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Val di Cecina le parole del passato

penna-calamaio
 I luoghi della Val di Cecina e i suoi dintorni visti attraverso le parole di personaggi famosi che nel passato l’hanno raccontata, descritta, studiata e a cui si sono ispirati nelle loro opere rendendola ancora più preziosa.

Noi abbiamo semplicemente raccolto qualche frase o alcuni passi che fanno parte della nostra cultura.

 

 

       

 

         DANTE ALIGHIERI


         Firenze 1265 – Ravenna 1321


         Poeta, scrittore e politico.

 

        Offre la sua descrizione nelle terzine della sua opera “Vita Nova”, di alcuni fenomeni
        geotermici nei dintorni di Montecerboli, che sicuramente lo hanno anche ispirato
        nell’Inferno della “Divina Commedia”

 

    …..Versan le vene le fumifere acque per li vapor che la
           terra ha nel ventre che d’abisso le tira suso in alto…..

                                        creca

      FAZIO DEGLI UBERTI

 

     Pisa 1305 – Verona 1367

 

     Poeta e viaggiatore fiorentino discendente dal celebre Farinata degli Uberti, nobile
     fiorentino, citato nell’inferno dantesco.
     Nel suo poema in 6 libri “Il Dittamondo”, opera  in rima a imitazione della Divina Commedia,
     parlò dell’area intorno all’attuale Sasso Pisano raccontando di una curiosa usanza per la
     costruzione delle botti, in cui i cerchi venivano immersi nell’acqua calda di un lagone.

     ….usanza è qui fra noi, che ciascheduno

          che fa cerchi da vegge ivi gl’immolla,

          e che sempre di dieci ne perde uno

          e nessuno può veder chi questo bolla:

          l’un pensa che è il demonio che l’afferra

         l’altro che è il lago che da sé l’ingolla……

                                       creca

    MICHELE SAVONAROLA

 

     Padova 1385 – Ferrara 1486

 

     Era il nonno di Girolamo Savonarola, religioso e politico Fiorentino.  Michele Savonarola medico,
     umanista e scienziato, intorno al 1460 scrisse “De Balneis Thermis Naturalibus, Omnibus Italiae”,
     un trattato sulle sorgenti termali di tutta Italia, pubblicato nel 1485 che riportava una descrizione
     scientifica, in latino dei lagoni.

   ……Sunt lacus magni lacones dicti……
   ……in quibus est mirabilis ebulizio, ascendunt
    corpuscola cum rumore ed impetu ad superficiem……
   ……naturam tenent salis sulphuris et aluminis ut ex eis
   aquis fiat sulphur alumen et sal magna in quantitate…….

 

                                                           creca

       GIOVANNI TARGIONI TOZZETTI

 

      Firenze 1712 – Firenze 1783

 

      Celebre naturalista e medico italiano, capostipite di una famiglia che per generazioni,
      ha raccolto opere e studi scientifici di botanica, zoologia, mineralogia. Uno dei primi membri
      dell’Accademia dei Georgofili, nelle sue “Relazioni di alcuni Viaggi fatti in diverse parti della
      Toscana”, ebbe modo di descrivere minuziosamente i luoghi che toccava, riportando
      interessantissimi racconti delle nostre zone.


     A proposito dei lagoni:

      ….sono essi situati dirimpetto al Castello, di là del Fiume
    o Torrente Possera, nella pendice che guarda Ponente
    di quel Medesimo Monte……
    ….. Cominciano i Lagoni dal basso, quasi rasente al
    Possera, e si dilatano verso la cima, occupando gran spazio
    della pendice del Monte.

   ………i terreni dove sono i Lagoni e le Mofete sono
   interamente nudi, e non vi allignano piante a qualche
   distanza; e notisi che l’unica specie di pianta che osa
   accostarsi più a quei terreni caldi e sulfurei, è la Grecchia,
  cioè Erica Vulgaris Glabra.

     E della Villa di Monterufoli:

   …..Giunti ora di pranzo a Monte Ruffoli, Villa in uso di
         Caccia de’ Signori Maffei  patrizj di Volterra,
         situata in cima d’un alto e orrido Monte,
         in mezzo a immense boscaglie……..

                                        creca

 

 

       EMANUELE REPETTI

 

       Carrara 1776 – Firenze 1852

      Geografo, storico e naturalista, socio dell’Accademia dei Georgofili, dove rinunciò a un prestigioso
      incarico, per poter avere modo di raccogliere la maggior parte di informazioni, in giro per tutta
      la Toscana.  Tra il 1833 e il 1846 pubblicò infatti il suo “Dizionario Geografico Fisico Storico della
     Toscana”, dove commentava a proposito della Val di Cecina
       ………”una delle più importanti del Granducato”……

   Intorno Pomarance:

    ………Il territorio che contorna i Castelli e specialmente
    quello che avvicina la Terra delle Pomarance è diligente -
    mente coltivato a poderi e oliveti, e vigneti intersecati
    da selve di castagni e da boschi di querci e cerri……..

