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L’anello di Botticella

anna stefano paolo

7.7 km, 04:00:59

coordinate43°15'44.56"N 10°47'58.00"E  google maps
Percorso il 24/06/2014 verificato il....... noteNiente da segnalare cane guinzaglio estate no
distanza8 km dislivello550 m pendenzamed. 12,5%, max 47,6%
tempo4:01 h tempo m3:34 h difficoltaEE
 bot mappa bot traccia
 

botticella 1 botticella 2 botticella 3 botticella 4 botticella 5 botticella 6 botticella 7 botticella 8 botticella 9 botticella 10 botticella 11 botticella 12 botticella 13

Descrizione

Questo percorso, con i suoi 8 km di lunghezza e più di 400 mt di dislivello,  può essere un itinerario adatto a compiersi in una mezza giornata, anche se assai impegnativo sia per il dislivello stesso, che per il continuo cambio di pendenza, dovuto al superamento dei numerosi piccoli e grandi impluvi.

Poco dopo aver superato l’abitato di Libbiano, percorrendo la strada sterrata che conduce a Monterufoli, ci dirigiamo all’ingresso della grande riserva verde che un giorno fu proprietà della nobile famiglia Maffei di Volterra.

Superato il cartellone che indica l’ingresso e il regolamento dell’oasi, incontriamo subito dopo il rudere del vecchio podere di Cerbaiola, presso il quale, grazie ad una grande interruzione della vegetazione, si può dominare con lo sguardo sia a Ovest che verso Est, sulle superbe vedute verdeggianti.

Dopo poche decine di metri, parcheggeremo la nostra auto in prossimità di una catena di accesso alla Riserva, sulla sx.(43°15’44,9”N 10°47’57,6E ). Fino a questo punto, abbiamo percorso con l’auto circa  2,8 km dal paese di  Libbiano. Approf.

Da qui (quota 475 slm) partirà il nostro tragitto, che per la prima parte  si snoderà nell’impluvio  lungo la pendice nord del poggio di Grufoleto (464 mt) e quella sud di Monte Alto (499mt), fino a lambire con il sentiero il greto del torrente Trossa a quota 220 slm.

La zona di Monterufoli, è stata sin da tempi remoti,  fortemente legata e caratterizzata  da una fervida attività mineraria e in particolare nella conca del torrente Trossa e del suo affluente Linari, si trova il nucleo centrale dove più intensamente l’uomo si è prodigato a strappare alla terra i suoi  preziosi minerali.  Dal ben noto Calcedonio, al Rame e alla Lignite, che proprio lungo questi sentieri, mostrano ancora i segni della loro frenetica ricerca.  

Nella prima parte del percorso, passeremo infatti  nelle vicinanze della  Miniera del Castagno, una delle più importanti per l’estrazione del rame, i cui resti rimanangono ancora gelosamente nascosti dalla folta vegetazione.

Oltrepassata la catena di delimitazione, dopo circa 300 metri, dobbiamo fare attenzione sulla nostra sx all’imbocco del sentiero n 9 (non ben segnalato in questo punto) della sentieristica ufficiale, che ci accompagnerà fino all’alveo del fiume Trossa.

Svoltato a sx, si può subito notare ai margini del sentiero il rudere del vecchio edificio di Santa barbara, sicuramente legato all’attività estrattiva, da dove continueremo il cammino nel grande bosco di lecci. Saremo accompagnati per un tratto da singolari tracce di muretti in pietra che poi svaniscono mano a mano che si scende. Il tratto, non si presenta difficile, ma occorrerà prestare ugualmente  particolare attenzione, data la forte pendenza. L’impegno e lo sforzo, però saranno ben presto ripagati, perché dopo aver attraversato tratti di maestose leccete, alternate alle solite discutibili pinete impiantate, ci troveremo tra la vegetazione, nel mezzo alle due pendici scoscese, iniziando a intravedere il chiarore di due  grandi frane di rocce serpentine, con il loro indiscutibile fascino selvaggio. In questo punto il tracciato del sentiero,  ha dovuto subire una variante, per aggirare un tratto franoso e proprio in questo  tratto passeremo lungo uno spazio quasi scoperto dalla vegetazione, che ci darà la possibilità di dominare con lo sguardo i verdi crinali che ci circondano. Le rocce stesse che stiamo attraversando ci offrono in questo punto le preziose e colorate fioriture tipiche del serpentino, che impreziosiscono con i loro colori l’aspro grigio delle pietre. Oltrepassata la gariga, ci troveremo di nuovo  dentro al verde, marciando ora in direzione Sud-Ovest verso il cuore del bosco di Grufoleto, per lo più costituito da alti cerri ed ombrosi lecci, che non lasciando spazio al consueto fitto sottobosco, ma creano un ambiente rilassante, pieno di colori e profumi, che lo fanno sembrare un posto da favola.

