-  di Stefano, Anna e Paolo   ----

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Località di partenza:

Castello
di Fosini

Descrizione itinerario

 

Un bel tracciato naturalistico che si snoda, partendo dall’antico castello di Fosini, lungo il versante nord occidentale della Carlina, confluendo quindi verso le pendici opposte delle Cornate. Passeremo accanto alle antiche miniere d'argento e alle cave di Rosso ammonitico, per chiudere infine  l’anello percorrendo la spettacolare stradina della stretta valle del torrente Riponti.

disegno-fosini2Per raggiungere il luogo di partenza, dove dovremmo parcheggiare l’auto, imboccheremo la piccola strada per Anqua e Fosini e dopo circa 2 km e mezzo, svolteremo sulla dx al primo incrocio. La strada recentemente asfaltata, si presenta veramente comoda ed invitante.

Proseguendo in direzione ovest, percorreremo dall’incrocio ancora 3 km, dove incontreremo un ulteriore crocevia che svoltando a sx ci porterebbe a salire verso il Podere Riscone e al monumento ai partigiani. Noi proseguiremo a dritto per dirigersi alla volta del Castello di Fosini. Attraverseremo un ampio tratto di campagna molto curato e ben gestito dove grandi casolari ristrutturati hanno preso il posto dei vecchi ruderi e nuovi vigneti hanno dato vitalità alla campagna altrimenti abbandonata.

Percorsi complessivamente circa 10km dalla strada provinciale, passiamo  proprio davanti ad uno degli alberi più interessanti della zona: il monumentale e millenario “Castagno Cavo di Fosini”, ancora pieno di vigore e maestosità. Giungeremo così dopo 200 metri, nell’ampio piazzale davanti al castello, ombreggiato da maestosi e floridi tigli secolari. Un timido inizio di restauro ha restituito all’ambiente il bel fontanile, mentre l’antico castello purtroppo, resta sempre in attesa di urgenti cure. (Coord. 43°10’16,1” N-10°56’12,8”E –Altitudine 630m). (Approf. Fosini e il suo Castello)

Da qui finalmente inizieremo a camminare imboccando subito una stradina sterrata che parte a ridosso del piazzale, interdetta dalla solita catena. Il tracciato si presenta subito in leggero e costante dislivello snodandosi accanto a maestose distese boschive, dove la presenza di cerri ed altre caducifoglie è prevalente e si alterna a freschi castagneti.  In primavera, sui terrosi argini della piccola strada si possono notare numerose specie floricole, arbusti di biancospino e piccoli alberi di frutti selvatici. La presenza di numerosi cespugli di ginestre profumerà l'intero percorso.

Salendo ancora lungo la piacevole carrareccia, con un po’ di attenzione si possono scorgere le rovine di antichi edifici rurali quasi completamente sommerse dalla vegetazione.

Dopo aver camminato per circa 1km, ci troveremo davanti a un primo incrocio, che imboccheremo a dritto a dritto per ulteriori 1300 metri,  dove un secondo incrocio ci farà svoltare a destra (Coord. 43°10’21,1”N-10°57’23,8”E –Alt.809).

La vecchia strada di terra battuta scende ora in leggero dislivello immersa completamente dentro al bosco.  Attraversando poco dopo una “scamporata” circondata da gigantesche querce secolari, purtroppo in parte abbattute in maniera sconsiderata e lasciate a marcire abbandonate ai margini del prato.

Scendendo ancora, attraverseremo alcuni ambienti umidi e paludosi, dove una rigogliosissima vegetazione di felci, farfari, edere e rovi, quasi inghiottisce il nostro tracciato, obbligandoci a evitare le piante con estrema attenzione.  Passeremo sotto le mura di un vecchio podere ruderi del podere, che mostra nei rari spazi lasciati liberi dalle floride piante che lo ricoprono, le belle ed antiche pietre squadrate ricavate dal calcare della Cornata.

