La vecchia ferrovia del Ritasso
ed il calcedonio di Poggio di Castiglione

anna stefano paolo

17.3 km, n/a

Coordinate punto di partenza: 43°14'8.63"N 10°43'2.30"E   google maps cane-guinzaglio estate-no
- Percorso il : 31/05/2013 - Tempo impiegato: 07:20:00 h - Tempo in movimento: 05:25:00 h
- Distanza percorsa: 17,40 km - Dislivello tot. In salita: 729 m - Pendenza: med. 6,6% max. 30,0%
Verificato il: 03-05-2021 
- Note: !!!!!! percorso attualmente privo di manutenzione, ai limiti della percorribilità nei pressi del tratto del secondo ponte!!!!!
- Difficoltà : EE
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DESCRIZIONElinea sep

Sicuramente questo percorso è uno dei più interessanti e affascinanti della nostra sentieristica, invitante per la sua semplicità e accessibilità e soprattutto per la ricchezza della sua storia mineraria.

Con i suoi 8 km di lunghezza e un leggero dislivello, può essere comodamente percorso in 3 ore, anche se sicuramente, ci concederemo volentieri un’ora in più per qualche bella fotografia.

Percorreremo la Strada Prov. 18 da Casino di Terra in direzione Canneto e una volta giunti all’incrocio della Gabella continueremo per 5-6 km finché troveremo sulla sinistra un’area attrezzata denominata “La Pompa”, dove lasceremo la nostra auto. Attraverseremo la strada e la percorreremo indietro, in direzione La Gabella per 40-50 metri, finché troveremo alla nostra destra, un percorso segnalato come “Anello di Castiglione” e una carrareccia che ci porterà, passando ai margini di campi coltivati, verso il torrente Sterza.

Dopo circa 600 metri, arrivati alla riva del torrente, risalendo la sponda verso destra per 20-30 metri, troveremo il punto in cui il Ritasso affluisce nello Sterza e proprio qui guaderemo per immetterci poi in un sentiero abbastanza battuto e pianeggiante che sembra seguire il vecchio tracciato della ferrovia lignitifera sulla dx idrografica del Ritasso. Appr. ferrovia

Risaliamo il sentiero percorrendo il tratto che costeggia un vecchio pascolo ormai invaso da piante spinose, ma che in primavera si arricchisce di orchidee selvatiche.

Proseguendo per 1Km e mezzo circa incontreremo una grande trincea scavata a colpi di piccone nelle rocce ofiolitiche, prima evidente testimonianza del percorso della vecchia ferrovia. Proseguiremo per un centinaio di metri e imbocchiamo all’incrocio sulla dx, una variante al nostro abituale percorso, che ci permetterà di seguire dall'alto, la dx idrografica del Fosso di Malentrata. Questo  per osservare, tra la fitta vegetazione, diverse discariche di minerali di calcedonio e magnesite, resti dell' importante attività mineraria della zona. Appr. minerali

Ritorneremo all’incrocio lasciato poco prima, continuando per circa 150 mt  per arrivare in un punto molto suggestivo, dove il piccolo Fosso di Malentrata, malgrado la sua modesta portata d’acqua, ha scavato e modellato nel tempo, un intreccio di solchi  sinuosi e profondi, fino a scendere ripidamente per gettarsi nel Ritasso.

Scorgeremo intanto il primo dei tre ponti dell’antica ferrovia della lignite, per ora il meno pericolante che, anche se in completo abbandono, non ha perso il suo fascino e la sua maestosità. Questo non scavalca il torrente Ritasso, come gli altri, ma lo lambisce parallelamente, per superare invece il Fosso di Malentrata. Concedendoci il tempo necessario per le doverose foto, guaderemo poi il corso d’acqua e seguendo i segnali bianchi e rossi,  ci porteremo di nuovo sul tragitto della vecchia ferrovia.

Ben presto ci troveremo a passare in un punto molto suggestivo, su un argine a strapiombo sul Ritasso, con uno sbalzo di diverse decine metri, che ci porterà a camminare sull’ antico pietrisco della ferrovia, dove in primavera spiccano caratteristici cuscini di euforbia spinosa con gli immancabili cisti bianchi e rosa, intorno a vecchi manufatti in ferro. Voltandoci indietro possiamo ammirare il corso del torrente e la sua vallata, che si apre tra le belle colline che la circondano.