 

      Le Cornate:

    …..sotto tale denominazione sogliono appellarsi due
    gioghi di una montuosità a schiena di dromedario,
    uno dall’altro isolato mediante un collo intermedio.
    Le quali due prominenze trovansi nella direzione da
   scirocco a maestro, circa un miglio toscano tra loro distanti...

                                         creca

 

     GABRIELE D’ANNUNZIO

 

     Pescara 1863 – Gardone Riviera 1938

 

     Poeta, giornalista, uomo politico e aviatore militare, nel suo romanzo “Forse che sì forse che no”,
     scritto nel 1910, si trovano diverse descrizioni dei fenomeni geotermici,
     riguardanti la (Valle del Diavolo), la zona intorno a Larderello:

     …….Montecerboli apparve inerpicato sulla sua rupe
     conica di gabbro. Le ripe incenerite della Possera
    biancicarono, come il triste ruscello ove Filippo Argenti
    ingozza il fango.
    L’odore sulfureo la nebbia del bollore, il sibilo e il mugghio
    annunziarono la Valle infernale.

    …….bolliva e soffiava come se per entro vi salisse
    l’impeto e il gorgoglio dei dannati fitti nel limo, come se
   nel fondo vi si agitasse la mischia perpetua degli iracondi…

                                        creca

     CARLO CASSOLA

 

 

      Roma 1917 – Montecarlo 1987

 

 

      Scrittore e saggista. Tra i suoi innumerevoli romanzi e saggi,
      alcuni ci parlano della Valle del Cecina.
      A pag 95 de “La Tavola del Pane” (Storia della 23° Brigata Partigiana Garibaldi)di Pier Giuseppe
      Martufi, Cassola scrive:

 

    ……Berignone è un massiccio boscoso che da Volterra,
   ha l’aspetto di un fortilizio (io ne ho parlato in vari miei
   libri col nome di Monte Voltrajo)
    .…..Le due cime sono congiunte da una lunga linea di
   cresta; e da vicino i lecci più alti spiccano sugli altri……

 

    ……Noi che da partigiani abbiamo percorso in lungo
    e in largo Berignone, ci saremmo dovuti dire che il nostro
    primo dovere era conservare ogni ciottolo, ogni filo
   d’erba, ogni costone di bosco vicino, ogni paese lontano.
   Invece avevamo tutti in mente qualche progetto di riforma
   della società…….Quando avremmo dovuto dirci che prima
   della libertà o della giustizia viene la vita. Noi eravamo lì
  come amanti della vita, per contrastare il partito della morte..   

 

     Da “Ferrovia Locale” famoso romanzo di Cassola del 1968,
     ambientato nel tratto ferroviario che andava da Cecina a Volterra:

 

    …….Il treno si mosse…..
   .....il barroccino caricava la ghiaia sul greto del fiume……
   .....la stessa campagna coltivata, con lo sfondo
   delle ciminiere e dei monti.Poi il treno curvò riavvicinandosi
   al fiume, da cui avrebbe risalito la valle fino a Saline……

 

 

 


 

 


 

 

Alcune frasi tratte dal libro "Il mondo a piedi. Elogio della marcia"

di David Le Breton   professore di sociologia all’Università Marc Bloch di Strasburgo.

“Camminare significa aprirsi al mondo. L’atto del camminare riporta l’uomo alla coscienza felice della propria esistenza, immerge in una forma attiva di meditazione che sollecita la piena partecipazione di tutti i sensi (…) Spesso camminare è un espediente per riprendere contatto con noi stessi! [...]Camminare è un modo tranquillo per reinventare il tempo e lo spazio. Prevede uno stato d’animo, una lieta umiltà davanti al mondo, un’indifferenza alla tecnica e ai moderni mezzi di trasporto o, quantomeno, un senso di relatività delle cose; Fa nascere l’amore per la semplicità, per la lenta fruizione del tempo. Camminare riduce l’immensità del mondo alle dimensioni del corpo. [...]Camminare è un metodo per calarsi nel mondo, per compenetrarsi della natura, per mettersi in contatto con un universo che rimane inaccessibile alle normali modalità di conoscenza e di percezione. Con il proseguire del cammino, il viaggiatore allarga lo sguardo sul mondo, immerge il suo corpo in una nuova condizione. [...]Sicché un cammino non è necessariamente prigioniero di una vasta geografia, può anche compiersi in uno spazio ristretto, perché ciò che conta è soprattutto la qualità dello sguardo. [...]Camminare è un modo per decondizionare lo sguardo, incide un percorso non solo nello spazio ma anche nell’intimo, conduce a percorrere le sinuosità del mondo e del proprio essere in uno stato di ricettività, di alleanza. Geografia dell’esterno che si congiunge a quella dell’interno svincolandola dalle normali costrizioni sociali; “la bella strada color lavanda impallidisce a ogni secondo. Nessuno l’ha mai percorsa, anch’essa é nata con il giorno. E il villaggio là in fondo non attende che Voi per risvegliarsi all’esistenza”.