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TERME DEL BAGNONE


Si tratta di un grande e importante complesso architettonico termale di epoca etrusco-romana risalente al III° secolo a.C., riportato alla luce nei pressi del podere Bagnone tra le località di Leccia e Sasso Pisano.


anello leccia 005Gli scavi condotti dalla Soprintendenza Archeologica Toscana iniziati nel 1985, hanno consentito di riportare alla luce interessanti strutture e reperti che con accurate analisi e studi, hanno contribuito alla determinazione del sito termale come un avamposto volterrano dell’antica Lucumonia di Velathri, già rappresentata nel IV° segmento della “Tabula Peutingeriana” con le “Aquae Populonie”, delle quali si pensava si fosse persa ogni traccia. Nella stessa curiosa mappa, conservata nel Museo d Vienna, viene raffigurata anche un’altra stazione termale, rappresentata come “Aquas Volaternas”, identificata col “Bagno a Morbo” vicino all’odierna Larderello.


anello leccia 007I reperti venuti alla luce hanno messo in evidenza anche le diverse fasi di utilizzo delle terme, dal III° secolo a.C. a cui appartengono i resti del loggiato (chiamato Stoà) con colonne sostenute da grandi blocchi squadrati di calcare reperito in zona. Successivamente sarebbero stati aggiunti (II° secolo a.C.) altri locali, vasche e un particolare insieme architettonico diviso in settori che probabilmente si estende ben oltre l’area finora oggetto di indagini. Il ritrovamento di 2 piccole statue votive in bronzo, hanno fatto ipotizzare all’utilizzo del sito termale, anche come luogo sacro. Un bollo su una tegola tra i reperti scavati nel loggiato, che in caratteri etruschi porta impressa la scritta “Spural” (della città) e una serie di monete in bronzo del III° secolo d.C., fanno supporre che il complesso fosse ad uso pubblico.


In seguito intorno al IV° secolo d.C., imponenti movimenti franosi del terreno distrussero e ricoprirono gli edifici, anche se le sorgenti termali furono sempre utilizzate dalla popolazione locale per la cura dei reumatismi, dell’artrite e dello stomaco.


Tutt’ oggi nelle immediate vicinanze del complesso termale sgorgano tre diverse sorgenti visibilmente ricche di ferro e potassio, due delle quali vengono considerate le sorgenti più calde delle Toscana, raggiungendo una temperatura di circa 60°, che formano caratteristiche pozze fumanti tra la vegetazione. Una terza sorgente (40°) alimenta un vecchio lavatoio abbandonato, dove numerose varietà di piante acquatiche hanno trovato il loro comodo habitat.


Le sorgenti del “Bagnone” nel 1745 vennero visitate dal naturalista Giovanni Targioni Tozzetti, inviato dal Granduca di Toscana per lo studio dell’intera regione, che nella sua opera volle descriverle così:
<<Bagno caldo che ha due sorgenti d’acqua con abitazione molto magnifica per uso dei Bagnaiuoli, presentemente ridotta a Case dé Contadini, e con rimasugli, o fondamenti di un’altra vasca e grandiosa fabbrica d’intorno>>.

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