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cdg f scilla bifoglia 001   Nome scientifico: SCILLA BIFOLIA
  Nome comune: SCILLA SILVESTRE
  Famiglia: Asparagaceae-Liliaceae
  Fioritura: Marzo-Maggio
  Habitat: Presente nei boschi di latifoglie, nei prati, nei terreni umidi e ricchi di sostanze nutritive. Rara in Sardegna e nelle Pianura Padana.


Descrizione

cdg-f-scilla-bifoglia dis

Piccola pianta erbacea perenne, glabra e lucida, con un bulbo sotterraneo sferico, profondamente interrato fino circa 10-20 cm di profondità, dal quale cresce un unico fusto verde-rossiccio.

 

Le foglie generalmente sono 2, lineari lanceolate larghe 3-5 mm, concave all'apice, di color verde chiaro. La loro comparsa è contemporanea ai fiori a cui ne avvolgono la base fino a 1/3 dello stelo, raggiungendo l'altezza dell'infiorescenza che può raggiungere una ventina di cm.

 

I fiori raccolti un breve racemo apicale sono a forma di stella di un bel colore azzurro intenso, (raramente anche bianco) che si aprono a sequenza. Ognuno misura circa 5/10mm di diametro, formati da 6 tepali oblunghi, saldati appena alla base, con filamenti e antere blu scuro al centro.

 

Il frutto è una capsula a tre loggette contenenti 3-6 semini scuri e rotondeggianti in ogni loggia. Non appena i frutti arrivano a maturazione, gli steli tendono ad afflosciarsi rimanendo prostrati sul terreno, permettendo di aprirsi e riversare a terra i semini contenenti una sostanza oleosa gradita alle formiche, che provvederanno in questo modo alla loro distribuzione.    

           

Il bulbo della Scilla per i suoi principi attivi diuretici e cardiotonici è da sempre usato in fitoterapia, nonostante la sua tossicità che se ingerito incautamente, può provocare seri disturbi gastroenterici. In antichità la pianta era considerata un valido rimedio contro il morso dei serpenti e il malocchio e si appendeva alla porta delle abitazioni per proteggere la casa da ogni male.

 

Un'antica leggenda mitologica, narra che una giovane di nome Scilla, fosse innamorata di Glauco, del quale però, era pure innamorata la maga Circe. Quest'ultima per eliminare la rivale, preparò subdolamente una pozione, che trasformò la povera Scilla, nel mostro marino che sta di fronte a Cariddi, nei pressi dello Stretto di Messina.

Il nome di 'Scilla' venne attribuito a questa piantina da Linneo, in quanto già citata da Teofrasto e Discoride come 'Skilla' e successivamente dai latini Virgilio e Plinio il Vechio come 'Scilla', nome con cui venivano chiamate in genere tutte le piante bulbifere. L'epiteto 'bifolia' si riferisce invece al numero delle sue foglie.

In Toscana e in gran parte delle regioni italiane, questa pianta è compresa nella lista delle specie protette.

                    



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Scilla silvestre -- Scilla bifolia