilizzata contro diarrea, reumatismi e per alleviare i dolori del parto, mentre oggi nella moderna erboristeria viene usata come astringente e diuretico.

Molti ritengono che il suo nome generico possa derivare da Aquila, per la rassomiglianza del becco e gli speroni dell’uccello, con quelli dei petali del fiore.

Ma il suo nome potrebbe anche provenire dalla parola latina ‘Aquilegium’ che significa ‘recipiente dell’acqua’, in riferimento alla forma del fiore e dei 5 speroni cavi come piccoli contenitori.

Fotografato nei pressi del torrente Pavone dall’amica Paola Sprugnoli. 

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Aquilegia comune -- Aquilegia vulgaris