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Corno al Bufalo e la Valle del Linari

anna stefano paolo

10.2 km, 00:07:50

coordinate43°14'53.07"N 10°46'33.29"E  google maps
Percorso il 25/07/2012 verificato il10 dicembre 2018 noteNiente da segnalare cane guinzaglio estate no
distanza10,2 km dislivello677 m pendenzamed. 11,4%, max 43%
tempo6:12 h tempo m4:11 h difficoltaEE
bot mappa  bot traccia

Descrizione

La zona interessata da questo percorso si trova all’interno della Riserva Naturale di Monterufoli. Per raggiungere il punto di partenza partendo da Pomarance, dobbiamo seguire la strada provinciale che porta verso Saline, che percorreremo per un paio di km, voltando a sx all'incrocio per Micciano e Libbiano. Oltrepasseremo il ponte sul fiume Trossa, svoltando a sinistra per la comunale che ci porterà al grazioso borgo di Libbiano,  dove ci soffermeremo per una breve visita per poter ammirare i suoi vicoletti e le case in pietra sapientemente restaurate. Appr: Libbiano

 Superato il borgo dobbiamo seguire la strada bianca che porta verso il cuore della Riserva in direzione di Monterufoli. Dopo aver percorso circa 6km, sulla nostra sx troveremo una sorgente e sulla dx in basso un’area ristoro, dove lasceremo la nostra auto.

Prendiamo la stradina che a monte sale in ripida pendenza fino all’accesso secondario della “Villa delle Cento Stanze”, interessante struttura settecentesca che sorge sulla sommità del Poggio di Monterufoli. Dopo le foto di rito, continueremo il nostro percorso scendendo per la strada principale della villa e a metà discesa proseguiremo su una stradina a sx, che attraversando un fitto bosco di lecci ci conduce a Monterufolino, piccola struttura rurale, completamente restaurata, che un tempo serviva da supporto alla grande villa. Appr: villa di Monterufoli

Nel campo sottostante il fabbricato, lambendo un impianto di pannelli fotovoltaici, scenderemo attraversando  tutto il campo tenendoci sulla sx, fino a trovare un’ apertura dove inizia la carrareccia per il nostro panoramico percorso del “Corno al Bufalo”, un imponente poggio di roccia serpentina proteso sul torrente Trossa e le sue sorgenti.
Svoltando sulla dx, potremmo  invece decidere di fare il percorso in senso antiorario e lungo una vecchia recinzione, dopo alcune decine metri  incontreremo dei cartelloni esplicativi riguardanti l' itinerario. Effettuando una piccola variante, con qualche centinaio di metri in più, ci troveremo affacciati su una vecchia cava di minerale, testimonianza dell’attività di estrazione del calcedonio nella zona circostante. Qui possiamo osservare interessanti campioni del prezioso minerale, ma è espressamente vietato asportarne anche minimi frammenti. (I calcedoni di Monterufoli, già descritti nel 1760 dal naturalista Targioni Tozzetti, erano ricercati per la particolarità del loro colore azzurro che veniva definito “fiore di lino”).


Tornati al punto dei cartelloni, continuiamo il nostro percorso tra stupendi panorami, proseguendo nel versante ovest del Corno al Bufalo, dove avremo modo di osservare la caratteristica vegetazione delle garighe serpentinicole. Si tratta di un insieme di specie tipiche di queste rocce inospitali, che  la mancanza di elementi nutritivi e la presenza di minerali pesanti e tossici contenuti nei substrati del terreno,  ne condiziona la selezione spontanea, influenzando la forma delle piante stesse, modificandone lo sviluppo delle radici, del fusto  e delle foglie, fino a farle sembrare dei veri e propri bonsai naturali.


