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Corno al Bufalo e la Valle del Linari

anna stefano paolo

10.2 km, 00:07:50

coordinate43°14'53.07"N 10°46'33.29"E  google maps
Percorso il 25/07/2012 verificato ilott.2017 noteNiente da segnalare cane guinzaglio estate no
distanza10,2 km dislivello677 m pendenzamed. 11,4%, max 43%
tempo6:12 h tempo m4:11 h difficoltaEE
bot mappa  bot traccia

Descrizione

La zona interessata da questo percorso si trova all’interno della Riserva Naturale di Monterufoli, per lo più sul territorio del comune di Pomarance. Per raggiungere il punto di partenza con la propria auto, partendo da Pomarance, dobbiamo seguire la strada provinciale che porta verso Saline. La percorreremo per un paio di km, voltando a sx all'incrocio per Micciano e Libbiano. Oltrepasseremo il ponte sul fiume Trossa, dopo il quale svoltiamo a sinistra per la comunale che ci porterà al grazioso borgo di Libbiano, che merita una visita tra i suoi vicoletti e le graziose case di pietra sapientemente restaurate. Appr: Libbiano

 Superato il borgo dobbiamo seguire la strada bianca che porta verso il cuore della Riserva in direzione di Monterufoli. Dopo aver percorso circa 6km, sulla nostra sx troveremo una sorgente e sulla dx in basso un’area ristoro, dove lasceremo la nostra auto.

Prendiamo la stradina che a monte sale in ripida pendenza fino all’accesso secondario della “Villa delle Cento Stanze”, interessante struttura settecentesca che sorge sulla sommità del Poggio di Monterufoli. Dopo le foto di rito, continueremo il nostro percorso scendendo per la strada principale della villa e a metà discesa proseguiremo su una stradina a sx, che attraversando un fitto bosco di lecci ci conduce a Monterufolino, piccola struttura rurale, completamente restaurata, che un tempo serviva da supporto alla grande villa.Appr: villa di Monterufoli

Nel campo sottostante il fabbricato, purtroppo fa brutta mostra di sé, una distesa di vecchi pannelli fotovoltaici ormai in disuso. Ci passeremo in mezzo e scendendo lungo tutto il campo, tenendoci sulla sx troveremo un’ apertura dalla quale ha inizio una carrareccia che imboccheremo per compiere il panoramico percorso del “Corno al Bufalo”, l’imponente poggio di roccia serpentina proteso sul torrente Trossa e le sue sorgenti.
Svoltando sulla dx, possiamo decidere di fare il percorso in senso antiorario e lungo una vecchia recinzione percorriamo alcune decine metri fino ad incontrare dei cartelloni esplicativi riguardanti questo itinerario. Effettuando una variante al percorso “dell’anello”, con qualche centinaio di metri in più, ci troveremo affacciati su di una grande e vecchia discarica di minerale, testimonianza dell’attività di estrazione del calcedonio nella zona circostante. Nella discarica possiamo osservare interessanti campioni del prezioso minerale, ma è espressamente vietato asportarne anche minimi campioni. (I calcedoni di Monterufolino, già descritti nel 1760 dal naturalista Targioni Tozzetti, erano ricercati per la particolarità del loro colore azzurro che veniva definito “fiore di lino”).


Tornati al punto dei cartelloni, continuiamo il nostro percorso e tra la sorpresa di stupendi panorami, proseguiamo nel versante ovest del Corno al Bufalo, dove avremo modo di osservare la caratteristica vegetazione delle garighe serpentinicole. Si tratta di un insieme di specie piuttosto rare tipiche di queste rocce inospitali, che  la mancanza di elementi nutritivi e la presenza di minerali pesanti e tossici contenuti nei substrati del terreno, condiziona la selezione spontanea di diversi endemismi, influenzando la forma delle piante stesse, modificandone lo sviluppo delle radici, del fusto  e delle foglie, fino a farle sembrare dei veri e propri bonsai naturali.


