MONTECATINI E LA SUA PREZIOSA MINIERA

 

Vogliamo dedicare la descrizione di questo nostro nuovo itinerario a Montecatini e al ricordo di tutti i minatori, che con la tenacia e il sacrificio del loro duro lavoro, hanno reso preziosa la storia di questa terra, da sempre legata alla sua miniera.

 

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Data: 08/10/2023
Verificato il: --/--/----
Difficoltà: E
Distanza percorsa: 8,6 km 
Salita accumulata: 480 m
Discesa accumulata: 480 m 
Altitudine massima: 590 m
Altitudine minima: 262 m 
Pendenza max: 35%
Pendenza media: 10 % 
Altitudine P.: 400 m A.: 400 m
Durata: 2:40  + soste
Note: Niente da segnalare.
Indicazioni stradali per il punto di partenza dell'escursione   

Coordinate punto di partenza
43°23'33.30"N 10°44'44.04"E

Attrezzatura consigliata

cane guinzaglio

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DESCRIZIONE:

Lo scopo principale di questa escursione, diversamente dalla nostra consuetudine, sarà quello di farci conoscere la storia della grande miniera di Caporciano, con alcuni brevi tragitti nelle sue immediate vicinanze, oltre alla visita del borgo che ci riserva tante interessanti curiosità e punti di interesse.
Il nostro immancabile anello partirà dal comodo parcheggio che si trova all’inizio del paese, dove possiamo lasciare le auto e rifornire le nostre borracce al vicino ‘fontanello dell’acqua di qualità’. Proseguiamo poi per un breve tratto sulla strada asfaltata, in direzione del piazzale della Miniera, dove preceduta da un vialetto contornato da cipressi secolari, ci apparirà sulla dx della strada, la chiesetta di Santa Barbara, protettrice dei minatori.

 

Detta anche Chiesa di Caporciano o Chiesa della Miniera, venne costruita in sostituzione di un piccolo oratorio, ormai in precarie condizioni di stabilità.Il suo aspetto attuale è dovuto al rifacimento del 1851, quando fu arricchita della maiolica, posta sopra il portale, eseguita nelle Manifatture Ginori.
La maiolica, che raffigura la Madonna di Caporciano, è identica ad un’altra copia che si trova al IV° livello sotterraneo della miniera, a circa 250 m di profondità, nella piccola cappella scavata tra le rocce.

L’interno della chiesetta, ospita anche una pregevole opera detta ‘Madonna di Guadalupe’, del messicano Juan Rodriguez Xuarez.

 

Giungeremo quindi, dopo poche centinaia di metri nell’ampio piazzale antistante la miniera, per l’appuntamento con i nostri accompagnatori che ci guideranno a visitare il suo interno.

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Seguendo le loro meticolose e dettagliate spiegazioni, cominciamo a discendere tra gli angusti corridoi e gli interminabili gradini umidi, per raggiungere i livelli più bassi della ‘discenderia’, recentemente resa visitabile. Immersi nell’oscurità degli stretti camminamenti e delle umide discenderie, inevitabilmente fin da subito, il nostro pensiero sarà rivolto a quegli uomini che percorrevano ogni giorno questi angusti corridoi per raggiungere il fronte di scavo, dove trascorrevano al buio le interminabili ore di una lunga giornata di lavoro, illuminati soltanto dalla flebile luce delle loro lanterne e accompagnati costantemente dal pericolo e dalle mille difficoltà.
La visita, che durerà circa due ore, prevede anche un passaggio all’esterno della miniera, dove vi sono i resti delle laverie del minerale estratto e la parte terminale del grande ‘Pozzo Alfredo’, dove i suoi meccanismi ormai rugginosi e i due grandi mastelli rovesciati, sembrano aver fermato il tempo.

