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Castel di Cornia

Questo affascinante rudere detto anche Torraccia, svetta su un poggio di 296 m alla confluenza del fiume Cornia col suo affluente Turbone a poco meno di una decina di chilometri da Monteverdi.

anello leccia 003La torre si erge all’interno dei ruderi di una cinta muraria poligonale seminascosta dalla lussureggiante vegetazione, che segue l’orografia del rilievo. La struttura a pianta quadrata è larga circa 9 metri e raggiunge un altezza di oltre 15. Appare costruita in due fasi ben distinte evidenziate dai diversi materiali utilizzati e da due differenti tecniche di costruzione che vedono una prima fase (XI° secolo), dove vengono usati conci ben squadrati di calcare miocenico, murati  parallelamente in senso orizzontale, mentre nella fase successiva, i conci sono di dimensioni più piccole costituiti interamente da materiale di deposito fluviale. In alto la torre è coronata di beccatelli a tre strati.

Riguardo alla sua incerta storia, nessun studio è riuscito a stabilire con certezza chi l’abbia edificata e perché. Si pensa che sia sorta addirittura su resti etruschi o romani, nel punto strategico del fondamentale asse che metteva in relazione Populonia e Volterra con le numerose risorse minerarie e termali della zona.

L’origine del castello si può presumibilmente collocare intorno all’anno mille, come dimostrano alcuni atti che descrivono un potente Castel di Cornia dotato di una propria corte con chiesa e monastero, sotto l’influenza dei monaci della badia di San Pietro in Palazzuolo di Monteverdi.

Nel 1208 lo ritroviamo assegnato con una serie di diplomi imperiali alla potente famiglia dei conti Alberti di Prato che dopo circa quarant’anni lo vendettero al comune di Volterra. Successivamente nella seconda metà del 1200, quando gli interessi di Siena e Firenze, dei vescovi di Volterra e di Massa Marittima, si scontrarono attratti dalla possibilità di sviluppo economico che offrivano le risorse della zona (argento, zolfo, allume, terme), scaturirono aspre dispute che si conclusero probabilmente con la distruzione del castello stesso. Negli anni successivi le famiglie scampate, chiedendo aiuto e protezione si sottomisero al potere di Volterra.

Altre notizie di difficile riscontro e attribuzione, vedono in seguito il castello come possesso di ricche famiglie Toscane, nonché di Ferdinando I° di Aragona. Ma la vicinanza di altri castelli, torri, ruderi di fortificazioni della zona e la mancanza di riscontri storici certi, rendono difficile l’esatta identificazione di questa misteriosa ed affascinante costruzione.anello leccia 002