Proseguiamo ancora all’interno del bosco lungo la nostra strada, ricordando che questo primo tratto di percorso non riporta nessun tipo di segnaletica convenzionale, ma che è ugualmente ben individuabile e ci porterà in breve tempo, al crocevia di Campo al Turco. (Coord. 43°09’51,2”N-10°57’21,1”E Alt.800m). Qui ci concederemo un breve riposo in un piccolo prato circondato da arbusti di ogni genere e ammireremo alle nostre spalle la veduta sul borgo di Castelnuovo. (Da questo punto il sentiero presenterà la segnaletica convenzionale e la relativa numerazione).

Sceglieremo di svoltare a dx per seguire il sentiero n.11 che si snoda nel versante nord-occidentale delle Cornate, su  bianche pietraie immerse in un fitto bosco di carpini. Lungo questo tratto in leggera salita, sarà piacevole soffermarsi, ogni qualvolta la vegetazione ce ne darà possibilità, ad ammirare le ampie vedute che si aprono verso settentrione, che nelle giornate più chiare ci fanno scorgere  anche cime imbiancate degli Appennini.

Dopo aver percorso  circa 1 km da Campo al Turco, giungeremo ad un altro importante crocevia dove ci immetteremo nel sentiero n.13, che scende dalla vetta delle Cornate, in prossimità della antica cava di Rosso ammonitico. Mantenendo la dx ed iniziando a scendere, continueremo fino a un’altra grande cava sottostante di detrito di Calcare compatto, detta “Cava Romano” (Coord. 43°09’29,7”N-10° 56’ 49,3” –Alt.790m Località Campo alle Rose).

Procediamo ancora il nostro cammino lungo un’ampia strada di ghiaia bianca in direzione di Fosini e subito non possiamo che far caso ad un curioso cascinale completamente costruito in Rosso ammonitico, che attira la nostra attenzione per la strana forma dei suoi architravi.

Dopo alcune centinaia di metri, troveremo sulla dx un cartello esplicativo del parco minerario con interessanti informazioni riguardanti i minerali e le miniere della zona e poco più in giù a sx (Coord.43°09’31”N-10°56’27,8”E Altit.720m), potremo raggiungere la deviazione che ci permetterà di compiere l’interessante anello. (Approf. L’Argento)

Il piccolo anello Minerario

Da subito il nostro percorso, intorno al rilievo cupoliforme di Poggio Mutti, inizia con una discreta salita ciottolosa e dovremmo prestare particolare attenzione perché già dopo poche centinaia di metri, sulla nostra sinistra si apre un pozzo di origine carsica, proprio al margine della stradina.  Poco più avanti sulla dx, segnalato solo da un  piccolo “ometto” di pietre,  si intravede appena un sentiero seminascosto dai cespugli, che risale il ripido crinale  tra la vegetazione, per portarci in pochi passi all’affascinante scoperta delle “buche”. Inutile dire che in questo frangente sarà doverosa un’ attenzione ancora maggiore nel muoversi e nello spostarsi per la presenza insidiosa di queste cavità prive di ogni segnalazione o protezioni di sicurezza. Questi condotti di origine carsica che seguivano le naturali aperture della roccia, in passato sono stati caparbiamente sfruttati per l’estrazione del prezioso argento ed altri minerali, creando una sorta di grotte-miniere.

Visitare questi luoghi e questi anfratti, cosi ricchi di fascino e mistero, sarà sicuramente un’opportunità da non perdere, ma non dobbiamo assolutamente trascurare l’aspetto della sicurezza ed è quindi consigliabile principalmente di non far avvicinare bambini nei punti di maggior pericolosità, di muoversi con estrema cautela, senza farci trascinare dalla frenesia di scoprire a ogni costo.

