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cdg-f-tifa   Nome scientifico: TYPHA LATIFOLIA
  Nome comune: TIFA – STIANCIA – SCHIANCIA
  Famiglia: Typhaceae
  Fioritura: Giugno-Agosto
  Habitat: cresce in prossimità di stagni, paludi, fossi, argini di fiumi, zone umide con acqua stagnante. Presente in tutte le regioni d'Italia fino a 2000m.


Descrizione

Pianta erbacea acquatica perenne a portamento cespuglioso, provvista di robuste radici rizomatose e squamose che allungandosi in senso orizzontale, provvedono alla propagazione della pianta. Vive generalmente immersa nell'acqua stagnante o a flusso lento, a una profondità che può variare da 20 cm a 1 metro.

Il fusto è cilindrico, eretto, solido e può superare i due metri di altezza.

Le foglie provviste di un'ampia guaina che avvolge il fusto sono glauche, lunghe e acuminate con margini lisci e taglienti, percorse in tutta la lunghezza da nervature parallele. Sono di color verde grigiastro, larghe 2/4 cm e possono raggiungere la misura dell'infiorescenza.

L'infiorescenza è composta da due spighe sovrapposte (spadici), una femminile e una maschile, che si trovano all'apice dei fusti. Quella femminile occupa la parte sottostante, ha forma cilindrica con diametro di circa 2/3cm, lunga 20/30, formata da migliaia di piccoli fiori appressati di colore verdastro, che diventano marroni a maturazione. Quella maschile, che produce solo polline, è collocata nella parte superiore, ha forma conica e colore biancastro con diametro di 5/8 mm.

I semi giunti a maturazione si staccano facilmente formando dei pappi di densa peluria, simili a batuffoli.

 Alcune parti della pianta sono commestibili e soprattutto in passato, ne venivano apprezzati i germogli nelle insalate e nelle minestre, o cucinati come gli asparagi. Mentre il polline, di colore ambrato e dal sapore dolce, si utilizzava nella preparazione dei dolci, anche come addensante.

La radice, molto ricca di amido, era già conosciuta e usata nel paleolitico, per la produzione di farina, come confermano ritrovamenti di residui di amido e frammenti di pietre di macine risalenti a circa 30.000 anni fa.

La stipa, fino al XX° secolo, era ampiamente apprezzata anche nell'artigianato. I bottai per sigillare le doghe delle botti, utilizzavano le foglie, che venivano anche essiccate e intrecciate per cesti, borse e come protezione del vetro dei fiaschi toscani.

I peli delle spighe venivano utilizzati come imbottitura o bruciati per allontanare gli insetti.

In antichità la pianta era conosciuta per le sue proprietà medicinali anticoagulanti, astringenti, diuretiche e sedative; tutt'oggi usata come tonico e rinfrescante in moderni preparati erboristici.

 

Per le sue caratteristiche di resistere in condizioni di elevato inquinamento biologico e chimico, la Tipa è considerata di notevole importanza e viene utilizzata nei moderni impianti di fitodepurazione delle acque di biolaghi e piscine naturali.

 

L'etimologia del suo nome proviene dal termine greco 'typhe' che era il modo con cui venivano chiamate  alcune piante di palude. Con l'epiteto 'latifolia', proveniente dalle parole latine 'latus e folium', si descrivono le caratteristiche delle sue foglie.

In alcune regioni è una specie protetta.

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Tifa - Stiancia -Schiancia -- Tipha latifoglia