Più avanti, troveremo l’incrocio per il sentiero che porta alla sommità del poggio che per il momento ignoriamo andando avanti, abbandoniamo così il campo aperto delle grigie rocce e entriamo nel fitto di un bosco di lecci. Di lì a poco scorgeremo i ruderi di una vecchia “porcareccia”.Appr: Porcareccia di Campora


Continuando la nostra marcia, alterniamo tratti di bosco, a tratti più aperti ed esposti su un pendio assai ripido, costeggiamo il “Botro delle Acque Calde”, quindi il torrente Trossa che da qui prende vita. Vere e proprie rupi circondano il torrente che si ricoprono, in primavera di variopinte fioriture, dal giallo dei cuscini di euforbia, all’azzurro delle centauree, ai fiori delicati dei cisti, che fanno parte di un ecosistema di altissima naturalità, dove vive ancora il merlo acquaiolo, e volteggiano i rapaci. Volgendo lo sguardo verso nord in direzione del torrente, ne possiamo ammirare il suggestivo percorso che esso compie, aggirando i prominenti poggi di gabbro che torreggiano verdeggianti in tutta la vallata.


Mano a mano che ci spostiamo verso il versante settentrionale del Corno al Bufalo, possiamo notare che la macchia lascia spazio ad un singolare e prezioso bosco di rovere, che sopravvive in questo ambiente al limite delle sue caratteristiche ecologiche e non è raro trovare lungo il sentiero diverse piante di Alloro (Laurus Nobilis) ed  esemplari di Sorbo Montano (Sorbus Aria). Queste zone sono forse ritenute tra le più apprezzabili della Riserva, dal punto di vista panoramico e per godercele ancora di più, ignoriamo l’incrocio sulla nostra dx e percorriamo ancora un tratto nello stesso senso di marcia, fino a trovare un altro bivio che imboccheremo sulla nostra sinistra e aiutati nella salita da delle ripide scalette, ci porterà alla sommità del poggio o sul versante opposto.


Da qui la vista è davvero sorprendente, un magnifico affaccio da dove si ha modo di osservare la diversificazione della vegetazione della zona, dalla macchia sempre verde, alle garighe, ai boschi di caducifoglie e alle aree rimboschite con conifere. Si possono scorgere nascosti dal verde, gli antichi ruderi che testimoniano le attività minerarie della Valle del Linari, fino a notare in lontananza, il crinale imbiancato delle cime appenniniche.


Dopo una doverosa e meritata sosta, che ci ha consentito di ammirare un paesaggio inaspettato e veramente interessante, scendiamo di nuovo per il piccolo sentiero da cui siamo saliti, ritorneremo indietro sul percorso principale fino a incontrare di nuovo l’incrocio (a sx questa volta) che ci condurrà, in continua discesa fino alle rive del torrente Linari, un piacevole corso d’acqua che scorre in fondo alla stretta gola di gabbro, intorno al quale si è sviluppata nella seconda metà del 1800 una discreta attività mineraria. Costeggiando il torrente svoltando sulla dx, è ancora possibile vedere l’imbocco di un antica galleria scavata nella roccia.Appr: Fosso Linari e le sue miniere


Scendiamo ancora lungo il torrente che qui è circondato da una fresca vegetazione tipica dei boschi di forra, come l’ontano nero, il tasso e l’alloro. Prestiamo attenzione alla confluenza di un altro fosso che incontreremo sulla nostra sx, risalendo il quale per alcune centinaia di metri, si potranno incontrare un po’ più in alto, evidenti ruderi della vecchia attività estrattiva. Risalendo ancora lungo il piccolo corso d’acqua, sarà possibile vedere e fotografare una piccola suggestiva cascatella con un salto di circa 4 metri.


Torniamo dunque indietro per il torrente, cercando di passare di nuovo in prossimità della galleria, dove dovremo imboccare il sentiero sovrastante, che con chiara indicazione si dirige lungo un percorso in costante salita per un chilometro circa, fino alla strada bianca proveniente da Libbiano. Svoltando a sx percorreremo comodamente la strada ancora per circa 800 metri, dove poi troveremo una ulteriore deviazione che ci immetterà in una piccola stradina chiusa al traffico fino al podere Monterufolino, da dove risaliremo di nuovo verso la villa per tornare alla nostra auto.