Il Mulino ad acqua    di Anna Moratti

Risale a circa 2000 anni fa l’idea di sfruttare la forza dell’acqua per azionare i mulini ed ha trovato il suo utilizzo fino all’avvento del motore a combustione e ad energia elettrica.

Il mulino ad acqua era sempre costruito nei pressi di un fiume o di un torrente, nel quale veniva praticato uno sbarramento (che nelle nostre zone era chiamato “Steccaia”), da dove veniva convogliata una parte del flusso dell’acqua tramite canali artificiali (Gorili), fino ad arrivare in prossimità del mulino dove si formava un ampio bacino chiamato “Gora” dalla quale l’acqua, cadendo sulle pale del meccanismo idraulico del mulino, dava origine al moto rotatorio della macina.
Dopo il suo utilizzo, l’acqua era di nuovo convogliata verso il letto del fiume, a valle del mulino.
L’impianto tipico dei mulini delle nostre zone, era la ruota orizzontale detta anche “Ritrecine” formata da un albero e da una serie di pale, una barra di trasmissione all’albero e 2 macine.
Le macine erano costituite da una grande pietra molare in granito (o altro tipo di roccia dura reperita nelle zone vicine) di forma cilindrica scavata al centro, che poggiava su un’altra pietra uguale, ma fissa. Il materiale da macinare veniva fatto cadere nella cavità, dove per attrito delle due macine veniva schiacciato, per uscire da un’apposita feritoia.
Le macine dopo un certo periodo, avevano necessità di manutenzione per assicurare una buona macinazione. Doveva perciò esser regolata un’adeguata distanza tra di loro e venivano sottoposte con appositi strumenti, alla “ribattitura”, per ripristinare il giusto grado di ruvidezza e di scanalatura della pietra.
La ruota in pietra anticamente era chiamata “Mola”che ha originato il nome latino “molinus” (cioè fornito di mola) e quindi Mulino.
Il “Mugnaio” che presiedeva al rito della macinazione dei preziosi cereali, sapeva magistralmente regolare la quantità del grano da macinare rispetto alla forza dell’acqua che arrivava in quel momento, assicurando alle farine la giusta granulosità.

 


 

 

Il Mulino di Bruciano


Questo antico mulino, si trova vicino alla confluenza del Cecina col Pavone e si possono ancora scorgere i suoi affascinanti ruderi in pietra locale e mattoni. Sono ancora ben visibili i cunicoli da cui entrava l’acqua della gora, fino alle pale del mulino. Questa veniva approvvigionata da un lungo gorile proveniente dalla ripresa di sbarramento a circa un chilometro e mezzo più a monte. Appoggiata all’esterno di una parete del manufatto, un po’ nascosta dal muschio, c’è parte di una macina in pietra grigia; pietra che veniva estratta nella vicina cava chiamata di “Tormentaia”, lungo le rive del Cecina.

 

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LE BACCHE E ALTRI FRUTTI DEL BOSCO

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