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Botro ai buchi

5.2 km, 02:33:33

coordinate43°25'7.17"N 11° 0'57.10"E  google maps
Percorso il 28/09/2013 verificato il 26/07/2018 noteNiente da segnalare cane no no inverno
distanza5,2 km dislivello242 m pendenzamed. 8,5%, max 32%
tempo2:33 h tempo m1:55 h difficoltaEE
bot mappabot traccia

Descrizione itinerario

In un’ estate calda e arroventata, per gli appassionati del trekking, non potrà certo mancare l’escursione alla “Forra del Diavolo”, un’entusiasmante passeggiata che prevede la risalita del piccolo corso d’acqua chiamato “Botro ai Buchi”, limitrofo alle zone dei nostri tradizionali itinerari.
Il curioso e affascinante sito, si trova a circa metà strada tra Volterra e San Gimignano. Percorreremo perciò la SS68 che da Volterra porta verso Colle Val D’Elsa, supereremo di poco il piccolo abitato di Castel San Gimignano e volteremo subito verso sx in direzione del più famoso e conosciuto paese della Vernaccia. Scenderemo per circa 3 km, fino ad arrivare al ponte sul torrente Riguardi; qui dovremmo fare attenzione ed imboccare la stradina bianca che si trova subito dopo sulla sx, con l’indicazione di Pugiano. La percorreremo per circa 1,3 km, finché non giungeremo ad un piccolo guado di cemento, nei pressi del quale si dovrà lasciare l’auto.(43° 25’ 06,8” N 11° 00’ 57,3” E).
Il piccolo corso d'acqua “Botro ai Buchi” affluisce proprio in questo punto nel torrente Riguardi e da questo punto inizieremo la nostra breve, ma avvincente risalita.
All’inizio il torrente, si presenta chiuso da una vegetazione molto fitta, che permette di proseguire e farsi largo con difficoltà, lungo il suo alveo. Ma da subito possiamo apprezzare la straordinaria unicità dei suoi ciottoli e delle pietre che incontriamo, che ad occhi attenti possono rivelare preziosi fossili e curiosità geologiche.
Dopo aver percorso qualche centinaio di metri, noteremo un improvviso mutamento dell’ambiente che ci circonda, lo stretto torrentello che si snoda tranquillo tra la folta e bassa vegetazione dove spiccano rosseggianti cornioli, lascia il posto ad una profonda fessura rocciosa sovrastata da imponenti pareti di scuro “Calcare cavernoso”, che si protraggono verso l’alto per oltre venti metri. A volte la distanza delle pareti è talmente minima, che si viene a creare dentro la forra, un ambiente fresco e buio, che lascia filtrare qualche raggio di luce solo per poche ore al giorno.
In questo magnifico scenario misterioso e surreale, continuiamo a camminare, lungo il tortuoso e variegato percorso simile a un canyon, che ci saprà stupire anche per la varietà della vegetazione. Ci lasceremo sorprendere da cuscini di soffice muschio che ricoprono completamente le rocce più basse e le numerose varietà di felci, (Dryopteris Filix-Mas; Polypodim Vulgare; Scolopendrium Officinale) che sporgono dalle pareti grigie, mentre dall’apice delle rocce più alte, pendono come liane, lunghissimi rami di edera.
Il cammino non sarà difficile, se specialmente il periodo in cui si compie è siccitoso, ma richiede comunque spirito di avventura e adattamento a questo particolare ambiente aspro, cupo e particolarmente umido. Dopo la prima metà della risalita infatti, incontreremo alcune singolari cavità della roccia molto profonde, che la forza dell’acqua ha scavato nel tempo. Per superare più facilmente questi punti, sono stati infissi nella parete, dei piccoli pioli, nonché alcune catene e corde che fungono da corrimano, dando vita a una piccola arrampicata rocciosa, che ci permetterà di superare alcune pozze di acqua stagnante  e di poter proseguire in un cambio di quota di poco più di due metri.
Inutile dire, che lo sforzo, l’impegno e la titubanza nel superare questi passaggi, saranno poi ampiamente ripagati dalla straordinarietà dello scenario che ci accompagnerà e ci circonderà ancora per diverse centinaia di metri.  Lo spettacolo che ci troveremo davanti, sarà veramente unico, quasi irreale tra strapiombanti costoni, anguste pieghe e massi rotondeggianti che spesso nascondono  pozze d’acqua dove trovano rifugio rane mimetizzate con questo ambiente primordiale. Pian piano, dopo l’ultimo passaggio ardito, il torrente torna a diventare di nuovo un normale corso d’acqua costeggiato dalla vegetazione tipica delle sponde, ricca di ontani, carpini, querce, cerri, ornielli e sorbi. Anche il calcare cavernoso, lascia spazio a concrezioni affioranti di tufo che ci permette di intravedere, nella sua composizione, i residui fossili di organismi marini.
Nei nostri percorsi, non è mai gradito tornare indietro passando per lo stesso tragitto dell’andata e facciamo l’impossibile per compiere sempre l’immancabile anello. Ma questa volta di sicuro, il desiderio sarà quello di ripercorrere proprio la stessa strada, per tuffarci di nuovo in quello straordinario scenario, che per la sua unicità, ci farà rivivere un’altra volta quell’emozione rinnovata, di ammirazione, stupore e timore, per questo posto incantato.