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La Cornata di notte

7.4 km, n/a

coordinate43° 8'49.61"N 10°58'35.08"E  google maps
Percorso il 28/08/2014 verificato ilago. 2017 noteNiente da segnalare cane guinzaglio solo estate
distanza7,6 km dislivello501 m pendenzamed. 12,4%, max 40,6%
tempo4:44 h tempo m3:45 h difficoltaE
attrezzatura lampada1 bastoncini1
bot mappabot traccia
   cornata-di-notte 19 cornata-di-notte 1 cornata-di-notte 2 cornata-di-notte 3 cornata-di-notte 22 cornata-di-notte 6 cornata-di-notte 7 cornata-di-notte 8 cornata-di-notte 9 cornata-di-notte 13 cornata-di-notte 24 cornata-di-notte 26
Descrizione

Bella e piacevole escursione estiva da compiere sulla cima più alta di casa nostra, che ci darà un’ottima occasione per camminare piacevolmente in compagnia, anche durante il caldo dell’estate.

L’escursione praticamente ricalcherà il tracciato del nostro percorso “Piccolo Anello della Cornata”, pubblicato qualche tempo fa, ma per questo itinerario notturno, inizieremo la prima parte dell’anello intorno alle 19,30 con gli ultimi raggi del giorno. Raggiungeremo così la sommità in tempo per poterci gustare il tramonto e dopo doverosa sosta, per discendere lungo l’altro versante, illuminati dalla luce delle torce, per rientrare avvolti nel silenzio della notte. (Appr. Cornate)                  

Per il punto di partenza, abbiamo scelto ovviamente il borgo di Gerfalco (746 m s.l.m.), dopo aver parcheggiato l’auto nei pressi del paese. Il percorso avrà inizio, svoltando a sinistra in prossimità della “Colonia Santa Maria”, lungo la strada che porta al podere “Le Lame”, imboccando il sentiero segnato CAI, che inizia costeggiando dei recinti e degli orti. (Coord.43° 08’ 47,8” N; 10° 58’ 33,7” E)  

Da qui subito, cominceremo a salire dolcemente lungo il pietroso tracciato di roccia bianca sul crinale esposto a Sud-Est e man mano che si sale, volgendo lo sguardo indietro, avremmo modo di scorgere la sagoma del piccolo borgo, che via via si allontana. Intorno a noi si può notare la vegetazione in gran parte costituta da boschi di caducifoglie, con Carpino Nero e Bianco, Roverella, Orniello e Leccio, che si alternano a piccoli arbusti di corniolo rosso che in questo periodo mostrano le vistose bacche lucenti. Tra gli ampi spazi pietrosi, colonizzati in primavera dalle belle fioriture di orchidee e viole etrusche, ci appaiono ora varie specie di funghi che spuntano vicino agli immancabili pini impiantati dai primi decenni del secolo scorso, fino agli anni ’60.    

Presi dall’osservare questa varietà di piante, attardandoci in mille scatti che inevitabilmente rallentano il nostro cammino, quasi non ci accorgiamo della costante ascesa, che in 3km ci fa salire di circa 350mt.

In prossimità della cima, mentre la luce del giorno diventa sempre più flebile, la sagoma del piccolo borgo di Gerfalco appare più lontana e tutto si contorna di spettacolari sfumature del rosso e dell’arancio. Le vedute si fanno più ampie e confuse e affacciandoci dalle bianche rocce, cerchiamo di orientarci spaziando in vaste vedute che ci mostrano all’orizzonte tutto l’arcipelago Toscano. Intorno ci circonda la bella fioritura dell’Iperico (Hypericum Coris), tipico di queste aree calcaree, che con il suo colore giallo oro contrasta quello delle garighe pietrose.

Il caldo appiccicoso e umido lascia ora il posto ad una piacevole e frizzante brezza estiva. I bei costoni di roccia, che con il loro chiaro bagliore ci accompagnano fino alla vetta, danno più che mai risalto a questo tramonto estivo che sta per sfumare, tinteggiando di rosso tutta l’aria che ci avvolge.          

Poco più avanti, vicini alla cima, attraverseremo boschetti di alte conifere che ci regaleranno la sensazione di essere in luogo del tutto diverso dal precedente, sicuramente più fresco e ombreggiato. In uno dei punti più alti, facciamo il primo incontro con delle curiose figure coniche. Questi strani “ometti” di pietre accumulate meticolosamente una sull’altra, sono definiti “Cairns”, da una parola di origine celtica. La loro presenza, in tutto il mondo serve come segnalazione ecologica di vette, vie, territori, punti di attenzione, di interesse o di preghiera. L’ utilizzo di questi cumuli è tema di ricerche e studi, perché si ha traccia della loro presenza fin dal Neolitico.

Arrivati intanto nel punto più alto delle Cornate, (1060 m.) sarà doverosa una lunga sosta ristoratrice, per poterci godere in tutta calma il bel panorama che sfuma con le ultime tinte del tramonto e che si punteggia con luci delle città costiere che appaiono all’orizzonte. In un’atmosfera magica nel silenzio del crepuscolo, consumeremo il nostro spuntino riposandoci e aspettando che il buio prenda completamente il sopravvento.

Arrivato il momento di ripartire, accenderemo le nostre torce, (particolarmente consigliabili quelle a testa) e riprenderemo il cammino.

La discesa del versante Ovest si presenta meno interessante e molto più ripida, tra grossi ciottoli di pietra rossa, che renderanno più difficoltoso il nostro percorso. Anche la vegetazione qui si fa più fitta e meno insolita. In circa un chilometro, raggiungeremo la stessa quota della partenza e in brevissimo tempo ci troveremo al di sopra dell’antica cava di “Rosso Ammonitico”, da dove veniva estratta la pietra per la pavimentazione e l’abbellimento del Duomo di Siena. Continuando ancora la discesa, che da questo punto si fa un po’ più dolce e meno impervia, costeggeremo il reticolo di una stazione per il rilevamento sismico, per poi subito dopo oltrepassare ed ignorare l’incrocio con il sentiero n°11 (“Viottolo dei Selciaini”), che porterebbe verso il Poggio dei Coltelli e Ritrovoli. Appr. Rosso Ammonitico

Proseguiamo ancora lungo il tracciato, divenuto ora una vera e propria carrareccia e scendiamo ancora fino a Campo alle Rose (quota 758 mt circa), dove nella penombra notiamo antichi ruderi di edifici, serviti per la vecchia grande cava di Calcare Massiccio che si apre dietro, chiamata “Cava di Romano”.

Accompagnati dal chiarore della luna e delle stelle, nel silenzio frusciante della notte, ci incammineremo per la larga e comodissima strada di ghiaia bianca, che risalta nel buio. Costeggeremo tutta la base meridionale del monte, passando nei pressi della “Cappella dell’Avveduta” un piccolo edificio religioso, probabilmente servito per il conforto e le preghiere dei minatori. Proseguiremo per questa comoda strada fino all’ingresso del paese, ignorando il sentiero sulla nostra sx poco consigliato per un percorso notturno. (Coord: 43° 08’ 53,8” N; 10’ 57,4’ 3”E)

Se il tempo a disposizione ce lo permetterà, potremmo addentrarci per una visita, nel vecchio borgo di Gerfalco, curiosando tra strette viuzze e ripide scalinate deserte, disegnate da ombre curiose, sotto i raggi della luna. Percorrendo questi vicoli, non è difficile immaginare la dura vita dei tanti minatori che con la loro opera e i loro sacrifici resero conosciuti e preziosi questi luoghi, un tempo al centro di un piccolo grande mondo fatto d’argento. Appr.Gerfalco