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Nutria o Castorinoemma cellesi

nutria

Myocastor coypus
(Molina, 1782)

Classe: Mammiferi

Ordine: Roditori

Famiglia: Myocastoridi

Originaria del Sudamerica, la nutria, Myocastor coypus (Molina, 1782), si è naturalizzata in molte parti d'Europa, compresa l'Italia, dove è sfuggita alla cattività dopo essere stata introdotta a scopo industriale per l'utilizzo delle pellicce (pelliccia di Castorino). Nelle zone dove vi è scarsità di predatori (lupo, volpe, faina, gatto selvatico, lince, cani randagi, diversi uccelli rapaci, e grossi pesci predatori come il luccio e il siluro) la crescita incontrollata di tale specie può provocare danni alle coltivazioni agricole.

Caratteri distintivi

La nutria presenta una lunga coda cilindrica squamosa, con pochi peli; il mantello è generalmente bruno, scuro o dorato, ma si incontrano anche esemplari con mantello isabella o crema. Le orecchie sono piccole e gli incisivi, di color arancio, sono grossi e sporgenti; ha lunghi baffi argentati. Gli arti posteriori sono parmati e le mammelle nelle femmine si trovano in posizione latero-dorsale, tipica degli animali acquatici che allevano la prole in acqua. Può raggiungere una lunghezza di 50-60 cm nei maschi adulti (coda esclusa) e un peso di 7-9 kg. 


Biologia

Le femmine si accoppiano tutto l'anno e partoriscono due volte (2-4 piccoli), dopo circa 130 giorni di gestazione. Dopo circa un giorno i piccoli di nutria sono in grado di seguire la madre e, dopo tre o quattro settimane, si nutrono da soli. La maturità sessuale viene raggiunta ad appena due mesi. Elevata nelle zone a clima freddo la mortalità durante il periodo invernale. Le nutrie prediligono le zone fluviali o palustri, dove si nutrono di piante acquatiche ed alghe e, durante l'inverno, anche di tuberi, rizomi e radici. In Italia, le popolazioni che vivono nelle zone di pianura del nord esplorano anche i campi circostanti i corsi d'acqua (nutrendosi di alcune colture come mais e barbabietola da zucchero), mentre al centro-sud vivono quasi esclusivamente negli alvei e lungo le sponde.