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La Farneta & Grottamagna

anna stefano paolo

8 km, n/a

coordinate43°14'55.31"N 10°50'7.17"E  google maps
Percorso il 28/05/2014 verificato ilsett. 2017 noteNiente da segnalare cane no primavera estate
distanza8,07 km dislivello472 m pendenzamed. 9,5%, max 39%
tempo4:00 h tempo m3:40 h difficoltaEE
 bot mappa  bot traccia
Descrizione

Una magnifica escursione che va completare la serie dedicata alla stretta Valle del Trossa  e dei suoi interessanti scoscesi versanti ofiolitici, all’interno della Riserva Naturale di Monterufoli.

Il luogo di partenza sarà all’ormai ben noto “Pian di Creta”, raggiungibile dalla strada regionale per Larderello, imboccando di seguito in prossimità di Montecerboli, la stradina comunale per Sant’Ippolito. (vedi il percorso “Piccolo anello della Farneta”)

Ci preme ricordare che il luogo, proprio dove posteggeremo la nostra auto, merita una certa attenzione, poiché soprattutto nel periodo primaverile diviene un vero proprio giardino botanico naturale, per il gran numero di arbusti, fiori e specie protette, che si concentrano in questo ambiente caratteristico dove si vengono a creare particolari microclimi che determinano una vegetazione così diversa ed esclusiva.

Ci incammineremo per la piccola strada bianca carrabile, che in discesa ci conduce in meno di un km e mezzo al podere di Monna. Proprio nelle immediate vicinanze della casa imboccheremo il sentiero n° 10 della Sentieristica Unione Montana, che da subito si snoda in leggero dislivello verso il cuore interno del bosco della Farneta, lambendo nel primo tratto l’annerita zona devastata dall’incendio del luglio 2012, dove le giovani piante di corbezzolo, di scopa e di altre essenze della Macchia Mediterranea, caparbiamente hanno riconquistato il loro habitat.

Percorsi circa 350 m. dal podere, incontriamo il primo bivio, dove dobbiamo svoltare a dx verso nord e percorrere pressoché in piano, ancora qualche centinaio di metri fino a una seconda deviazione. Proseguiremo a dritto e in breve si comincerà a scendere in maniera decisa, per un largo sentiero ben segnalato, che in forte pendenza va verso ovest, tenendoci impegnati in sforzi d’equilibrio causa lo scivoloso e ciottoloso tracciato. Ci addentreremo sempre più nel folto di un magnifico  bosco di caducifoglie che ogni tanto ci svela l’esistenza di antiche carbonaie, alcune addirittura costruite con terrazzamenti di pietre recuperate nelle zone circostanti. Piano piano scendendo con attenzione, cominceremo a sentire  il rumore dell’acqua, che ci rassicurerà di trovarci non lontani dal letto del Trossa, che in questo tratto iniziale scorre nella gola profonda scavata tra alti costoni di gabbro, creando uno scenario di suggestiva bellezza.

Non appena arriviamo sul letto del torrente, non si potrà fare a meno di osservare con interesse e stupore la presenza delle curiose pieghe geologiche, con i loro caratteristici intagli e curvature formatesi milioni di anni fa. Mentre proseguiamo la nostra risalita, esse ci accompagneranno per alcune centinaia di metri, meravigliandoci e consapevoli che tutto questo conferisce al percorso e al nostro torrente un’ ulteriore ricchezza. Appr.Pieghe Geologiche

Ignorando l’imbocco de sentiero n.12 sul versante opposto (che ci ricondurrebbe verso Libbiano), iniziamo la risalita dell’alveo del torrente (da mt 190 coor:43°15' 42,3"N 10° 49' 14,7"E), che da questo punto richiederà sempre maggior sforzo e abilità, soprattutto per individuare i vari passaggi e gli attraversamenti da fare. Superate le due  ampie curve del Trossa, se volgeremo  lo sguardo verso l’alto, ci meraviglieranno gli imponenti costoni di gabbro che con i loro colori brillanti, scendono a picco sul torrente, creando un contrasto di luci e colori veramente singolare.

