di Stefano Paolo e Anna

 

 

 

botticella 1 botticella 2 botticella 3 botticella 4 botticella 5 botticella 6 botticella 7
botticella 13
botticella 10 botticella 11 botticella 12 botticella 8 botticella 9  
camera Guarda il fotoalbum completo   download Scarica traccia GPS   icon google Trova indicazioni stradali per arrivare al punto di partenza clicca qui   PDF - Mappa IGM con traccia percorso
partenza Località di partenza:

Cerbaiola

arrivo Località di arrivo:  ''
Dislivello salita 430
Perdita elevazione:  ''
Pendenza media:  ''
Pendenza massima:  ''
Lunghezza percorso: 8 Km
Tempo impiegato: 2h 45'
difficolta Difficoltà: E
Punti di appoggio: Nessuno
Rifornimento di acqua: Non ci sono
Sequenza dei sentieri:  

Descrizione itinerario

 

Attraverso la storia mineraria di Monterufoli

 

Questo percorso, con i suoi 8 km di lunghezza e più di 400 mt di dislivello,  può essere un itinerario adatto a compiersi in una mezza giornata, anche se assai impegnativo sia per il dislivello stesso, che per il continuo cambio di pendenza, dovuto al superamento dei numerosi piccoli e grandi impluvi.

Poco dopo aver superato l’abitato di Libbiano, percorrendo la strada sterrata che conduce a Monterufoli, ci dirigiamo all’ingresso della grande riserva verde che un giorno fu proprietà della nobile famiglia Maffei di Volterra.

Superato il cartellone che indica l’ingresso e il regolamento dell’oasi, incontriamo subito dopo il rudere del vecchio podere di Cerbaiola, dal quale, grazie ad una grande interruzione della vegetazione, si può dominare con lo sguardo sia a Ovest che a Est, superbe ed estese vedute.

Di lì a poche decine di metri, parcheggeremo la nostra auto in prossimità di una catena di accesso alla Riserva, sulla sx.(43°15’44,9”N 10°47’57,6E ). Fino a questo punto, abbiamo percorso con l’auto circa  2,8 km dal paese di  Libbiano. Approf.

Da qui (quota 475 slm) partirà il nostro tragitto, che per la prima parte  si snoderà nell’impluvio  lungo la pendice nord del poggio di Grufoleto (464 mt) e quella sud di Monte Alto (499mt), fino a lambire con il sentiero il greto del torrente Trossa a quota 220 slm.

La zona di Monterufoli, è stata sin da tempi remoti,  fortemente legata e caratterizzata  dalla propria  storia mineraria. In particolare nella conca del torrente Trossa e del suo affluente Linari, si costituisce il nucleo centrale dove più intensamente l’uomo si è prodigato a strappare alla terra preziosi minerali, dal ben noto Calcedonio, al Rame e alla Lignite e proprio lungo questi sentieri, ancora oggi si possono scorgere ed ammirare gli antichi resti della laboriosa attività mineraria.

Nella prima parte di questo percorso, passeremo nelle vicinanze della famosa Miniera del Castagno, una delle più importanti per l’estrazione del Rame. Purtroppo, ci dispiace ammetterlo, ma dopo ripetute ed insistenti ricerche, ancora oggi non siamo riusciti a localizzarla.

Oltrepassata la catena di delimitazione, dopo circa 300 metri, dobbiamo fare attenzione sulla nostra sx all’imbocco del sentiero n 9 (non ben segnalato in questo punto) della Sentieristica Ufficiale Unione Montana, che ci accompagnerà fino all’alveo del fiume Trossa.

Svoltato a sx, si può subito notare ai margini del sentiero il rudere di un vecchio edificio sicuramente legato all’attività estrattiva. Da qui continueremo il cammino nel grande bosco di lecci, accompagnati per un tratto da singolari tracce di muretti in pietra che poi svaniscono mano a mano che si scende. Il tratto, non si presenta difficile, ma dobbiamo prestare particolare attenzione, data la forte pendenza di alcuni tratti. L’impegno e lo sforzo, però saranno ben presto ripagati, perché dopo aver attraversato tratti di maestose leccete, alternate alle solite discutibili pinete impiantate, ci incuneeremo tra la vegetazione, nel mezzo alle due pendici scoscese, iniziando a intravedere tra la vegetazione il chiarore di due  grandi frane di rocce serpentine, con il loro indiscutibile fascino selvaggio. In questo punto il tracciato del sentiero, da poco revisionato, ha dovuto subire una variante di percorso, proprio per aggirare un tratto franoso. Proprio in questo  tratto passeremo lungo uno spazio quasi scoperto dalla vegetazione, che ci darà la possibilità di dominare con lo sguardo i verdi crinali che ci circondano, la gariga stessa che stiamo attraversando, che ci offre in questo punto la vista di preziose e colorate fioriture tipiche di queste rocce che impreziosiscono con i loro colori l’aspro grigio delle pietre. Oltrepassata la gariga, ci troveremo di nuovo  dentro al verde, marciando ora in direzione Sud-Ovest verso il cuore del bosco di Grufoleto, per lo più costituito da alti cerri ed ombrosi lecci, che non lasciando spazio al consueto sottobosco, creano un ambiente rilassante, pieno di colori e profumi, che lo fanno sembrare un posto da favola.