Scendiamo ancora di quota lungo il comodo sentiero, ci porterebbe a lambire la sponda sx del torrente Trossa. Noi invece, proseguiremo nel senso opposto continuando sul sentiero n°9 e risaliremo perciò in un tratto a margine del torrente,  che in questo punto scorre parallelamente al nostro percorso, in direzione Sud-Sud-Ovest.  Sicuramente questo, è uno dei tratti più belli e naturalistici del Trossa, caratterizzato da giganteschi massi, cumoli di trochi accatastati dalle piene,  vortici d’acqua e singolari cascatelle,  conosciuto  e chiamato dai vecchi del posto, con nome di 'Grottamagna'.

Risalendo quasi al punto dove il Trossa si arricchisce delle acque del Secolo, ci troveremo di fronte ad un crocevia del sentiero. Se scegliessimo di proseguire dritto, abbandoneremo il sentiero n.9, per prendere il 10, che oltrepassando il torrente Secolo, ci immetterebbe nella Farneta; noi invece manterremmo la nostra dx, per continuare l’ anello, non prima però di aver scattato qualche foto da un piccolo affaccio in prossimità dell’incrocio.

Arriviamo così in un ampio pianoro, ricoperto di “pungitopo” e sovrastato da un fitto e alto bosco di cerri, luogo ideale per buone raccolte di funghi autunnali.

Usciti dalla cerreta, inizierà una lunga sequenza di innumerevoli mutamenti  di ambienti e di vegetazione. Il continuo sali-scendi, che ci farà aggirare i numerosi impluvi,  metterà a dura prova anche le gambe dell’escursionista più esperto.

Continuando ancora in direzione Ovest, ci troveremo a lambire il tratto di Trossa, tra la confluenza del Secolo e quella del Linari e proprio in questo punto, tratti di bosco fitto, lasciano spazio alla tipica  lussureggiante vegetazione ripariale. Poi, mano a mano che ci spingiamo verso l’interno, il bosco si alternerà con la Macchia mediterranea fino a che, saranno le rocce serpentine a prevalere su tutto l'ambiente, mostrandoci le loro speciali e preziose fioriture primaverili.     Approf.

Percorsi quasi  tre quarti dell’itinerario, sbuchiamo in un altro sentiero proveniente da sx (che risale dal Linari, ma non segnato). Noi ovviamente dobbiamo mantenere la dx e continuare a risalire di quota. (coord. in questo punto: 43°14’53,1 N 10°47’ 50,5” E alt.291).

Camminiamo ora quasi in costante ascesa, in un area aperta lungo un vecchio sentiero ciottoloso,  probabilmente servito un tempo alla laboriosa attività mineraria legata all'estrazione del  rame e del calcedonio. Sulla nostra sx si intravede in basso la Valle del Linari, conosciuta per la sua vecchia galleria e i numerosi ruderi degli edifici minerari. L’edificio più grande, lo incontreremo ancora più avanti quasi alla sommità del Poggio di Grufoleto, che immaginiamo avesse potuto ospitare i locali amministrativi e di gestione del complesso minerario di Botticella.   Approf.

Camminando ancora avanti, lasceremo il vecchio sentiero pietroso, per una meno entusiasmante “cessa tagliafuoco”, adeguata probabilmente seguendo il tracciato della strada della miniera.

Mentre la percorriamo, si possono osservare innumerevoli specie di piante tipiche delle ofioliti che nel periodo primaverile, ingentiliscono il paesaggio con i lori colori e, proseguendo ancora avanti, faremo particolare  attenzione per individuare ed imboccare sulla nostra sx,  la   piccola strada che ci farà abbandonare la cessa sassosa.

Ancora qualche centinaio di metri, ovviamente in salita, fino a scorgere di nuovo il punto, dove già siamo passati proprio all’inizio del percorso. Questo naturalmente ci darà  conforto e  conferma di essere finalmente giunti al traguardo finale di questo variegato e interessante tragitto attraverso la storia e la natura superba di questa zona.