Percorsi circa 1,5 km di alveo (4,2 in totale dalla partenza), dobbiamo fare attenzione sulla nostra dx (sx idrografica), perché in corrispondenza del piccolo fosso che affluisce nel Trossa, è visibile l’ingresso di una galleria relativa alla Miniera del Castagno,  collocata qualche centinaia di metri più a monte. La galleria, si presenta ancora ben conservata, anche se in lontananza si scorge una frana che probabilmente ostruisce il passaggio del  suo lungo tragitto di  ben 900 metri. Appr. Storia MinerariaMonterufoli

Abbandoniamo il fresco e ombreggiato  ambiente del botro di Santa Barbara (in alcune carte, segnalato come Botro delle Sugherine)  e torniamo sull’alveo del torrente per riprendere il cammino risalendo il rattaio del Trossa, che da questo punto in poi, ci riserverà uno scenario veramente unico. Le ampie curve scavate nelle rocce ofiolitiche, lasciano ora il posto ad incredibili massi calcarei, che sembrano diventare sempre più grandi mano a mano che ci avvicinamo. Questi giganti di pietra, ci costringeranno ovviamente ad una sorta di gincana tra angusti passaggi e arditi balzi, nell’emozionante tentativo di procedere nel nostro cammino. Suggestivi, anche i numerosi giochi d’acqua  che insinuandosi intorno e sotto le grandi rocce, creano cascatelle fragorose e spumeggianti.

Presi e impegnati nella  sfida della risalita, non possiamo certo fare a meno di soffermarci a osservare e fotografare questo inconsueto e selvaggio tratto di fiume, provando a chiederci quale immane forza della natura possa aver spostato questi giganti di pietra.

Dopo qualche sforzo ancora, il cammino si fa più agevole, i massi meno imponenti ed il terreno, sempre più pianeggiante e, non senza rammarico, ci accorgiamo che il mitico tratto di “Grotta Magna” sta per finire. A  confermarcelo, si apre davanti a noi  l’ampio spazio sabbioso di  'Bocca di Secolo', spartiacque di molti itinerari e sentieri nostrani! (coord 43°14'57,7"N 10°48'46,4"E )

Seduti sulla ghiaia della spiaggetta, riprenderemo fiato, fissandoci nella mente le belle immagini della risalita appena vissuta, godendoci ancora per un po’ l'emozionante effetto.

Riprenderemo il  cammino sul sentiero n.10, che troveremo sulla nostra sx, (dx idrografica), che inizia subito a salire addentrandosi di nuovo nel folto bosco della Farneta. Camminiamo lungo questo sentiero in direzione nord-est per circa 500-600 metri, svolteremo bruscamente a dx in salita lungo il sentiero n°11, (proseguendo a dritto ritorneremo al podere di Monna).

Qui il tracciato si fa subito in discreta salita e da quota 290mt circa e ci riporterà fino a quota di 364m, toccando anche una massima punta di 420m.slm. Il percorso si snoda per intero all’interno del bosco, ai cui margini, è frequente poter osservare esemplari di ginepro plurisecolare i cui tronchi hanno circonferenze davvero rilevanti. Con un po’ di fortuna, sarà possibile incontrare arbusti di Alloro (Laurus nobilis) e qualche insolito e raro Dittamo (Dictamus albus).

Più in alto, a circa metà della salita, un’ulteriore deviazione di sentiero ci farà scegliere di andare verso dx,  per il tracciato meno ripido. Proseguendo su quello di sx, giungeremo allo stesso punto di arrivo, passando però per la sommità del Puntone di Farneta e costringendoci ad un ulteriore ripido dislivello. Appr. Curiosità Farneta

Quasi al termine della nostra escursione, a circa 400 metri dal punto di arrivo, nel bel mezzo del fitto bosco di lecci, incontriamo ancora una sorgente, ormai ridotta ad filo d’acqua, causa la sua dispersione, ma una volta conosciuta ed apprezzata dai frequentatori di questi posti come la “Fonte di Farneta”.

Questo interessante ed impegnativo itinerario, che nonostante i soli 8km di lunghezza e i suoi 400 metri di dislivello, è da ritenersi piuttosto arduo e impegnativo, adatto a persone ben allenate e disposte ad un buon grado di adattamento, soprattutto nella risalita dell’alveo dove non deve mancare  senso d’equilibrio e piede fermo.

Sicuramente un’interessante  escursione alla riscoperta dei luoghi più remoti del nostro territorio, immersi nel cuore di un ambiente dalla natura selvaggia e quasi sconosciuta, che sa riservarci sorprendenti  emozioni ad ogni passo del nostro cammino, per apprezzare ancora una volta tutti i  tesori che essa custodisce gelosamente.