Carrozza der Gambini Trekking val di Cecina Micciano Pomarance Pisa


 

 

 

 

 

 

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partenza Località di partenza:

Micciano, Cimitero

arrivo Località di arrivo:
Guadagno elevazione 467
Perdita elevazione:
Pendenza media: 9.6%
Pendenza massima: 35.6%
Lunghezza percorza: 8.6Km
Tempo impiegato: 4h 45'
Difficoltà: EE
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua: Non ci sono
   

Descrizione itinerio

Nella Valle dell'Adio: La sorgente sulfurea, l'acqua alta e la zolfara

 

Arrivati al Paese di Micciano, si può parcheggiare l’auto nei pressi del piccolo cimitero che troviamo all’ingresso del borgo (quota 429 m.). Da qui ci incamminiamo lungo la Strada Provinciale in direzione di Ponteginori, per circa 800 metri fino ad arrivare un piccolo nucleo di case denominato “Aietta”. A questo punto dobbiamo imboccare una carrareccia che si trova sulla sinistra a ridosso del gruppetto di case. Percorriamo la piccola strada che si inoltra in un fitto ed ombroso bosco di lecci, fino a costeggiare dei vecchi campi non più coltivati, in fondo ai quali tenendosi sulla destra ci affacciamo su una estesa costa di bosco tagliato da qualche anno che scende fino al greto del torrente Adio. Scendiamo comodamente lungo una delle scoscese piste che sono servite per il trasporto della legna, arrivando fino al greto del corso d'acqua (quota 205 m) . Dopo aver guadato il torrente su un altrettanto ripido pendio, continuiamo la pista fino ad arrivare nei pressi di un vecchio podere diroccato e quasi completamente inghiottito dalla vegetazione; mantenendo la destra rispetto al podere, continuiamo inoltrandoci nell'ombroso bosco fino a trovare una piccola deviazione. Dovremmo imboccare la pista più a sinistra percorrendola ancora per circa 500 metri fino a vedere sulla nostra destra il sito della vecchia zolfatara che sembra venisse sfruttata addirittura nel Medio Evo. I bellissimi colori e le sfumature del terreno sono date dall'affioramento dei vapori di zolfo che nel tempo si sono depositati e stratificati cristallizzandosi.
Da qui, con un po' di spirito di avventura si può discendere verso valle fino ad incontrare il “Fosso cupo”, che dà origine ai famosi “Tre Conchini”, tre piccoli caratteristici “ tonfi “ che hanno modellato la roccia che accoglie un’acqua particolarmente ombreggiata di giallo.
Poco più a valle il piccolo fosso si immette nell’Adio, risalendo il quale per poche decine di metri, possiamo scoprire davanti a noi la bellissima cascata dell’Acqua Alta, uno spettacolare salto d’acqua alto circa una decina di metri.
Proseguendo la risalita del torrente, l'acqua si fa cristallina, scorre tra rocce serpentine immerse nella folta vegetazione, mostrandoci scenari incontaminati di rara bellezza. Attraverso una gola stretta nascosta dalle piante, arriviamo ad un altro singolare e conosciuto luogo: il “Pelago a martello” un grande pozzo d’acqua ricavato dallo scorrere del torrente, dove in passato gli allevatori del luogo portavano a lavare le loro pecore prima della tosa estiva. Ripartendo da qui (quota 247 m) proseguiamo per un sentiero subito a ridosso della sponda sinistra del torrente e si inizia la lunga e appassionante risalita verso il paese di Micciano, fermandosi doverosamente, dopo circa 500 metri a quota 302 m alla “Rocca di Balacaia”, uno sperone roccioso da cui si gode una vista magnifica su tutta la valle. Continuando il percorso di ritorno non si potrà fare a meno di ammirare la sorgente sulfurea, importante ed esteso sito di interesse geologico e minerario.
Proseguendo per lo stesso sentiero, dopo circa 450 metri, si chiude l’anello incontrando di nuovo la pista già percorsa. Cammineremo  per la stessa strada per circa 1400 metri fino alla nostra auto.
Non possiamo ripartire da questi luoghi, senza aver raggiunto a piedi, per circa un centinaio di metri dietro il cimitero, uno spettacolare punto panoramico: la “Rupe di Micciano” localmente detta “Pizzo” o “Pinzo”, da cui si può godere un panorama mozzafiato!

Curiosità:

La sorgente sulfurea di Micciano.

Si tratta di una estesa putizza che raggiunge una larghezza di 40 – 60 metri, che si trova lungo un pendio. E' possibile riconoscere il luogo per i fenomeni di alterazione subiti dalle rocce, che manifestano sottili, ma estesi strati di concrezioni di zolfo. Intorno la vegetazione è scarsa, perché l'elevata acidità del suolo impedisce la crescita delle piante e si possono osservare manifestazioni gassose con esalazioni di idrogeno solforato e anidride carbonica.

UN GRANCHIO NELL'ADIO

Soffermandoci per qualche minuto a riposare vicino all'argine dell'Adio, abbiamo avuto la sorpresa di incontrare un insospettabile ospite del torrente. Si tratta di un simpatico granchio di acqua dolce (Potamon Fluviatile),un crostaceo che vive ormai in pochi ambienti favorevoli, sugli argini di fiumi, ruscelli o fossati, trovando rifugio sotto le pietre dei corsi d'acqua e scavando negli argini delle gallerie profonde anche 1 metro.  Si ciba di piccoli molluschi acquatici, anellidi, larve di insetti e piccoli insetti adulti e non disdegna nemmeno semi o ghiande. La sua attività si svolge soprattutto di notte spingendosi fuori dal suo ambiente acquatico finchè le sue branchie non cominciano ad asciugarsi. Il suo corpo ha un colore grigiastro-marrone con striature giallastre, occhi sporgenti sostenuti da un penducolo; 2 grandi chele grigio violacee utilizzate per difendersi e per predare. Le differenze che a prima vista ci fanno distinguere il granchio maschio dalla femmina sono date dal fatto che i maschi hanno solitamente la chela destra molto più sviluppata, inoltre le femmine hanno un sacco addominale per l'incubazione delle uova e il trasporto dei piccoli. I nemici si questi simpatici crostacei sono gli aironi, i gabbiani, spesso anche le cornacchie. Comunque, ci fa molto piacere sapere che un granchio può vivere fino a 10 anni!

 

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