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Il rame di Montecatini, per la sua purezza e la facilità di fusione, era già noto agli Etruschi, scavato in superficie dai loro operai specializzati e quindi esportato nel resto della Penisola fino alla Grecia. Successivamente, fino al 476 d.C., la ricerca del minerale proseguì sotto il dominio dei Romani, che sostituirono gli operai con i loro schiavi. A fasi alterni l’attività della ricerca mineraria, riprese intorno a metà 1400, fino al decollo industriale della società fondata da Luigi Porte, Leblanc e Kleiber che dal 1827 proseguì passando poi alla direzione di Augusto Schneider. Successivamente ci fu l’ingresso dei fratelli Hall, quindi Joseph Sloane e il conte russo Demetrio Bourtouline. (Sloane, fu una persona socialmente più aperta e si occupò dei problemi dei lavoratori e delle condizioni di lavoro in miniera. Concesse la cassa malattia e infortuni, oltre a un assegno pensionistico e all’assistenza per le vedove e i figli dei minatori, che già a 12 anni potevano lavorare in miniera, ma solo a 18 discendere nelle gallerie. Ampliò anche il villaggio minerario e istituì una scuola femminile). Nel 1888 tutte le attività della miniera furono rilevate dalla Soc. Anonima delle Miniere di Montecatini e dopo altre sospensioni i minatori si riunirono in una cooperativa, fino alla chiusura della miniera nel 1907. Negli anni 1859-1860 venne raggiunto il picco massimo dell’attività, con ben 3.000 tonnellate di minerale estratto, che con le totali 50.000, fecero della miniera di Caporciano, la più ricca e la più importante d’Europa. Il reticolo delle gallerie si estendeva per ben 35 km raggiungendo una profondità di 315 m. (Approf LA MINIERA)

Tornati di nuovo nel piazzale, dopo essersi congedati dai nostri accompagnatori, che con le loro spiegazioni ci hanno fatto rivivere ed immedesimare nella dura vita mineraria, proseguiremo spostandoci sulla sx per superare in salita il piccolo, curioso edificio triangolare del ‘Guardiolo’, dove volteremo ancora a sx, per spostarci subito dopo sulla dx per visitare gli edifici dell’ottocentesco complesso residenziale della miniera, che comprendeva diverse abitazioni, l’ex villa Sloane e gli uffici, che pur non aperti al pubblico, conservano ancora gli archivi storici. Proseguiamo poi avanti fino ad attraversare la strada, dove saremo affiancati dal bacino del ‘Margone’.

 

L’invaso artificiale del Margone venne realizzato in un terreno argilloso e impermeabile, che poteva consentire l’accumulo delle acque piovane provenienti dalle colline sovrastanti, indispensabili per il lavaggio del minerale di rame.

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Ancora avanti sulla strada asfaltata che sale leggermente, raggiungeremo un grande spiazzo con dei tavoli di legno, dove nelle vicinanze si apre un cunicolo di una vecchia fornace di mattoni che riforniva la miniera. Ammirando ancora le strutture del ‘Pozzo Alfredo’, visitato poco fa, proseguiamo quindi imboccando un sentiero in salita, sulla dx, che in poche centinaia di metri, con l’aiuto di ampi gradini di legno, ci porterà fino alla ‘Diga del Muraglione’, recentemente ristrutturata, che rappresenta un’importante esempio di archeologia industriale.

La ‘Diga del Muraglione’, a circa 515 metri s.l.m., venne realizzata nel 1860 su progetto di Augusto Schneider, chiudendo la parte superiore della vallata detta ‘Fondo di Nardone’, con lo scopo di poter farfronte alle crescenti esigenze idriche per il lavaggio del minerale di rame.
Il suo invaso avrebbe potuto contenere fino a 40.000 m3 di preziosa acqua, ma la tecnologia dell’epoca non permise di valutare a fondo, le particolari condizioni di permeabilità del terreno, perciò la diga, per ragioni di sicurezza, nonvenne mai utilizzata.
La sua struttura appare comunque sorprendente, per la ricercatezza architettonica che vede l’intera costruzione del muro, alto circa 18 metri, fatta con pietre squadrate disposte a ‘filaretto’, un’antica tecnica medievale presente anche in gran parte delle strutture del borgo di Montecatini. La sommità del muro che sorregge il camminamento, è infine arricchita da un sistema di archetti e mensole eseguiti in mattoni e selagite..

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Attraversiamo con piacere la diga, protetta da rassicuranti barriere di ferro, che ci consente di ammirare sconfinati panorami dove la vista si spinge fino alla Rocca Sillana e al gruppo montuoso della Cornata. 

