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Piccolo anello della Farneta

anna stefano paolo

7.6 km, 00:00:00

coordinate43°14'55.31"N 10°50'7.17"E  google maps
Percorso il 10/04/2016 verificato il-15 novembre 2018- notePercorso sostanzialmente agibile salvo che nel breve tratto della deviazione della 'zona umida' dove la caduta di numerosi alberelli intralcia il passaggio. cane guinzaglio estate no
distanza7,92 km dislivello499 m pendenzamed. 10,6%, max 42%
tempo3:59 h tempo m3:12 h difficoltaE
 bot mappa bot traccia
Descrizione

Questo itinerario anche se piuttosto modesto in termini di lunghezza, si presenta molto ricco e variegato per i suoi aspetti naturalistici e paesaggistici. Ripercorreremo luoghi nascosti, da sempre frequentati e temuti dall'uomo, che ci portano alla scoperta di un mosaico di paesaggi diversi, talvolta aspri e selvaggi e a volte dolci, fioriti e rilassanti.

Il punto da cui partiremo sarà Pian di Creta”, a quota 345m. slm  (43° 14’ 55,5”N 10° 50’ 07,3”E), un piccolo valico alle pendici del Puntone della Farneta, raggiungibile comodamente in auto percorrendo la strada bianca nei pressi di  Montecerboli, che sale verso Sant’Ippolito. Seguendo questa via, costeggiata di cipressi,  chiamata un tempo “degli Alberini”,  ci indirizziamo in prossimità del Podere Capannone, prima verso la Corte e poi verso Monna, due antiche strutture rurali, ricche di storie e curiosità.

Inizieremo il nostro cammino seguendo il sentiero n. 11 della Riserva Naturale di Monterufoli e Caselli che si inoltra fin da subito, nel mezzo della tipica vegetazione mediterranea, tra splendidi e rigogliosi cespugli di Mirto, Corbezzolo, Erica e Viburno. Più avanti, ignorando il primo incrocio sulla dx, dove corre il confine della Riserva, proseguiamo per qualche decina di metri, (dopo aver percorso circa 500 m dall’inizio), fino a un altro incrocio, che ci dovrebbe far decidere quale variante imboccare, tra  il sentiero di sx che percorre a mezza costa il fianco meridionale del Puntone di Farneta e il secondo invece, che sale in discreto dislivello verso la sommità, attraversando le aspre e caratteristiche garighe di rocce ofiolitiche. Noi abbiamo deciso per il secondo e salendo lungo il fianco scosceso, ci fermiamo ad osservare e a fotografare la tipica vegetazione di queste zone. Ci lasciamo sorprendere da piccole piante di Fillirea e di Ginepro, che sembrano veri e propri bonsai naturali e  dalle molteplici, tipiche varietà di fioriture, dai caratteristici Iris al profumato Timo, che faticosamente spuntano dalle fessure delle grigie e inospitali rocce serpentine

Vicino alla sommità ci troveremo di nuovo nella bassa Macchia mediterranea, in una sorta di tunnel che lascia scorrere  appena il sentiero. Non potremo fare a meno di soffermarci, anche pochi minuti,  nei pressi di alcuni spazi che si aprono tra la vegetazione, che ci permettono di affacciarsi su splendide vedute, che si spalancano all'improvviso sulla Valle del Trossa.  Davanti a noi maestose frane, scendono dai fianchi delle colline su cui in lontananza, si può scorgere il piccolo borgo di Libbiano, arroccato e incastonato, in un oceano infinito di verde.

Seguendo il sentiero, che da questo punto inizia a scendere, dopo aver raggiunto quota 482 m. slm e percorso circa 1 km, incontreremo splendidi esemplari di Ginepro rosso ultra secolari, testimoni della selvaggia caratteristica di questi luoghi e di questi boschi così ricchi, diversificati e modellati da un equilibrio ambientale, che merita di essere conosciuto e salvaguardato. Perfino un’esuberante  quercia sughera, torreggia nel bel mezzo del sentiero, dove continuiamo a scendere, osservando preziosi cuscini di Carice, che sembrano ingentilire i percorsi più aspri. (Durante la discesa, incontreremo sulla nostra sx, l’innesto della variante del sentiero, che abbiamo scelto di non percorrere, fin dall’inizio).

A circa 500 m più avanti dopo l'incrocio, quando il sentiero finisce la sua discesa, si immetterà in un pianoro (quota 290 m. circa),  fitto di alti cerri e querce, da dove dobbiamo proseguire verso sx. Ci troveremo sul sentiero n.10, che seguiremo fino a 'Bocca di Secolo', dove il pittoresco corso d’acqua proveniente da Sud-Est, confluisce nel torrente Trossa cheproviene da Ovest.