Più avanti, raggiungeremo l’incrocio  col sentiero che porterebbe alla sommità del poggio (che per il momento ignoreremo), abbandonando così le grigie rocce serpentine, per entrare nel fitto di un bosco di lecci, dove di lì a poco scorgeremo i ruderi di una vecchia “porcareccia”.Appr: Porcareccia di Campora


Continuando la nostra marcia, alterniamo tratti di bosco, a tratti più aperti, esposti su un pendio assai ripido, che costeggia il “Botro delle Acque Calde” e poi il torrente Trossa che da qui prende vita. La vallata è circondata da rupi scoscese che in primavera si ricoprono di variopinte fioriture, dal giallo dei cuscini di euforbia, al violaceo delle centauree, ai fiori delicati dei cisti, che fanno parte di un ecosistema di altissima naturalità, dove nidifica ancora il merlo acquaiolo e dove spesso si scorgono volteggiare i rapaci. Volgendo lo sguardo verso nord in direzione del torrente, ne possiamo ammirare il suggestivo percorso, aggirando i prominenti poggi di gabbro che torreggiano su tutta la vallata.


Mano a mano che ci spostiamo verso il versante settentrionale del Corno al Bufalo, possiamo notare che la macchia lascia spazio ad un singolare e prezioso bosco di Rovere  (Quercus petrea), che sopravvive in questo ambiente al limite delle sue caratteristiche ecologiche e non è raro trovare lungo lo stesso sentiero diverse piante di Alloro (Laurus nobilis) con  esemplari di Sorbo montano (Sorbus aria). Per goderci ancora di più, lo spettacolo dei bellissimi panorami visibili da questa lato della Riserva,  ignoriamo l’incrocio sulla nostra dx per percorrere ancora un tratto nello stesso senso di marcia, fino a trovare un altro bivio che imboccheremo sulla sinistra. Aiutati nella salita da  ripidi,  vecchi gradini di legno, un po' fatiscenti, ci porteremo fino alla sommità del poggio o volendo, fino sul versante opposto.


Da qui la vista è davvero sorprendente, un magnifico affaccio che si apre sui panorami delle campagne pomarancine e verso Volterra, che sembra appoggiarsi delicatamente ai rilievi delle Apuane e alle cime imbiancate dell'Appennino.  Più vicino spicca la diversificazione della vegetazione della Riserva, dalla macchia mediterranea sempre verde, alle garighe grigie del serpentino, punteggiate da boschi di caducifoglie e  aree rimboschite di brillanti conifere. Nascosti dal verde, si possono scorgere in lontananza, ruderi di vecchie miniere, a testimoniare  ancora la fervida attività d'estrazione della Valle del Linari


Dopo una doverosa e meritata sosta, che ci ha consentito di ammirare questo paesaggio sorprendente, scendiamo di nuovo per il piccolo sentiero da cui siamo saliti, fino a tornare indietro sul percorso principale e incontrare di nuovo l’incrocio (a sx questa volta) che ci condurrà, in continua discesa fino alle rive del torrente Linari, un incantevole corso d’acqua che scorre in fondo alla stretta gola di gabbro, intorno alla quale, nella seconda metà del 1800, si sviluppò una discreta attività mineraria. Costeggiando il torrente, è ancora possibile vedere l’imbocco di un antica galleria scavata nella roccia.Appr: Fosso Linari e le sue miniere


Proseguiamo ancora lungo il torrente, circondati dalla fresca vegetazione tipica dei boschi di forra, dove spiccano gli Ontani, i Carpini e i Cornioli, alternati dalle preziose piante 'relitte' come il Tasso, l'Alloro e l'Agrifoglio, che sembrano aver trovato, proprio in questa vallata, il loro habitat più congeniale. Prestiamo attenzione alla confluenza di un altro fosso che incontreremo sulla nostra sx, risalendo il quale per alcune centinaia di metri, si potranno raggiungere, su un piccolo rilievo sassoso, interessanti ruderi di edifici minerari. Proseguendo ancora, seguendo il piccolo corso d’acqua, raggiungeremo una piccola suggestiva cascatella con un salto di circa 4 metri. Dopo le immancabili foto, ritorneremo indietro sempre lungo il torrente, portandoci di nuovo nei pressi della galleria. Qui imboccheremo il sentiero sovrastante, che con chiara indicazione si dirige in costante salita, lungo un percorso che ci farà raggiungere in circa un chilometro, la strada proveniente da Libbiano. Svolteremo a dx e percorreremo comodamente altri 800m circa, dove una deviazione ci condurrà fino al podere di Monterufolino, da dove risaliremo in direzione della 'Villa delle 100 stanze', per raggiungere la nostra auto.