Una volta usciti proseguiremo per un breve tratto di strada bianca, dove voltando a dx, andiamo a percorrere per poco più di un centinaio di metri, la via per Miemo, che abbandoneremo per seguire di nuovo a dx, la salita in direzione del primo generatore eolico che appare possente di fronte a noi.

Quasi sotto le sue grandi pale, voltiamo a dx, su un sentiero che, con diversi sali-scendi, si inoltra nel bosco per raggiungere una nuova strada bianca, dove voltando a dx in discesa, seguiamo una strada fino a intravedere il laghetto del Margone. In prossimità di un bel casolare ristrutturato, abbandoniamo la strada per proseguire verso sx, sul sentiero, che in costante salita ci porterà fino alla vetta di ‘Poggio alla Croce’.

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Il Poggio, alto 591 m, era anticamente chiamato ‘Poggio di Caporciano’ e sembra che abbia preso il suo nome attuale, solo dopo il 1864, quando sulla cima, venne istallata una grande croce. Eretta per volere di Augusto Schneider, storico direttore della miniera, la grande croce venne realizzata nelle ‘Officine Masson’ di Colle Val d’Elsa, fusa in un unico blocco di ferro ‘’alta 15 braccia e 2 di fondamenta con direzione Est-Ovest’’. Si racconta che per la sua costruzione, la fonderia Masson, abbia impiegato pezzi di ferro fuso pari a Kg 3002,5, per una spesa totale, compresa di iscrizioni e di trasporto tramite coppie di buoi, pari a L.1799,64. Il Poggio della Croce, è stato da sempre meta ambita per scampagnate, pellegrinaggi e ritrovi di giochi durante le festività principali. Purtroppo la grande croce porta ancora vistosi segni delle cannonate tedesche sulla base e su parte della struttura.

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Una volta discesi dal poggio, proseguiamo verso sx, sul sentiero che ben presto si affaccerà sulla vallata e sul borgo di Montecatini regalandoci magnifiche vedute sulle armoniose colline della campagna volterrana, fino a raggiungere poco dopo un bel castagneto, perfetto per consumare il nostro panino.

Ristorati da questo piacevole ambiente, accompagnati dal rumore dei primi ricci che cadono dalle piante, decidiamo di ripartire continuando la discesa, sempre nel bosco, fino a raggiungere una strada sterrata che si indirizza verso il borgo. La imboccheremo sulla dx, per lambire a breve le prime case del paese e, continuando sempre in discesa, raggiungeremo il margine della piazza della Repubblica.

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La piazza realizzata nel 1893, con le caratteristiche panchine triangolari di pietra recentemente restaurate, ospita il monumento ai caduti, contornata da secolari Bagolari. Al margine, si trovava una volta la chiesetta del borgo, che per soddisfare le impellenti necessità di acqua, venne abbattuta per far spazio alla grande fontana monumentale, realizzata nel 1893.

Nella parte più alta della fontana, la scultura in selagite che sostiene lo stemma di Montecatini, ci ricorda che tracce della storia del borgo risalgono al 960, quando ancora si chiamava ‘Castrum Montis Leonis’, tanto che il suo stemma è rappresentato da un leone e fin quasi all’XI° secolo, il borgo era chiamato Monte Leone.

Ci incamminiamo nella discesa di fronte a noi (Via G.Carducci) che, poco dopo voltando sulla sx, ci indirizzerà sul ‘percorso 35’, in direzione di antiche vie che collegavano la vicina campagna. In alto sulla nostra sx, sembra accompagnarci la vista di un tratto del borgo, mentre seguiamo la nostra stradina luccicante di residui di selagite, prelevata nella cava lambita dal nostro percorso, a cui non è però facile accedere, in quanto seminascosta da disordinati capanni e canili.

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Rientriamo dopo questa passeggiata, di nuovo in piazza della Repubblica, da dove ci dirigeremo in salita verso i resti delle mura trecentesche e quelli di una torre di difesa, proprio davanti all’antico cimitero, un punto che offre un’eccezionale vista panoramica.