Il frastuono dell'acqua che scorre, ci rassicura di essere vicini al torrente, rinvigorito dall'abbondanza delle ultime piogge. Giungiamo così alla confluenza dei due torrenti piacevolmente sorpresi dalla bellezza del posto, circondato da grandi massi ofiolitici e ingentilito da piccole, accoglienti dune di sabbia lucente. (43° 14' 57,8''N-10° 48' 46''E). Ci soffermeremo vicino alle sue acque limpide, sulle ampie spiaggette ciottolose per le immancabili foto, prima di riprendere il cammino che in circa 700 m ci porterà ad attraversare una tipica zona palustre della Farneta, che con le sue pozze e i numerosi rigagnoli, testimonia la  ricchezza d' acqua e di sorgenti di  questo Poggio.

Da questo punto, ha inizio un tratto del Trossa che i vecchi chiamano 'Grottamagna', uno dei più straordinari che il torrente ci possa regalare, fatto di angusti passaggi, alti salti d'acqua, pozzi e tonfi profondi, ma soprattutto circondato da massi enormi che lasciano scorrere intorno il nostro torrente, creando infiniti giochi d’acqua, tra i più selvaggi e spettacolari.

Torniamo ora indietro  per raggiungere di nuovo l’incrocio del sentiero da cui siamo arrivati per proseguire in direzione Nord-Est, percorrendo la piana delle pendici della Farneta, un antico bosco, conosciutissimo dai nostri vecchi, che ne parlano ancora con un po' di timore, tante sono state le persone che in passato vi si sono perse e hanno dovuto passarvi la notte.

Ancora accompagnati in lontananza dallo scrosciare delle acque del Trossa, camminiamo in un leggero sali-scendi, nel bel sentiero che passa nella parte bassa di Farneta. Ci troveremo in un insolito ambiente boschivo, dove crescono preziosi e rari esemplari di Tassi (Taxus baccata), popolarmente chiamati 'Libi', di cui questo bosco è particolarmente ricco.

Proseguendo il nostro cammino, con un po’ di attenzione, si potrà notare anche la presenza di arbusti di Alloro spontaneo (Laurus nobilis), presente in maggior quantità, anche nel versante settentrionale del Corno al Bufalo.

Dopo un discreto tratto in salita e dopo aver superato ancora un’altra, delle tante zone acquitrinose, con una apposita variante al percorso, giungeremo ad un bivio, (a circa 5 km complessivi), dove al centro si trova un grosso ceppo di legno,  che funge da indicatore. (43° 15’ 30,2”N 10° 49’ 40,3”E). Se decideremo di continuare a dritto per il sentiero n. 10, giungeremo in 400/500 metri al podere Monna; se invece svolteremo a sx, ci incammineremo verso nord, sul raccordo per il sentiero n. 12 per alcune centinaia di metri, quindi svolteremo a dx, verso est, fino a scoprire davanti a noi, i segni di un bosco bruciato.  Ci troveremo infatti, proprio a ridosso dell’area devastata dall’incendio del 2012 e dovremmo prestare maggiore attenzione nel proseguire, perché la segnaletica, bruciata con gli alberi stessi, renderà più difficile l'individuazione del sentiero.  Comunque con un pò di attenzione e senso dell’orientamento, riusciremo ugualmente a seguire le tracce del vecchio sentiero, che ci permetterà di osservare come la natura riparta con la vita anche dopo eventi devastanti. Il vigoroso verde delle piante pioniere, riscoppiate alla base dei  tronchi anneriti, dà luogo ad uno spettacolo di colori e di contrasti veramente unici.

Finita la discesa dell’annerito pendio, sbucheremo con il sentiero, ai bordi di uno sterminato pascolo a quota 225 m slm. Risaliamo il margine del campo  verso sud e dopo 400/500 metri arriveremo ad una piccola strada, che una volta collegava con la preziosa fonte che si trova proprio a pochi metri dal campo: la 'Fonte di Monna',  una delle tante sorgenti,  che caratterizzano e confermano la ricchezza d’acqua di questa zona.

Dissetati e rinfrescati, ci incammineremo lungo una salita che in meno di 400 metri ci conduce al vecchio podere Monna, dove ci accoglieranno, due mansueti cagnoloni legati nell’aia. Da molti anni questo podere non è più abitato, ma viene utilizzato dai  proprietari, come base logistica per curare il grande appezzamento di terreno.

In passato era conosciuta e considerata per la sua posizione, la più remota e sperduta delle case coloniche che facevano parte della ricca fattoria Bicocchi ed è proprio per la sua lontananza che durante il passaggio dell’ultima guerra,  ha accolto molte famiglie di sfollati dal paese e dalle campagne vicine.

Dal podere ci incamminiamo per compiere gli ultimi 1300 metri, tutti in salita, lungo una comoda stradina bianca, che costeggia a sx la recinzione metallica della vicina azienda faunistica ricavata nella antica tenuta Bicocchi. Raggiungeremo così di nuovo 'Pian di Creta', dove  riprendere la nostra auto per il ritorno.