Proseguiremo ancora il nostro percorso, fino a trovare una deviazione sulla dx che ci porterà al secondo ponte, il più alto. In questo punto sarà doveroso prestare molta attenzione, in quanto il percorso prosegue in ripida discesa sui resti di vecchi scalini ormai deteriorati, che hanno lasciato insidiosi spunzoni metallici nascosti tra la vegetazione!!!  Raggiunto il letto del torrente,  subito scorgeremo sopra di noi la sagoma dell’ardito ponte che ci sovrasta e ci accingeremo a guadare il Ritasso tra la bella vegetazione ripariale. Troveremo di nuovo il sentiero che risale sulle vecchie sgangherate scalette, fino al percorso della ferrovia, tra i residui del pietrisco dei binari e un’altra piccola trincea scavata nella roccia.

Passando vicino a un altro piccolo ponte, ci addentreremo con una deviazione, in un bosco abbastanza fitto per poter osservare un caratteristico tipo di vegetazione isolita, relitta della flora del terziario, come il tasso, l’alloro nobile, l’agrifoglio e una rara liana chiamata “Periploca graeca”

Proseguiamo sul vecchio tracciato, osservando i ruderi di una casa cantoniera per proseguire fino a un incrocio che ci lascerà modo di decidere per 2 diverse opzioni, che ci permetteranno di variare il nostro percorso.

1)-Per continuare semplicemente a percorrere l’anello, si dovrà proseguire dritto.

2)-Se invece vorremmo raggiungere i ruderi del terzo ponte ferroviario, dovremmo deviare e continuare per 200 mt. e attraversare il Ritasso, per trovarci davanti ai resti del ponte stesso. A questo punto, è consigliabile proseguire ancora per qualche centinaio di metri fino alla “Steccaia”, uno sbarramento per la ripresa dell’acqua del torrente che serviva al funzionamento dei mulini che ancora nascondono i loro ruderi tra la vegetazione.  Non lontano le pittoresche cascatelle creano un ambiente caratteristico con i loro salti d’acqua cristallina.

Ritorneremo poi verso l’incrocio e svolteremo a sx, percorrendo prima un tratto in piano, finchè il sentiero gira verso dx e comincia a salire entrando nel bosco, che rappresenta la parte di maggior dislivello di tutto il percorso. Fin qui avremmo percorso circa 4 km e mezzo e all’incrocio che troveremo, tenendoci a dx imboccheremo il sentiero (Anello di P.Castiglione). Lasceremo il sentiero per immetterci in una vecchia carrareccia, che probabilmente veniva usata al tempo dell’estrazione del calcedonio e la percorreremo per circa 200 mt. attraversando piccole discariche di minerale.

Proseguiamo ancora in un leggero dislivello che ci porta oltre una collinetta, ricoperta di Pini d’Aleppo, dove scendiamo ancora sempre dritto tralasciando un primo incrocio sulla sinistra e facendo attenzione al secondo, (dopo circa 1 km e mezzo di carrareccia).

Voltiamo a dx ed entriamo in un bosco fittissimo in un groviglio di macchia mediterranea e scendendo ancora verso il torrente Sterza in direzione Ovest- Nord –Ovest, saremo sorpresi piacevolmente dall’improvvisa diversità di paesaggio per il repentino passaggio che da una macchia bassa e impenetrabile, muta in un bosco di cerri, alto e maestoso completamente privo di sottobosco, eccettuati i cespugli di pungitopo. Proseguendo ancora arriveremo a ritrovare il torrente Sterza e una pineta alta, dal sottobosco impenetrabile. La percorreremo per un centinaio di metri, tenendoci paralleli alla sponda destra del torrente, dove ci troveremo di nuovo a scegliere tra 3 diverse varianti per il rientro.

1)-Se decideremo di rientrare comodamente e più velocemente, attraverseremo lo Sterza e in poche decine di metri raggiungiamo la SP18, la risaliremo per circa 600 metri , per ritrovare la nostra auto all’area “La Pompa”.

2)-La seconda variante, invece prevede di continuare il nostro percorso, al di fuori del sentiero segnalato per 150 metri circa, seguendo il corso dello Sterza, fino a ritrovare il punto di confluenza col Ritasso, che abbiamo attraversato all’inizio del nostro percorso, per riprendere la stradina che costeggia i campi fino a ritrovare l’area di sosta.

3)-Tempo a disposizione permettendo, potremmo allungare la nostra giornata di escursione di circa 3 – 4 ore. Raggiungeremo quindi lo Sterza e dopo averlo guadato, ci porteremo fino alla via asfaltata, la attraverseremo per immetterci nella stradina sterrata che si presenta di fronte a noi. La percorreremo per circa 500mt. fino alla sbarra che ci farà entrare nella Foresta di Caselli, dove proseguiremo l’escursione, magari verso le famose 'Cascatelle dello Sterza'.

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