Attraverso la porta medievale ci troveremo nella bella piazza dove si evidenzia il Palazzo Pretorio, sede in passato del Municipio. Sulla facciata, si apre un porticato caratterizzato da archi e volte a crociera, sorretti da colonne in stile ionico. Spiccano anche numerose targhe in memoria dei caduti delle guerre e a ricordo della liberazione dal fascismo, insieme a tabelle scolpite, riportanti i valori di antiche misurazioni e lo stemma granducale.

Sul lato opposto della piazza si trova la chiesa di S.Biagio, in stile romanico, edificata nel 1356, col suo campanile ribassato a metà del XV° secolo. Anch’essa, costruita in selagite, come la maggior parte degli edifici, subì delle modifiche nel XVI° sec., quando fu spostata lateralmente l’entrata, fino ad allora rivolta verso nord, per far spazio alla canonica. All’interno della chiesa sono custodite numerose pregevoli opere, tra cui un crocifisso ligneo del XVI° secolo, posto tra due statue di terracotta invetriata di Luca e Andrea della Robbia. Nella parte dx, una pala raffigura S. Sebastiano, S. Biagio e S.Antonio Abate, opera della bottega di Neri e Bicci, mentre sulla sx un prezioso dipinto attribuito a Guido Reni e un pregevole olio su tela del Pomarancio, di lato all’altare maggiore.

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Continuiamo a seguire il nostro tragitto, tenendoci sulla sx, per attraversare un tratto boscoso, dove sono presenti muretti e terrazzamenti, costruiti con l’immancabile selagite, che continuerà a meravigliarci col suo luccichio, fino a risalire verso il borgo, dove noteremo tratti di un antico tracciato, realizzato proprio con questa pietra.

La Selagite è una roccia di origine magmatica effusiva, originatasi 3 milioni di anni fa da lave cristallizzate, affioranti nella zona intorno a Montecatini e a Orciatico. Conosciuta in tempi lontani con svariati nomi, tra cui ‘Pietra di Montecatini’, fin quando, nel 1839, il grande geologo pisano Paolo Savi, osservando i numerosi cristalli di biotite, luccicanti nella roccia, volle chiamarla ‘Selagite’, ispirandosi al termine greco ‘selaghéo’ che significa ‘brillare-scintillare’. Il suo colore varia dal bronzo, al grigio più o meno scuro ed è definita una roccia ‘trachetica’ (dal greco trachys) per il suo aspetto poroso. Utilizzata fin dall’antichità a Montecatini e zone vicine, per l’abbellimento di fabbricati, tra cui Torre Belforti, la chiesa di S. Giacomo e tantissime strutture nel paese. In tempi più lontani fu utilizzata, a Volterra, anche dagli Etruschi e dai Romani per la costruzione di alcune scalinate del Teatro Romano e prima ancora, tra il IV e il III secolo a.C., per la realizzazione delle misteriose teste che sporgono dalla Porta all’Arco, principale accesso alla città dal lato sud. A metà del 1800 venne costruito con la selagite anche il campanile del paese di Peccioli.

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Oltrepassando la piazza e l’antica cisterna pubblica, domina dall’alto la Torre dei Belforti, alta 28 m e costruita sui resti di un’antica fortificazione. La torre con base quadrangolare a scarpata, è suddivisa in 5 piani, realizzata con l’immancabile selagite, che nella parte più bassa, si alterna con chiari filari di pietra alberese. Si alternano nella struttura diverse finestrelle e due fori trasversali fatti aprire dai Belforti, che guardano verso Volterra e la Rocca Sillana. La torre, appartenuta nel tempo anche ai Pannocchieschi, agli Inghirami e ai Rochefort, oggi è di proprietà privata.

Da questo punto, attraversando di nuovo il borgo, un po’ a malincuore, procediamo in direzione di piazza della Repubblica per raggiungere le nostre auto.

Veramente soddisfatti per questa insolita escursione che attraverso la storia di Montecatini, ci ha arricchito con tantissime notizie che non conoscevamo, perciò vorremmo anche ringraziare di cuore, le nostre preparatissime guide, che con entusiasmo e calore, ci hanno accompagnato durante la visita all’interno della miniera. Inoltre, un grazie particolare, al personale dell’ufficio Turistico di Montecatini, che ha accolto con pazienza, tutte le richieste del nostro gruppo, coordinando le interessanti visite al borgo e alla miniera.

Tutte le foto scattate durante il percorso

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