Scendiamo ancora di quota lungo il comodo sentiero, fino a lambire la sponda sx del torrente Trossa. (Questa prima parte di descrizione, del percorso è comune e ricalca quella che riguarda il percorso “Sulle tracce della Miniera del Castagno” che però, proprio da questo punto, devia lungo il torrente Trossa.

Noi invece, proseguiremo nel senso opposto continuando sul sentiero n°9. Risaliremo perciò in un tratto al margine del nostro torrente, in direzione Sud-Sud-Ovest, che in questo punto scorre parallelamente al sentiero. Sicuramente questo, è uno dei tratti più belli e naturalistici del Trossa, caratterizzato da giganteschi massi, cumoli di trochi accatastati dalle piene,  vortici d’acqua e singolari cascatelle. (Il tratto è conosciuto dai vecchi del luogo, con il nome di “Grottamagna”).

Risaliti quasi al punto dove il Trossa si arricchisce delle acque del Secolo, ci troveremo di fronte ad un crocevia del sentiero. Se scegliessimo di proseguire dritto, abbandoneremo il sentiero n.9, per prendere il 10, che oltrepassando il torrente Secolo, ci immetterebbe nella Farneta; noi invece manterremmo la nostra dx, per continuare l’ anello, non prima però di aver scattato qualche foto da un piccolo affaccio in prossimità dell’incrocio.

Arriviamo così in un ampio pianoro, ricoperto di “pungitopo” e sovrastato da un fitto e alto bosco di cerri, luogo ideale per buone raccolte di funghi autunnali.

Usciti dalla cerreta, inizierà una lunga sequenza di frequenti mutamenti di vegetazione e di ambienti. Il continuo sali-scendi, che fa aggirare i numerosi impluvi, mette a dura prova le gambe dell’escursionista.

Continuiamo ancora in direzione Ovest, costeggiando e lambendo il tratto di Trossa, tra la confluenza del Secolo e quella del Linari.  In questo punto i tratti di bosco fitto, lasciano spazio alla tipica vegetazione ripariale. Poi, mano a mano che ci spingiamo verso l’interno, il bosco fitto si alterna con la Macchia Mediterranea, finché lascia spazio alla tipiche rocce serpentine con le speciali fioriture primaverili. Approf.

Percorsi quasi  tre quarti dell’itinerario, sbuchiamo in un altro sentiero proveniente da sx (che risale dal Linari, ma non segnato). Noi ovviamente dobbiamo mantenere la dx e continuare a risalire di quota. (coord. in questo punto: 43°14’53,1 N 10°47’ 50,5” E alt.291).

Camminiamo ora quasi in costante ascesa, in un area aperta lungo un vecchio sentiero ciottoloso, sicuramente servito un tempo, alla laboriosa attività mineraria legata al rame e al calcedonio. Sulla nostra sx si intravede in basso la Valle del Linari, conosciuta per la sua vecchia galleria e i numerosi ruderi degli edifici minerari; davanti a noi invece spunteranno tra la vegetazione, ai margini del sentiero, i grandi ruderi  degli edifici minerari legati direttamente ed indirettamente alle attività estrattive. L’edificio più grande, lo incontreremo ancora più avanti quasi alla sommità del Poggio di Grufoleto. Probabilmente si trattava della struttura principale che gestiva ed amministrava il complesso minerario di Botticella. Approf.

Camminando ancora avanti, lasceremo il vecchio sentiero pietroso, per una meno entusiasmante “cessa tagliafuoco”, ricostruita probabilmente seguendo il tracciato della strada della miniera.

Mentre la percorriamo, si possono osservare innumerevoli specie di piante tipiche delle ofioliti che nel periodo primaverile, ingentiliscono il paesaggio con i propri colori e varietà.

Andando ancora avanti, faremo particolare  attenzione per individuare ed imboccare sulla nostra sx,  la   piccola strada che vi si immette, abbandonando l’ampia cessa.

Ancora qualche centinaio di metri, ovviamente in salita, fino a scorgere di nuovo il punto, dove molto tempo prima siamo passati proprio all’inizio del percorso. Questo naturalmente ci darà  conforto e  conferma di essere finalmente giunti al traguardo finale di questo variegato e interessante tragitto attraverso la storia e la natura superba di questa zona.
traccia-googleearth

 

Joomla Templates and Joomla Extensions by ZooTemplate.Com
   

Categorie Itinerari  

trek notturni
risalite easy
ciaspole altri-luoghi
   

fio fiu

I fiori del fiume

lupo-titolo

Leggi l'articolo


 

LE BACCHE E ALTRI FRUTTI DEL BOSCO

Durante le nostre escursioni autunnali abbiamo notato la grande quantità di frutti presenti in autunno. Abbiamo così deciso di fotografarli e preparare delle semplici schede descrittive.

Clicca QUI 

biancospino-1
   

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.

Utilizzando il sito, dichiari di accettare l'uso dei cookie.