Visitando l’interno di questi anfratti possiamo scorgere ancora segni dell’antica attività mineraria, incantati dalla varietà di colori e delle forme che le rocce  luccicanti, assumono al chiarore delle nostre torce.  Dopo aver esplorato le prime tre miniere e aver preso visione di una quarta ad andamento verticale, torniamo in fondo al piccolo sentiero riprendendo la nostra strada che salirà ancora fino alla sommità del Poggio di Mutti. Dopo qualche centinaio di metri, sarà facile individuare sulla dx un’altra cavità mineraria, questa volta ben segnalata e corredata con un cartello di spiegazioni tecniche.

 Questa interessane grotta miniera di Calcite Nera,  non presenta alcun rischio  per la sua esplorazione. Superato infatti l’angusto cunicolo d’ingresso, ci troveremo davanti una grande cavità, circondati da rocce dalle venature scure e luccicanti, che lasciano spazio a radici filamentose rifugio di grossi ragni ed altri insetti con qualche immancabile pipistrello.

Continuando a salire per la nostra strada, poco dopo ci troveremo davanti all’ampia apertura che mostra un’altra cava di Calcare ammonitico, una roccia stratificata dal caratteristico colore rosato formatasi circa 200 milioni di anni fa nel periodo “Giurassico”.  Anche in questo punto potremmo leggere interessanti notizie su un apposito cartellone esplicativo.

Da qui inizieremo un breve tratto di leggera discesa per poi risalire dentro al bosco mantenendo sempre la dx. Attraverseremo un’ampia radura circondata da arbusti di frutti selvatici e preziose fioriture di iperico. Poco dopo, oltrepassato questo spazio inizieremo di nuovo a scendere lungo la stretta carrareccia di terra battuta, fino ad arrivare dopo qualche centinaio di metri ad un ampio crocevia in prossimità di un vasto “ostrieto” recentemente disboscato. La nostra rotta sarebbe quella di continuare a scendere mantenendo la dx, ma facendo una breve deviazione lungo la stradina centrale, che non riporta indicazioni (da non confondere con la vicina per Frassineta), arricchiremo il nostro percorso, scoprendo uno straordinario punto panoramico. In una decina di minuti infatti, raggiungeremo  un piccolo spiazzo, dal quale proseguendo per circa 100m verso destra nel bel bosco di carpini, raggiungeremo  uno straordinario punto panoramico (Coord.43°09’56”N-10°55’58,2”E—Altit.745m), che si apre sulla Valle del Pavone e del Riponti. Davanti a noi appare la maestosità del Castello di Fosini aggrappato sulle bianche rupi calcaree strapiombanti sull’ampia e bella vallata.

Tornati al precedente crocevia scenderemo ripidamente la stradina che ci farà chiudere il nostro anello, in fondo alla quale noteremo curiosi avvallamenti concentrici del terreno, un tempo pozzi minerari. Questi si possono scorgere proprio in prossimità dell’ingresso della strada che da Gerfalco sidirige verso Fosini e che ci condurrà verso il castello concludendo la nostra escursione.

 Il tragitto inizia la sua ripida discesa costeggiando gli strapiombi e le strette gole di piccoli torrenti. Giungeremo ad un primo ponticello che supera uno zampillante ruscello e poco più avanti un secondo ponte attraverserà il torrente Riponti, che in quel punto scava ripide gole  tra grotte e spumeggianti salti d’acqua. (In questo piccolo corso d’acqua è segnalata la presenza dell’autoctona “Trota Macrostigma” )

Apprezzeremo questo inconsueto ambiente ancora per alcune centinaia di metri, ammirando tra il fitto della vegetazione, la mole del Castello di Fosini  a picco su uno sperone di bianca roccia calcarea e proseguiremo ancora, in ripida salita, per poche centinaia di metri che ci dividono dalla chiusura di questo straordinario anello ricco di storia e natura. 

 

 

Quota di partenza: 576
Quota massima: 853
Guadagno elevazione: 680
Pendenza media: 11%
Pendenza massima: 40%
Lunghezza percorso: 12 Km
Tempo impiegato: 5:30h 
Difficoltà: E
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua:  
Sequenza dei sentieri:  
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